LEONIDA REPACI.
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STORIA DEI FRATELLI RUPE.
LIBRO TERZO.
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1957. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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       Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
                 Fondazione Ezio Galiano onlus
                    http:\\www.galiano.it
             ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PRESENTAZIONE.
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Uscito nel 1932,  il primo dei volumi che costituiscono la Storia dei fratelli Rupe, conclusasi con La terra pu finire del 1973.
Vi si narra di una famiglia calabrese. Lautore dichiar di essersi ispirato alla storia della propria famiglia: Questo romanzo , nelle grandi linee, la storia di noi Rpaci.
Il romanzo si apre descrivendo la morte silenziosa di Antonio Rupe, che  stato un uomo coraggioso e rispettato (era chiamato Maestro) nel suo paese, Sarmra, in origine un castello di pescatori, poi ingranditosi, che prese nome dallacqua che bevve Oreste pellegrino ad una sorgente. Ha lavorato una terra, Calimra, arida, soda, infestata dalla malaria, e ne ha fatto unazienda modello, finch la sventura (esito di cause in Tribunale) non si  accanita contro di lui, portando nella famiglia povert e dolore. La sua morte peggiora le cose, ma, per fortuna, oltre alla vedova, ha lasciato dieci figli, tutti di forte carattere. Mariano il maggiore, davanti al morto, promette alla famiglia, che penser lui a procurare di che sfamarsi, con laiuto degli altri fratelli gi grandi, Cino, Pietro e Tristano. C tutto il Sud in questo avvio.
Sono cambiati i tempi ed ora (siamo nel 1908) circolano nuove idee, di cui i fratelli Rupe si fanno portatori; sono idee socialiste, rivoluzionarie. Per questo i maggiorenti di Sarmra, guidati dallavvocato Licrta, un uomo senza scrupoli che s arricchito con le eredit e lusura, cercano di screditarli e di mantenerli isolati, ma cozzano contro la loro tenacia e la loro tempra di combattenti forti e decisi. Sono abituati ormai, i Rupe, alle avversit e alla lotta contro la natura aspra e il destino mai compiacente. Non temono nulla. Nei Rupe si riflette nitidamente il carattere di Rpaci, schierato dalla parte degli oppressi e nemico pervicace del parassitismo e dello sfruttamento.
Il romanzo possiede una forte carica evocativa di sentimenti intensi e di drammi personali, familiari e collettivi. Lintreccio  ricco e la vivezza dei personaggi gli attribuiscono un fascino che dura nel tempo. Anche in una costruzione corale come quella di questo romanzo, Rpaci immette la sua capacit di indagare e raccontare della forza delle pulsioni che creano problemi, rompono equilibri, animano le esistenze. Si tratta spesso di relazioni dense di sensualit, talvolta tormentate, talaltra trasgressive. La pennellata dellautore, mai approssimativa,  colorita, forte, espressiva, capace di dare al racconto densit e sapidit.
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L'AUTORE.
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Leonida Repaci (Palmi, provincia di Reggio Calabria, 5 aprile 1898. Marina di Pietrasanta, 19 luglio 1985)  stato uno scrittore, saggista, poeta, drammaturgo, pittore e antifascista italiano. Nel 1929, insieme a Carlo Salsa e Alberto Colantuoni, fond il Premio Viareggio, del quale  stato presidente fino alla morte.
Diciassette mesi dopo la sua nascita suo padre Antonio Rpaci, mastro muratore e costruttore, mor, lasciando dieci figli e la moglie di 37 anni in condizioni economiche disastrose. Tocc a Mariano, il primo dei dieci orfani, prendere le redini della famiglia. Lo fece il giorno stesso dei funerali non consentendo la cerimonia religiosa al padre.
Dopo il terremoto del 1908, Repaci and a Torino dove complet gli studi superiori. Si iscrisse in seguito alla facolt di Giurisprudenza ma, a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale, fu costretto suo malgrado ad interrompere gli studi. Venne arruolato e mandato al fronte dove ottenne, con una medaglia d'argento, anche il congedo illimitato.
Tornato a Palmi scrisse il poemetto La Raffica ispirato alla morte di Anita, Noro e Mariano tre dei suoi nove fratelli, morti a causa dell'epidemia di spagnola. Nel 1919 ritorn a Torino e consegu la laurea, l'anno seguente prese l'abilitazione all'avvocatura e incominci a frequentare ambienti e personaggi politici di sinistra.
Nel 1923 pubblic il primo lavoro letterario, Lultimo Cireneo,che gli fece ottenere un grande successo, tanto da indurlo ad abbandonare la sua professione di avvocato e dedicarsi alla narrativa, dimostrando un interesse preminente per i problemi e le vicende della gente della sua terra.
Nell'agosto 1925 Rpaci venne arrestato a Palmi, insieme ad altri comunisti e socialisti, come presunto assassino di Rocco Gerocarni, gerarca fascista del luogo; inaspettatamente Rpaci venne assolto ma l'accaduto avvelener per sempre di diffidenze e sospetti i rapporti con i suoi concittadini.
Dopo aver lavorato, fra il 1923 e il 1925, alla redazione de l'Unit, collabor poi alla Gazzetta del Popolo e a La Stampa.
Inizi La storia dei Rupe, che nel 1933 gli far vincere il Premio Bagutta e, tra varie versioni, lo accompagner fino agli anni settanta.
Il 9 settembre 1943, assieme a tre amici (Pacini, Tosi, e Bernini) portandosi dietro un folla di popolani, assalt un deposito d'armi a Palazzo Pallavicini Rospigliosi, episodio che diede il via alla Resistenza romana.
Il dopoguerra, dopo il ripristino del Premio Viareggio, per Rpaci fu un susseguirsi frenetico di proposte e idee che lo fecero maturare positivamente sia intellettualmente sia a livello umano che sociale; fond e presiedette il Premio Fila delle Tre Arti, e il Premio Sila (1948).
Nel 1956 vinse il Premio Crotone con Un riccone torna alla terra e due anni dopo il Premio Villa San Giovanni con la Storia dei fratelli Rupe. A poco a poco si allontan dall'attivit giornalistica per dedicarsi alla stesura definitiva della trilogia Storia dei Rupe, e il secondo volume, Tra guerra e rivoluzione, vinse nel 1970 il Premio Sila. In quel periodo la sua naturale irrequietezza lo port a darsi alla pittura, con discreto successo sia di critica sia di pubblico, allestendo personali a Milano e a Roma. La morte colse il Leone mai domoa Pietrasanta (Lucca) il 19 luglio 1985.
La sua villa Villa Repaci ristrutturata  diventata un mausoleo dove vengono di tanto in tanto allestite delle mostre letterarie e di cultura.
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STORIA DEI FRATELLI RUPE.
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LIBRO TERZO.
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PARTE PRIMA.
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CAPITOLO 1.
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Questo vento soffia da sottoterra, giacch, nel cielo di Parigi, tutto  calmo, quasi preso da incantesimo. Nessuna nube corsara solca l'immensit; le fronde degli alberi sono ferme; neppure un'ombra indugia sui tetti grigi, sui quali i piovaschi di primavera hanno lasciato lucentezze di madreperla, ora squillanti nella luce dorata dell'agosto.
Soffia da sottoterra questo vento, dalle regioni della notte eterna. Una notte che si aggira come un'anima dannata attorno ad un immane incendio, con la paura di farsi lambire. Attraversa, il tifone infernale, deserti di sonno, percorso a tratti da boati e da schianti, e vi porta un annuncio, che sbatte nel cielo cieco della prigione come un urlo di iena.
Le catacombe di Montrouge, di Montsouris e di Gentilly son le prime a sentirlo. E i milioni di morti di tutte le rivoluzioni e di tutte le epidemie di Parigi, le cui ossa fan da muro alla necropoli ammonitrice, rabbrividiscono. Ma bisogner prolungare queste tane in tutto il sottosuolo della Citt, per accoglier la nuova messe, per cui le falci sono affilate da anni.
Le tane gi ci sono, e i metros le percorrono senza requie, portando i carichi umani ai porti sepolti. Ma perch oggi le rotaie stridono, come se non sopportassero il peso delle bestie gravide, erranti da una stazione all'altra in cerca di un luogo dove partorire e liberarsi?
Le case ricevono il morso del vento sotterraneo nelle fondamenta, gli alberi nelle radici, i ponti e gli archi trionfali nei basamenti, e la Senna nella sua cuna pi scavata, quella che senti la frescura del primo rivo avventuroso, disceso, nei giorni favolosi, dalle colline della Costa d'Oro, e anelante al mare.
Ma nulla forse apparirebbe, della commozione che stringe Parigi, creatura di pietra, d'acqua e di foglie, nella sua vita pi nascosta, se le strade, queste belve sempre prone, non si scuotessero convulsamente dalle schiene la polvere che le copre. All'improvviso, la folla spedta perde la propria orma, non sa pi il suo destino, dubita di venire da una lontananza immemorabile, di aver camminato in sogno, o 
sull'acqua. Ammulina la polvere, murando la bocca e annebbiando gli occhi di ognuno. Avviluppato in un sudario volante, l'uomo della strada si sente interrare come un morto.
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CAPITOLO 2.
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Ore, anzi, attimi, che bruciano tappe decisive d'infinite esistenze. Da un momento all'altro, in virt di quelle scarpacce chiodate che la citt si  trovata ai piedi, senza saper come, il passo della moltitudine si trasforma, si fa, da incerto e svagato, marziale e cadenzato. Spento ogni rumore, non connesso alla cosa enorme che sta accadendo sotto gli occhi, e che fa trattenere il respiro a milioni di persone, calata la palpebra sull'occhio iridescente della citt spettacolare e mondana: Parigi-Madre marcia, con ognuno di quei richiamati che forman colonna, una colonna interminabile, dalla porta di casa alla tradotta; li riconosce uno per uno, per umili che siano e spremuti dall'emozione; non dice ad essi parole che irriderebbero una determinazione, nata dalla necessit; li vede partire, senza piangere, giacch l'ora non consente abbandoni, ma fermezze.
Se non fosse quel passo guerriero, su cui il cuore della Metropoli regola e accorda il suo battito, gli uomini parrebbero andare verso la linea del fuoco, come a una fiera dei pani pepati, col berretto sport in testa e il valigiotto di fibra in mano, pieno eccezionalmente di biancheria, invece che di cibarie e di petit vin. Vanno, non dimenticando, la pi parte, di fermarsi davanti a qualche gabinetto di fotografo che incontrano lungo il cammino. Affari d'oro per gli studios, in questi giorni. I richiamati, affiancati dalle loro famiglie, fanno a pugni per strappare un posto davanti all'obiettivo, quasi dipendesse da un'immagine, fissata in quell'istante, l'esito della lotta crudele che il ricordo amoroso sosterr, in avvenire, contro la lontananza e l'oblio. Ahim, i fotografi son solo gli iddii di un momento. E questa fiumana di folla, che non vuole separarsi, senza sapersi unita per sempre, chiede troppo a dei poveruomini che, del tempo, colgono solo un palpito, e quello fermerebbero, come limite e riparo supremo, contro cose e cuori corruttibili.
Studios e municipi, ecco i passaggi obbligati del momento. Gli Uffici dello Stato Civile rigurgitan di coppie che vogliono regolarizzare la loro posizione, prima di affrontare il salto nel buio della guerra. I snidaci sono stati autorizzati a celebrare i matrimoni, senza pubblicazioni
preventive, dietro semplice presentazione del foglio di mobilitazione da parte dell'uomo, e del certificato di nascita da parte della donna. In pochi minuti, tanti refrattari si riducono e sistemano. E lo stesso accade per le legittimazioni e i riconoscimenti dei figli naturali. Cosi la guerra, ricordo e ossessione del caos primordiale, in tutti i tempi, e sotto qualunque cielo, inaugura i suoi prodigi con un atto di umilt e di riparazione. Molte volte, uscendo dalla casa comunale, la donna convince lo sposo a entrare in chiesa per rinnovare il sacramento davanti a qualche immagine di Santa, splendente come una mistica fiamma da un altare in ombra. Affollate le chiese, in queste ore di distacco. Sono in gran maggioranza povere donne che vi si rifugiano, dopo avere accompagnato i mariti alle stazioni, e prima di rientrare in casa, dove il pensiero di ci che  stato spezzato, forse per sempre, somiglia all'odor di morte e di fiori avvizziti di una interminabile veglia funebre. Se non fosse il richiamo dei figli, non saprebbero, le madri deserte, ritornare alle case, quasi che, private dei capi, avessero, le famiglie, perduto improvvisamente la loro forza di coesione e il loro profumo. Ma i figli ci sono, questi marmocchi, rimasti a testimoniare nella carne e nello spirito i padri partiti e la Francia immortale. Sotto l'occhio pacato delle nonne, essi passan le giornate a giocare alla guerra con i soldatini di piombo e le fortezze di cartapesta, e a piantar bandierine tricolori sulle rive del Reno, oltre quell'Alsazia Lorena che i loro pap prenderanno al primo sbalzo, quando Joffre vorr. Giunge, dalle finestre aperte, il vociare degli strilloni, annunziante le prime violazioni di frontiera. Pattuglie tedesche a Jonchery. Gli ulani a Suarre. Incursione in forza all'ufficio postale di Moncel. A Rmrville un ufficiale dei dragoni ucciso. A Chauvenette i tedeschi distruggono i pali telegrafici. A Saint-Ail gli ulani si fanno consegnare il bestiame dai contadini... I piccoli cercan tutti questi nomi di paesi confinari, e non li trovano. Non esistono, sulla carta geografica, paesi aperti all'invasione germanica. Ma, quando i pantaloni rossi scatteranno, allora ogni palmo di terreno porter il nome di una vittoria francese:
Flotte petit drapeau Flotte flotte bien haut Image de la France Symbole d'esperance.
La citt nasconde, alla meglio, i suoi vuoti paurosi perch l'ondata dei mobilitati batte senza requie sul frangente che va dalla stazione del Nord a quella dell'Est, sostituendo la propria animazione l dove la
circolazione ridotta, la soppressione delle terrasses dei caff e la chiusura quasi generale delle botteghe, producono un senso di vuoto e di anemia. Ed  inoltre incredibile la quantit di gente che passa le ore ad aspettare, nelle vicinanze di un chiosco di giornali, una notizia fantastica, o a far coda davanti alla Banca di Francia, a uno spaccio di sale, ad una latteria. L'attesa  riempita con le parole. Parole, fiumi di parole. Fiumi in cui navigano quei gatti morti che sono le speranze dell'uomo qualunque. L'ansia di sapere brucia le labbra. Il vicino di coda o di caff, lo sconosciuto che s'incontra per strada, diventa uno specchio, uno specchio in cui si butta un'immagine: un viso pallido, uno sguardo febbricitante. E son sempre le stesse parole:
- La Guerra, la Guerra...
- On les aura, mais pourtant...
- Siamo preparati di tutto punto...
- Siamo in avanzo di un giorno sulla mobilitazione...
- L'albo che ha fatto male i suoi conti...
- Lo rimanderemo in Germania a pedate...
- Questi cari pioupious... Parton contenti, vero?
- Mi pare. Mio figlio  partito stamani... Contento, certo... Era solo un po' trasognato, come se stentasse a ricordare una cosa che mi avrebbe voluto dire...
- Trasognato... E' forse la parola adatta... Mio figlio era a mezz'aria anche lui... Ma i pi sembran contenti... Le citt delirano per loro... Le donne li accompagnano alle stazioni, tra baci e carezze, gli riempiono di pasticcini gli zini, gl'infiorano i fucili...
- In questi giorni ogni soldato  un piccolo re...
- Nella mia casa ne ho veduto uno che piangeva...
- Se  per questo, io ne ho visti pi d'uno... Si capisce... Si lascia la casa, la famiglia, tutto.
- La Guerra  sempre la Guerra...
- Ma io vi dico che terminer presto... Pi presto di quel che si crede...
- Io non le d un mese di tempo... Finiremo le vacanze in pace...
- Un mese  forse poco...
- Saranno i russi a schiacciare i prussiani dall'altro lato.
- Gl'inglesi li affameranno col blocco...
- Quando ho visto entrare in campo l'Inghilterra mi son detto: ca y est .
- E' finita per l'alboche
- Ha tirato troppo la corda...
- E' proprio nella trappola... C' cascato come uno stupido...
- La turpinite vincer la Guerra...
- Chut! Non bisogna parlarne. Ci son tanti spioni in giro... Pare proprio che l'invenzione di Turpin sar risolutiva. Un vero colpo gobbo...
- Speriamo bene... E allora voglio ridere di certi fifoni di mia conoscenza che dormono, da due giorni, nell'atrio delle stazioni del Sud, nella speranza di prendere un treno...
- Quanti han tagliata la corda, vero? Migliaia e migliaia...
- I soliti vigliacchi...
- Son peggio degli alboches, in certo senso...
- D'accordo... Almeno quelli si battono... Fucilano i civili, ma si battono. Invece questi qui disonorano una citt...
- Tiens! La Marsigliese...
- Un reggimento... Passa un reggimento... Che entusiasmo. Par sempre il primo giorno...
- Ci sfila davanti... Ogni soldato ha la sua donna al fianco. Vedete qualcuno piangere? Io no... Tutti sembrano inebriati...
- E' uno spettacolo commovente...
- A me vengon le lacrime...
- Vive la France, mes gars...
- Allons, enfants de la Patrie...
- A Berlin...
- A Berlin. Con tutto il cuore...
- Son diventato una pila elettrica...
- Queste fanfare svegliano il sangue...
- Rosalie si sentir fremere, al fianco dei nostri bravi ragazzi.
- Se ne accorger il prusco . Non c' miglior soldato del nostro per andar alla baionetta.
- Rosalie vincer la guerra...
- Se Turpin gliene lascer il tempo...
- Ah non ricordavo pi... C' Turpin...
- Per questa coda  estenuante...
- Son due ore che siamo qui...
- Non c' pi un biglietto da piccolo taglio...
- Non c' pi n sale n petrolio...
- Purch mia moglie trovi del latte...
- I bambini son sacrificati...
- Siamo sacrificati un po' tutti...
- Purch il nostro paese viva...
- La Francia non voleva la Guerra...
- E' stata tirata dentro per i capelli...
- Questo l'han capito tutti... Anche i rossi...
- Anche Herv s' dovuto arrendere...
- Anche Jaurs sarebbe partito...
- Son del vostro parere. I socialisti tedeschi han tradito la pace...
- Era da prevedersi... Jaurs era un idealista, un grande idealista...
- Bisognava che tutti fossero come lui...
- Se tutti fossero stati come lui, la Guerra si sarebbe evitata...
- E sarebbe stata una gran cosa, vi pare?
- Era destino, si vede...
- Destino che tutti dovessimo soffrire...
- Speriamo che Joffre e Turpin facciano presto.
- Prima si finisce e meglio ...
- La Guerra  come un dente cariato...
- Altro che dente... C' tutta la gengiva in fiamme.
- La Germania ha assassinato la nostra pace...
- La pagher cara, ma intanto...
- Intanto son dolori... Dolori...
- Dal 2 agosto non riesco a chiudere occhio... Mi pare di avere una macina sul petto...
- Non parliamo di malinconie... Ognuno sa i guai propri... Nell'appartamento accanto al mio, la moglie di un soldato piange da tre giorni. Quel continuo singhiozzare mi mette davanti, non so perch, l'immagine di mio figlio... Un pianto che mi appartiene un po'... E' come se un altro lo piangesse per me... Forse non mi so spiegare.
- Vi capisco... Per mi avete rattristato... In questi giorni tutti siamo su un otto volante... Si sale, si precipita. Come nei sogni... Ci si vorrebbe fermare, e non si pu...
- Avete letto La Libert di questa mattina?
- No, cosa c'?
- Ecco leggete quest'echo.
- Con piacere. Date qua. Alla stazione dell'Est, un operaio mobilitato chiede alla vecchia madre che cosa debba portarle da Berlino. E la madre senza riflettere un istante: La tua pelle, figlio . 
- La sua pelle. Anche a me basterebbe...
- Basterebbe anche a me, monsieur... Tutti i genitori son fatti cosi...
Questi focolai di agitazione, e soprattutto di discussione, danno a Parigi una fisionomia unica. Il tempo passa senza che nulla accada, o meglio accade ci che, in potenza, era contenuto in quel piccolo avviso, affisso su tutti gli uffici postali alle quattro, e un quarto del pomeriggio del primo agosto. Un foglietto di carta, non pi alto di venti centimetri, e non pi largo di venticinque. Poche parole scritte a mano: 
notifica di massima urgenza, ordine di mobilitazione generale,
il primo giorno di mobilitazione  domenica 2 Agosto.
Niente accade che non fosse previsto, tuttavia la folla non sa decidersi a lasciare la ribalta della strada, per quella della casa, dove, il pi delle volte, l'azione si riduce a monologo di una povera donna indifesa davanti a una fotografia. Tempo verr per gli ossessionati assoli tra quattro mura visitate dalla sventura. Ora non  dato di commemorare. Il dramma si crea di attimo in attimo, ingrandendo di proporzioni fino a minacciare, nella sua catastrofe, le sorti del mondo intero. E tuttavia la cosa enorme  entrata, dal suo regno favoloso e smisurato, in quello delle realt umane, dove sar accettata e regolata come una cosa qualunque.
Accettata e regolata, ma non prima che la bestia dia la sua zampata, certa com' di doversi rinserrare, per morirvi di crepacuore, nella gabbia che qualche Ligue des patriotes si dar la pena d'infiorare, quando l'ora delle commemorazioni verr.
Improvvisamente, la folla parigina che ha visto assassinare Jaurs senza muoversi, si scatena. Gardez d'veiller la grosse beste avverti
va Richelieu. Ed ecco il mostro in piedi. Il primo e pi facile bersaglio, che si offre al suo bisogno d'impazzimento,  quello del tedesco diavolo e spia. E' un brutto momento per chi si chiama Appenrodt, Singer, Klein, Zimmer, Kohler, ecc. Se questi tali figuran proprietari di pannerie, drogherie, birrerie, cristallerie e taverne famose, si affrettano a chiudere e a partire. Son le Latterie Maggi a inaugurare i saccheggi. Un tizio, cui un commesso al banco ha rifiutato di spicciolare un biglietto da cento franchi, appena uscito sul marciapiede, si mette a gridare:
- Les sales alboches... Bisognerebbe inchiodarli al muro... Son forse loro che vendono il latte avvelenato...
A queste parole, l'eterno sciacallo della strada rizza le orecchie. E dice:
- Latte avvelenato? L'ho sentito dire anch'io...
- Tutta Parigi ne parla... Le vittime son tante... Nel mio casamento son gi morti due bambini dopo coliche terribili... Morti avvelenati... Sono stati portati al cimitero di notte... Per non allarmare la popolazione...
Una voce dalla folla:
- Anche nel mio casamento  morto un bambino...
- Avvelenato, certamente...
- Credo... Fino a ieri l'ho visto giocare tranquillo nel cortile...
- Io vi dico, signori, che i bambini muoiono come le mosche... Chi di noi non ha incontrato la bara di una creaturina portata a braccia dai genitori nel cuore della notte? Io per mio conto ne ho viste parecchie...
Un'altra voce del populo:
- Ne ho vista una anch'io... Per credevo si trattasse di morte infettiva...
- Infettiva... E' il latte avvelenato... Non voglio dire che sian le Maggi a venderlo... Per non  neppure escluso... Intanto Maggi  un nome alboche... Basterebbe questo...
- Sicuro che basterebbe questo...
- Ma, e la Polizia che fa?
-  Signori, ci sono circa duecentomila tedeschi a Parigi. La Polizia fa quel che pu per identificarli e arrestarli...
- Io ho sentito che sono anche di pi... Oltre trecentomila...
- Non  escluso... Li abbiamo mantenuti grassi e rosei come maiali... E loro ci avvelenano... Tengono il sacco a quegli altri che fucilano le popolazioni inermi...
- Les sales gueules... Farabutti... Assassini...
- Avvelenatori.
- Si, avvelenatori... Accoppiamoli... Son loro... Proprio loro...
- Prima che la polizia li arresti, hanno il tempo di avvelenare tutta Parigi.
- Noi l'impediremo... Diamogli addosso... A morte...
- A morte i Pruscos... Vive la France.
- Vive la France... A Berlin...
- A Berlin...
Ed ecco il populo, cui gli occhi si sono iniettati di sangue, dar l'assalto alla latteria. I commessi scappano da una porta interna, si salvano perch nessuno li insegue. C' la bottega da saccheggiare. Padrona del campo, la folla arraffa quel che trova, devasta quel che non pu asportare, infine appicca il fuoco, accompagnando il rito distruggitore con gli ululati del lupo davanti alle fiamme del bivacco. La strada si riempie di suicidi. Il latte  avvelenato, ma tanti se lo bevono a sgorgata, spezzando poi le bottiglie sul selciato, con la speranza di terrorizzare s e gli altri. Nel pandemonio si distinguono le donne, certe donne scarmigliate dal viso pallido e dagli occhi lustri per l'insonnia, che paiono personificare la Rivolta, questa figlia prediletta della storia di Parigi.
Le Macchine Singer, la Grande Taverna, la Birreria Viennese, la Cristalleria di Boemia, seguono il destino delle Latterie Maggi. E' la risposta popolare alle voci allarmistiche che si diffondono con fulminea rapidit, secondo le quali, lo spionaggio tedesco, dopo aver fatto saltare il ponte di Soisson e il tunnel di Chalifert, preparerebbe una serie di attentati a Parigi.
La moltitudine attraversa la Senna, aspettando di precipitare in spaventose voragini di fiamme e di schegge. Specialmente la notte, quando le strade e i ponti, immersi in un'oscurit quasi totale, sono battuti dalla guarnigione della Metropoli che va con i suoi reggimenti al completo e le bocche da fuoco incavalcate su gli affusti ad occupare il suo posto di combattimento, al di qua e al di l del Campo Trincerato, le voci d'insidie, tramate dal servizio segreto germanico, prendon corpo e popolan la tenebra di presentimenti.
Vien proclamato lo Stato d'Assedio. A Grenelle, a Mnilmontant, a Belleville, il furore popolare contro le botteghe sospette di tedescheria d gli ultimi guizzi. Si malmenano anche le persone, in seguito alla
provocazione subita da alcuni ufficiali riservisti, che si son sentiti gridare sotto il naso Viva la Germania . Son picchiati pure a sangue e depredati, esercenti di vietile souche che avevano alzati esosamente i prezzi delle derrate. I soldati accorrono in aiuto della polizia prostrata, per ristabilire l'ordine. In qualche punto della citt, arrivano a cose fatte, quando il saccheggio  finito e c' scappato il morto. Troppo giusto. C' chi ha sorpreso quel tal birraio tedesco, che ora riposa con la testa fracassata sotto il banco, in atto di scrivere qualche cosa sotto una placca Kub. Chi l'avrebbe pensato? Ricorrere al trucco degl'innamorati che si mandano i baci sotto i francobolli... Altro che baci... Qui si trattava, sembra, di ragguagli segreti per minar la citt, o, perlomeno, d'informazioni circa il futuro vettovagliamento dell'esercito invasore. Ma allora, tutta punteggiata di placche Kub, come si salver, la Francia, dall'insidia interna, che si unisce alla minaccia degli eserciti ammassati alle frontiere, per stringerla in una morsa?
Placche Kub; stormi di piccioni viaggiatori che trasmettono al Gran Quartier Generale germanico le indicazioni degli spioni nascosti in Parigi; fucilazione del berlinese Direttore dell'Htel Astoria, sorpreso in atto d'installare, sulla terrazza dell'Albergo, un posto di telegrafia senza fili; fucilazione del Direttore dei mulini di Corbeil, ufficiale della Riserva tedesca, che la militarizzazione degli stabilimenti, riconosciuti di difesa nazionale, ha lasciato al suo posto ; fuga di uno dei Direttori delle Gallerie Lafayette, ufficiale della Landsturm, ma anche della Legion d'Onore; morte di Garros e di Brindejonc des Moulinais per sinistro aviatorio, dovuto allo sbullonamento degli apparecchi da parte di sconosciuti, presunte spie: queste voci incontrollabili, che trovano credito presso l'uomo qualunque, servono ad alimentare la cana della strada contro il nemico tedesco, travestito da bottegaio, per la speranza di farla franca.
A questo punto, Parigi apprende da carte elettorali, fogli di mobilitazione, lettere aperte, certificati di cittadinanza, decreti di onorificenze, appesi sul davanti dei negozi, in odor di foresteria, che la sua ira batte a vuoto, e che non c' innocenza pari a quella dell'esercente straniero, contro cui l'apparenza minaccerebbe i suoi guasti. Birrerie tedesche, pelliccerie russe, gioiellerie olandesi, sartorie inglesi, calzolerie italiane, drogherie levantine, orologerie svizzere, trattorie spagnole, si affrettano a portare a conoscenza del pubblico gli attestati di benemerenza acquistati nella patria d'elezione, in quella tale esposizione, e in quella tale contingenza, e, se non tutte posson vantare lo stato di servizio di quel
l'agente di pubblicit portoghese, il cui padre, oltre che veterano della guerra del '70,  anche decorato di due medaglie al valor civile e di una terza della campagna d'Algeria, tuttavia non c', tra esse, chi non abbia il fondatore, il direttore, il commesso, il fratello del commesso, mobilitati, ci che dimostra l'estremo patriottismo della Ditta, il cui nome esotico, , talvolta, solo uno specchietto per le allodole, come ha dimostrato brillantemente Yarf, il celebre sarto di Montmartre, presentandosi in veste francese di Fray, dopo aver rovesciato il suo nome con la celerit di un giocoliere da circo.
L'uomo della strada legge e scarta a malincuore le botteghe sospette. Difficile trovare, in questi momenti, chi non sia in regola col dovere patriottico, e non mediti, almeno, di garder la frontire in ispirito, se la possibilit pratica glien' preclusa. Nello zelo di parata, non mancano di distinguersi i francesi di vieille souche. Cosi quel piccolo taverniere di Montmartre che parla il charabia, essendo alvemiese, si fa premura di avvisarne il pubblico, aggiungendo, per soprappi, che la moglie  del Berry e si esprime solo in patois. In ogni negozio rimasto aperto si ostentano, tra festoni di bandiere, grandi cartelli, per avvertire la clientela d'avere a che fare con case francesi . Ci non basta ad una cappelleria del centro, la quale si presenta come francaise de souche francaise . Ma non tutti strafanno. Sulle porte di molte botteghe chiuse dalla mobilitazione, si possono leggere scritte ispirate ad un umorismo di marca squisitamente parigina, che dice intorno all'animo del piou-piou pi di cento cronache. Dormite in pace. Il materassaio  alla frontiera ; scrive un cardatore dell'Avenue Wagram ai suoi vicini. E un libraio della rue Rochechouart: Combes, partito per raggiungere il 22 Reggimento fanteria, affida sua moglie e il bambino che sta per nascere, ai parigini . Ma giacch Parigi  immensa, e potrebbe, suo malgrado, ignorare le sorti della nidiata che sta per lasciare, ecco il soldato Verin della rue Turgot, il quale, partendo per raggiungere il 3 Dragoni, affida la moglie e cinque ragazzi ai cari vicini .
Di fronte a questo commosso pronunziarsi di fede popolare nella solidariet creata dalla guerra in tutti gli strati sociali, da cui, tuttavia, esula qualunque giudizio su la guerra medesima, tacitamente trasmesso in eredit ai figli, la spavalderia di quel biscazziere che dichiara di partire pour savonner les albocheso di quel beccaio, che annunzia di andare alla caccia di una pelle di tedesco, per farsi una blague a tabac appartiene ad un'altra costellazione morale, partecipa di quella psicosi d'avventura e di rivincitache l'inchiesta di Agathon ha individuato nella giovent francese media, e che l'avvento di Poincar ha preteso estendere a tutta una generazione, additandole la riconquista delle due provincie perdute a Sedan, come unica ragione di vita.
La furia devastatrice contro i negozi austro-tedeschi non regge. E non  lo Stato d'Assedio, con la sua rapida e indiscutibile giustizia, ad ammainarla sull'albero di fortuna, o di rispetto, di Parigi. La folla, composta quasi esclusivamente di donne, si accorge, a un certo punto, che, alla sua agitazione dei primi giorni, si  sostituito il bisogno di creare, sulla privazione del momento, un nuovo equilibrio. Sarebbero forse partiti i loro uomini, se avessero pensato che le spose non avrebbero saputo conservare un po' di fuoco sotto la cenere dei focolari? Ed ecco le donne smettere di assaltare le drogherie, per tornare a casa. Terranno la strada pi tardi, ma per vendere giornali, condurre vetture, controllare biglietti alle stazioni dei metros, e sui treni, sostituendosi ai loro uomini in queste bisogne minime, prima di affrontare quelle, pi gravi, negli uffici, nelle fabbriche di munizioni, e negli ospedali. La donna protagonista del fronte interno, ecco una novit che si annunzia sul volto della Guerra, rapinante su tutta la terra.
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CAPITOLO 3.
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Tutto scontato in partenza. Era previsto che, all'appello della patria in pericolo, i francesi unanimi si presentassero ai magazzini-vestiari d'Armata a indossare l'uniforme. Scomparso ogni privilegio di stato, ogni contrasto d'idee risoluto, ogni personale rancore svanito. Le antitesi pi irriducibili sul terreno sociale e morale, vedute come avanzi fossili di una civilt sommersa improvvisamente dal maremoto della Guerra. Disertata la barricata, i nemici di ieri si uniscono sotto la stessa bandiera, per contrastare il passo alla tracotanza germanica. Non ci son che francesi, francesi di un unico stampo, decisi a tutti i sacrifici per la salvezza della patria, uniti da quell'anelito di fraternit, geltosi sulle labbra dell'Uomo che cadde, martire delle sue idee, in Rue du Croissant. Ci vien proclamato davanti alla bara invisibile di Jaurs, nella seduta del 4 agosto, quando ancora perdura, nell'aula di Palazzo Borbone, l'impressione del messaggio presidenziale, sottolineato in quel punto mais la France veillait. Aussi attentive que pacifique, elle s'tait prepare . E l'applauso che corona questa ammissione trova concordi Vaillant e il marchese di Dion, Sembat e Barrs. Ceux qui
plus tard criront l'histoire, devront noter cet accord de mains francaises. Per, alla seduta storica, non  stato invitato Vilain. Non  forse lui il primo motore di quell' unione sacra , che, per quattro anni, organizzer dei magnifici funerali al popolo di Francia?
Unione sacra, che, battezzata col sangue di Rue du Croissant, e solennizzata in Parlamento, si sta realizzando nelle redazioni dei giornali, nei circoli politici e mondani, negli uffici, nelle caserme e nelle strade. Il Governo d l'esempio, rinunziando a far uso del Carnet B contro i rossi - sindacalisti, socialisti e libertari - ritenuti pericolosi in caso di mobilitazione, e, come tali, promessi a qualche ben vigilato campo di concentramento. Ma la generosit del Ministro degl'interni, per questa volta almeno,  sprecata. I sovversivi di Francia sono ormai tutti del parere di Herv, il quale anela di partire col primo reggimento di fanteria destinato alla frontiera. Chi ricorda ancora che, non pi tardi del 29 luglio, egli chiedeva al suo giornale la pubblicazione del trattato segreto tra la Francia e la Russia? E chi ricorda la manifestazione socialista contro la guerra, capitanata, due giorni prima, da Jean Bon, per reazione ai cortei nazionalisti che si succedevano sui Grands Boulevard al grido che fu gi spezzato in gola a Sedan? E chi ricorda che, in quegli stessi giorni, la Socialdemocrazia tedesca scendeva animosamente nelle strade, incitando i proletari a ribellarsi a coloro che, in tempo di pace, li opprimono, disprezzano e sfruttano? E chi ricorda infine che, il 15 luglio, il Congresso Nazionale del Partito Socialista Francese aveva votato, sotto la spinta di Jaurs, il principio dello sciopero generale in caso di mobilitazione?
Tutti forse ricordano, ma nessuno pu opporsi alla marea che sale.
L'ignoranza dei popoli sulla condotta dei loro governi, veramente esemplare. Oscurissimo il gioco delle responsabilit sullo scatenamento e sull'interdipendenza delle mobilitazioni. Ignorata in un primo tempo dai francesi, e, in un secondo, presentata come una reazione alla mobilitazione austriaca, mentre l'ha preceduta di diciotto ore, la mobilitazione russa  la vera scintilla dell'incendio. Ma intanto accade che il popolo francese, riconoscendosi in quel Nous sommes sans reproche, nous serons sans peur di Viviani, insorga come un sol uomo contro il tedesco che gli dichiara la guerra, ricorrendo al falso pretesto del bombardamento di Norimberga, mentre viola il territorio belga, in cui si traccer, per sua stessa confessione, la strada, a colpi d'ascia. A sua volta, lo Stato Maggiore Germanico, a uso e consumo della sua Democrazia, che gli voter i crediti di guerra, agita lo spaventacchio
della mobilitazione russa alle frontiere orientali, avvenuta da quarantotto ore, riprendendo, ai fini della lotta, che la civilt tedesca  chiamata a combattere contro la barbarie cosacca, l'argomento di Marx e di Engels sui doveri del Socialismo nel '70. Allora l'interesse del proletariato germanico e internazionale aveva richiesto che Bonaparte fosse battuto, e che il rafforzamento dell'Unit Nazionale realizzata a Sadowa, portasse come conseguenza la centralizzazione e il rafforzamento della classe operaia tedesca. Non era storicamente esatto un simile atteggiamento anche oggi, che, invece di Bonaparte, c'era lo Zar a minacciare le conquiste della Germania democratica?
Union sacre. Union sacre. Reconciliation. Haut les coers et Vive la France.
Si crea il mito della macchina padronale, la quale supplisce alla mancanza degli autobus e dei tramwais, requisiti dall'Autorit, mettendosi a disposizione del fantaccino, che arranca fino alla stazione .
- Dove andate, amico mio?
- Cerco di raggiungere la stazione del Nord, monsieur.
- Montate nella mia macchina. Vi condurr io...
- Alla buon'ora, monsieur... Ma perch siete cosi gentile...
- Voglio fare economizzare al petit piou-piou le forze di cui ha bisogno, per combattere e vincere i tedeschi...
- Se  cosi, grazie... Sono stanco... Son giornate massacranti...
Sale, e il padrone, lasciato il posto d'onore al fantaccino, si mette a lato dell'autista con lo zaino del mobilitato sulle ginocchia:
- Ma  di piombo, amico mio... Che ci avete messo dentro?...
- Un po' di tutto... Mia moglie ci avrebbe ficcata la casa se avesse potuto. Povera mre poule... Voleva a tutti i costi accompagnarmi alla stazione. Mi sono opposto... Aveva la febbre...
- Bisogna farsi coraggio... Tanto toccher a tutti... Oggi a voi, domani a noi...
- Domani a voi? Quando venete voi?
- Presto, presto, amico mio... Questa guerra  di tutti, dei signori e dei poveretti...
- Sarebbe giusto che fosse cosi...
- E' cosi... Intanto noi si aiuta la barca come si pu, Per parte mia ho gi portato un centinaio di soldati come voi alla stazione...
- Fate la concorrenza agli autisti...
- Avevano alzate le tariffe, quei farabutti...
- Son pidocchi delle disgrazie... Camminano coi piedi dei morti. E non sono i soli... Ce ne son tanti...
- Non me ne parlate... Ora eccovi un sigaro... Fumatelo alla mia salute...
- Volentieri... Grazie tante.
- Vi ricorderete di me?
- Certo. Siete un uomo gentile... Potreste tenervi la macchina in garage... E invece...
- Siete proprio un simpaticone... Eccovi un altro sigaro... Vi auguro d'infilare almeno trenta tedeschi...
- Trenta saran troppi...
- Lasciate fare a Rosalie...
- Lasciamo fare a Rosalie...
Sono arrivati alla stazione. Il fante scende, faticando con il suo bardaa uscir dallo sportello, saluta il signore con un pallido sorriso, e se ne va. E l'auto riprende la sua corsa in cerca di altri mobilitati da rastrellare. Ce ne son tanti che si trascinano per le strade, oppressi dal peso dello zaino, infastiditi dallo sbattere della borraccia contro il calcio del fucile, stretti dalle giberne sui fianchi, infagottati, sudati da far paura, sotto quella capoteazzurra, da cui spuntano i pantaloni rossi, come bastoni di ceralacca, in procinto di struggersi alla calura dei selciati.
Ce ne son tanti, e i signori che hanno la macchina vogliono sacrificarsi per loro. Union Sacre. Union Sacre. Reconciliation. Haut les coers et Vive la France.
Rispondendo a queste prove di dedizione del ceto padronale, la Banca di Francia e l'Unione Parigina decidono di versare due mesi di stipendio-oro ai loro impiegati mobilitati. Altre Banche si preparano ad imitare il gesto, ci che fa scrivere, a un ottimista della mobilitazione, doversi felicitare quei potenti della terra per avere cosi efficacemente pensato agli umili.
Le offerte, per incoraggiare le virt della razza, piovono da ogni parte. Ieri  stato Monsieur Chamier, venditore di bandiere, a offrire il suo incasso di un giorno, cinquemila franchi, al soldato che strapper la prima bandiera al nemico. Oggi viene promesso un milione agli aviatori civili e militari che si distingueranno nella guerra dell'aria. La sottoscrizione pubblica per ambulanze, ospedali, case di convalescenza, gocce di latte, soccorsi ai feriti ai malati alle donne e ai bambini, prova lo slancio di generosit e di solidariet di ogni classe sociale. In sede
privata, l'episodio del gioielliere che regala al riservista, impossibili-tato ad acquistarlo, l'orologio esposto in vetrina, con l'affermazione che on ne paie qu' au retour de la guerre fa il giro dei giornali. Quanto affarista, il modo come sta comportandosi esalta i cronisti della mobilitazione. Siamo lontani dall'invettiva del poeta trecentesco contro i nobili del suo tempo, fauls traistres et desloyausa tal punto da non potersi d'euls dire trop laidure . E siamo pure lontani dal giudizio che l'uomo della Rivoluzione fa dell'emigrato, cospirante ai danni della sua patria. Questa  acqua passata. Il cronista del 1914 non chiede che di esaltarsi e di esaltare. Egli non ha sotto gli occhi vaine gioire et vesture desonneste che possano urtare il suo abito mentale e visivo di borghese democratico, pago di misurare la portata finale delle sue rivoluzioni, su quel titolo di monsieur che, un tempo, spettava ai re ai papi e ai santi, e che oggi la Gueuse d al portinaio. Nulla di irritante nella nobilt della terza Repubblica, fatta guardinga dalla mancanza di una Corte verso cui gravitare; minata dalla coscienza di un vuoto incolmabile operatosi tra la sua entit di classe e la Nazione; e sospinta, dalla forza delle cose, verso i potentati capitalistici e finanziari, nella speranza di asservirli con i matrimoni, di allearseli contro il socialismo, e di dividere, con essi, qualche grossa carica politica civile e militare. Ora, che questa aristocrazia, stellante in ogni riunione mondana, protagonista di balli in crinolina e di Ftes de Pierreries vada alla guerra semplicemente e con calma  cosa da far strabiliare il cronista della mobilitazione, il quale  di fondo nero, a giudicare dalla meraviglia, nata dalla presunzione del peggio, che gli suscitano i fatti scoperti.
Altro fatto prevedibile. Le gentildonne emulano i mariti nel rispondere all'appello della patria. La marchesa di Castellane, la generalessa Herv, la contessa di Boisboissel e le contessine D'Anglemont, D'Haussonville e Saint-Ren Taillandier, son le prime ad annunziare la loro partenza come infirmires major della Croce Rossa. Anche per queste bianche avanguardie di un esercito, che, come l'ombra il corpo, seguir l'altro esercito, moltiplicando dietro i suoi passi le barelle e le bende, la meraviglia della strada , dunque, sprecata.
Una sola cosa, la sacra unione e la fede nella vittoria finale, non possono impedire. Ed  che la gigantesca mancina della paura, piantata da mani invisibili, su piazzuole invisibili anch'esse, alle stazioni di Orleans e di Lyon, peschi nel folto di certa borghesia prudenziale e piagnona, decimandola. Quante decine di migliaia di fifoni stanno lascian-
do Parigi, in questi primi giorni di mobilitazione? Solo alla stazione di Orleans, la recette ha dato pi di seicentomila franchi. Fuggono questi paurosi, tenendo gli occhi bassi per la vergogna; facendo, senza fiatare, ore ed ore di coda agli sportelli; occupando, in venti, lo scompartimento di sei; contentandosi di un posto in piedi nel corridoio, e magari nel bagagliaio ; riunendo attorno a s, nelle valigie gonfie, le robe e i preziosi, da cui non hanno saputo staccarsi. In compenso, non han dimenticato di fare apporre alla ringhiera dei loro balconi, o ai davanzali delle finestre, grandi  louer , la cui scialba sparatoria, nella selva di bandiere che pavesa le facciate, fa un curioso effetto. Sarebbero, le bandiere, un po' di belletto appiccicato sul viso grave di Parigi, un belletto che non dura. La notte, nella tenebra che incombe sulla Metropoli, le bandiere cambian colore, diventan nere come quelle che sventola l'Angelo della Morte all'entrata dei cimiteri.
Dalla stazione di Orleans scappano i paurosi di Parigi, e da quella di Lyon gli stranieri, ritornanti ai paesi d'origine. All'opposto, dalle stazioni del Nord e dell'Est, cominciano ad arrivare le prime famiglie di profughi che hanno abbandonato la zona confinaria, dopo il ritiro di dieci chilometri ordinato dal Comando Francese alle truppe, per evitare ogni incidente con le pattuglie volanti dell'esercito nemico. Questi profughi, in maggioranza donne, vecchi e bambini, non hanno la pelle rosea e liscia degli altri fuggiaschi di rispetto, abbandonanti una citt, che la loro provvida vilt gi vede in braccio a una nuova Comune, dopo una fulminea ripetizione di Sedan. Sono invece disgraziati che lasciano le loro cose pi care, la casa, la terra, le bestie, affrontando i rischi della strada per l'ossessione delle mille invasioni subite, che un ricordo ancestrale conserva. Poveraglia, sospinta verso Parigi dalla speranza di trovare soccorso e lavoro. L'incontro con la Metropoli, in una di quelle stazioni dove, tra squilli di fanfare e frettolose esultanze, si esprime, in questi giorni di passione, la penultima fermata di una Via Crucis che si murer nel fango della trincea,  tale da riempirli di sgomento. Dove dirigersi, a chi chiedere aiuto, in quella confusione diabolica di gente che parte e di altra che acclama, agitando bandiere bastoni fazzoletti e pagliette, sotto il sole abbacinante? Si fermano, questi meschini, negli atri, stringendosi contro i muri, per occupar meno spazio con le persone e i fagotti, e, l, stanno a guardarsi negli occhi, in attesa del graduato che li inviti a sgombrare, dovendo far l'appello degli uomini per la tradotta che parte.
Poi la citt li ingoia, confondendo, nella sua allarmata provvisoriet la loro; nella sua squallida pazienza, la loro. Alla tristezza di Parigi,
sotto la mobilitazione, non mancava, per essere assoluta e perfetta, che il pezzentume dei profughi per le sue strade. Tuttavia, si bada poco a loro. Chi dalla propria terra, e chi dal proprio passato, altra terra della memoria, troppi di questi uomini qualunque, sui quali incombe una guerra, da cui, vincenti o battuti, usciranno senza illusioni, si sentono sradicati, esiliati. Il pensiero di potere, un giorno, calcare con piede ramingo, un suolo che ora entra nel circolo degli affetti e dei pensieri con la sua cara vibrante e necessaria presenza, d agli spontanei moti della piet una battigia su cui frangersi e disperdersi.
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CAPITOLO 4.
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La vita di Parigi conosce, in queste giornate, un movimento di bassa marea, il cui periodo, invece di ore,  destinato a durare anni. Seguitano le acque, a scendere da un loro immaginario livello, e, nell'abbassarsi, lasciano a secco i relitti della Metropoli.
Forse, se potesse dormire, la Citt, non rivelerebbe al mattino un'aria cosi spossata. Ma da quando la cos enorme si  piantata nel cranio di ognuno, il sonno  fuggito dalle case, e non si sa quando vi far ritorno.
Prima della mobilitazione, certa miseria di Parigi la si poteva guardare senza inquietudine, che la mente correva spontaneamente ai compensi. Ora che, su quest'immenso agglomerato umano,  scesa la Privazione, sotto la lugubre cappa di una sorella della Buona Morte, la bellezza di Parigi  un profumo un poco svanito, e, in sua vece, regna il disordine di una vita dispersa, che non sa come ordire la sua tela con un filo spezzato.
Le strade sudicie. La paralisi dei servizi pubblici le ha lasciate in uno stato da far piet. Agli orli dei marciapiedi, a putrefarsi al sole, sono le cassette della spazzatura. Emana, dalle poubelles un sito di cavolaglia ribollita, di olio di gora, di lardo liquefatto, di carne mucida, di cipolla porraia e di frutta bacata, al quale non si resiste. Basterebbero questi resti, pregni d'odor di rigovernatura, allineati, da pi giorni, davanti alle porte delle case, per dare alle strade un'aria trascurata e quasi cialtrona. E' come se l'umanit che le abita avesse dimenticato, da parecchie mattine, di lavarsi la faccia e di pettinarsi.
Volan, sui mucchi di rifiuti, sciami di mosche affamate che recano, come son sazie, la putredine dappertutto. Durante la notte, esse 
trovan posa, si vanno a cacciare chi sa dove. E, invece, il puzzo delle immondizie diventa fortissimo, l'aria rinfrescata portandolo ovunque, n pu, su di esso, il profumo d'erbe e di fiori che arriva a ventate dai parchi vicini. Si chiudono balconi e finestre alla corruzione che si sprigiona dal basso, ma l'arsura degl'interni costringe a riaprirli. Brancolano incubi, tra meandri di visceri gonfi e paludi grasse di deiezioni, da cui assumano, a tratti, carogne di animali spaventosi.
Sono sudicie queste strade, ma finalmente si vedono. Sono spoglie, ma si vedono. Prima della mobilitazione, per considerarle distinte dalle loro scritte pubblicitarie, dalle loro folle, dai loro caff, dalle loro macchine, dai loro teatri, dalle loro luci, dai loro odori; per vederle come realmente sono, restituite, a ritroso del tempo, in certo clima unico e immutabile, che  l'espressione della loro perennit; bisognava isolarsi con un'astrazione. Ma ora che l'accessorio, sotto l'assillo della mobilitazione, si sta velando, come da una fitta nebbia frustata da un vento improvviso, emerge la strada, nella sua nuda consistenza fisica e nella sua storia, pronta a narrarci da ogni pietra consunta, da ogni rottura di selciato, da ogni spuntone di muro, da ogni porta corrosa, la sua avventura, che  quella di Parigi e delle generazioni che si succedettero nelle sue varie cinte, allargate dalla volont di potenza, ognuna portando una pietra alla fabbrica immane, destinata a racchiudere, come in un'arca vivente, i destini di un popolo e di un mondo.
Sono sudice, per la donnetta non ha pi paura di attraversarle; i cani vi si distendon per lungo imitando la famosa prodezza di Alci-biade ; i caff potrebbero prolungare le loro terrazze da un marciapiede all'altro. Quasi strade di provincia, una provincia che circola nelle vene di Parigi, e che si dichiara tutta nel bisogno vivo del parigino di considerare la sua citt in funzione di una piazza, di una strada, di un mercato, di una chiesa, di un teatro, di un caff: i luoghi e i volti della sua vita giornaliera. La Provincia sui Grands Boulevard. Non vi manca neanche, perch l'illusione sia perfetta, l'organetto di Barberia, che, dopo la Marsigliese e la Brabanconne, attacchi Sous lesplis du drapeauoppure La guerre a pass . La folla che ancora vi circola si fa d'intorno all'organino, aspettando forse di udire, dopo le canzoni patriottiche, un ballabile del buon tempo antico. E invece l'organino riprende la Marsigliese e la Brabanconne dieci metri pi in l.
Le case disfatte. Fuggono i pavidi dagli appartamenti abbandonati, trovando i pi straordinari mezzi di trasporto per evadere dalla Metropoli e dirigersi, attraverso le grandi strade del Sud e del Sud-Ovest,
verso i tranquilli e lontani ripari. Tutto ci che  stato respinto dalle ferrovie, a causa della mobilitazione, vien stipato, alla disperata, su mezzi di fortuna che vanno dal camion e dall'automobile, sfuggiti per decrepitezza alla requisizione, al furgone scarrocciato da coppie di cavalli arrembati, alla corriera veneranda, alla carrozza padronale, al carro di ogni dimensione e forma, il cui pullulare incredibile  una delle rivelazioni dell'ora. Si sgombera. Non si va da un alloggio all'altro, ma si cambia addirittura citt. Si va lontano. Basta gettare un'occhiata sui carri carichi di suppellettili, per capire che non si tratta dei soliti spostamenti estivi della media borghesia nei dintorni. C' qualche cosa in essi che dice l'ansia dell'ammucchiamento in un clima d'inaspettata tragedia. Questa  una fuga, una fuga vera e propria di gente che, per pi giorni, non ha aperto l'uscio di casa senza la paura di scoprire una spia tedesca perfino nel garzone del macellaio e nel lattaio, e che, al calar della notte, barricate le porte e sprangate le finestre, perch, n il rumore dei saccheggi n il riverbero degli incendi, portassero l'annunzio della rivoluzione e del terrore,  rimasta a sgranar rosari davanti a un'immagine, supplicandola di far ritardare di qualche giorno la venuta degli aerei nemici, carichi di dinamite e di castigo di Dio.
Parigi vede passare tanti residui di case disfatte, senza emozione. Non  una perdita lo squagliarsi di gente come questa che, al primo vento, si scolora, e rinnegherebbe la propria madre. Resta la tristezza della cosa in s. Queste case, ricoverate alla rinfusa su un carro di profugo, che un uomo dal pallido viso guida senza entusiasmo, per le strade un po' attonite, son la prima testimonianza della guerra. Una guerra che somiglia a un'epidemia, qualche cosa che entra nelle famiglie, e fa guasto, e spedisce le persone e la roba al lazzaretto. Altre testimonianze del flagello si avvicenderanno per le strade della Metropoli. Ma nessuna, come questa, avr il potere di fare abbassare gli occhi alla folla, vergognosa di una vilt che gli avvenimenti non giustificano, e che velano di amarezza il volto pensoso di Parigi.
I cani randagi. La partenza dei padroni per il fronte ha messo sul lastrico un'infinit di povere bestie, che nessuno sogna di riconoscere e di ricoverare sotto un tetto qualunque. Ridiventati signori della strada, i cani si riuniscono in piccoli gruppi chiassosi e rissanti, vaganti di preferenza attorno alle immondizie dei rispettivi casamenti, o alle macellerie vicinali, nella speranza di strappare una crosta di pane raffermo o un osso. Talvolta il richiamo del sesso  pi forte della fame e della
sete, e la femmina smossa, che osa avvicinarsi ai maschiacci ustolanti, ci lascia le penne maestre nella strada assitata di seme. Ma, il pi del tempo, fallita la ricerca del pane, le bestie lo passano a sonnecchiare davanti all'uscio di casa, sbarrato, in attesa del padrone che non torner. Le portinaie hanno avuto piet, sulle prime, dei cani abbandonati a causa della guerra: li hanno dissetati e, in parte, sfamati. Poi, naturale, seguitando gli animali a farsi vedere puntualmente all'ora della minestra, hanno cominciato ad accoglierli con fiotti d'insulti e minacciarli col mestolo, lasciando perplessi quei tozzolanti, i quali non sanno spiegarsi cosa stia succedendo, da qualche giorno, che il mondo  cambiato e fatto nemico, loro restando gl'innamorati di sempre.
Le prostitute inasprite. Non son mai state pi numerose e affamate di ora. I giovani son gi partiti; gli uomini di mezza et ingorgano le stazioni; e i vecchioni, non che andar dietro alle veneri vaghe, pensano a provvedersi di sale e di petrolio, divenuti introvabili come le monete d'argento, tesaurizzate fin dai primi sentori di guerra.
Minacciate d'internamento a San Lazzaro, private dei loro aquatiques compagnons, chiamati alle armi o sequestrati dalle autorit, che se ne servono per i lavori del Campo Trincerato, le sciagurate hanno perduto qualunque spavalderia. I loro abiti hanno abbassato la cresta, si contentan di radere le carni, ammainato ogni svolazzo, che il vibrar guappo della persona riempiva di allettamento sensuale. I visi pallidi, mal truccati, son quelli di pagliacci, impediti di far l'ultima capriola dall'incendio del circo. Si vedon di rado nelle taverne e nei caff, da cui le respingono le spose dei padroni mobilitati, meno disposte dei mariti a far credito alle zoccolanti di strada, ormai spodestate da quell'altra amante che  la guerra, assai pi fatale di loro, se la pi bella giovent di Francia corre a farsi trucidare in suo nome. Cacciate dai soliti covi, le miserabili misurano a piccoli passi da convalescenti, scanditi dalla fame, i boulevard che videro i successi dell'andare a civetta senza geti, essendo panioni quegli occhi bistrati che invischiavano irreparabilmente i maschi, e che ora, non fanno levar lo sguardo neppure al vecchio gentiluomo, forse un generale della guerra del '70 in pensione, il quale sguinzaglia la sua automobile in cerca del fantaccino isolato da accompagnare paternamente alla tradotta, perch non faccia tardi, e la tardanza non gli faccia mutar parere.
Stanche, infine, di battere i marciapiedi, cui la chiusura dei negozi e i vuoti della folla han tolto ogni interesse, le prostitute si rifugiano sulle panche pi riparate dal sole nei viali e nei giardini, e l, se non trovano
da metter insieme, fra tutte, un pezzo di boulot fendu, qualche fetta di prosciutto e una cartata di fichi di vigna, si sfogano a beccarsi amaramente tra loro, col risultato ultimo di venire alle mani e di darsele sode, nell'assoluta certezza che il Commissariato, impegnato nella repressione dei saccheggi ai negozi stranieri, non interverr. Saccheggi, ai quali anche le mondane han dato mano, se si son trovate presenti, e ne son testimonianza le borsette fiammanti, le scarpine di lusso, le calze di seta che qua e l fanno bel vedere addosso a loro, bottini di fortuna, ch'esse si affretterebbero a barattare, se trovassero.
La notte restituisce alle prostitute il coraggio, che una caccia vana di ore sotto il sole, e l'affiggente spettacolo della Metropoli, che si seguita a camminare sul cuore, mentre accompagna i suoi figli alle stazioni, han minato alla radice. Appena scende la tenebra, che nessuna luce interrompe, poich i caff calan le saracinesche alle otto di sera, i ristoranti alle nove, e i teatri son chiusi sino a nuovo ordine, la venere vagante si scatena, non sentendosi pi addosso l'occhio severo della citt, la quale soffre e d troppo in questi giorni, per non crearsi il diritto di giudicare gl'irregolari e i disertori. L'oscurit dilata i confini della prostituta fino a farne il simbolo di tutte le forze negative, viventi al limite della coscienza morale di Parigi. Ecco la meretrice ridiventata la folieuse del medioevo, considerata dalla gente timorata quasi un essere diabolico, perci braccata e respinta en rues foraines in difetto di un bando assoluto che San Luigi, in persona, aveva voluto evitare, ordinando che in certe strade il y eut bourdel. Si muovono queste creature d'ombra nell'ombra, sorridendo inutilmente a uno stropiccio di piedi che annunzi il passaggio di un uomo, cantarellando qualche ritornello da caf' conc' per denunziare la propria presenza, fermando quante pi persone possono col pretesto di una sigaretta da accendere, di una strada da trovare. La gente le indovina all'odore, un odore che sa di copula, di sudore, di ascelle e di cipria. Le sfiora, avendone il brivido che pu dare un pipistrello venuto a sbatterci in viso le sue ali pelose. Un brivido, che non  solo fisico e confinato nel dominio dell'istinto. Vi serpeggia in esso la temenza di una vendetta inaudita che la prostituta, per suo conto, o al servizio di un nemico invisibile, possa compiere al riparo della tenebra, contro una societ, la quale, dopo averla costretta a vendersi, pretenderebbe ora che si andasse a chiudere al Louvre o a La Belle Jardinire a cucir sacchi e pantaloni rossi per una guerra, il cui esito, nel miglior dei casi, le varrebbe un patentino corredato di timbri e di firme per esercitare legalmente il suo tristo mestiere.
I bambini abbandonati. Fin dagl'inizi della mobilitazione, il Governo si  preoccupato di creare degli asili infantili per ricoverare i figli dei vedovi e dei divorziati chiamati alle armi. L'Associazione degli Studenti ha lanciato un appello alle istitutrici, levatrici e froebeliane di tutta la Francia, invitandole a prestar servizio negli asili, opera sacrosanta, se pur meno vistosa, ai fini della resistenza civile, di quella che, forse per esser vestita di bianco come una sposina dell'agonia, gode i favori della moda, e fa ressa alle porte degli ospedali e delle ambulanze militari.
Ma queste provvidenze, che, in breve tempo, han permesso a qualche migliaio di bambini abbandonati di essere ricoverati all'Ospizio di Rue Denfert Rochereau e di Rue Fontaine-au-Roi, non impediscono ad altri molti d'infrangere la vigilanza dei custodi improvvisati e di scender nella strada. Sono questi orfani ad honorem della stessa famiglia sociale dei cani randagi, tant' che, spesso, il bambino disperso lo si trova accoppiato ad una povera bestia senza padrone, di cui divide l'avventura e la sorte.
Per, raramente, il piccolo trascurato col suo cane al fianco resta solo a vagabondare e a mendicare per la citt. In generale, riconoscendosi al fiuto, si riuniscono, questi relitti della mobilitazione, in gruppi di tre o quattro, formando minuscole associazioni a tendenza comunistica, le quali si reggono fin tanto che a uno di essi non salti in testa di dar zampate leonine alla cassetta delle limosine.
Se poi (come avviene in certi sobborghi brulicanti d'umanit, dove il Santo, che regna sulla gente refrattaria, rimpiange di non aver cento braccia, per medicar le ferite dell'abiezione sociale) i ragazzi vaganti son pi numerosi e spavaldi, le associazioni che ne derivano seguono, quasi sempre, non il capriccio degl'incontri, ma le alternative d'una supremazia, imposta dai pi forti e pi agguerriti ai recalcitranti e agli ignari. I quali finiscono col mettersi sotto bandiera, preferendo questo al ritorno a casa, presso qualche vecchia zia invelenita dalla forzata verginit, o presso un'istitutrice dalla pelle verde di btraco e dalla voce fessa.
La guerra non ha, in questi piccoli esseri sbalestrati, una risonanza sentimentale eccessiva. La maggior parte, abituati ad un padre distratto, provato generalmente da una vicenda matrimoniale finita nella stravaganza o nell'infelicit, pi pensoso di procurarsi un'amante in casa che una madre per il piccino, non han perduto molto con la sua partenza. E' tanto se, qualche volta, pensano a lui, se nella guerrache
combattono tra loro ragazzi, essendo linea di frontiera quella fila di platani, laggi, dietro i cui tronchi sono appostate batterie fatte di canne e di erbe intrecciate:  molto, se, nell'impeto della mischia, si convincono di rappresentare, non se medesimi, ma i loro babbi, partiti per la guerra vera e non finta. I babbi, che essi hanno forse ammirato, per la prima volta, nel momento in cui li han visti con un kepi in testa, i pantaloni rossi fiammanti, e una baionetta al fianco.
La guerradi strada  il vero grande spasso dei ragazzi vaganti, quando si sono sfamati e dissetati. Essa termina immancabilmente con la disfatta dei tedeschi, i quali si arrendono col loro imperatore alla testa, in una Sedan capovolta. Guglielmone consegna la spada di cartone al ragazzo che impersona Joffre, o Re Alberto del Belgio, a seconda dei casi, e, a quel gesto, una grande ovazione scoppia nei ranghi, alla quale si associano le donne e i vecchi, che il diavolerio ha attirato. Poi i nemici rompono le file, e si riposano sulle panche, o a terra, aspettando di riprendere le ostilit, se il trattato di pace venga, ancora una volta, stracciato dal tedesco traditore. Ci naturalmente accade, appena il vinto si  rimesso dall'emozione della capitolazione, e ha rifatto, alla meglio, i quadri del suo esercito.
Di giorno tutto va, un pezzo di pane  un pezzo di pane, un poliziotto un poliziotto. Ma, la notte, le cose escono dai loro confini reali, e assumono le apparenze che presta loro l'immaginazione. Queste apparenze sgomentano i piccoli trascurati, che non possono respingerle, perch son dentro di loro, alimentate dalla vicinanza della loro breve vita al mistero da cui provengono, che essi, nascendo, hanno interrotto come un'estasi. Un'estasi, il cui stato di grazia non si ripeter pi.
I mostri, nati dalla tenebra, spingono i ragazzi vaganti verso le case degli uomini. E queste case li respingono con le loro porte sprangate, con le loro moli gigantesche e impenetrabili, che nessun lume rischiara. Allora, tenendosi per mano, gli occhi volti ai fasci di luce che i riflettori della Torre Eiffel e dell'Automobile-Club buttano sulla volta stellata, per lampare qualche aereo nemico, i piccoli tanto camminano, finch le gambe li reggono. Poi, quando non ne posson pi, si fanno ingoiare dalla bocca di un metro, e l, ammucchiati in un angolo, con le spalle appoggiate a un muro, precipitano nel sonno.
I nonni malinconici. Sono, in massima parte, vecchi babbi, senza famiglia propria, andati a stare nelle case dei figlioli ammogliati, portandovi l'aiuto di una pensioncina di stato, la rinunzia ad un vitalizio, la rendita del piccolo tesoro depositato alla Cassa di Risparmio, e che
so io, ma, pi spesso, nulla, solamente la presenza, una presenza mai parassitaria, giacch tante son le cose da sbrigare nelle case, e, a molte di esse, pu provvedere il nonno, il nonnino, il quale non ha nulla da fare, mentre aspetta di stender le gambe, come dice tranquillo il nipotino che  stato attento ai discorsi della mamma.
La mobilitazione  stata un colpo durissimo per questi vecchi, che, con i figli, han visto scomparire dalle case i loro sostegni morali e affettivi. Partendo, i mariti hanno fatto grandi raccomandazioni alle spose, le hanno persino minacciate di non volerle rivedere, se loro o i piccoli, osassero mancar di rispetto al nonno. Ma, si sa, la vita  pi forte di qualunque proposito, e, se anche cosi non fosse, che vantaggio sarebbe mai quello di vedere sostituito il contrasto aperto con la guerriglia muta? Guerriglia che, passata la raccolta ed evocatrice commozione delle prime giornate,  gi in pieno sviluppo. Ed ecco questi nonni, che avrebbero bisogno di esser coccolati come bambini, disgustarsi di tutto, immalinconirsi, uscir di casa come da un ospizio di poveri vecchi, e non rientrarci che il pi tardi possibile, adducendo mille scuse per giustificare il ritardo. Talvolta il dito di assenzio, che hanno sorseggiato in qualche bistrot, in barba alle voci che corrono di una prossima interdizione della famosa mistura, quel dito d'assenzio, che hanno preso per disperazione, e non per abitudine, li tradisce. Silenzio sdegnoso da parte della nuora. La quale si vendica, che so io, facendo un baccano d'inferno, appena spunta l'alba, allo scopo di spezzare il sonno del vecchio, o rifiutandogli la camicia pulita per la mattina di domenica, o infine spedendolo in qua e in l per la citt, con questi calori, a cercar qualche cosa che non trover.
Come finir questo silenzioso contrasto, stretto tra la scadenza, che la cambiale della morte tiene sospesa sulla testa della vecchiaia, e quella, non meno frettolosa, che la guerra minaccia al figliolo, combattente di prima linea? A sentir quel ferito che si  fatto intervistare dall'Echo de Paris, i tedeschi sarebbero a tal punto vigliacchi, da doverli ingiuriare per obbligarli a battersi... E, il Matin stesso, non faceva gran conto, ieri, delle parole pronunziate da quel carabiniere belga, il quale, per aver preso parecchi prigionieri tedeschi, dovrebb'essere in grado di conoscere il loro morale? Quando sono di pattuglia io non prendo pi il mio fucile ma una tartina. E i tedeschi mi seguono. Tanto sono affamati? Ma allora perch avrebbero scatenato la guerra? Non han pi pane dopo venti giorni...
Se non son frottole di giornale, se  vero che, in poche settimane, la guerra si decider, grazie a quel 75 da campagna che non ha rivali
negli eserciti europei , quale gioia, poveri vecchi sradicati, nel vedersi prontamente restituiti in dignit nelle case esultanti al ritorno dei figli vittoriosi. Ma, e se la guerra dovesse durare mesi e mesi, forse anni?
I chiedni zelanti. Nascono dalle grandi calamit, inserendo il loro petulante e immaginario apostolato, un po' nella piet, e un po' nella paura della gente. La Prefettura di Polizia ha messo in guardia il pubblico contro le questue fatte sulla via, o a domicilio, a profitto dei militari sotto le armi. Inoltre ha richiamato l'attenzione sulle requisizioni di merci e di prodotti farmaceutici, che stanno eseguendo persone portanti, senza diritto, l'uniforme militare. Ma la minaccia d'arresto, su semplice denuncia della persona sospetta alla forza pubblica, non guarisce Parigi dalla piaga dei chiedni. E non son le case signorili, o le dame incontrate per la strada, ad esser prese di mira. Il chiedne  anche psicologo, sa benissimo che solo il proletario risponde, a toccargli certe corde, non gi il signore, il quale ha il granchio al borsellino, e che, se fa un soldo di limosina a te, o al povero soldato, attraverso te, ti squadra con certi occhi gelidi da far venire i vrmini, se pur non chiama le guardie ad arrestarti, per accattonaggio molesto. E invece i poveri son sempre pronti. Li si chiama alla guerra? Dalla sera alla mattina son tutti soldati. Li si chiama a uno sciopero? Eccoli tutti unanimi nell'incrociar le braccia per solidariet, o per rispondere a un ordine del Partito. Quello stesso Partito dopo averli scatenati li consiglia alla calma? Eccoli tornar mansueti come agnelli. Li si chiama a festeggiare un eroe, un sovrano, un grand'uomo che arrivano da lontani paesi per visitare Parigi e la Francia? Eccoli tutti alla stazione, a farsi pestare dalle zampe dei cavalli, o piattonare dalle daghe dei dragoni. Muore un poeta, uno scienziato, uno statista, di cui i giornali tessono l'elogio su intere pagine? Ecco il popolo alla casa dell'estinto a onorare, con la sua presenza, il Grande che si avvia al Pre Lachaise. Il Popolo. Chiedergli, e d. Sempre ha dato e sempre dar. E' questo un bisogno al quale non pu rinunziare, un bisogno che fa prosperare un'infinit di sanguisughe, le quali, naturalmente, lo detestano. Riposa la sua generosit su una finalistica certezza di forza che lo aiuta a salire il calvario della propria emancipazione? E se dessero, questi proletari, per potere, il giorno del giudizio, infliggere la pena che solo una netta, e perci implacabile coscienza, pu dettare?
Ci sono, oltre ai chiedni in mala fede, i chiedni dilettanti, e la piaga di questi non  in un certo senso meno affliggente di quell'altra. La formazione e l'organizzazione delle ambulanze militari hanno messo in
movimento una quantit di brave donne, stanche di passeggiare al Bois de Boulogne, col brasiliano necessario al fianco, e un paio di pantaloni rossi in fantasia , come scrive sarcastico qualcuno.
Pur di fare qualcosa di molto chic, che magari venga riportato dai giornali, queste dame, non solo personalmente, ma attraverso il numeroso personale, che il loro dispendioso tenore di vita tiene occupato, si sguinzagliano per la citt, a far raccolta di biancheria, coperte, utensili da cucina, posate, stoviglie, per le costituende ambulanze. La cerca  naturalmente fruttuosa, giacch, Com' vero che solo il proletario d,  anche vero che solo il ricco  bravo nel pianger miseria e nel domandar la carit. Tuttavia queste chiedne son viste come la peste dai medici e dalle infermiere brevettate che escono dai corsi teorici e pratici organizzati dall' Unione des Femmes de France. Non per ci, esse si danno per vinte. Vorr dire che, quando le cinquemila aiutanti infermiere, preparate dalla scuola di Piazza Malesherbes, saranno andate a occupare i posti, sui quali oggi si esercita il cabotinage della mondanit, allora le chiedne onorarie si trasformeranno in infermiere a domicilio . Questa, delle infermiere a domicilio,  un'eccellente trovata per dar modo alle persone del gran mondo di ficcare il naso nelle faccende della povera gente. Non si tratta di spionaggio, tuttavia quell'andar dalla madre bisognosa, alla quale  partito il marito, per assisterla durante l'infermit, il parto, o altro, dando aria alla casa, mettendo ordine nelle stanze, facendole la spesa, cucinandole, preparandole il corredino per il nascituro, favorendo, dopo la convalescenza, il suo invio in campagna (son questi i compiti dichiarati dalla nascente Opera): tutto ci sa troppo di fumisterie, per non dar qualche sospetto.
Saranno, le nostre ostinatissime, soppiantate, anche in questa funzione d'infermiere a domicilio? Rester loro il Vestiario dei feriti . Riprenderanno la questua allo scopo di assicurare un abbigliamento dignitoso ai feriti, dimessi dagli ospedali. E, se la cerca sar magra, ebbene, si vedranno le fragili manine delle belle frugare tra le uniformi dei morti per sceglier le meno peggio, e cosi vestire gl'ignudi.
Quando si dice il punto d'impegno. Per esso potrebbero, le nostre amabili dame, fare anche qualche cosa di utile. Per l'utile e il dilettevole glielo promette la proposta fatta da un giornale, che, ogni famiglia, dia uno dei suoi letti a un militare convalescente.
Gli allarmisti. Gli allarmisti oltranzisti. Se ne vedono di parecchie razze. Ci sono gli allarmisti nati, quelli che non possono a meno di crearsi le pi paurose prospettive, per un automatismo della loro fiacca
natura, portata al pessimismo. Per codesta gente, Parigi mancher di pane - quel pessimo boulot fendu court - tra due giorni. La farina ci sarebbe, ma mancano i treni per trasportarla. E, se anche i treni ci fossero, mancherebbero gli uomini per impastarla ai forni. La moneta  sempre introvabile malgrado che la Zecca affermi di coniare giorno e notte, e tanti mobilitati son disperati di dover partire senza uno spicciolo in tasca. Gli spioni tedeschi ammontano a parecchie centinaia di migliaia solo a Parigi, e sono attivissimi. E anche armati, Dio liberi. L'acqua potabile  sorvegliata, ma si temono attentati in grande stile contro le condutture. Le immondizie domestiche dovrebbero essere bruciate, ma ben pochi osservano gli ordini dell'Autorit, cosi creano il pericolo di qualche epidemia. Gi il vaiolo miete nella popolazione, peggio assai che nel '70. Si  vista in cielo la stessa stella che ha annunziato sei secoli fa, e proprio nell'agosto, la Grant Mort, la peste bubbonica. Gli appelli dell'Autorit Sanitaria per le vaccinazioni cadono nel vuoto. Gli ospedali di tutta la Francia rigurgitano di feriti. A Notre-Dame la folla orante ha visto la Madonna muover tristemente il capo. L'altra notte, tra le truppe algerine e marocchine di passo per Parigi, c' stato un conflitto. Gli aeroplani tedeschi son pi numerosi e veloci di quelli francesi, e verranno quanto prima sulla citt. La distruzione dei forti di Liegi ha dimostrato la schiacciante superiorit dell'artiglieria pesante tedesca su quella degli alleati. Gl'inglesi sbarcano sul continente troppo a rilento. Poincar apprende le battaglie perdute dai bollettini tedeschi. Re Alberto del Belgio  in trattative con Guglielmo per far la pace. Mancano i fucili e i cappotti per i riservisti perch si  contato sulle defezioni che si sarebbero verificate nelle masse per la propaganda antimilitarista di Herv. E via di questo passo...
Un'altra razza di allarmisti  quella per cognizione. Saranno ad informarli i giornali italiani, svizzeri, spagnoli e olandesi che riescono a procurarsi malgrado le difficolt, sar tutt'altra fonte, certo si  che essi sanno tutto quel che il resto della popolazione ignora. Sanno che l'invasione brucia le sue tappe, tra scene di vandalismo e di terrore. Sanno che ad Aubel, Herve e Vis, i tedeschi hanno massacrato decine di civili, col pretesto di colpi da fuoco sparati contro di loro. Sanno che, nell'occupazione del bacino di Briey, c' del losco, considerata la nessuna resistenza opposta dalla copertura francese, in rapporto alla fondamentale importanza di quel centro minerario. Sanno che a loppe-court gl'invasori hanno fucilato, tra gli altri, il Sindaco, sotto l'accusa di aver organizzato una compagnia di franchi-tiratori. Sanno che un Corpo d'Armata francese  stato ributtato, con enormi perdite, da 
Mulhouse. Sanno che, dopo la battaglia di Murville, Bazailles fu incendiata per brutale malvagit, e gli abitanti, tra cui anche un bambino in culla, passati per le armi. Sanno che l'offensiva, avente per obiettivo il massiccio del Donon, i colli dei Vosgi e Sarrebourg, non si  ancora urtata col grosso delle truppe bavaresi, ci che ammonisce di andar cauti prima di gridar vittoria. Sanno che Poincar, di pessimo umore, fa spostature agli ufficiali di Stato Maggiore che vengono a dipingergli la situazione con colori troppo rosei. Sanno che, in seguito ai primi rovesci, un Generale si sarebbe suicidato e molti altri silurati per incapacit. Sanno che, veramente, si comincia a mancare di vestiti e di armi nei Depositi, giacch lo Stato Maggiore, fissato nella sua nota idolatria dell'Esercito attivo, ha trascurato il fattore della Riserva e il suo equipaggiamento. Sanno tutte queste cose, e, pur non cedendo all'oltranzismo degli altri pessimisti, i quali creano dal fondo di se stessi i terrori di cui hanno bisogno, tuttavia vedon nero nello sviluppo degli avvenimenti.
Una terza razza di allarmisti  quella degli strateghi da caff, per i quali ogni passo avanti in guerra  una vittoria, e ogni passo indietro una sconfitta. Il guadagno, realizzato dall'offensiva francese in Alsazia-Lorena, non essendo paragonabile a quello degli eserciti tedeschi nel Belgio, ci significa che la guerra va male.
Non mancano, tra questi disfattisti di buona fede, i saputelli che cianciano di Piano 17 e di Piano Schlieffen, come se ci avessero meditato sopra un'intera esistenza. Ma quel che conoscono per sentito dire, aggiunto alle indiscrezioni che, in questi giorni, son riusciti a strappare a qualche usciere del Ministero di Rue Saint Dominique, basta loro per decretare che il piano francese di offensiva a Est  fallito, mentre quello tedesco, di aggiramento dal Belgio,  in pieno svolgimento. Di chi la colpa se non di Joffre, bravissimo ingegnere, ma poco agguerrito negli studi della Scuola di Guerra?
Un'ultima razza di allarmisti  quella dei necrofori. Sono gli avvoltoi rotanti su quell'immane Torre del Silenzio che  divenuta l'Europa da qualche settimana. Affermi pure il Temps che pi le armi si perfezionano, pi il numero dei morti e dei feriti diminuisce . Non saranno loro a credere a queste panzane. Ti sanno dire con precisione i soldati che son morti in quel casamento, come e dove son caduti, le parole che hanno pronunziato prima di spegnersi, chi ha telegrafato ai parenti, come ha appreso la notizia quella madre, come  impazzita quella sposa ; ti sanno dire quanti treni di feriti arrivano giornalmente a Parigi, quanti dei feriti soccombono, se soccombono perch la loro ferita era letale o perch l'asinit di qualche medico, la tardanza di qualche chirurgo,
l'incoscienza di qualche infermiera, li ha spacciati... Tutto, insomma, che tocchi da vicino la morte violenta, individuale e collettiva, l'agonia, il sangue, le piaghe dei feriti, il pallore dei viventi all'arrivo delle tragiche notizie, il dolore che cerca un'evasione nella follia: trova un'eco in questa specie di allarmisti, le cui tare segrete si esprimono in sentori di carneficina e di abisso, che riducono la loro vita a un cadavere che cammina.
I figli di pap. La mobilitazione si avvia al suo epilogo, e, ogni giorno, cresce il numero delle persone recanti al braccio il cilizio di una fascia tricolore, la quale dice la sofferenza del patriota, impedito di partire per la guerra dalle necessit del fronte interno.
I primissimi giorni di mobilitazione, le fascie variopinte circolavano assai meno. I loro futuri possessori, o erano negli uffici a scavarsi la nicchia, la cagna de l'arriere, o si tappavano in casa, restii, con quel po' po' di fanfare canti e sbandieramenti, accompagnanti i feretri viventi dei fantaccini alle stazioni, a farsi vedere in giro col bracciale dell' armia-moci e partite .
Passando i giorni, e la cosa enorme svolgendosi in un clima di perfetta rassegnazione al fatto compiuto, le fascie sgargianti han preso fiato, si sono rincorate l'una con l'altra, incontrandosi per via, e comunicando nella sola lingua internazionale che esista veramente al mondo: quella dei produttori e dei mercanti d'armi, dei grandi capitani d'industria e dei magnati del latifondo, degli speculatori, dei mestatori, e dei figli di pap di tutte le patrie. Frutto di codesti incoraggiamenti, vero trionfale ritorno di galline sulla strada, dopo la tempesta,  stato l'infittire per ogni dove dei bracciali d'imboscati. A un certo momento, la loro scandalosa moltiplicazione ha mosso il Prefetto di Polizia, a ci delegato dal Governatore Militare, a correre prontamente ai ripari, statuendo che, eccezion fatta dei funzionari e agenti delle Grandi Amministrazioni Pubbliche, l'uso delle fascie tricolori fosse interdetto ai civili, senza espressa autorizzazione della Prefettura. Questo decreto non ha diminuito sensibilmente il numero dei bracciali circolanti per la citt, giacch  chiaro che il figlio di pap non dura troppa fatica a farsi rilasciare un'autorizzazione, che troppe persone sono interessate a dargli, per quella rispondenza di compromessi, stabilita attorno ai potenti. All'opposto, la piccola prova selettiva ha agguerrito l'imboscato, il quale, sempre pi persuaso della propria insostituibilit sulla linea della resistenza civile, va prendendo quel tono di sicurezza che gli deriva da
un riconosciuto equilibrio, consacrato dai fatti, tra il suo valore sociale e la sua funzione militare. E, alla fin fine, ammessa la modestia di questa funzione, la quale viene generosamente scontata con la rinunzia alla gloria e ai suoi monumenti, se ne deduce forse che essa non debba attirare su di s la commossa, se pur tacita, riconoscenza della patria?
Una superiore categoria d'imboscati  costituita dagli autisti militari, i quali, appartenendo a tutte le armi, si distinguono per certo bracciale rosso con una Amaiuscola che vi fa spicco. Molti figli di quei caritatevoli signori, che hanno aiutato i fantaccini a raggiungere le stazioni sulle loro lussuose macchine, son venuti a finir qui, ci che ha ispirato a Tristan Bernard una delle sue solite battute di spirito, diffuse per Parigi con quella fulmineit che suggella uno stato d'animo della coscienza collettiva. Ma guarda... Non sapevo che imboscato si scrivesse con una A . 
Naturalmente la stoccata non impedir ai figli di pap di ridere per ultimi.
Ci sono infine i topi di bureau cio a dire quelli che, non essendo riusciti a farsi riformare, sono andati a sistemarsi nelle segreterie di Stato Maggiore. Invano qualche giornale tuona contro questi imboscati, chiedendo che siano sostituiti negli uffici dai territoriali. E' difficile che queste voci vengano ascoltate. Ad una sola condizione si potrebbero spazzare dai Ministeri e dai Comandi questi parassiti della guerra: se, al vertice della piramide politica e militare, non ci fossero i nonni, i padri, gli zii, i cugini, gli amici, gli amici degli amici di coloro che si vorrebbero defenestrare. Ma giacch ci sono, e ci resteranno, le denunzie de L'Homme Libre son destinate a cader nel vuoto.
I venditori ambulanti. Portan la palma quelli che smerciano la carta della Zona d'Operazione, insieme con le bandierine per segnare il progresso o il regresso dell'invasione. In generale, quattro punte da disegno e un muro di fortuna fanno al caso di questi trafficanti, i quali, spesso, da venditori di panico, di lacci da scarpe, di lumini, di paccottiglia, che son sempre stati, s'improvvisano maestri di geografia e di tattica militare, per i curiosi, che vogliono rintracciare sulla carta le localit mentovate dai bollettini ufficiali. Per, se al prodigioso senso di adattabilit del piccolo speculatore di strada, risparmiato dalla mobilitazione, si presenta qualche cosa di meglio,  certo ch'egli non si lascia scappare l'occasione. Cosi, i riquadri delle vetrine saccheggiate dalla furia popolare nei primi giorni di xenofobia, sono passati, per 
usucapione, in possesso dei venditori ambulanti, i quali ci hanno appeso le loro carte e le loro bandiere grandi e minime, facendo tesoro del richiamo esercitato sul passante dai locali ormai consacrati dalla cronaca, se non dalla storia della mobilitazione.
Il fiuto psicologico del colporteur, vero erede degli enchanteurs s rues medioevali,  anche provato dalla sollecitudine, con la quale si affretta a prendere ogni nuova edizione di giornale, con la primizia delle notizie ufficiali o ufficiose. La lettura del bollettino non ha altro valore per lui che la possibilit di aggiungere un nome sulla carta a quelli gi infilati dalle bandierine, come insetti dagli spilli. Che quel nome, fino ad ora completamente sconosciuto, abbia conquistato l'immortalit con una carneficina: ci non importa molto al venditore di strada che fa il suo mestiere come meglio pu, e non il moralista. Tuttavia, in omaggio all'ansia della gente che ogni giorno vede arretrare le bandierine alleate nel Belgio, e, all'opposto, avanzare con troppa lentezza quelle francesi nella Lorena e nell'Alsazia, egli non si limita, facendo il punto della situazione militare davanti ad un piccolo pubblico che segue le sue mosse come fosse un oracolo, ad un semplice ufficio di registrazione sulla carta, ma lo commenta con locuzioni che prende a prestito dai giornali, tra le quali, quella di rettifica di fronte, per significare ritirata,  tra le pi indovinate. Cosi il venditore va incontro al suo pubblico e contribuisce, nei limiti delle sue forze, alla resistenza interna, mettendosi al riparo dalle insidie dello Stato d'Assedio che non lesina i suoi rigori contro i disfattisti.
I venditori di carte delle Operazioni smerciano pure fotografie di Joffre, di Re Alberto del Belgio, del generale Castelnau, del generale de Langle de Cary, del generale French, dello Zar Nicola, stampate su formato cartolina. La cartolina che si vende con pi successo, dopo quella di Joffre,  quella del Re dei Belgi, e si capisce. La resistenza dei forti di Liegi che ha ritardato, almeno cosi dicono i critici militari, l'avanzata delle armate tedesche al di l della riva destra della Mosa, ha riempito d'ammirazione il mondo. L'effigie del sovrano belga entra in ogni casa, e il suo nome viene imposto ai neonati, in segno augurale di eroismo e di lealt.
Oltre alle fotografie di generali e sovrani alleati, i colporteurs vendono cartoline satiriche all'indirizzo degl'imperi Centrali, le quali, se non sempre sono spiritose, testimoniano tuttavia di stati d'animo o di orientamenti diffusi nel francese medio.
In una di esse si pu leggere questo testo:
Treno speciale Biglietto di andata e ritorno per Berlino Partenza a ogni ora Visita ai resti di Guillaume un tortino di crauti guarnito sar offerto a tutti i visitatori Quest'altra non manca di frizzo. E' una partecipazione funebre su foglio listato a nero e sormontato da una M: Annunciamo la morte di sua maest Guillame Secondo.
La partecipazione di morte viene completata su un'altra cartolina col testamento di Guglielmo, anch'esso scritto su carta listata a lutto:
Il motivo della profezia ritorna su un'altra cartolina che porta su una mezza facciata, sormontata dalla scritta Le chef des Barbares, l'effigie di Guglielmo II vestito da Ussaro della Morte. L'altra parte della facciata presenta come testo: Tutte queste cartoline si vendono con successo ma nessuna eguaglia nel favore popolare quella recante, uno di fianco all'altro, Guglielmo che piange a calde lacrime e Joffre che si sganascia dalle risa:
L'atteggiamento icastico dei due personaggi dice tanto alla gente, la quale vuol trovare qualche cosa da opporre alla voce, diffusa all'improvviso, che i belgi si stiano ritirando verso la Dyle e che i tedeschi abbiano ripreso Mulhouse. Per molti, quella risata aperta, omerica, di Joffre, ha gi vinto la guerra. Tra essi  il Petit Parisien, il quale, in data 13 agosto scrive che il movimento di ritirata dei tedeschi annunziato ieri si  accentuatoe, in data 16 agosto, che la demoralizzazione regna nelle truppe tedesche di Liegi . Perfino i loro cavalli muoiono di fame rincalza un'agenzia, l'information, fondandosi sui risultati di alcune autopsie eseguite su cavalcature di ulani, a Beverloo. Ora tutto ci non  forse decisivo?
E se fosse vero che entrambi i bollettini ufficiali degli eserciti avversari dicono la verit quando annunziano di avanzare simultaneamente negli stessi punti? Tutto sta a infischiarsene della legge dell'impenetrabilit dei corpi e dello spazio reale. Cessi il territorio di avere un ruolo fisico, per assumerne uno metafisico, ed allora accadr che l'esercito di Joffre imporr le sue condizioni di pace a Potsdam nello stesso giorno e nella stessa ora in cui De Moltke imporr le proprie a Versailles. Ci che n il piano Schlieffen n il piano 17 potevano prevedere.
I cantatori ambulanti. Questi fanno una spietata concorrenza agli organetti di Barberia e ai venditori di carte delle Operazioni, i quali puntano sullo stesso pubblico.
Tutte le guerre accendono la fantasia del popolo, il quale vi trova in esse quel senso dell'avventura e del meraviglioso che la piatta rinunziataria vita di ogni giorno sciupa e disperde. E, in pi, vi trova un bisogno d'impedire quel gran torto, vero o immaginario, non importa, che si minaccia alla propria terra; un profumo di leggenda che pu anche rasentare la santit quando investe il fato dell'Eroe, il quale s'immola alla patria nel pieno vigore degli anni; un clima di fraternit fondato sull'uguaglianza del pericolo ; un'illusione di possanza, che  l'esca del padrone al servo, quando lo chiama al suo fianco per fargli difendere un bene solo teoricamente comune. Di tutti questi apporti l'anima popolare prende coscienza nell'assurgere al canto, mettendoci di suo quell'ingenuo e perenne stato di grazia che la salva, in definitiva, da ogni compromesso infamante, ma che non impedisce al male di compiersi e alla guerra di mietere. Tradito ancora una volta dalla Gran Fabbrica della Menzogna, condannato a un entusiasmo abbacinato e opprimente come un cielo equatoriale, il popolo crea la retorica del proprio olocausto, la canzonetta della propria sciagura. Finita negli strimpellii degli organetti di Barberia, sulle labbra degl'imboscati e nelle lacrime delle donnette, l'epopea, ancora da scrivere sui campi di battaglia, appartiene alla straccatura della mobilitazione, cui offre in certo modo un assegno emesso a vuoto.
Quanti ce ne sono di quest'insopportabili canzonettri ambulanti, che i soldati diretti alle stazioni guardano senza simpatia, considerandoli pidocchi delle disgrazie altrui, e non quello che sono, i servi sciocchi della Gran Fabbrica della Menzogna? Molti, anzi moltissimi. Les ttes de cochon' La sale gueule La chasse des barbares Sous les plis du drapeau, senza contare le canzonette del vecchio repertorio, di cui Le rve passe la gemma, han trovato i loro corifei tra i riformati e i vecchi debilitati cantanti di caf concert , che, forse, in giovent, imprecarono alle patrie matrigne, e ora si son lasciati prendere dalla stessa crisi di Monthus. Qualche donnetta si ferma sempre ad ascoltare le belle frasi sonore che cascano sulle prime tombe della guerra come tante noci secche. Ascolta, e, naturalmente, si commuove, se pensa che, nel marito o nel figliolo partito, c' un cacciatore Pauget mancato, cio a dire un corpo che cerca la sua morte. Quello  il momento in cui il cantatore ambulante, gonfiate le canne del collo fino all'inverosimile, si fa rapire dal dmone. Languiva la strada dentro di lui, abbattuta come un cane stracco, carico di vecchiezza. Ma un palpito riveli al jongleur 1914, la mediazione tra la folla e l'epopea che la esalta, ed ecco la strada rizzarsi, nel suo canto, come un leone voglioso di battaglia e di gloria. La patria ha parlato. E' bastato un suo cenno per fare di tante povere donne preoccupate un esercito di Giovanne d'Arco. E anch'egli, il cantatore ambulante, da Tersite non si  mutato in Tirteo?
Come il venditore di carte delle Operazioni, cosi anche il canzonettaro sta attento alla lettura dei giornali per rinnovare all'occorrenza il suo repertorio.
Dopo tre o quattro giorni che era stata pubblicata sul Gaulois, una poesia patriottica di Henry de Rgnier ritorna sulla strada nella declamazione dei rapsodi da strapazzo:
Saluti  premiers morts de nos premiere combats, O vous tombs au seuil de la grande esprance Dont palpite le coeur bloui de la France Hros, je vous salue et ne vous pleure pas!
Non li piange, il poeta, questi primi morti della guerra caduti alla soglia della Grande Speranza, e non li piange neppure chi, nel recitare i suoi versi, s'improvvisa una faccia ferocissima da fare impallidire al suo confronto quella famosa di Mademioiselle Roch mentre declama la Marsigliese. In compenso li piangeranno le mamme e le spose, quelle stesse mamme e quelle stesse spose che, in questo momento, si fanno prendere dalla commozione, vedendosi in quel bacio d'amore, col quale la gloria suggella la bravura degli eroi abbattuti.
I fiorai dell'addio. La gratitudine cittadina verso coloro che, isolati, in gruppi, in colonna, seguitano a raggiungere le stazioni e, in difetto di essa, l'omaggio che il richiamato vuol rendere a se stesso, nell'atto d'intraprendere un viaggio che pu condurlo assai lontano, ai confini della sua vita terrestre, trovan forma nella profusione dei fiori. I primi giorni della mobilitazione i fiorai han fatto concorrenza agli strilloni di giornali, ed  tutto dire. Non si capiva di dove, e con quali mezzi, fosse arrivato quel diluvio di fiori, che avrebbe potuto coprire la bara di tutta Parigi, se il dio della guerra avesse preteso da lei un sacrificio totale. Eran forse nate, quelle rose, dalle aiuole visibili e da quelle invisibili della Citt, per un suo atto di grazia, verso tanti figli che partivano per non ritornare mai pi?
Fiori dappertutto: addosso ai richiamati, davanti ai tabernacoli di strada, sugli altari delle chiese, nelle canne dei fucili, alle stazioni, sui metros e sulle tradotte, ma soprattutto - ed  naturale, non potendo il volontarismo del Transport gratuit des mobiliss pour les gares de 
dpartbadare a spese, pur di lasciare uno splendido ricordo di s -sulle macchine padronali, accompagnanti i soldati ritardatari ai treni.
Passando i giorni, mentre le edizioni dei giornali continuano ad andare a ruba (e andrebbero, anche se i censori del Liceo Duruy le imbiancassero tutte, e la popolazione di Parigi non esistesse pi) a ruba, divorate da quell'unico personaggio in cui la Citt si assomma: l'Ansia; invece i fiori incontran sempre meno, prossima essendo l'ora in cui l'ultimo Train de plaisir pour Berlin , infiorato dallo sciovinismo, lascer la tettoia della stazione del Nord e dell'Est per intraprendere il suo troppo facile viaggio.
Sar che i fiorai preferiscano buttarle via, per non dovere alla fine della giornata riportarle invendute nelle pesanti ceste, ai giardini lontani ; sar questo un omaggio che la malinconia di Parigi rende a se stessa, sull'esempio di quei trascurati che non mancano, partendo, d'incastrarsi un garofano rosso sulla sella dell'orecchio, per non esser da meno dei loro compagni festeggiati: resta il fatto che, al mattino, le strade della Metropoli sono piene di rose che la rugiada della notte ha rinfrescato. E, tra le immondizie che ancora regnano, qua e l, come un lavarone, lasciato dalle prime risacche della guerra sulle rive della Citt, quelle rose sono la gentilezza di una desolazione, la compagnia di un deserto.
Strade sudicie, case disfatte, cani randagi, figli abbandonati, vecchi sbalestrati, chiedni insolenti, annunziatori di sventure, cialtroni di strada, fiorai... Questa  la straccatura che si vede. Ma ce n' una che non si vede, e che non  la men trista.
Le parole che il richiamato non ha detto al suo figliolo partendo; le lacrime che ha nascosto alla madre e alla sposa; la smorfia celata dietro il sorriso col quale, in cammino verso la stazione, ha risposto all'acclamazione della strada; il batticuore che ha riempito il suo silenzio nel momento in cui la tradotta si  mossa da Parigi; tutto ci che l'uomo qualunque pensa della guerra e non dice; tutto ci che vorrebbe fare per opporsi alla strage e non fa; quell'odor di menzogna che emana dai bollettini ufficiali irrigiditi in un ottimismo di parata ; quell'odor di scarsit delle cose essenziali che grava su Parigi; tutto ci, insomma, che vive in quella zona larvale, da cui n la paura si pu affrancare per placarsi, n il pensiero per svelarsi, n il dubbio per tramutarsi in certezza, n la commozione per distendersi in pianto: questo mondo, che si nasconde dietro il silenzio, e che non riesce a concretarsi in un urlo, appartiene al relitto invisibile della mobilitazione.
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CAPITOLO 5.
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Ma non tutto, nella mobilitazione,  guasto e dispersione. Come ogni altra grande calamit, anch'essa ha i suoi ricuperi, le sue consolazioni e i suoi benefici.
Lo sa la massaia che ha visto rinvilire il pesce a prezzi mai visti. L'ansiosa accumulazione nelle famiglie delle derrate non corruttibili, ha agito a scapito del pesce, determinandone, con l'impreveduta giacenza, il ribasso. Buoni prezzi si registrano pure per il pollame e la carne di coniglio, e per certa qualit di verdura, come le carote e i porri. Invece care arrabbiate si mantengono le patate, ma  anche vero che il ladrocinio, tentato da alcuni odiosi speculatori, ha costretto l'Autorit a intervenire. Portate alla Fourrire, le patate di qualunque razza, comprese le bellissime rosse di Spagna, sono state aggiudicate a prezzi sempre alti, paragonati alla penultima settimana di luglio, ma, considerato il momento, ragionevoli.
Un aiuto notevole per la massaia parigina , naturalmente, il sussidio che il Governo d anticipatamente alle famiglie dei richiamati, rimaste senza sostegno. Subito dopo, in ordine d'importanza, viene il provvedimento che proroga il pagamento delle pigioni scadenti in agosto e settembre. La gente ricca e anche la media borghesia han protestato. Ingiustizia. Grande ingiustizia. Da un lato, si limita la proroga alle pigioni non superiori ai mille franchi e, dall'altro, si ferma il denaro alle banche. E' come dire di fare un bagno in una tinozza senz'acqua. Chi vuol Cristo, se lo preghi. Niente affatto. Allargare la proroga, signori. O se no levare la moratoria. Di qui non si scappa.
E il populo:
- Vi pare un'ingiustizia? Se ne commettono tante... Una pi una meno... Questa volta siete in ballo voi... Manca forse a lor signori il danaro per pagare il padron di casa? E' una cosa che pu accadere... A noi questo succede tutti i giorni, e non solo per pagare la casa ma per comprare un tozzo di pane... Ma proprio mancan questi spiccioli?... Jamais de la vie... La moratoria. Ma la moratoria  un fumo negli occhi... Non siamo nati ieri. I divieti servon solo ai fessi per aver la gioia di fare i poveri vermi...
- Parole, parole... Questo  un parlare da sovversivi, da teste calde... Intanto,  vero o non  vero, che le compagnie d'assicurazione
contro gl'infortuni sul lavoro, non pagano i sinistrati per l'impossibilit di ritirare i depositi alle banche? E' stato Caillaux... La moratoria l'ha ispirata lui, per aiutare col danaro coagulato certe losche speculazioni di banche indigene e forestiere...
- Caillaux e sia. Messieurs, dormiteci sopra... La moratoria non vi butter sul lastrico. Continuerete a pagare la pigione a voi stessi, giacch, la maggior parte, siete proprietari degli stabili in cui abitate... E se ci sono dei professionisti, dei funzionari, dei decaduti, che sarebbero stati veramente aiutati dalla proroga del ftto, ebbene, loro in persona, o la moglie per essi, faccian al padrone di casa il viso perfido, quello che piace tanto a Saint-Mathurin, patrono dei pazzi. Non basta? Lo ruzzolino dalle scale, minacciando di fargli la spia per i figlioli che ha imboscato nelle furerie. L'effetto allora sar sicuro...
Altri piccoli aiuti rappresentan per la massaia l'assistenza delle infermiere a domicilio (quando non sian solo delle vanitose cialtrone) e le zuppe gratuite, organizzate nei quartieri popolari dall'Esercito della Salute e dai Sindacati Rossi, sul modello delle zuppe operaie in uso durante gli scioperi. Tutto ci - e vi potremmo aggiungere certa umana comprensione, insolita fino ad oggi, nel droghiere o nel lattaio creditore verso la donnetta cui  partito l'unico sostegno - tutto ci  cosi poco, che non metterebbe conto parlarne.
Ma quando si ha fame, anche il fegato della mosca  sostanza, dice la saggezza popolare, ed  certo, comunque, che da cosa nasce cosa, tant' che molte poveracce, con le zuppe gratuite, oltre all'aver rimediato un dito di brodo caldo per s e per i figli, ci hanno spesso trovato l'impiego come cuciniere e come lavapiatti. E, alla fin fine, anche quelle arruffone d'infermiere che, nove volte su dieci, in casa, sono un'iradiddio, tuttavia, ficcone come sono, tanto fanno e disfanno, che trovano lavoro alle loro protette, quando non le assumono al proprio servizio, per figurare davanti a qualche rivale che magari le ha rimproverate di tiepido patriottismo. In mancanza di tutto questo, la massaia parigina non si perde di coraggio; va a vendere giornali sui Grands Boulevard facendo spesso marce di ore ed ore a piedi per arrivare a destinazione, e, se non ha da pagare anticipatamente la merce, com' la consuetudine, si fa prestar la moneta dalla portinaia, rendendogliela la sera stessa con un bel grazie per il disturbo, e magari qualche cosarella di giunta. E, se vendere i giornali non le va, ci son le stiratone, pronte a riceverla, le stiratone, a cui la mobilitazione ha segato le gambe, e non si capisce
neppur perch, dato che i soldati, si, han bisogno d'altro che di colli e di polsini inamidati, ma, e gl'imboscati, e gli elegantoni, a giro per Parigi, come possono a meno di farsi insaldare come si conviene?
Tra le pi danneggiate dalla mobilitazione sono le professioni che vivono della Giustizia e dei suoi bisticci. Gli avvocati si son visti chiudere il Tribunale e rinviare le cause alla fine della guerra. I notai, i periti, i ragionieri, gli agenti di Borsa, per quanto in minor misura, sono anch'essi provati, e, se non son partiti per il fronte, li si pu incontrare nella terrazza di qualche caff, in ore straordinarie per gente abituata a guardare il mondo da dietro i vetri di un ufficio, di una sala consiliare, di un'aula di Tribunale o di Borsa. E anche questo, a ben vederlo,  uno dei compensi della mobilitazione. Essa ha ricondotto la vita sociale sulla strada, facendole sentire il bisogno di quella specie di Giudizio di Dio che impegna la folla contro se medesima, nei gravi frangenti della sua storia. Solitari gialli come la malaria; egoisti chiusi nelle torri d'avorio delle caste, delle posizioni, degl'incarichi e delle fame fatte; misantropi che non darebbero il crocifisso da baciare a un morente; tiranni dei bureaux e simili, si sono mescolati tra gli uomini qualunque, ansiosi di cogliere le loro reazioni di fronte alla guerra. Sedentari con la parte spelata come quella delle scimmie, per il troppo regnare sulle seggiole, si sono messi in moto. Non si  mai camminato tanto a Parigi, come in queste settimane. Camminan tutti, signori e pezzenti, vecchi e giovani. Si cammina perch non ci sono automobili, perch le terrasses dei caff chiudono alle otto di sera, perch gli assembramenti sono vietati dalle pattuglie della Forza che circolano a piedi e in autobus, domandando le carte e perquisendo. Ma si cammina soprattutto perch questo  un modo di sfogare l'agitazione che si ha dentro, un modo di comunicare con la gente che si sa oppressa dagli stessi pensieri, un modo di vedere Parigi attraverso l'ombra che la fascia, di sentirla attraverso il silenzio che la moltiplica come un'eco.
Provarsi a restare in casa appena la citt si spegne nella notte, di lei restando sola cosa viva il gioco dei riflettori nel cielo stellato. Impossibile. C' una forza che spinge fuori dalle stanze vuote, che trascina nei grandi viali battuti dalle folle silenziose. Qualche cosa che fa la paura e la consolazione di questi tardivi innamorati di Parigi. Paura, perch l'oscurit pu significare agguato. Consolazione, perch la loro citt solo ora la vedono. E, pur cosi grave, cosi stremata, la scoprono adorabile.
I sentimenti affettivi, da una prova come questa, ne escono irrobustiti. Sar solo apparenza - e se cosi fosse sarebbe sempre qualche cosa - ma non par dubbio che la gente si voglia pi bene di prima. In molte case la guerra ha spezzato il silenzio gelido della convivenza trascinata per inerzia, il silenzio della diserzione reciproca.
Una sassata  caduta nello stagno di tante vite sbagliate, animando di echi l'acqua malata di occulta febbre. Improvvisamente la guerra, stralciando le pagine del passato, ha fatto guardare l'avvenire come un'intensa drammatica inaugurazione. Davanti alla sua nudit, ogni superficialit  caduta cerne spoglia di serpe; davanti alla sua frettolosa giustizia, ogni tergiversazione di cuori puntigliosi e aridi ha rivelato il suo sciocco gioco. Ed ecco le madri guardare i figli come se li avessero partoriti in quel momento ; ecco le spose guardare i mariti con l'amoroso pallore che accompagn il dono della prima purit. E gli uomini, questi eterni bambini. E' bastato l'assaettare di un brivido nella carne per buttarli ai piedi delle mamme e nelle braccia delle spose. E' bastato il passaggio di un'ombra, forse un enorme avvoltoio, nel riquadro della finestra, perch tanti esseri, ormai estranei, si accostassero l'uno all'altro con pavido amore.
Certo, mai come in queste settimane d'addio, Parigi ha offerto lo spettacolo di tante coppie abbracciate. Ce ne sono dappertutto: negli angoli pi tranquilli dei quais, e nelle strade pi battute, sotto i ponti e nei metros, davanti alle stazioni e nell'ombra dei portoni. Quasi sempre stanno a guardarsi negli occhi senza parlare. Tratto tratto si baciano, e quello  un modo di dirsi tante cose. Che sar di loro domani?
Specialmente nei metros, tra l'ansia della gente che vi si stipa in tutte le ore, approfittando dei pochi treni disponibili, quelle coppie che si baciano, indifferenti a tutto, agli ondeggiamenti della moltitudine, e ai pianti sommessi che, qua e l, come piccoli rigagnoli di un gran fiume, portano il dramma individuale nella tragedia del mondo, quelle coppie avvinte, dicono quale inaccessibile argine possano opporre l'amore e il desiderio agli agguati che, da ogni parte, li circondano.
Il senso della scoperta ha investito la vita tutta. Si  dato un valore inestimabile agli attimi. L'avvenire, prima intravisto come una lenta successione di giorni, mesi, anni, su un orizzonte di disfatta, si  improvvisamente ristretto in un ritmo precipitoso di attimi pieni e decisivi. In fondo, gli uomini sprperano ci che credono di possedere in soprappi. Ma quando quel soprappi viene a mancare, e ogni minuzia
incide nel vivo, allora il figliol prodigo ritorna a casa, dove c' sempre un padre pronto a uccidere in suo onore il bue grasso.
Una riprova del bisogno di conservazione che, per una delle sue felici contraddizioni, la guerra porta con s,  la diminuzione delle entrate alla Morgue. La Metropoli non ha mai dato meno suicidi d'ora. Ci non  dovuto solamente ai vuoti prodotti dalla mobilitazione nella popolazione maschile, giacch, in quei milioni di persone, che la cosa enorme lascia sbalestrate a Parigi, non mancherebbe davvero il materiale d'abisso. C' dell'altro. C' che l'attaccamento alla vita marcia di pari passo col pericolo che la minaccia. Soprattutto si ama quel che si sta perdendo,  risaputo. Il fiore sotto gli occhi non ha profumo.
Sono pure in netta decrescenza i morti per assassinio. Si potrebbe spiegar questo fatto con gli ottocento arresti di media che la Polizia opera ogni giorno, per rastrellare i sospetti, e spazzare da Parigi la melma dei bassifondi. Ma la paura della prigione saprebbe impedire a tante anime perse di tentare i loro colpi disperati? O non agisce forse, inconsciamente, nell'apache lo stesso bisogno di conservazione che d il tono alla vita di Parigi sotto la mobilitazione? La tragedia  troppo grande perch essa non trovi una sua eco in ogni creatura per quanto abietta. Forse nell'apache, fermo dietro un muro, ad aspettare lo sconosciuto, da aggredire: lo sconosciuto, il quale, all'improvviso, gli appare vestito goffamente da soldato, con una povera donna al fianco che si beve le lacrime: per l'assassino di strada, l'annunzio della mobilitazione portato da una coppia cosi, ha potuto significare la rinascita del senso umano.
Ma gli acquisti maggiori sono le attese. Ogni ora che passa  come un grembo pregno, che aspetti di liberarsi nel parto. Nascer un angelo, nascer un mostro? Nessuno potrebbe dirlo. I lmuri rodono attorno alla culla invisibile che i numi indigeti di Parigi proteggono con la loro ombra.
Da quel tal giorno, alcune piazze di Parigi vivono due vite distinte. L'una, apparente,  quella umana. Un abbacinio di solleone per una vastit coperta di stagno bollente; un sommesso frusciar di fontane che la loro stessa nenia assopisce; un passaggio di nuvole in cielo che il selciato infocato invoca; un andar tormentato di persone dai piedi trafitti nei cuoi aridi; un saettar di macchine ansiose di spazio, all'uscir dalle strade esigue o inceppate dalla mobilitazione.
Ma, oltre e sotto questa apparenza, c' una vita occulta, operante solo la notte, quando la realt si dissolve e ritorna al mistero, che la rifoggia a suo estro. Allora le piazze diventano arene per adunate di folle credenti, su cui regni un clima di miracolo imminente. Aspettano, le piazze, di ricevere i monumenti, e le folle invisibili di consacrarli. Quei monumenti che i pioupious recano dentro di s, e che, solo un gesto di suprema dedizione alla patria, pu liberare dal vincolo umano, per assurgere all'immortalit, fissati nel marmo e nel bronzo.
E la stessa attesa assilla le strade, stanche di portar nomi di illustri remoti, di avvenimenti obliati o di paesi nemici. L'epopea sta cercando i suoi Eroi sui campi di battaglia. Quale di essi dar, alla strada che l'attende come una fidanzata, il suo nome e la sua fama?
E la stessa attesa anima l'Arca Smisurata che consacra le glorie della Francia, e insegna l'amore della patria vivente, attraverso la grandezza della patria eterna, in cui quella si ritrova e sublima. Aspetta, l'Arco di Trionfo, l'Eroe nuovo, da esaltare in una inaudita apoteosi, che esprima la riconoscenza e l'orgoglio di una vittoria, fondata sulla giustizia e sul culto della libert.
E la stessa attesa palpita agl'invalidi, in quel Santuario delle Bandiere intitolato a Turenna, dove, tra gli splendidi bottini della Francia guerriera, mancan quelli che il terzo Napoleone non fece a Wissembourg, a Reischoffen, a Forbach, a Metz e a Sedan. Prenderanno posto, i trofei che il fante dell'anno 1914 strapper al tedesco, tra le reliquie pi care del Santuario, tra le bandiere e i cannoni tolti allo stesso nemico sui campi di battaglia di Walmy, di Iena, di Auerstaedt, di Lutzen e di Bautzen.
E la stessa attesa affiora dal venerato sepolcro di Santa Genoveffa, la Vierge de Dieu, dalla cui mistica ombra, nelle ore gravi di Parigi, i fedeli veggono apparire la mano che regge la torcia accesa di continuo dall'angelo, in segno di grazia perenne; il barco carico di grano che risale la Senna, portando la gioia nella citt assediata; la porta sbarrata che si spalanca miracolosamente per permettere alla Santa di commuovere il selvaggio cuore del guerriero. L'Invasione sar fermata, perch ci  fatale. E qui, presso quest'arca, la quale racchiude le reliquie di colei che, con la sua fortezza piena di Dio, rianim Parigi minacciata da Attila, avranno i devoti l'avviso arcano.
E la stessa attesa brucia come un fuoco nella cripta del Pantheon, dove Voltaire dorme accanto a Rousseau, Hugo a Jaurs. La Francia in pericolo significa la minaccia alla patria ideale che l'anelito umano alla giustizia fonda sulle devastazioni della Bestia Trionfante. Patria, in cui lo
Spirito del Mondo, viandante eterno assetato di perfezione, si riconosce. Aspettano, questi Grandi Morti, che arrivi dalle frontiere l'annunzio dell'orda respinta, per salutarla come una vittoria dell'uomo sopra se medesimo. Quando sia stata attuata nella coscienza, quale sortilegio potr impedire alla Rivoluzione di edificare la sua Citt Futura?
E la stessa attesa commuove le figure di cera del Museo Grevin. Quale assalto decisivo di fanti; quale carica di usseri; quale combattimento celeste o marino, porter gli eroi vittoriosi in questo tempio fantomatico, dove la fama passa attraverso il purgatorio della cera, prima di fare assurgere i suoi diletti tra i puri spiriti?
E la stessa attesa agita le umili case dei richiamati, dove ogni oggetto, ogni minuzia, ha perduto, con la partenza del capo di famiglia, un profumo remoto. Aspettano ch'egli torni all'improvviso - ed  appena arrivato in linea - che tomi, per un miracolo, annunziando che la guerra  finita e che la vita riprende il suo corso. Tra le tante attese, ansiose d'immortalit, quest'ultima, che anela a ricreare un piccolo accordo spezzato,  certo la pi vana.
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CAPITOLO 6.
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Su queste attese che aspettano il prodigio come una fecondazione, squillano i cantri degli uccelli. Ce ne sono moltissimi, nel cielo di Parigi, pi di sempre. Lo spazio  tutto scritto dai loro diagrammi leggeri. Alberi, monumenti, grondaie, balconi, fontane, aiuole, sono attrecciati dalle stelle filanti che irraggiano dai becchi a ogni garrir di cardellino, a ogni chiurlar d'assiolo, a ogni fischiar di merlo, a ogni pispilar di cincia, a ogni cinguettar di passero.
Ce ne sono pi di sempre, e lo si vede a occhio nudo, lo s'indovina alla ricchezza inaudita dei cori. Ce ne sono di pi, perch, ai fedelissimi che ogni anno vengono su Parigi, solcando la rotta che il portolano celeste dei padri ha consacrato, si sono aggiunti, in questi giorni, gli uccellini profughi delle Fiandre, delle Ardenne e dei Vosgi, scacciati dall'invasione come i loro compagni terrestri, che Parigi-Madre ha visto arrivare accorata alle stazioni del Nord e dell'Est.
Ma, a differenza degli uomini, che la Metropoli, col suo sciaguattamento continuo, sguita ad atterrire, gli uccellini erano appena arrivati alle torri di Notre-Dame, che gi avevano dimenticato l'esilio forzato e la paura. E si che non c'era ad allettarli, sul sagrato della Cattedrale, deserto e abbacinato, il mercato di cibarie, che, nel medioevo, attirava
gli uccelli non sfamati dalle Halles e dal guaime dei clos e delle cultures circostanti ; n sulla Senna, immalinconita fino allo spasimo, per la scomparsa dei battelli-mosca, pioveva il fior di farina, ventilato anticamente dai mulini delle sponde; sui barchi che risalivano il fiume carichi di mercanzie e di civaie; n dai quais arsiti, si levava l'odor di mosto e di fieno che, un tempo, spingeva fin qui, nel cuore dell'agglomerazione cittadina, le propaggini della campagna; n infine, per le strade della Cit e delle due rive, era alcun ricordo di una vita grassa, scoperta, familiare, rurale e mercantile insieme, le cui briciole, al calar della notte, quando l'ultimo grido del crieur de vin era gi rintronato da casa a casa, servivano a sfamare i mendicanti, e i loro fratelli dell'aria, gli uccelli.
Ma bastava a questi profughi del cielo, spinti fin qui dal terrore dell'orda armata, urgente alla frontiera, e dei mostri solcanti gli spazi, bastava di essere a Parigi, di poter frullare da guglia a guglia, da tetto a tetto, da albero ad albero, da ponte a ponte, a cuor leggero, nella chiarit del cielo agostano, lontano da quei sibili, da quegli scoppi, da quei rombi, da quei gridi di morte, che li avevano atterriti e decisi a lasciare, per sempre, i boschi nativi. Parigi aveva ridato loro la serenit e la voglia di esprimerla col canto. La mobilitazione, che la strizzava in ogni giuntura, non impediva alla Citt di dare l'infinit dei suoi abbaini, delle sue altane, delle sue grondaie, ai piccoli ospiti, perch vi facessero i nidi. A dissetarli c'era la buona acqua della Senna, nei punti in cui la protegge dal solleone l'ombra dei ponti. A sfamarli, pensava la Provvidenza e la gentilezza della gente. Che potevano desiderare di pi?
Ma la Senna non specchia nel suo millenario cristallo solo i frulli di questi essermi che combattono la tristezza sospesa sulla citt col loro dolce canto. Registra il fiume venerando, in questi giorni densi di fato, arrivi di uccelli dagli occhi crudeli e dagli artigli possenti. Avvoltoi, aquile marine, falchi, poiane, sparvieri, gabbiani, procellarie: uccelli della preda, della tempesta, e della carneficina. Il loro becco intaccherebbe la pietra dei monumenti. Le loro ali son cosi robuste che potrebbero reggerli per oceani smisurati.
Vengono di lontano, da un paese della Bosnia, e han seminato i loro stormi dappertutto. La loro ombra si  proiettata su ogni meridiana della terra. L'hanno vista, segnandosi, i montanari dei Carpazi e della Selva Nera, delle Alpi e degli Urali. L'hanno scorta, atterriti, i pescatori del Baltico e del Mar del Nord, del Mar Nero e dell'Adriatico. Domani essa apparir sull'Asia e sull'America, nelle sconfinate solitudini del Pacifico e dell'Atlantico. Il mondo appare troppo piccolo per poter sfuggire 
all'abbraccio della procellaria. C' un morto nella stiva. La nave che porta il destino dell'uomo contemporaneo, o si libera di quel cadavere, o s'inabisser con tutti i suoi tesori.
Sono arrivati, questi eccezionali naviganti dell'aria, ad altissima quota, su Parigi. La Senna li ha sentiti, prima di rifletterli nella sua lastra d'argento. Sono vecchie conoscenze per lei. Sempre che un nemico abbia posato il suo avido occhio su Parigi; che si sia stretto sotto le sue mura per assaltarla; che sia entrato vittorioso nella citt, stremata dalla fame, decimata dalle epidemie, finita dal tradimento; sempre che l'amore della Buona Causa, il culto delle libert comunali, l'odio contro l'assolutismo regio, la lotta contro l'intolleranza religiosa e gli abusi delle caste, la rivendicazione dei diritti, nati dalle rovine della societ feudale, abbiano dato esca a rivoluzioni, sommosse, congiure, massacri e supplizi: la Senna ha visto arrivare, nel cielo della Cit, gli uccelli della Morte.
Fu Labieno a chiamarli per la prima volta. Incendiando l'Oppidum, costruito dai Galli nell'isola, i romani inaugurarono i fati di Parigi e le stragi. Poi furono le ripetute invasioni barbariche che lasciarono Lutezia distrutta sul finire del III secolo. Poi furono gli Unni, discesi minacciosi sulla citt del Marais, Genoveffa consolando le genti con la sua animatrice virt. Poi furono i Normanni, impadronitisi di Parigi e dtala al sacco. Poi fu la rivolta del commuti contro Filippo il Bello, scontata con molta forca e tortura. Poi fu la peste bubbonica, la Grant Mort che port il fiore della Metropoli alla Fossa degl'innocenti. Poi fu la rivoluzione di Etienne Marcel, che realizz, contemporaneamente alla guerra dei Jacques contro la Nobilt, la prima grande dittatura comunalista nella Parigi del '300. Poi fu la sommossa dei Maillotins, che sbarr la strada a Carlo VI, mostrando, se pur repressa con supplizi e taglie, la puissance de Pariscio a dire della borghesia e del popolo uniti. Poi fu la guerra civile fra Armagnacchi e Borgognoni, che insanguin, per anni, le strade della Citt e fini con l'occupazione inglese della Francia, invano contrastata dall'illuminata fede e dal martirio di Giovanna. Poi fu la verolle piateaggiuntasi alla miseria, agli esodi in massa e alla guerriglia di fazioni, per rendere spaventosa la Parigi della met del '400. Poi furono le campane di Saint-Germain-l'Auxerrois, annunzianti la strage di San Bartolomeo. Poi fu la Giornata delle Barricate, che costrinse Enrico III a scappare dalla Capitale e a invocare l'aiuto del Re di Navarra. Poi fu la Grande Rivoluzione a chiamarli, a vederli stormeggiare avidi di preda nel cielo della Convenzione e del Comitato di Salute Pubblica, del Tribunale Rivoluzionario e dei Club, della Conciergerie e della Piazza della Rivoluzione. Poi fu la 
Restaurazione, nei due assedi che chiudono l'epopea napoleonica, tra la disfatta di Lipsia e quella di Waterloo. Poi furono le varie insurrezioni, che sconvolsero il regno di Luigi Filippo. Ultima a pascerli di se medesima: la Comune. La Comune, che finiva di svenarsi sul Muro dei Federati, dopo aver tinto di sanguigno le strade di quella Parigi ch'essa aveva difeso, salvando l'onore della Francia tracollato a Sedan.
Li rivede ora, e la grandiosit del loro ammassamento dice che mai la speranza del bottino  stata pi grande nel corso dei secoli. Ma non trema la Senna, pensando alle stragi che si preparano alla Citt del suo orgoglio, Parigi, scaturitale dalle vene come una sinfonia di pietra e di verde. Quelle stragi sono scontate dal giorno che il fiume accett di fecondare queste terre fatali. Prigioniera del patto originario, vede la Senna ingrossare ora per ora lo stormo degli uccellacci rotanti negli spazi inaccessibili, con la calma pensosa che solo pu dare una padronanza millenaria di eventi grandi e dolorosi. Ogni attimo che si versi nell'eternit, le porta impresso il segno dell'alto destino e del necessario distacco da ogni senso umano. Eppure questa  la sua creatura,  il frutto della sua maternit terrestre. Come pu, anche se divina, non sentire la Senna un tramescolo nel profondo?
Restano gli avvoltoi altissimi, e, sotto di essi, sguitano ignari gli uccellini a cantare festosi, sguitano gli uomini a ridurre la cosa enorme, vere termiti della paura, cercando i fiori caduti dai feretri invisibili, nella polvere delle strade. In queste ore decisive, in cui le armate tedesche avanzano senza che la Francia lo sappia, Parigi si pu paragonare a un malato, il quale, convinto di portare nel corpo i germi di una tremenda infezione, cammini tra la gente, a testa bassa, gli occhi sepolti sotto le palpebre, per la speranza di nascondersi cosi a coloro che il suo morbo ha contagiati, appiccandosi alle carni come un fuoco. Un fuoco che brucia senza fiamma.
E una mattina, all'improvviso - forse la cavalleria tedesca galoppante dalla Somme ai Vosgi gli ha scalpitato tutta la notte sul cuore - ecco venire al malato lo spaventoso bisogno di guardare, nel viso degli altri, il vittorioso cammino dell'agonia.
Allora solleva il capo e spalanca gli occhi. E si trova di fronte Gallieni.
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PARTE SECONDA
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CAPITOLO 1.
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Scendendo con Wladimir Sckielji per recarsi a La Vielle qui chuchote, Gilda trova in portineria una lettera di Leto.
Carissima Gilda scrive il fratellino non mi son pi fatto vivo da quando lasciammo Torino per Calimera. Una partenza quella, che non somigliava a nessun'altra. Non c'era ancora la guerra per eravamo alla porta coi sassi. Orsa era disperata di lasciare Giorgio latitante a Torino e la sua tristezza si comunicava a tutti noi. Inoltre sapevamo che, n tu n Cino, sareste venuti per l'estate a Calimera, n ci sarebbero stati Lina e Raffaello che, proprio in quei giorni, s'imbarcavano per l'America. Troppi vuoti intorno. Per restare uniti nelle famiglie bisognerebbe essere in pochi e non avere il piede vagabondo. Quando una famiglia  numerosa come la nostra, i cambiamenti sono all'ordine del giorno. Chi parte e chi arriva come nelle commedie. Bello sarebbe poter conservare l'unione e il sorriso di certe fotografe in gruppo. Invece sei appena uscito dal gabinetto del fotografo che passa un'automobile e ti mette sotto. Dov' andato a finire il tuo sorriso? E, se anche l'automobile riesci a evitarla, come eviterai i giorni che son fitti e le stagioni che volano lasciandoti solo il loro odore addosso? I giorni che, a volte, come nel caso della Settimana Rossa o della Guerra, ti portano delle novit da spaventare un leone, figurati un cristiano? Ma come ci ha lasciati lo scoppio della guerra non te lo potr descrivere mai. Sai quell'ululato prolungato di cani nella notte, che ha preceduto il terremoto del 28 dicembre? La sola differenza  che quell'ululato l'abbiamo sentito in pieno mezzogiorno, quando il sole  pi forte, e la campagna palpita come una gola di serpente. Di dove veniva il grido lamentoso? Nessuno avrebbe potuto dirlo. Per tutti lo sentivamo. Esso ci rintronava nella testa, la testa piena di rumore, come se una cascata d'acqua vi cadesse dentro, da una altezza grandissima, o il chinino vi lavorasse, per combattere la terzana.
La mamma, fattasi bianca come una morta,  scoppiata in pianto. Mariano e Tristano han cercato di farle animo, ma inutilmente, giacch anche loro erano commossi, e non sapevano trovar le parole. Impressionata dalla vista della mamma, Nina, scioltesi le treccie sulle spalle, ha
incominciato a prendersi a schiaffi furiosi la faccia e a gridare come fanno le nostre donne, quando scsa una bara. Sara, che ricordava il martirio di Pietro nella guerra libica, si era avvinta a lui vedendo, forse, con l'immaginazione, un altro pozzo che avrebbe potuto inghiottirlo. Il solo a dominare le sue emozioni, Noro. Il dolore che vedeva dipinto sul viso di ognuno gl'imponeva il rispetto, ma io sentivo che, se avesse potuto dare sfogo a quel che gli bolliva dentro, sarebbe apparso quello che  sempre stato, un avventuroso, un coraggioso, un innamorato di tutto ci che mette a dura prova il fegato della gente, insomma un difensore della guerra, pur restando un acerrimo nemico di coloro che l'hanno provocata, cio a dire dell'Austria e della Germania.
Da quel giorno, cara Gilda, qui si vive in una gran malinconia. Il tradimento dei socialisti tedeschi che si son schierati con Guglielmo, l'apatia dei socialisti di Parigi che si son fatti ammazzare il grande Jaurs senza appiccare il fuoco alla citt, le notizie dei poveri belgi massacrati, la vostra lontananza, tutto ci che potrebbe accadere, pesa orribilmente su Mariano, il quale  diventato l'ombra di se stesso... Ora tu sai che, se non c' lui a dar vita anche alle sedie zoppe, la casa sembra cieca. C' come una nebbia tra di noi, una nebbia che ci nasconde gli uni dagli altri. La mamma, pur preoccupata com', fa di tutto per mostrarsi sollevata, per non aggiungere la sua tristezza a quella dei figli, ma essa non  mai stata tanto pallida come ora, neppure nel tempo in cui si svegliava al mattino col mal di testa per la debolezza del digiunare. Insomma, te lo ripeto, una gran malinconia. Siamo a Calimera, nella nostra bellissima Calimera, ma nessuno si ricorda d'averla sotto gli occhi. Eppure non  avvenuto nulla di grave alla nostra famiglia, nessuno di noi corre immediato pericolo. Ma la guerra  come un'epidemia che c' nell'aria. Da un momento all'altro hai paura d'essere preso dalla peste, dal colera, o che so io... Ed ecco che non ti riesce pi di vivere la vita spensierata di prima, qualunque cosa tocchi ti ricorda il contagio, ogni tuo pensiero  rivolto l, e neppure la notte, quando sei stanco morto, ti riesce di prender sonno. Ora ho sentito che Cino vuole andare al fronte come giornalista. Non so chi abbia dato la notizia a Mariano che l'ha comunicata in casa. Sei stata tu, Gilda? A tutta prima, nervosissimo, Mariano voleva partire per Parigi, poi ci ha ripensato, si  andato a chiudere nella sua camera, e non ha voluto pi veder nessuno, tranne la mamma. E noi tutti a girare per i corridoi in punta di piedi senza saper che fare.
Straordinaria, la mamma. Di fronte al pericolo certo, ella appare assai pi forte, che quando il pericolo si annunzia. E' come un lottatore
che ha bisogno di vedere l'avversario, di studiarlo in ogni mossa, per poterlo battere. O non voleva accompagnare Mariano a Parigi? Ve li sareste visti capitare all'improvviso, e avreste creduto di sognare... E' stato Tristano a sconsigliare un cosi grande viaggio, almeno per ora. Tutto  stato rimandato anche perch si spera che riesca difficile a Cino di mettere in esecuzione il suo progetto.
La sera stessa io ho avuta una discussione tempestosa con Noro. Mi ha detto Culo di Ferrocon voce minacciosa: Con quale diritto credete di dover impedire a un cristianocome Cino di andarsi a battere per il Belgio martire? V'illudete forse ch'egli vi dia retta? Allora lo conoscete poco, ve lo dico io. Quando un uomo, come quello, si  piantata una cosa nella zucca, solo la morte potrebbe sbarbargliela. E dev'essere cosi... Se no, che differenza ci sarebbe tra i veri uomini, quelli che debbono dar l'esempio, che conducono le folle alle grandi battaglie, e gli altri? Io ti dico che Cino fa benissimo ad andare al fronte. Appena scoppiata la guerra, io ho subito pensato ch'egli si sarebbe comportato cosi... Non mi sbagliavo. E, come lui, agirei io... Se potessi essergli al fianco, mi farei onore. Certo la vita calma nel paradiso di Calimra piacerebbe a tutti, ma quando si sa che, nel mondo, i masnadieri acquattati nelle macchie, spiano i viandanti per ammazzarli, allora non si ha pi il diritto di starsene qui a inseguire le farfalle. Il primo dovere  quello d'imbracciare i fucili, spazzare dalle strade la minaccia dei briganti, e poi riprendere la propria vita con la soddisfazione dell'opera compiuta .
Io ho risposto a Culo di Ferroche il suo paragone calzava fino a un certo punto, ch Cino non sarebbe apparso meno generoso, se avesse aspettato che i masnadieri si avvicinassero alla cinta del nostro possesso, per imbracciare quel famoso fucile, giacch il mondo  cosi grande, e tanti i masnadieri, che bisogna contentarsi di guardarsi d'intorno. A questo, Culo di Ferroha risposto con una risata di scherno: Saresti diventato nazionalista? Dunque un sindacalista rivoluzionario, per battersi contro l'imperialismo che scatena la strage, deve far differenze tra il suo territorio e quello del suo vicino? E non ci sarebbe male... Il nemico  uno solo, signor mio. Se il proletariato francese  messo in ginocchio da Guglielmo, saremo fottuti tutti. Andando a combattere in Francia, Cino si batte per la civilt europea. Mentre rodono attorno ai confini della Francia, i masnadieri sono, contemporaneamente, attorno al nostro possesso di Calimera... Se tu non vedi ci vuol dire che sei un cieco. Del resto di questo parere  anche Tristano .
Riconosco che, in parte, Culo di Ferroaveva ragione, e sarei 
anche stato disposto ad ammetterlo, se non mi avesse irritato quel suo non tenere alcun conto della pena che Cino dava alla mamma e a tutti, ascoltando solo il suo impulso. Per farla breve rimbeccai Noro, ripetendogli l'argomento di Mariano: essere stoltissimo andarsi a battere per lo zarismo, quello stesso che la Francia si era scelto come alleato, dandogli fior di quattrini perch si armasse a puntino, e quelle armi, prima che contro i tedeschi, potesse rivolgere contro la rivoluzione serpeggiante in tutta la Russia.
 E Culo di Ferroa gridare inferocito: Lascia star la Russia, quella te la regalo... Nessuno ha simpatia per lei, per quanto, in questo momento, essa difenda la causa della civilt... Ma c' solo la Russia in gioco? E il Belgio? E la Francia? La Francia di Danton e di Desmoulins, la Francia di Flourens, di Rigault, di Rossel, di Ferr? La lascerete ammazzare, senza accorrere in sua difesa, solo degnandola di un elogio funebre? Via, ma questa  ipocrisia, per non dir vigliaccheria .
A quell'offesa io mi son sentito un tramescolo nel sangue. E certo saremmo venuti alle mani, se non fosse apparso Pietro, a farci voltar pagina. Con questo non voglio dire che Noro non si preoccupi del dolore che Cino potrebbe recare alla mamma; egli si farebbe fare a pezzi per ognuno di noi... Ma  anche vero che  come un sasso nella fionda. Quando quella  tesa, bisogna che scocchi.
Cara Gilda, non credo d'aver altro da dirti. Spero che Cino non ottenga di partire per la guerra, cosi tra poco ci rivedremo qui, dove verr pure Salmi, dato che le notizie del processo di Torino son sempre migliori. Salutami Cino, che non posso risparmiarmi dall'ammirare immensamente, e, a te, carissima, un grande abbraccio dal tuo Leto. 
Finito di leggere, Gilda passa la lettera a Wladimir:
- E' di Leto... Quel ragazzo spalanca sempre una finestra nel mio cuore. Purtroppo le cose son pi grandi di noi, e ci trascinano...
Wladimir legge a sua volta ed infine esclama:
- Delizioso il culot... Bisognerebbe che lo sentisse Cino... Non cambierebbe idea per questo... Tuttavia sarebbe sempre un peso all'ala.
- Ci vuole altro per Cino - dice Gilda oscurandosi in volto. - Quando si  fitta in testa una cosa, il rinunziarvi gli costerebbe di pi che se l'avesse messa in opera con disastrosi effetti. Per un uomo come lui il difficile non sta nel superare un ostacolo, per grave che sia, quanto il decidere di superarlo davanti a se stesso. La definizione della volont
gli basta per considerare perfetto e lecito qualsiasi colpo di testa... Un uomo solo potrebbe fermarlo, ed  Mariano...
- Peccato che sia lontano...
- Gli ha scritto ieri, avendolo informato io di tutto. Ha annunziato a Cino che la Sezione d'Accusa, giudicante sui fatti di Torino, sta per concludere con un non luogo a procedere nei suoi riguardi. Si prepari quindi a rientrare in Italia, dove la mamma l'aspetta a braccia aperte, e dove il disordine, provocato negli spiriti dalla guerra, richiede la buona volont di tutti per fronteggiare gli avvenimenti...
- Se fossi stato in lui avrei preso il treno di Modane...
- Ha minacciato anche questo, povero Mariano. Ha proprio scritto che non  affatto da escludere la sua venuta qui. A quell'annunzio, Cino ha risposto moltiplicando le sue sollecitazioni al Ministero della Guerra. Evidentemente ha paura che Mariano arrivi prima ch'egli abbia strappato il permesso di seguire le operazioni come inviato speciale.
- Non temere. Mariano lo trover ancora in Rue Saint Dominique. E chi sa che la sua venuta non porti a Cino la chiarificazione decisiva di fronte al problema della guerra. A tutt'oggi il suo travaglio  cosi pieno di contraddizioni che non  facile prevedere dove possa condurre...
- L'unica cosa certa - dice Gilda -  ch'egli soffre orribilmente di ci che sta accadendo dentro di lui. La sua faccia non  mai stata pi segnata di ora, come se una precoce vecchiezza lo stesse minando. Pi che un'avventura cerebrale questa crisi  per Cino una malattia... Io ne son tanto preoccupata...
- Cino  troppo intelligente e sensibile per non capire che in questo momento si sta decidendo il suo destino di marxista. L'abisso che divider domani i socialisti favorevoli alla guerra da coloro che l'hanno avversata; quelli che si son fatti prendere dalla versione giornalistica del conflitto, da quelli che l'hanno respinta come una montatura ridicola: quest'abisso non sar colmato pi. Ci saranno milioni di morti a guardare le posizioni.
Le parole dello scultore russo sono accolte da Gilda con un silenzio grave, in cui esse seguitano a vibrare moltiplicando all'infinito il loro annunzio. Finalmente ella dice:
- Non credi che l'assiduit di Cipriani abbia avuto il suo peso sulla crisi di Cino?
- Si. Per un uomo bisognoso di storia come Cino, un Amilcare Cipriani, che, attraverso cinquantanni di eroismi guerrieri, di carceri, di esili, di gesti magnanimi, incarna il simbolo della rivolta ottocentesca
contro ogni forma di tirannide, pu essere un personaggio affascinante, un modello da imitare. Un eroe di Plutarco finito a L'Humanit a cento franchi di stipendio al mese: ecco Cipriani. Un pezzo di Garibaldi sopravvissuto all'epopea, una pagina della Comune che l'uomo della strada pu leggere senza recarsi a biblioteche e a monumenti. L'uomo, rispecchia nella sua avventura la storia di un socialismo ancora acerbo, che parte dalla patria, illudendosi di poterla negare in fondo. Ma quella gli resta attaccata alle scarpe peggio del catrame. Sovversivismo individualista scattoso barricadiero mangiapreti, e, tutto sommato, un po' retorico. Nel clima del patriottismo Cipriani c' dal giorno in cui, quindicenne, combatt contro l'Austria a San Martino. Da allora, la voglia di menar le mani lo conduce in Sicilia coi Mille, all'Aspromonte contro i regi, nel Titolo contro l'Austria, all'Hotel de Ville con Flourens, a Montretout con i tiratori della Guardia Nazionale, al Ponte di Chatou ancora con Flourens, e infine a Candia, in Tessaglia, in Macedonia contro i turchi, dovunque, insomma, vi sia una catena da spezzare, un popolo da sollevare contro l'oppressore. Ma il filo conduttore  sempre quello: la difesa della terra nativa e di tutte le patrie ideali nate dall'amore della giusta causa. Alla prima di esse deve, Cipriani, la mancata fucilazione di Fantina e venticinque anni di reclusione a Portolongone, interrotti per volont di popolo, solo per essa. Alla difesa della patria ideale, deve, il vecchio ribelle, la mancata fucilazione di Versailles e dieci anni di deportazione nella Nuova Caledonia, giacch il colonnello della Comune aveva fatto dimenticare l'eroe di Montretout. Ma, con tutto ci, Cipriani resta lo stesso bambino. La sua terribile odissea non gli ha ancora insegnato nulla. E basta che un signor Isvolski tessa una certa tela, per rifarsi forse di un lontano smacco, basta questo perch Cipriani, e con lui centomila altri sovversivi, abbocchino all'appello lacrimoso dello sciovinismo.
Mentre, cosi discorrendo, Gilda e Wladimir stan per arrivare al bistrot, una gran confusione di gente li attira davanti a un caseggiato dall'aria sordida, tristemente rinomato come una specie di quartier generale della prostituzione accampata nella zona. Una cinquantina di donne di ogni et, in maggioranza meretrici, hanno circondato il carro di un froussard, che  il loro padron di casa, e si apprestano a saccheggiarlo, incitandosi l'una con l'altra con orribili grida:
- Tiens, il va venir... Gli faremo onori trionfali...
- Lo riceveremo a pedate nel sedere...
- Gli verseremo i pitali in testa...
- Lo butteremo nel bottino...
- Quello l'ingrasser per benino...
- Il nostro boulot fendu...
- Ognuno d il pane che ha...
- Ma perch tarda a venire...
- Haut le coeur, monsieur le propritaire...
- Siamo vecchie conoscenze, diamine...
- Ci avete sfrattate tante volte...
- Ci avete spellate tante volte...
- Eppure siamo sempre ritornate...
- Senza di voi non possiamo stare...
- E ora voi volete lasciarci...
- Qui si sente puzzo di bruciato...
- Fritz v'ha accesa la sigaretta sotto il naso...
- Che sudicione quel Fritz...
- Ma voi siete pi lurido di lui...
- Avete la sciolta da tre settimane...
- Non vi reggete in piedi, poverino...
- Vi guariremo a nerbate...
- Vi chiuderemo in una botte di sputi...
- Chiamerete vostro figlio imboscato per difendervi...
- Sar meglio vostra figlia infermiera...
- Siete un perfetto patriota, monsieur le poltron...
- Figli nella nicchia e voi nel Sud...
- E chi vuol Cristo se lo preghi...
In questo momento dal cortile del caseggiato altre donne sciamannate, sudate, alterate, annunziano l'arrivo del proprietario:
- Eccolo, l'hanno scovato...
- L'hanno trovato nascosto in un cesso...
- Naturalmente... Ci dovrebbe star sempre...
- E' gi tutto un cesso lui...
- Lo stan ruzzolando dalle scale...
- Era tempo, santissimo Dio...
- Forza, Juliette, dgli la mesta...
- Una pedata per giorno, ti prego...
- Anticipagli tutto l'anno...
- Eccolo, eccolo arrivato...
- Avete preso l'ascensore, monsieur!
- Fichtre, siete un po' sporco...
- Siete pure un pochino sudato...
- Ma perch non parlate, diamine...
- La nostra presenza vi mette in soggezione?
- Ci siamo permesse di riunirci qui per salutarvi...
- Non sia detto che partiate senza onori...
- Sappiamo che vi scoppia il cuore a lasciarci...
- Ma perch ve ne andate, mio Dio...
- Fritz vi fa tanta paura, monsieur?
Dopo aver guardato ansiosamente, se mai vede apparire qualche gendarme, il malcapitato, seguitando a tenersi il fazzoletto al naso, da cui sgorga il sangue, balbetta:
- Io non vi ho fatto nulla... Lasciatemi andare... Vi ho tenute in casa anche contro il mio interesse... Siete delle ingrate...
- Vi siete rovinato, poverino.
- Asciughiamogli un po' il sudore...
- Il nostro gran benefattore...
- Il nostro padre redivivo...
- Marie dgli un fazzoletto di ricambio...
- Josphine dgli un altro pugno nel naso...
- E' il nostro modo di salutarvi alla partenza...
Poi improvvisamente le voci tacciono, e l'uomo scompare sotto uno svirgolare di pugni e di calci che lo lasciano svenuto e sanguinante a terra.
Grida una voce:
- Svaligiamo il carro prima che arrivino i flics.
- Al carro, al carro, evviva...
Ecco le diavolesse sul carro, dove si ammucchia la casa volante del proprietario fermato nella fuga. In men che non si dica, ogni cosa  asportata o distrutta.
- Questo quadro te lo regalo, Gisle...
- Io ti regalo questo portagioie, Elvire.
- Chi vuole questo tappeto, mesdamesl
- Chi desidera questa coperta, figliole?
- Un servizio di piatti al completo...
- Signori miei, su con le offerte...
- Aggiudicato, aggiudicato...
- Aggiudicato al selciato...
- Bellissima questa fruttiera di argentone...
- All'incanto... Prezzo base un centesimo.
- Silenzio? Aggiudicata a me.
- Scatola di legno profumato...
- Costi dentro c' del tenero...
- Ci son le lettere della morosa...
- Diteci le chiavi, padroncino...
- Chut, Monsieur le poltron dort...
- Lasciatelo dormire poverino...
- Ha perso tanto sangue dal nasino.
- Genevive la farina e il sale...
- Si pu farne un roventino coi fiocchi...
- Questo crocefisso d'avorio alla Chiesa...
- Questo vaso di Faenza alla beneficenza.
- Questi lenzuoli a un'ambulanza.
- Diamo pure quest'armadietto...
- Diamo pure queste camiciole...
- Questo materasso me lo prendo io...
- Lo dividerai con me, Jannette...
- Avec plaisir, Irne...
- Dormiremo come due angeli...
- Le malelingue diranno che...
- Diranno che ci adoriamo...
- Dopotutto non si ruba a nessuno...
- Solamente al padron di casa...
- Rubare al padron di casa non  rubare...
- Questo si chiama restituire...
- Tutta roba comprata col nostro corpo...
- Monsieur le poltron,  lo sdrucio del porco...
A questo punto una vedetta annunzia flic in vista. E' un falso allarme; ma esso basta perch in un attimo la squadraccia scompaia per le strade, le stradine e le scale, lasciando a testimonianza dell'accaduto l'uomo sanguinante per terra.
- Che ti debbo dire? commenta Wladimir a Gilda. Quell'uomo non mi fa nessuna piet... Quasi quasi avrei aiutato le prostitute a picchiare...
- Ha avuto il viatico che spetterebbe a ogni fuggiasco. Se in tutti i casamenti si fosse agito cosi, l'esodo vergognoso dei primi giorni non si sarebbe avverato...
- Ma, allora, quelle donne non avrebbero osato... C' qualche cosa di mutato per aria. C' un'esasperazione che cerca uno sfogo, uno sfogo
qualunque. Il padron di casa abbattuto significa un bubboncino scoppiato... Ma ce ne son tanti... La verit  che Parigi ha la febbre a quaranta.
Poco dopo i due giovani sono a La vietile qui chuchote.
Basato come un monumento sopra quegli stivaletti nuovi che gli sollevano da terra i piedoni di contadino bretone civilizzato per disperazione, grondante sudore come un Cristo in croce, sotto i duri panni del riservista fatti forse di pietra pomice, Antoine distribuisce i bouillons dell'addio ai clienti del suo locale.
Egli parte stasera con una delle ultime tradotte che lasciano Parigi a mobilitazione finita. Avendo avuto una decina di ore di permesso, ne ha approfittato per servire ancora una volta gli amici e far le consegne dell'esercizio a Marne Lisette, la sua bella, incaricata di tenere alta la bandiera dell'ormai famoso bistrot della Riva Sinistra, per tutto il tempo che il suo fondatore se ne star alla frontiera a cacciare gli alboches.
Marne Lisette, una donna dalla pelle lustra di mora invaiata, e dal petto granito che il busto stretto trasforma in vero bastione di carne, si  insediata al banco con l'aria compunta della donna, sulla quale incombe il fato di una prossima vedovanza di guerra. Velato di un'ombra di malinconia l'occhio scaltro, e organizzato un mesto sorriso da conslo sulla bocca sensitiva che non si rivolge al guerriero senza chiamarlo mon chou, in tono distaccato di rievocazione, Marne Lisette, anche per la tinta del suo abito, un voile cenerino-matto da penitenza,  la prova vivente di un dolore che reagisce al richiamo d'abisso solo per un alto comando celeste. E che l'erculeo e irsuto tiranno de La vietile qui chuchote - il cui viso tagliato per lungo da una rasoiata  tutto un programma - si prenda le funebri cicche, senza fulminarle con una di quelle sue portentose bestemmie, abituate a far tremare i bicchieri sui tavoli: che questo avvenga, dimostra l'entit del mutamento operatosi nell'animo del commun da venti giorni a questa parte.
La taverna, che, nelle due prime settimane di mobilitazione, ha perso i quattro quinti della clientela, accenna a riprendersi grazie a quella capacit tutta umana di ricupero e di adattamento, che farebbe fondare un'abitudine e una regola perfino sulla punta dei coltelli. Naturalmente coloro che son partiti per il fronte, o, se stranieri, per i loro paesi d'origine, son perduti per il locale, il quale, per il suo carattere di ritrovo, posto a mezza strada tra la scapigliatura e il sovversivismo d'ogni paese, punterebbe su quell'elemento che la guerra ha irreparabilmente disperso.
In compenso, esso attira una gente nuova che si va formando sui relitti del tempo di pace e sulle previdenze del fronte interno. La mancanza quasi totale di pimento di questa clientela di fortuna, confrontata con quella abituale, salta agli occhi di chiunque abbia conosciuto la taverna d'Antoine dei tempi mussanti. Tuttavia, se si pensa che, sparito il gallo del pollaio, quei diavoli scatenati di bohmiens e di libertari, avrebbero potuto prender la mano a quella povera Marne Lisette, la mortificazione de La vieille qui chuchote, peccatrice giubilata, pu parer provvidenziale.
Nel vedere entrare Sckielji e Gilda Rupe, Antoine, che si  affezionato a loro, e soprattutto a Cino, li accoglie con un grido di consolazione:
- Alla buon'ora... Temevo che proprio oggi non vi faceste vedere... E giacch sono in procinto di levare l'incomodo...
- Partite, Antoine?
- Si, mam'zelle, stanotte. La patria ha bisogno di me... Se non vado io lass, non si combina nulla di buono...
- Vi ha telegrafato il generale Joffre in persona? chiede Wladimir con un sorriso.
- No, il suo attendente... Mi ha detto di sbrigarmi perch c' da tirar le orecchie a Fritz...
- Auguri, Antoine... dice Gilda. Tirategliele anche per noi...
- Entendu, mam'zelle...
In attesa di Cino che dovrebbe arrivare di momento in momento, Gilda e Wladimir non pranzano subito. Pazientano a lungo, quasi un'ora. Cominciano a farsi portare qualche cosa nella speranza di vedere apparire il ritardatario, e cosi finiscono il pasto. Per eludere l'attesa che si fa sempre pi nervosa, essi si mettono a sfogliare i giornali con la feroce diligenza di chi vuol trovare, nella notizia presentata con aria ottimista o indifferente, la sua vera portata o perlomeno il suo valore di sintomo. S'incarica Antoine di metterli a parte dell'ultima prodezza di Hennion, non riportata dai giornali, ma che tuttavia corre di bocca in bocca:
- La polizia - dice a bassa voce - ha sequestrato nelle ultime ventiquattrore i rigolos e i ftingots di tutti gli armaioli della citt... Dopo le perquisizioni operate dagli agenti e dai fucilieri di marina in Parigi e nella banlieue ci voleva anche questo. Che significa il provvedimento secondo voi?
E giacch tanto Wladimir quanto Gilda restano pensosi senza rispondere, egli soggiunge:
- Oggi, venti agosto, ma riflettete, c'est bizarre... L'avrei capita agl'inizi della mobilitazione, quando non si sapeva come i rossi dei faubourgs avrebbero risposto all'assassinio di Jaurs. Ma ora? Il pretesto addotto di sottrarre le armi ai duecentomila tedeschi nascosti in Parigi  ridicolo.
Dopo essersi guardato in giro con circospezione, Wladimir dice sommessamente:
- Io penso che la situazione militare abbia consigliato questa misura di prudenza. Il tono ottimista di qualche giorno fa,  sfumato. L'ultimo comunicato annunzia che importanti forze tedesche continuano a passare la Mosa tra Liegi e Namur e che loro avanguardie hanno raggiunto la Dyle. L'esercito belga ha cominciato a ritirarsi su Anversa. Se gi non  avvenuta, l'occupazione di Bruxelles,  questione di ore. In Lorena le truppe francesi ripiegano sul massiccio del Donon e su Nancy, da Delme Dieuze e Morhange che avevano occupato qualche giorno fa. La situazione appare buona solo in Alsazia, dove  stata ripresa Mulhouse. Ma questo successo non avrebbe molta importanza militare, a detta di tanti autorevoli critici di giornali stranieri che riescono a entrare in Francia.
- Voi credete - chiede Antoine - che se la situazione peggiorasse, Parigi, anche disarmata, potrebbe sollevarsi?
- Meglio non far pronostici... Bisogna vedere come si svilupper l'avanzata tedesca. Parigi  inquieta, ma, tutto sommato, pensa che Joffre, pur subendo l'iniziativa avversaria, abbia ancora qualche grossa carta nel suo gioco. Non credo, no, a disordini, almeno per ora... Ci sarebbe tempo, se mai, di strappar i ciottoli delle strade contro i nuovissimi capitulards da un lato, e i soliti generali battuti, decisi a rifarsi sulla pelle degl'innocenti delle batoste riportate sui campi di battaglia.
- Mi ammetterete che andarsene con queste prospettive non  allegro. Almeno quelli che sono stati fregati nei primi giorni, partivano col cuore pi allegro... Io invece lascer la vietile convinto di non rivederla pi...
- Via, ora non esagerate... gli dice in tono di affettuoso rimprovero Gilda Rupe. Invece voi dovete partire persuaso che tutto andr benissimo. E' la prima condizione per propiziarsi la fortuna...
- Mam'zelle Rupe, me la terr su un dito la fortuna, come un falconcino. E speriamo che qualcuno non la punti... In ogni caso la vieille pu continuar da sola... Ora che l'absinthe  stato vietato, la gente ha
meno diavolo in corpo... E, se qualche volta mancher di rispetto a Lisette, baster ch'essa mi chiami. Se non potr venire perch barbato in terra come un cavolo, almeno i miei moccoli arriveranno fin qui ad arricciare il pelo a chicchessia.
Il tempo passa, e Cino non si vede. Gilda non vorrebbe dar peso a quel ritardo, tuttavia pi volte il suo sguardo si  incontrato con quello di Wladimir sul filo di una stessa inquietudine. Infine essa dice:
- Purch non gli sia successo qualche cosa... Uscendo stamattina mi ha detto che andava da Amilcare Cipriani, al Passage Clichy. E' probabile che sia ritornato con lui al Ministero della Guerra, dove un alto funzionario, figliolo di un comunardo col quale Cipriani ha diviso alcuni anni di deportazione nella Nuova Caledonia, avrebbe promesso di aiutarlo nella faccenda del salvacondotto...
- Io credo che Rue Saint Dominique non rilascer alcun salvacondotto, ci di cui sono il primo a rallegrarmi, perch cosi s'impedir a Cino di fare una grossa sciocchezza. Gli diranno, per consolarlo, che non c' bisogno di andare verso la guerra, quando la guerra sta venendo a marcie forzate incontro a noi, ti pare?
Lupus in fabula, ecco entrar Cino nel bistrot. E' accaldato e affaticato, ma dal suo viso trapela la soddisfazione. E' evidente che ha ottenuto di partire per il teatro delle operazioni. Tuttavia, per un singolare ritegno, n egli d la notizia alla sorella e a Wladimir, n essi gliela chiedono. Si scambiano, Gilda e lo scultore, un'occhiata, e quello  il commento al fatto nuovo che, staccando Cino da essi, potrebbe immediatamente spezzare l'equilibrio della loro vita.
- Cosa ordina, monsieur Rupe? chiede Antoine, fattosi premurosamente al tavolo, mentre continua ad asciugarsi il sudore che gli cola dal collo entro la giubba, inzuppandogliela tutta.
- Vorrei degli hors-d'oeuvre, Antoine. Ma sei cosi imponente sotto quella divisa che non ho il coraggio di ordinarteli...
Scrollando malinconicamente il capo, il padrone va al banco a preparare i principi, accolto da Marne Lisette con uno di quei mon chou che paion sussurrati da uno spirito. Rintuzzerebbe il gigante, magari con una manata, la delikatesse, ma si ricorda che deve partire e si contenta di sospirare.
- Ho pochissimo appetito... dice Cino a Wladimir. In compenso sono oppresso da violenti raffiche di emicrania... Mi par di sentir puzzo di lana bruciata.
- Bruciano forse le materasse dei letti, anche se nessuno lo vede.
Prima le materasse, poi le case... mormora la sorella con accento desolato.
- Sei triste, Gilda?... chiede imbarazzato Cino.
La sorella non risponde, ed allora egli si rivolge a Wladimir:
- Hai lavorato stamani?
- Si, Cino, molto bene. Questo  un ottimo periodo per me. Il caos generale non fa che render pi compatto, pi bloccato, il mio mondo interiore. Mi pare di essere il padrone di una di quelle lussureggianti isole dell'Oceania, alle cui rive batte la risacca di un oceano smisurato.
- T'invidio, Wladimir... Raramente mi  accaduto d'incontrare delle anime pi forti e orgogliose. Se domani tu dovessi guidare una rivoluzione sono certo che, invece di scendere nella strada, per mescolarti alla folla, ti andresti a chiudere in una torretta munita d'osservatorio, per poterla dominare dall'alto, regolare secondo la necessit della strategia e della fredda ragione, non secondo il caso e la passione.
- Forse, Cino. I generali non debbono farsi vedere troppo dai propri soldati, se vogliono loro incutere rispetto e paura...
- Pu darsi. Io invece mi faccio prendere dal fermento umano che mi ribolle d'intorno come un mare di fuoco. La mia natura di mediterraneo conta molto in questa reazione. Io non posso vivere senza stabilire tra me e la gente un contatto incessante. Una delle ragioni che mi spingono a partire  proprio questa. A Parigi io avverto, da qualche giorno, come una soluzione di continuit tra la mia persona e la tragedia del momento. L'uomo del faubourg, quello che a Parigi ha fatto sempre la storia, non  pi qui, ma alla frontiera. Si pu non corrergli dietro? Non si pu. Tutto questo, indipendentemente dalle ragioni ideali che mi spingono verso il campo di battaglia, dove si sta decidendo il destino dell'Europa futura. Quelle contano, e come, ma, se debbo esser franco, ci che agisce in maniera decisiva nella mia coscienza, e anche pi in gi, nella zona oscura del subcosciente,  il bisogno di operare una sutura tra me e la storia vivente, di stabilire un contatto, interrotto nel momento in cui la prima tradotta carica di soldati partiva verso i confini, senza che l'accompagnassi, per dividere gli stessi rischi e gli stessi frutti.
Arrivano i principi di Antoine, che occupano con i loro piattini tutto il tavolo. Mentre Cino attacca nervosamente, ch la discussione gli ha mosso anche l'appetito, Wladimir dice:
- La storia in atto non  sempre la storia che importa a noi, quella che conta dal lato marxista. La guerra perduta dal Secondo Impero nel
'70, non era che il primo atto della tragedia che la Comune avrebbe conclusa. Il conflitto presente per ora  soltanto imperialistico. Battendoci per esso ci adopreremmo per il trionfo di una coalizione d'interessi sopra l'altra che le si oppone. Bisogner aspettare per potere inserire, sulla sconfitta di una delle due parti, e, sostanzialmente di entrambe, la nostra rivoluzione.
Wladimir ha appena finito di parlare che entrano nella taverna un Commissario, un gardien de la paix e quattro mathurins armati, mentre altri due fucilieri di marina stanno a guardia dell'entrata. Incontro al Commissario, salutando militarmente, si fa preoccupato Antoine.
- Desiderate, signor Commissario?
- Non siete ancor partito voi?
- Parto stasera alle dieci... Ho avuto poche ore di permesso per far le consegne del mio locale...
- Fate vedere il permesso...
Antoine trae dal portafogli una carta e la d al Commissario, il quale, dopo averla scorsa attentamente, la restituisce al soldato:
- Va bene. Raccomandate a chi vi sostituir di ricordarsi che la vendita deiVabsinthe  vietata. Potrebbe darsi che qui dentro si soffrisse di amnesia...
- Sar fatto - risponde Antoine, sottolineando le parole con un nuovo saluto.
Il Commissario comincia il giro del bistrot, chiedendo a tutti i presenti le loro carte. Il primo tavolo, composto di due medici della vicina ambulanza, di una levatrice e di un'allieva della Maternit,  sbrigato di volata, essendo in perfettissima regola. L'esame del secondo tavolo, al quale siedono un pittore di Brooklyn, uno chansonnier riformato di Marsiglia, e un commerciante svizzero grasso e calvo, dallo sguardo sepolto negli zigomi fiacchi e pallidi, s'incaglia appunto nello svizzero. Egli ha, si, la carta d'identit, ma non ha ottemperato all'ordine della Prefettura di Polizia di recarsi entro il quarto giorno di mobilitazione alla sede del Distretto per notificare la sua situazione. Tuttavia il Commissario lascia correre, forse per la considerazione che a un uomo tanto grasso si debbono dei riguardi. Ed allora il commerciante riconoscente:
- Noialtri di Basilea abbiamo corso un bel rischio, nascendo... Tra noi e la Germania, non c' che un muro di cinta... Bastava nascere
cento metri pi in l per essere oggi fatti segno all'esecrazione di tutto il mondo. Quando ci penso, non posso fare a meno di rabbrividire...
Il Commissario, approvando vagamente, passa al tavolo vicino dove seggono un ebreo olandese e un ranchman della California. Il primo  un giovinotto di circa trent'anni, dal colorito splendente, dagli occhi celesti e dai capelli rossi: il puro tipo asckenazi. Il secondo  un bel vecchio vicino alla settantina, ma solidamente piantato, come solo sa essere la gente terragna di ogni latitudine. Entrambi sono in regola con le disposizioni ministeriali concernenti gli stranieri. Tuttavia, siccome l'uno e l'altro hanno nome tedesco, il funzionario li sottopone a una serie di domande alle quali essi rispondono francamente.
- I miei antenati - conclude l'ebreo pronto - soffersero molte persecuzioni in Germania a causa della loro religione. Ringrazio Dio che ci ha costretti a esulare in Olanda, perch, senza di ci, sarei oggi a militare nelle file di quell'esercito che si sta coprendo di disonore fucilando le popolazioni inermi del Belgio...
Non meno severamente si esprime il ranchman della California:
- Il mio cognome Dietrich e il titolo di barone d'Olbach, provano che io sono un discendente del celebre filosofo materialista tedesco che ha vissuto sempre in Francia, sua patria d'elezione, e ha scritto in francese il suo Systme de la Nature. Io mi occupo di cavalli e vivo da decine d'anni in un ranch, a Nord di San Francisco... La mia ignoranza della politica non m'impedisce di comprendere che la presente guerra  stata voluta e preparata dalla Germania... Per questa volta, si  incaricata l'Austria di lanciare il sasso... La Germania, ha nascosto la mano... Ma tutti l'hanno veduta egualmente.
- Non dubitate ch'essa sbatter il muso contro l'eroismo dei nostri soldati? Si  incominciato a picchiare sodo. Vedremo nei prossimi giorni se Guglielmo ha rinunziato definitivamente al pranzo fissato a Parigi per 1'11 agosto. Intanto si pu osservare che dopo dieci giorni il pranzo si  raffreddato... Un peccato, vero?
Con quelle parole il funzionario saluta con deferenza il vecchio barone, poi continua la sua ispezione. Dopo due tavoli, che sono passati alla lesta perch composti di vecchi editori e librai del Quartier Latino, un ballerino spagnolo, un po' losco d'aspetto,  invitato a recarsi al Commissariato, mancando di carta d'identit. Dopo di lui, un uomo sulla quarantina, dal viso sofferente e dagli occhi vaganti, attira l'attenzione del funzionario. Richiesto di presentar le sue carte, lo sconosciuto, dopo aver frugato vanamente nelle tasche, dichiara con voce incerta d'aver perduto i documenti.
- Sono impiegato alle Galeries Lafayette... Potete telefonare. Ufficio n. 87, terzo piano. Chiedete di Albert Croiselle.
- Non metto in dubbio le vostre affermazioni, tuttavia occorre che ci seguiate. Gli ordini della Prefettura sono perentori... Oggi le carte sono pi necessarie del pane, specialmente se si tratta di francesi appartenenti a classi mobilitate.
Senza ribattere l'uomo si alza con l'aria smarrita di chi non sappia decidersi. A un certo momento, come se si fosse ricordato di una cosa sepolta nella memoria, mette bruscamente una mano nella tasca posteriore dei pantaloni e ne estrae una rivoltella. Non fa in tempo a puntarsela al petto. Il funzionario, afferratogli il braccio, glielo storce fino a fargli lasciar l'arma:
- Gi il rigolo, ti dico, o ti spezzo il braccio... Oh finalmente... Che scherzi son questi?
Mentre i mathurins immobilizzano il disperato, il Commissario invita con un gesto le persone del locale, che la scena ha messo sossopra, a riprendere i loro posti:
- State calmi, messieurs... Si tratta di cosa da poco... Questo signore  morso dalla tarantola, ecco tutto. L'avevo capito appena entrato, e lo covavo con l'occhio...
Poi rivolgendosi al violento:
- Non avete risposto all'ordine di mobilitazione? Dovete avere qualche cosa sulla coscienza per volere uccidervi...
Dopo un breve silenzio, quasi un getto di luce accecante avesse illuminata una porta chiusa, il viso dell'uomo passa improvvisamente dal pi nero abbattimento ad un'animazione straordinaria. Il suo occhio perde l'espressione sonnolenta, per divenire vivo e quasi diabolico. Una stridula risata corona la metamorfosi che  forse una liberazione.
- Qualche cosa sulla coscienza... Pi di qualche cosa... Andate a vedere... Non  lontano da qui... Rue de Rennes, 89, ultimo piano... Troverete mia moglie e la mia bambina a letto... A quest'ora... Incredibile, eh? Dormon tranquille, da tre giorni. Non si sveglieranno pi...
- Sciagurato... Le avete uccise? grida il Commissario.
- Era necessario... Senza di me, Marthe sarebbe finita prostituta... Ce l'aveva nel sangue... Mi ha fatto tanto soffrire... Aspettava che io andassi al fronte per essere libera, me l'ha detto chiaramente. Gliel'ho data io la libert... A lei e anche alla bambina... Sarebbe divenuta come la madre... Non aveva amore per me... Forse non era neppur mia... insomma le ho strangolate...
- E nessuno si  ancora accorto del delitto?
- Nessuno... Non entra mai nessuno in casa mia... Si sa che sono geloso, che sospetto di tutto. Marthe e Juliette sono l. Una vicina all'altra. Ho acceso due candele ai lati del letto. Ho messo un ventilatore perch rimuova l'aria... Dormono. Ora potrei anche andare al fronte... La guerra non mi spaventa pi... Ho liquidato tutto... Non son partito per non far mancare le candele accese a quelle poverette...
- Che pensiero gentile... dice il Commissario con voce sorda. Poi fa segno ai due mathurins di portarsi via l'uomo:
- Nel furgoncino... Con le manette... Tra qualche minuto a Rue de Rennes... Bisogna controllare la verit di quanto afferma...
L'assassino si fa condurre via, come una foglia presa in un risucchio. Nel locale nessuno fiata. Al posto dell'assente si  seduta la Morte.
- Son cose che accadono - conclude filosoficamente il funzionario... Con la guerra o senza, quell'uomo avrebbe fatta la strage lo stesso... Ora seguitiamo. Signori tocca a voi. Le carte, prego...
E' il tavolo dei Rupe e di Wladimir. Cino presenta il salvacondotto ottenuto un'ora prima dal Ministero della Guerra, e con quello si mette subito fuori causa. Gilda  in regola per conto suo, e anche perch di riflesso si avvantaggia del privilegio del fratello. Invece Wladimir Sckielji, che pure ha il permesso di soggiorno a Parigi,  bruscamente invitato dal Commissario a volerlo seguire alla Sezione vicina per chiarire la sua posizione.
- Me ne dispiace signor Sckielji... Abbiate pazienza...
- Dal giorno 2 a oggi - dice calmissimo lo scultore - sono stato fermato decine di volte... Non si  mai trovato nulla di cosi interessante nelle mie carte da richiedere un supplemento d'istruttoria in Sezione... Sarei curioso di sapere le ragioni della diversit di trattamento...
- Chiedete troppo, a me, signor Sckielji. E se fosse l'ammirazione? I miei colleghi non sapevano forse con chi avevano da fare. Io sono invece informatissimo, e un artista famoso come voi, russo e rivoluzionario per giunta, non me lo lascio sfuggire...
- Va bene, signor Commissario... Per non vorrei che l'episodio di poco fa avesse svegliato in voi la vena tragica. Ad ogni buon conto dichiaro che non ho strangolato nessuno. Non ho da tenere accese le candele per nessun morto... O meglio un morto c', in questi giorni, al quale tutti accendiamo i ceri dentro di noi... Ma quello non cade sotto la sanzione della Prefettura di Polizia. N di alcun codice...
Cino e Gilda Rupe intervengono in difesa dell'amico loro. Ma il
funzionario  irremovibile. Viene il sospetto a Cino che il fermo di Wladimir non sia occasionale, ma premeditato dalla polizia.
- Niente da fare, monsieur Rupe. Lo scultore Sckielji deve venire con noi. Si tratta di semplici schiarimenti che solo lui pu fornire...
Alzandosi per seguire il Commissario, il giovane mantiene una calma ammirabile:
- Solo di te mi dispiace, Gilda. Di te e della statua alla quale stavo lavorando. Purch questo pasticcio non m'intorpidisca le mani. Ero in cosi buon momento...
- Sar questione di ore, Wladimir... Ne son sicura.
- Speriamo bene. In ogni modo io non ho paura di nulla. Se questa gente crede di sgomentarci agitando degli spaventacchi ridicoli, si inganna... Ora addio...
- Arrivederci, Wladimir...
I due giovani si abbracciano e baciano teneramente. Nel momento di salutare Cino, lo scultore gli chiede:
- Ci rivedremo Cino e quando?
- Presto, Wladimir... Si tratta di un equivoco, non c' dubbio.
- Comunque ti auguro buona fortuna. Tra me e te chi corre pi pericoli sei tu. In bocca al lupo, si dice da voi...
E parte affiancato dai marinai. Quando il furgoncino ha svoltato la contrada, tocca ad Antoine di commentare l'avvenimento scandendo le parole nel silenzio penoso che se le beve avidamente:
- Che i mathurins si mutassero in sbirri, ecco una cosa che non mi sarei mai aspettato... Ma ne vedremo di peggio, se il patrono dei pazzi sguita ad essere in vena.
...
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CAPITOLO 2.
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Dopo esser rimasto a lungo con la sorella davanti al Commissariato, nella speranza di vederne uscire Wladimir, Cino si decide a entrare negli uffici per assumere informazioni dirette sul fermo dello scultore:
- Aspettami, Gilda, in quel caff l... Sei disfatta... Pu darsi che mi tocchi fare anticamera... Mi presenter come cognato di Sckielji... Non rifiuteranno di darmi udienza...
- Speriamo, Cino... Io mi vado a sedere. Son davvero un po' stanca. Se ti riesce di vederlo raccomandagli di star calmo.
- Intanto questa raccomandazione la faccio a te che ne hai pi bisogno. Wladimir  fortissimo, lo sai meglio di me...
Riceve Cino, non il Commissario che ha eseguito il fermo, ma un alto
funzionario della Prefettura di Polizia, un uomo intelligente e affabile, la cui scoperta  una vera rivelazione per Rupe. Informato del salvacondotto rilasciato al sindacalista italiano dal Ministero della Guerra, e conoscendo l'agitatore di fama, per la sua clamorosa campagna antitriplicista, messa in grande rilievo dalla stampa francese al tempo delle guerre balcaniche, il dottor Peissant si affretta a concedergli il richiesto colloquio. L'elogio che Cino fa di Wladimir e della sua arte trova consenziente il funzionario:
- D'accordo con voi, monsieur Rupe, che Wladimir Sckielji  un grande scultore, tra i migliori d'Europa. Ma questo non toglie che egli sia un rivoluzionario da tener d'occhio. Come Direttore degl'indipendenti sarei onoratissimo di ospitarlo ad ogni esposizione. Come Procuratore della Repubblica farei di tutto per impedirgli di nuocere.
- Nuocere... Ma egli da anni non si occupa che di scultura, ve rassicuro...
- Quel che voi dite  vero solo in parte. Malauguratamente Wladimir Sckielji ha interrotto un lungo e lodevole silenzio, per scrivere sull'Ordine Nuovo, giornale rivoluzionario russo che si stampa in Svizzera, un violentissimo attacco contro lo Zar e la politica estera russa dell'ultimo decennio. L'articolo  tale da gettare il discredito sul nostro alleato e da minare quindi la resistenza morale della Francia...
- E' firmato l'articolo?
- E' firmato con lo pseudonimo di Prev. Le nostre indagini hanno identificato il Prev nello Sckielji.
- Ho paura che voi siate su una falsa strada, dottor Peissant. Conosco lo scultore da tempo, e posso dirvi che questo pseudonimo mi giunge assolutamente nuovo. Il pi meravigliato dell'equivoco sar proprio Sckielji.
- Difatti egli ha negato di essere l'autore dell'articolo. Ma non basta la sua negativa per liquidare la faccenda. Vi aggiunger che il vostro amico mostra di conoscere a meraviglia gli archivi segreti della diplomazia russa, tedesca e austriaca, tanto da farci pensare che i rivolunari come lui, o hanno dei magnifici informatori nelle Ambasciate e nei Ministeri degli Esteri dei vari paesi, o sono venuti in possesso di queste informazioni per opera dei nemici della Russia a scopo di seminar discordia tra essa e i suoi alleati...
- Mi permetto, signor Peissant, di rimanere scettico di fronte a queste due possibilit che sono egualmente romanzesche. Ma di che cosa si tratterebbe, infine?
- Si tratta, che, volendo dimostrare la doppiezza dello Zar e della sua
politica estera, Wladimir Sckielji ha creduto di poter rivelare alla Francia un avvenimento diplomatico segretissimo, di cui sarebbero stati protagonisti nel 1905 a Bjiorko, Guglielmo II e Nicola Romanof. In quell'anno, i due imperatori avrebbero firmato un patto d'alleanza militare, destinato ad entrare automaticamente in gioco, appena ratificato il trattato di Portsmouth tra Russia e Giappone, in caso di aggressione non provocata da parte di una Potenza Europea. Il trattato, oltre che essere un'aperta violazione dell'alleanza Franco-Russa, invano mitigata dalla possibilit aperta alla Francia di entrare nel patto, sarebbe stato diretto contro l'Inghilterra, realizzando il sogno di una Lega Continentale antibritannica capeggiata da Guglielmo. Bocciato dai rispettivi ministri degli Esteri, che non sarebbero stati neppur consultati dai loro sovrani, il trattato segreto di Bjiorko, secondo il Prev, il quale non parrebbe pi sicuro di quanto afferma, se fosse stato presente al negoziato fra i due imperatori, starebbe a dimostrare l'insigne malafede dello Zar nei riguardi della Francia e dll'Entente Cordiale. A questa rivelazione, tale, lo ammetto, da ammazzare un bue, se fosse vera, il Prev fa seguire le sue considerazioni sull'annessione della Bosnia Erzegovina nel 1908, su cui si  tanto discusso, ma che resta tutt'ora un mezzo imbroglio. Secondo il Prev, l'annessione sarebbe stata il frutto di un intrigo tra i due ministri degli Esteri di allora, il signor D'Aerenthal per l'Austria e Isvolski per la Russia. Un intrigo che, mentre ha dato a D'Aerenthal il frutto desiderato, ha lasciato l'altro con il piatto vuoto in mano. L'annessione parrebbe essere stata patteggiata dalla Russia - forse sotto la pressione della Germania che minacciava di lanciare la sua alleata sulla Serbia - alla condizione di potere una volta per sempre aprire gli Stretti e quindi il Mediterraneo alla sua flotta. Ma l'affare si sarebbe risolto in un fiasco per il signor Isvolski. In primo luogo, a causa della doppiezza di D'Aerenthal, il quale avrebbe posto Isvolski davanti al fatto compiuto, senza accedere a quella Conferenza Europea che avrebbe potuto risolvere le due questioni dell'annessione e dell'apertura degli Stretti. In secondo luogo, a causa del veto frapposto dall'Inghilterra e dalla Francia a qualunque manomissione degli Stretti da parte della Russia. Fondandosi su questi due episodi diplomatici, lo Sckielji non ha esitato ad affermare che solo dei mentecatti potrebbero porre la loro fiducia nello Zar e nella sua politica. Egli ha scritto che, appena si presentasse l'occasione, fosse essa la promessa da parte tedesca degli Stretti, oppure un prestito che rinsanguasse l'Erario per tanti anni alimentato dal piccolo risparmio francese, Nicola II tradirebbe ancora i suoi alleati, li pugnalerebbe alla schiena,
come ha sempre fatto con i contadini, e gli operai del suo impero, ai quali ha largamente dato mitraglia, tortura, e galera, dopo averli incoraggiati a sperare in pane, scuole, riforme ed altro, nei momenti di paura. Ora tutto ci potrebbe essere fondato, ma certo non contribuisce a diffondere la fiducia della Francia e dei suoi alleati verso la Russia. In giorni come questi, in cui la fiducia conta pi dei cannoni per vincere la guerra, lo scritto dello Sckielji assume un'importanza eccezionale. Senza contare ch'egli insinua pure il sospetto che il vero tessitore della guerra europea non sia Berchtold, fiducioso dell'avallo di Guglielmo, ma Isvolski, sostenuto da Poincar. Isvolski, portato a rifarsi oggi dello smacco subito sei anni fa per colpa dell'Austria. Ora tutto ci  pazzesco, e fa pensare che sia stata la Germania, attraverso qualche persona assai bene informata dei segreti delle cancellerie, a ispirare lo Sckielji.
- Monsieur Peissant, voi parlate dell'articolo in questione come se fosse provato che Prev  proprio Wladimir Sckielji, ci che assoluta-mente non . Un attacco su terreno cosi specificatamente diplomatico non somiglia all'amico mio, il quale avrebbe puntato su altri elementi di critica per giungere al risultato di scalzare la fiducia della Francia nella Russia e nella sua politica. Del resto, anche ammesso che fosse lui l'articolista in questione, io non riesco a vedere quale reato avrebbe commesso contro la Francia, ricordandole alcuni trattati che han tentato di tradirla.
- Non dimenticate che siamo in regime di Stato d'Assedio e che qualunque attentato alla resistenza fisica e morale della Nazione cade sotto la sanzione del Tribunale Militare.
- Non siamo in questo caso, Monsieur Peissant. Qui, in estrema analisi, non si riscontrerebbero che delle ingiurie ad un sovrano straniero e delle previsioni pi o meno fondate sulla sua futura azione politica. Certo, se Prev avesse scritto queste cose in Russia, a quest'ora sarebbe gi fucilato. Ma, se Dio vuole, siamo in Francia, dove il Governo non ha fatto uso del Carnet B perch non ce n'era bisogno. La stessa tolleranza deve essere mostrata verso Prev. Sckielji, poi, non  che un artista, un grande artista. Prima di essere uomo egli era gi uno scultore. La sua politica  poco pi di un'innocente fantasticheria, credete...
- Scusatemi, ma io non credo affatto alla innocuit di Wladimir Sckielji. Conoscete il passato politico dello scultore?
- Certamente... Non mi pare che esso riveli una carriera eccezionale...
- E se io fossi di parere opposto al vostro? Le informazioni assunte
nei pi importanti centri rivoluzionari d'Europa fanno di lui una delle figure di spicco del sovversivismo internazionale... Suo padre, membro della Narodnaja Volja, fu implicato nell'assassinio dello Zar Alessandro Secondo ed evit la forca per miracolo, ma non la Katorga, cio i lavori forzati. Il figliolo, a vent'anni, si stacc dal Narodnicestvo, il famoso movimento di avvicinamento al popolo dell'Intelligentsia, e si dette al marxismo facendo parte della redazione illegale dell'Iskra. Condannato a due anni di deportazione per diffusione di opuscoli rivoluzionari, egli riusci a scappare dalla Siberia riparando, dopo un seguito di drammatiche peripezie, a Londra. L, in un primo tempo, fu assunto come redattore dell'Iskra fuoruscita, poi, avvenuta la scissione tra bolscevichi e menscevichi, segui la frazione di sinistra, quella dei duri, capitanata da Wladimir Ilitch detto Lenin, collaborando allo Yperiod con lo pseudonimo appunto di Prev. Scoppia in Russia la rivoluzione del 1905, annunziata dall'eccidio davanti al Palazzo d'inverno, ed ecco che lo Sckielji rientra in patria per prendere il suo posto nel Soviet di Pietrogrado. Riuscito a sfuggire all'arresto nei primi giorni di dicembre egli  a Mosca nelle terribili giornate di fin d'anno, a sparare granate con gli operai, contro i soldati del generale Doubassow. Ferito gravemente nel sanguinoso episodio della piazza Strastnaja, egli  nascosto da alcuni compagni nell'abbaino di uno studente di medicina, e l curato con i medicamenti e gli alimenti procurati dal portinaio della casa, un bolscevico autentico, pagato dal Governo come informatore mentre faceva il controspionaggio per i rivoluzionari. Dopo un mese di convalescenza, Sckielji, nelle vesti di un urjadnik, un brigadiere di gendarmeria ucciso dal portinaio terrorista, e buttato completamente nudo in una roggia, lascia Mosca indisturbato, e riesce a raggiungere una di quelle squadre di combattimento che germinarono dalla liquidazione della rivoluzione, per contendere il passo ai vincitori e amareggiare loro l'ebbrezza del trionfo. Facevano parte di essa banditi della peggiore specie, ma anche operai, studenti, professionisti, esasperati dal fallimento della insurrezione, decisi a tutto, perfino a espropriare, con le granate salvate dal rastrellamento, le banche e i privati, dai quali potessero trarre i mezzi per proseguire la lotta fino alle estreme conseguenze. Lo Sckielji rest qualche mese in una di queste bande di espropriatori, distinguendosi per atti di temerit, poi, improvvisamente, lasci la macchia e pass nuovamente il confine della Russia. Dal 1908 al 1911 lo troviamo a Ginevra alla celebre Karoujka, poi a Berlino ai venerd del ristorante Rheingold, poi a Vienna alla redazione del Neue Zeit, poi a Capri da Gorki, poi a Londra, a Whitechapel, e finalmente a
Parigi, al Quartiere Latino, dove si rimette a scolpire dopo anni d'inattivit. Mentre scolpisce non tralascia per di frequentare la scuola rivoluzionaria di Longjumeau, i cui maestri sono reclutati tra i pi insigni sovversivi di Russia e d'Europa, che so io, Lenin, Zinoviev, Kamenef, Riazanof, Stelklov, Volski, Siemachko, Lounatcharski, Rappoport ed altri che non ricordo. Tuttavia, pur con l'addentellato di Longjumeau, questo periodo che si prolunga fino allo scoppio della guerra,  certo il pi tranquillo per lo Sckielji e il pi proficuo quindi dal lato artistico. Disgraziatamente viene quell'articolo a sciupare tutto. Esso prova che la volpe perde il pelo ma non il vizio... Confesso di non conoscere molti stati di servizio rivoluzionario che possano reggere il confronto con questo che ho sommariamente accennato. E, a vederlo, quel cosino pallido e con gli occhi celesti, sembrerebbe un angelo decaduto o press'a poco. Ma, da angelo decaduto, a quel tizzone d'inferno che vi ho descritto, ci corre, e tanto, vi pare?
- In fondo, dottor Peissant, io avverto in voi della simpatia per l'amico mio. Prima di tutto perch la stima per l'artista non pu, in parte, non investire anche l'uomo, e poi perch, alla fin fine, se son vere le avventure che voi mi avete narrato, non si pu non ammirare un individuo che da quando  nato ha pagato di persona per le sue idee. Ai russi bisogna poi fare un posto a parte nel movimento rivoluzionario europeo. Hanno sofferto pi di tutti, ed  naturale che qualche volta la loro reazione abbia passato il segno. Di questo potete essere miglior giudice voi di me, che dimostrate di conoscerli cosi bene. Quanto all'articolo di Prev, io mi limito a dire che nessuno, forse, si sarebbe accorto di esso, se qualcuno, che non voglio dire appartenga all'Ambasciata Russa, per sarebbe lecito supporlo, non lo avesse additato ai fulmini della repressione. Repressione, la quale ha tuttavia limiti modesti davanti a s, giacch non  stato compiuto alcun reato contro la Francia. L'unica cosa che il signor Isvolski potrebbe ottenere, sarebbe d'impedire l'entrata del giornale in territorio francese...
Rupe rimane dell'altro a conversare col funzionario, nella speranza di aver da lui qualche indicazione sul modo come venire in aiuto di Sckielji. Egli acquista la certezza che la sorte dello scultore, sia o non sia Prev, dipenda soprattutto dall'Ambasciata di Rue de Grenelle. Presso Isvolski, il quale purtroppo  preso di mira dall'allusione alla turlupinatura di Buchlau e al gioco delle responsabilit nello scoppio della conflagrazione mondiale, bisognerebbe fare dei passi. Quali? Attraverso chi? Il dottor Peissant risponde con un viso impenetrabile ai sondaggi di Cino.
Questi infine si alza per congedarsi. Guardando fisso il funzionario dice gravemente:
- Prima di andarmene, io vi chiedo, dottor Peissant, di fare quello che potete per Wladimir Sckielji. Non  una preghiera banale, la mia. So di trovarmi di fronte a un funzionario eccezionalmente dotato, pieno di cultura, di esperienza, e anche di cuore, ci che qualche volta non guasta. Ne ho conosciuti molti nella mia vita, ma nessuno come voi mi ha fatto l'impressione di osservare l'odissea dei rivoluzionari da studioso pi che da nemico. E infine, vi voglio dire che lo Sckielji  un giovane destinato a grandi cose. Quando si cade nell'orbita di un uomo simile, si ha una grossa responsabilit sulle spalle. Ricordatevi di queste parole...
- Vi ringrazio dell'avvertimento, monsieur Rupe - dice il funzionario sorridendo finemente. Cercher di propiziarmi il giudizio della storia, conservando in pari tempo il posto. Va bene?
Stringe con viva cordialit la mano che Rupe gli tende, e lo accompagna cortesemente fino alla porta. Uscendo dal Commissariato, diretto al caff dove  aspettato con tanta speranza, Cino procede lentamente, quasi temesse di non poter definire, prima dell'incontro con la sorella, una sua linea d'azione di fronte all'avvenimento, che servisse di difesa a se medesimo, e di conforto a Gilda. A un certo momento, il ricordo del salvacondotto che ha in tasca, dando una strappata drammatica alla sua ricerca, lo fa camminare coi piedi nudi su un campo di ortiche.
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CAPITOLO 3.
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Prima di raccontarle il colloquio avuto con il funzionario, Cino domanda alla sorella se le consta che Sckielji scriva nel giornale bolscevico russo Ordine Nuovo col nome di Prev.
- Non l'ho mai saputo... So solamente che Wladimir  un ammiratore dell'ordine Nuovo e che, anche ultimamente, gli ha mandato del danaro, giacch il giornale  poverissimo ed esce solo per i sacrifci della sua redazione.
- Hai avuto da Sckielji notizia di un articolo violentissimo scritto contro lo Zar e Isvolski?
- No. Se l'avesse scritto lui me ne avrebbe parlato. Perch mi chiedi questo?
- Wladimir deve ad un articolo firmato Prev il suo infortunio. Col pretesto di vendicare un'offesa recata al suo padrone, Isvolski ha buon
gioco per accanirsi contro chi osa ricordargli i suoi fiaschi diplomatici in un momento come questo che segna il trionfo della sua politica.
A questo punto Cino narra alla sorella il colloquio avuto col dottor Peissant. La fanciulla ascolta pallidissima, senza mai interromperlo, tratto tratto passandosi il fazzoletto sulle labbra con movimento macchinale. Infine dice:
- Proprio non capisco... Non mi azzardo a fare alcuna ipotesi finch io non abbia parlato con Wladimir... Dopotutto potrebbe anch'essere stato lui a scrivere l'articolo. Ch'egli abbia negato non vorrebbe dire: quest' una tattica non solo ammessa ma comandata dal suo Partito. Ma perch l'avrebbe taciuto a me?
- Non l'avr creduto necessario o non gli si sar presentata l'occasione... Per mio conto son del parere che l'articolo  suo... La redazione dell'Ordine Nuovo  troppo seria e selezionata per far passare della merce di contrabbando sotto il nome di battaglia di Wladimir...
- Tu pensi che la cosa sia grave?
- Il guaio, vedi Gilda, non  tanto l'offesa allo Zar quanto l'attacco a Isvolski. Non c' uomo politico in Europa, e a Parigi, specialmente, che non sappia quale avventuriero si nasconda in lui; quali siano stati i suoi rapporti con Tittoni, dal quale ha forse avuto dei milioni, e, chi sa, l'incoraggiamento a persistere nell'azione antiaustriaca ; quale sia la sua responsabilit nella preparazione del conflitto, iniziata col siluramento, da lui consigliato a Poincar, dell'ambasciatore George Louis a Pietroburgo. Ma ci non toglie che egli sia per il momento potentissimo, e che ci dar del filo da torcere, se non potremo provare che Sckielji non ha niente in comune con Prev.
- Toccherebbe a lui dimostrare che l'articolo  stato scritto da Wladimir.
- Naturalmente. Ma giacch lui non ha fretta e potrebbe far dimenticare lo scultore in prigione o in un campo di concentramento, cosi  meglio che noi gli andiamo incontro, provandogli che ha preso un granchio. Secondo me, bisogna arrivare all'Ambasciata Russa attraverso qualche amico di Isvolski. E al pi presto possibile.
- Non sono del tuo parere, Cino. Preferisco non tentare questa strada. Se Wladimir venisse a sapere che siamo andati a piatire da Isvolski, direttamente o no, mi disprezzerebbe... Preferisco saperlo in carcere o in esilio, piuttosto che correre questo rischio...
Cino capisce e tace. Gravemente imbarazzato dall'urgenza della propria partenza, egli vorrebbe moltiplicarsi, nelle ore che gli restano disponibili, per aiutar Wladimir a riconquistar la sua libert. Il fatto
nuovo di quell'arresto d un valore inatteso alla sua decisione di raggiungere il fronte come corrispondente di guerra. Fino ad un'ora prima, la partenza poteva sembrare solamente un gesto. Ora che Gilda, per l'infortunio toccato a Wladimir, restava sola e inquietissima a Parigi, partire diventava prova di grande durezza di cuore.
Gilda intuisce che cosa si nasconde nella furia fattiva di Cino, e, un po' per orgoglio, un po' per affetto, cerca di sollevarlo dal travaglio. Ma la sua voce  turbata, e il fratello lo sente:
- Se tu, Cino, devi partire, domani o dopo, non darti pensiero di me... In qualche modo far... Pu darsi che l'arresto non sia mantenuto e questo sarebbe il meglio. Se lo espelleranno, io seguir Wladimir in capo al mondo... Se lo manderanno in qualche campo di concentramento, io seguir la sua sorte, sposandolo prima, se questo  necessario.
- Ma come puoi restar sola a Parigi in questo momento? Accidenti alla mia smania. No, non posso partire... Non mi resta che telegrafare al giornale declinando l'incarico. Lo far subito... Mi dispiace di aver sudato quattro camice per avere quel salvacondotto, questo si...
- No, Cino, non voglio... Ti costerebbe troppo questo sacrificio, senza che esso si traducesse in un vantaggio per me. In fondo non c' nulla da fare... C' solo da aspettare... Chi sa che la matassa non si sbrogli da s, e pi presto che non si creda...
Cino non risponde. Chiama il cameriere, paga, ed esce tenendo affettuosamente per il braccio la sorella. Ma non sa che cosa dire o che cosa fare. Per un uomo come lui, il quale agisce su uno schermo, guardato da una moltitudine invisibile, e da quella parte di se medesimo sdoppiatasi per un bisogno d'ammirazione, che fa da sostegno a quella degli altri; per un uomo come lui, questo guadagnar tempo, in attesa di una decisione, che il caso, assai pi della volont, determiner, e la generosa rassegnazione altrui assai pi della propria coraggiosa disumanit,  la cosa che meno gli somiglia.
- Se espellessero Wladimir dalla Francia dove pensereste di riparare? A me pare che Calimera, almeno per questi mesi dell'estate, sarebbe un rifugio ideale per te e per lui...
- Lo credo anch'io... L ci sposeremmo al pi presto, per far contenta la mamma, poi, in autunno, penseremmo al da fare. Wladimir si sente attirato da New-York. L ci sono Lina e Raffaello, e potrebbero aiutarci... Tu che ne dici?
- Non  una cattiva idea... Vi accompagnerei anch'io, se potessi... Alla fin fine quest'Europa che, da millenni, non fa che assassinarsi,
per una ragione o per l'altra,  un caso clinico della Storia. Verrebbe la voglia di cacciarsi nelle solitudini dell'Imalaia per non sentire pi parlare di guerra, di rivoluzione, di marxismo, di pangermanismo, di panslavismo, e via dicendo. Mai ho sentito la nausea delle parole come ora.
Sono intanto arrivati a casa. In portineria c' della posta per loro: un telegramma urgente ed una lettera. Il telegramma viene dalla Direzione del Secolo. Si chiede a Rupe se ha ottenuto il salvacondotto e se, in caso positivo,  disposto a partire nella nottata per la frontiera. Egli legge e passa il telegramma alla sorella.
- E' difficile, eh Cino, fermare una ruota che corre su un piano inclinato...
- La fermer, non dubitare... Telegrafer di non aver ancora ottenuto il salvacondotto, che  difficilissimo ottenerlo... E' semplice, ti pare?
La lettera arrivata a Cino insieme col dispaccio  di Noro, e viene da Calimera. Egli la legge tutta d'un fiato poi la porge a Gilda dicendo:
- E' di Noro. Quel ragazzo  sempre un capolavoro...
La sorella legge un po' distratta in principio, pi attenta in sguito. Culo di Ferroscrive: Caro Cino, ho sentito in questi giorni per casa che vorresti ripetere la prodezza di Tripoli, quando sei andato di pattuglia per mostrare il tuo fegataccio, e per poco non ci lasciavi la pelle. Capisco benissimo che starsene a Parigi a discorrere, quando, a quattro passi di distanza, quei briganti di tedeschi devastano ogni cosa, e massacrano le popolazioni civili, ti debba sembrare la stessa vigliaccheria che il lasciar uccidere, senza neppur tentare di difenderlo, un disgraziato su cui si sia buttata, dall'ombra di un vicolo, una masnada di briganti. Non solo ti capisco Cino, ma ti ammiro. Son queste le occasioni in cui si vede se si ha del sangue nelle vene o dell'acqua. In Italia l'indignazione  grande, tant' che si parla di formare una legione di volontari per combattere in Francia e nel Belgio. Indignazione, e anche stupore, giacch nessuno, anche il pi acerrimo nemico del militarismo prussiano e delle pose da pagliaccio che, da troppo tempo a questa parte, Guglielmone si compiace di prendere, avrebbe mai creduto il popolo tedesco capace di macchiarsi di tanti delitti. La neutralit, che l'Italia ha dichiarato,  una gran bella cosa, se ne parla da alcuni come di un affare, ma credi tu che possa essere mantenuta? Tristano ed io non siamo di questo parere. Non parlo di coloro che vorrebbero vedere l'Italia al fianco degli Imperi Centrali. Essi sono i nazionalisti e i preti... Certa gente si butterebbe sui cadaveri pur di riuscire nel suo intento...
Ma la gran maggioranza delle persone pare contenta di stare alla finestra, e non sa, o finge di non sapere, che, se, domani, la Germania e l'Austria piegassero l'Intesa, non tarderebbero a scagliarsi contro di noi, che li abbiamo piantati nel pericolo, col pretesto che l'Alleanza era difensiva e non offensiva. Chi ci salverebbe allora?
Qui la mamma non fa che pregare le madonne perch tu non ottenga di seguire le operazioni come giornalista, impresa piena di pericoli, per un uomo come te, specialmente. Povera mamma, quante preoccupazioni le diamo tutti, tu in prima linea, Gilda poi, e gli altri in mazzo, compresi Lina e Raffaello che sono arrivati a New-York, come saprai, dopo un viaggio emozionante. Questi tempi non sono fatti per le mamme, che vorrebbero sostituire alle tante cose, di cui i figli sentono il bisogno, il loro grande amore. Tutto le agita, ovunque vedono pericoli. Se Sara, Nina, Concetto, e la gente che ci vive intorno, han sognato, nella nottata, penne, uva bianca, perle, denti che cascano con dolore, e che so io, allora, questi essendo i segni chiarissimi della tua partenza per il fronte, il lutto entra in casa, e non c' modo di mandarlo via come un mendicante importuno. Se invece le stesse persone hanno visto nel sogno uva nera, sangue, fiamme, neve, cavalli, letti rifatti, acqua torbida, ci significando che Joffre non ti vuole con lui nelle prime linee, anche i pesci del Nsilo si mettono a ballare la tarantella sul pelo dell'acqua, in segno di gioia. Ma, se si levano questi momenti di allarme o di contentezza, la vita passa qui in un grigiore che non ti dico. Le giornate nascerebbero magari piene di speranza, ma, ahim, muoiono sempre povere in canna. Non si gioca neppure al football, perch, di giorno, il solleone picchia, e la sera, quando sarebbe l'ora di attaccare, arriva Mariano con i giornali. Quello  il momento pi interessante della giornata. Si scorre il giornale come se si dovesse trovarci dentro chi sa che cosa. E invece che delusione, mio Dio. Sempre quei comunicati scialbi che paiono scritti con l'acqua. Abbiamo avanzato di dieci metri qua, ci siamo ritirati di cento l.. sempre la stessa solfa. Paiono combattimenti a tavolino, e non sul campo, con la morte che impazza fra gli scoppi delle cannonate. Ah se ci fosse un Napoleone... A quest'ora dove sarebbero i Tedeschi? Non risplenderebbe di nuovo il sole di Austerlitz e di Jena?
Per Mariano  irriconoscibile. Non l'ho mai veduto cosi abbattuto. Da quando  scoppiato il conflitto  diventato un vecchio. Sta per ore ed ore in silenzio, non sorride mai, e, se  costretto ad aprir bocca, lo fa con una voce che par venire da un altro mondo. Egli  per la neutralit assoluta, seguito in questa direttiva da tutti i socialisti di
Sarmra, da Pietro e, pare, anche da Salmi, il quale  sempre uccel di bosco, come saprai, ma ancora per poco. Anche Leto  neutrale. Egli non ha ancora in politica delle idee chiare, perci si butta sempre, per non sbagliare, dalla parte di Mariano, anche se, nel fondo, riconosce che io e Tristano abbiamo ragione, e che il Belgio dovrebbe essere aiutato, anche a costo della vita. Dice Mariano che tutti i militarismi sono detestabili, e che quello zarista non  certo meglio di quello tedesco, il quale, almeno, ha trovato una certa remora nello sviluppo della Socialdemocrazia. Dunque, prendendo parte al conflitto, il proletariato italiano non avrebbe nulla da guadagnare, ma, all'opposto, contribuirebbe a rafforzare quell'assolutismo russo, che tanti delitti ha sulla coscienza, come lo dimostrano le impiccagioni e deportazioni in massa dei suoi intellettuali e rivoluzionari. Tu sei di quest'opinione? E, ammesso che Nicola fosse peggio di Guglielmo, basterebbe questo per decretare che la Francia del '93, la Francia della Rivoluzione, debba soccombere alla barbarie col chiodo? Io non credo. E' vero ch'essa non avrebbe dovuto allearsi alla Russia dello knout e della Siberia. E' vero che, in questi cinquantanni, essa ci ha, noi Italiani, come suol dirsi, sfottuti, ma  anche vero che, senza l'alleanza con la Russia, la Germania non avrebbe aspettato ora a mangiarsela in un boccone, e, quanto a noi, resta il fatto ch'eravamo entrati nella Triplice Alleanza, dimenticando l'aiuto dtoci dalla Francia a Solferino. Ma, a parte questo, siamo o non siamo latini? Non parliamo noi e lei una lingua uscita da una stessa madre? Le nostre civilt non sono sorelle? Tutto ci ti parr superficiale, certo Tristano si esprimerebbe assai meglio, ma io ti dico quel che so, cercando di non passare per nazionalista, che in tal caso preferirei buttarmi nel Nsilo. Io so che la Francia, ogni italiano ce l'ha nel cuore; che le sue rivoluzioni affascinano la mente; che il suo, il nostro Napoleone, con tutto il male fatto all'Europa, resta sempre lui, l'uomo, il quale ha portato nel mondo i principi dell'89. Se la Francia sparisce, non  quella una terribile sventura per tutti?
Tu, Cino, non pensarci un minuto. Va', se ti riesce, al fronte. E se, nel momento in cui stai lavorando di penna, vedi che un fucile esprimerebbe meglio i tuoi pensieri, non aver scrupoli: lascia l'una per l'altro. Cosi vendicherai quei poveri diavoli di belgi, che sono stati fucilati contro i muri delle loro case, per il delitto di non avere accolto gli incendiatori col sorriso sulle labbra.
Se la mamma sapesse che ti ho scritto in questi termini, chi sa come mi coprirebbe di rimproveri... Ma io non ho potuto resistere al desiderio di mandarti questa letterona, che dice tutto il mio sentimento. Ti giuro
che, se potessi mettermi in un treno e arruolarmi nella legione garibaldina, sarei felice. Mi accetterebbero cosi giovane? E la mamma non ne morrebbe?
Caro Cino, ti faccio tanti tanti auguri. E con l'orgoglio di esserti fratello mi dico il tuo affezionatissimo Noro, detto Culo di Ferro .
Se mi risponderai mi farai un vero regalo. Ma come potrai? Almeno pensa a me, mi raccomando, pensa che ti sono vicino con lo spirito. Ti sogner tutte le notti, e sar questo un modo di far la guerra al tuo fianco .
Finito di leggere, Gilda restituisce la lettera al fratello. Fanno le scale in silenzio, poi, entrati nel loro appartamentino, si lasciano cadere affranti su un divano. Ad un tratto, spezzando il filo della sua meditazione, la giovane si alza, prende la borsa, e, trttane una lettera, la porge a Cino:
- Questa  di Leto. Mi  arrivata a mezzogiorno... Non te l'avrei forse data, se non avessi vista quella di Noro. Mi pare che, sui piatti della bilancia, in un momento come questo, ci possano stare entrambe... Come son diventati grandi questi ragazzi... Ci giudicano gi...
Cino comincia a leggere con tale ansia, che, sentendosi come preso al laccio da essa, si affretta a mettere con un taglio ntto, tra s e la lettera, la decisione di partire, sulla quale i tentennamenti di poc'anzi non han fatto presa. Ed allora riprende un po' di calma. Ora Leto parla di una cosa irreparabile, che si sarebbe potuta evitare prima di un certo evento, attualmente non pi... E' dunque partito Cino, e l, a leggere, non c' lui, ma quella parte di lui che resta, sconfitta, ad avvolgersi nella ragna vischiosa delle possibilit svanite.
Finito di leggere, Cino ritorna su un punto, fermandovisi come alla bocca di un pozzo, a guardare la propria immagine riflessa nell'acqua del fondo. Riconosco che in parte Culo di Ferroaveva ragione, e sarei anche stato disposto ad ammetterlo, se non mi avesse irritato quel suo non tener conto della pena che Cino dava alla mamma e a tutti ascoltando solo e sempre il suo impulso. Il piccolo Leto aveva fissato l, in termini essenziali, il dramma del momento, e quello di tutti i Rupe, in urto perenne tra un bisogno di grandezza, non indietreggiante di fronte ad alcuna sovrumana prova, e un fortissimo senso della famiglia, che, a quel bisogno, oppone i suoi limiti e i suoi conforti, come dei rimorsi. Rimorsi che sono, in estrema analisi, un lusso della forza, la quale pu umanizzarsi nella coscienza, senza abbandonarsi nella realt. Ad essi i Rupe non debbono soste nel loro duro, ma fruttuoso, cammino. Invece gli debbono quei fulminei ritorni di fiamma che 
caratterizzano, nei temperamenti passionali, i ripiegamenti dell'indifferenza, stanca e quasi nemica di se medesima.
- E' strano - dice infine Cino - che non mi abbia scritto la mamma...
- Trovi strano il suo silenzio? Io no. Esso  determinato dalla preoccupazione di non metter qualche grande ostacolo alla tua decisione, che ti farebbe molto soffrire, senza tuttavia impedirti di realizzarla. Ed allora? Tra lo sgomento di vederti andare verso il pericolo, e il sacrificio che te ne verrebbe, se non potessi buttarti nel pandemonio, come desideri, la mamma non ha altra possibilit di scelta. Naturalmente se c' una croce,  sempre lei, la prima, a caricarsela sulle spalle. Sono sicura che, invece di scriverti, sta pregando la Madonna perch la sua sofferenza non pesi sulla tua decisione, al punto di amareggiartela...
Cino ascolta le parole della sorella, senza ribattere. Cova in lui, nella zona di confine tra l'istinto e la ragione, una rivolta, cui la mancanza di bersaglio d la turgida lividit di un male segreto. Sente che il suo posto  alla frontiera, e d'altra parte, teme il tranello che il destino ha sempre teso alla sua temerit. E, infine, non  vero ch'egli non metta sulla bilancia la sofferenza degli altri. Almeno fosse cosi. Ora sarebbe calmo, partirebbe con l'orgoglio della propria disumanit. Invece il suo cuore  scombuiato; i suoi pensieri hanno un peso all'ala; le parole gli escono dalla bocca stonate. La paura di commettere la pi brutta azione della sua vita, lasciando Gilda sola a Parigi, gli mozza a tratti il respiro. E, tuttavia, egli  certo di partire, certo che nessuna forza umana potr tirarlo indietro. Nel momento in cui penserebbe di urlare alla sorella: No, rinunzio definitivamente al mio progetto, corro a telegrafare al giornale egli si sorprende a leggere con gli occhi del Direttore del Secolo il dispaccio che vien da Parigi: Ottenuto salvacondotto parto subito Rupe .
- Siamo impastati male, ecco tutto... dice infine con un sospiro. Tu, nel mio caso, cosa faresti, Gilda?
- Se fossi convinta che il mio posto  laggi, partirei...
- Anche se fossi costretta a lasciare una creatura nella pi spaventosa solitudine?
- Come il tuo destino  di andare, quello di tua sorella  di restare a far la guardia a una finestra sbarrata... Non si esce dalla propria pelle, convinciti...
La stanza  gi piena dell'ombra della sera. E' il momento in cui tutte le cose si allontanano le une dalle altre, prima di sparire.
- Usciamo Gilda... Mi pare un delitto non far nulla, proprio nulla, per Wladimir...
Prende per una mano la sorella che gli fa dolce resistenza:
- No, lasciami Cino, esci da solo, te ne prego... Ho bisogno di concentrarmi in questo silenzio... Perdonami...
- Verrai tra un'ora al bistrot di Antoine?
- Non credo... Son tanto stanca e non ho voglia di veder nessuno...
- Ti capisco... Ci vedremo allora qui... Vado a trovar Cipriani... Egli pu darci qualche buon consiglio. A pi tardi, cara...
Batte affettuosamente una mano sulla spalla della sorella, ed esce. Prima di recarsi al Passage Clichy, passa dalla redazione parigina del Secolo. Il suo arrivo  attesissimo, giacch, in una nota di servizio,  stato chiesto di lui, dal Direttore, urgentemente. Cino si mette in comunicazione col giornale, e ne ha la sollecitazione, in vista dell'incalzare degli avvenimenti alla frontiera franco-belga, di partire immediatamente. Quella condizione  risolutiva del servizio , ed egli  messo nell'alternativa o di ubbidire, o di rinunziare immediatamente all'incarico. Accetta di partire. Ha appena il tempo di prendere un taxi, di correre da Cipriani, per interessarlo alla sorte di Wladimir e di Gilda, e di tornare a casa, dove la sorella l'aspetta al buio, nello stesso angolo dove egli l'ha lasciata un'ora prima, con la testa appoggiata stancamente alla spalliera. Vedendolo entrare, ella ha l'intuizione della sua partenza immediata. Si leva, e senza fargli domande inutili, si avvia verso il ripostiglio delle valigie.
- Hai gi capito, povera Gilda? chiede. E lei:
- Si, Cino. Ma ora non prendertela, pensa solo a te. Prima o poi questo doveva accadere. Perch drammatizzare?
L'aiuta a far la valigia, poi, venuto il momento del distacco, si scusa con voce spenta di non poterlo accompagnare alla stazione dell'Est.
- Scusami... Non mi reggo in piedi... E' stata una giornata massacrante...
- Perdonami, Gilda. Hai detto di non drammatizzare, e sia. Per  certo che il destino  troppo crudele con noi. Parto profondamente addolorato...
Se la tiene stretta lungamente al petto, poi, improvvisamente se ne stacca, ed esce senza voltarsi.
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CAPITOLO 4.
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Cino trova ressa alla biglietteria dei treni del Nord, Nord-Ovest, per i quali la. conclusione della mobilitazione ha significato una parziale ripresa del traffico ordinario. Oltre che da stranieri - olandesi, danesi, svedesi e norvegesi - i quali, per Lilla, Gand e Anversa, evitando Brusselle prossima a cadere, se non gi caduta in mano tedesca, vanno ad Amsterdam, per restarvi o per prendere un battello, la calca allo sportello  formata da tutti coloro, nativi o forestieri, i quali, avendo una famiglia o una casa minacciata dall'invasione, si affrettano a raggiungerla, prima che in qualche stazione spersa della zona confinaria ci sia, a riceverli, un distaccamento della Militar Polizei, impaziente di consegnarli a un Etappenkommandaturen per le decisioni del caso.
Il pi delle volte questa gente, assillata dalla tema di far tardi, si sente dire, dopo ore di coda allo sportello, che il treno non parte pi, che se parte pu essere requisito in ogni momento dall'Autorit Militare e che, in ogni caso, non  sicuro di arrivare, a causa delle scorrerie ulane, le quali spostano incessantemente il limite dell'invasione. Nessuno si sogna di recriminare. E' gi straordinario che esistano sulla carta i treni per i civili, costretti ad andar incontro alla guerra da ragioni indeclinabili, la cui drammaticit si rivela tutta nella calma apparente con la quale la gente considera le prospettive pi nere di quel viaggio verso la carneficina. Quanti di costoro non si augurerebbero una cessazione totale del servizio ferroviario per giustificare davanti a se stessi un'assoluta passivit di fronte all'incalzante fatalit degli avvenimenti?
Per provvedersi il biglietto, Cino perde un'ora buona, ch'egli utilizza scrivendo a lapis alla sorella. Le riconferma il fervido interessamento di Cipriani per Wladimir, e le consiglia di non far nulla, se non dopo essersi consultata con lui. Scrive pure due righe a Mariano e alla mamma, promettendo una lunga lettera dalla frontiera.
Quando  la volta sua allo sportello, chiede all'impiegato un biglietto per Anversa.
- Linea Amiens Lilla Gand?
- No, prego. Linea Compigne San Quintino Brusselle.
- Debbo avvertirvi che non si ha notizia oggi di treni che abbiano passato Mons sulla Brusselle-Anversa e Charleroi sulla Namur-Liegi.
Essendo fortunato, potreste arrivare a Feignies. Per, se volete il biglietto fino ad Anversa, io non ho difficolt a staccarvelo...
- Ve ne sar grato... Vuol dire che, se non ci potr arrivare, mi servir di ricordo... Una piccola apertura di credito sulla resistenza del Belgio potrebbe essere di buon augurio, vi pare?
- Speriamo bene...
Consegna il biglietto a Cino, il quale si affretta al treno con il timore che gli parta sul pi bello, essendo gi in ritardo di un'ora e mezzo sull'orario. Contrariamente ad ogni previsione, l'express  affollato, ma non gremito. Evidentemente la speranza di raggiungere Anversa e Bruxelles, per la Compigne-Mons,  stata abbandonata dai pi. Rupe trova posto nel vagone di testa. Alcuni tra i suoi compagni di viaggio testimoniano dell'eccezionalit di un raggruppamento dettato dalla gravit e dalla stranezza dell'ora. Uno parla e si risponde da solo con delle smorfie, posseduto da un tremore senile nella testa e nelle mani. Un altro, verde e turgido come una botta, in procinto di esplodere sul viso dei presenti con tutto il suo fiele, si vendica della poca simpatia che ispira, annusando forte e ripetutamente, come se sentisse dei cattivi odori intorno a s. Un altro ancora, il quale esprime le sue tare segrete al labbro cascante e alla pelle glabra, consulta delle carte cosi importanti per lui, che, se l'assillo di un pensiero fisso, tradotto nella luce spiritata delle pupille, gl'impedisce di cogliere un nesso essenziale, attacca a sbadigliare penosamente, e non la smette pi. Gli altri son meno segnati. Quel signore che legge il Temps, un grande industriale, forse, a giudicare da certa luce d'orgoglio, da certo cosciente distacco, che gli traspare dalla bocca sdegnosa e dalla nervosa secchezza della persona, potrebbe essere uno dei padroni del borinage che la situazione spinge sul luogo del pericolo, nella speranza di ridurre al minimo i guasti dell'invasione. Quella stupenda girl vestita da crocerossina che si avventurerebbe all'inferno con un O.K. sulle labbra, si dichiara a prima vista. E' tutta esuberanza e cameratismo. Della sua razza, infine, appare quell'ufficiale che le siede in faccia: un sottotenente d'artiglieria, dal colorito sano e dagli occhi splendenti, ansioso di attaccare discorso con la bella, e, chi sa, d'intrecciare un piccolo flirt su quel treno, diretto verso l'ignoto. Un ignoto lambito da fiamme altissime e assordato da schianti favolosi come quelli che accompagnarono il travaglio originario della terra.
Finalmente, propiziato con un segno di croce dall'uomo che seguita ad annusare, l'express si muove. Sono le undici passate. Per un pezzo tutti nello scompartimento tacciono, intenti ad innestare sul parallelo
della propria necessit le ragioni che possono aver spinto gli altri a quel viaggio straordinario. S'incarica la crocerossina americana di rompere il ghiaccio chiedendo al compagno di sinistra, l'ipotetico industriale del borinage, se crede davvero che Pio X, morto nella nottata precedente, sia stato assassinato, secondo le voci raccolte in alcuni ambienti romani dal giornale inglese ch'ella sta leggendo.
- La stessa cosa - soggiunge - da noi in America  stata detta a proposito del Cardinale Rampolla quando mori repentinamente un anno fa. L'attuale segretario di Stato, Merry del Val, potrebbe saperla lunga su questa doppia scomparsa. Nessuno ha dimenticato che egli ha impedito l'elezione del Rampolla nel 1903 per mezzo del veto di Francesco Giuseppe, da lui sollecitato ottenuto e portato personalmente in Conclave. Quanto a Papa Sarto tutti sanno che  stato Del Val a imporgli una politica antifrancese, ispirata unicamente agl'interessi e agli odi dei gesuiti. La scomparsa di Pio X potrebbe significare l'elezione di un papa marcatamente filotedesco capace di minare il terreno sotto i piedi all'Intesa. Voi francesi dovreste vigilare sul Vaticano...
- Naturalmente, miss - risponde l'interpellato. Ma forse in queste accuse non c' nulla di serio. Oggi tutto acquista un carattere romanzesco e sanguinario che in tempi ordinari farebbe sorridere. Per pu anche darsi che la voce raccolta sia fondata. Staremo a vedere.
L'ufficiale vede giunto il momento di dire la sua opinione sulla morte del Papa:
- Sono d'accordo con voi, miss, che, sotto questa morte improvvisa, c' del losco. Probabilmente Pio X avr voluto prender posizione in favore nostro, ed allora la cricca gesuitica che fa capo a Merry del Val, sar intervenuta con tutti i mezzi per impedirglielo. Il nostro Governo dovrebbe insistere presso quello italiano per vedere chiaro in questa faccenda. Chi sa quanti altarini si scoprirebbero...
In attesa che qualcuno sbrogli la matassa egli chiede intanto alla crocerossina dov' diretta.
- A San Quintino, tenente. Vado a trovare un mio fratello corrispondente di guerra del New York World, ferito non in battaglia, ma in un banale incidente di auto, che per poco non gli  costato la vita. Thomas, da quella pellaccia che , se l' cavata con un forte choc nervoso e delle ammaccature che lo terranno a letto per qualche settimana... Una fortuna. Per ora il giornale minaccia di nominargli un sostituto, e questo  un guaio. Son sicura che la paura di vedersi far la finestra sul tetto, butter gi dal letto Thomas, al pi presto.
- Aggiungeteci la vostra presenza, e la guarigione sar fulminea...
- La mia presenza? Io e Thomas avremo appena il tempo di buttarci le braccia al collo. Poi ci toccher separarci... Io riparto subito da San Quintino. Non metteva davvero conto che lasciassi la famiglia, il fidanzato, gli esami di lingua e letteratura francese alla Sorbona, per finire a San Quintino al capezzale di un fratello infortunato. Decidendomi a frequentare in Piazza Malesherbes il corso dell'Union des femmes de France, sapevo bene che sarei per lo meno stata assegnata a un ospedale della Zona di Operazioni.
- Congratulazioni, miss... - dice il tenente ammirato. Siete americana?
- Per due terzi si. Io son nata a New-York, di New-York  mio padre, il quale non avrebbe mai lasciato l'America se il Governo non l'avesse mandato a Parigi come funzionario d'Ambasciata... Invece mia madre  francese, nata da mamma e da babbo alsaziani a New Orleans. Questo spiega forse il nostro atteggiamento di fronte alla Germania. Della mia famiglia, Thomas  partito come inviato speciale, io come infermiera. Lascio a casa due sorelle minori, che non vedono l'ora d'imitare il mio esempio. Mi han promesso, appena sar loro possibile, d'arruolarsi come aiutanti infermiere nella croce rossa inglese... Si vede che non ce l'abbiamo nel sangue di far le ragazze di famiglia.
- Ma non vi spaventa la guerra? chiede stupefatto l'uomo dal labbro cascante. E miss Alice Wheeler:
- No davvero. E poi, anche se la temessimo, non ci comporteremmo diversamente. Chiederemmo alla nostra forza morale di sostenerci contro la debolezza fisica. L'importante non  il fatto di sentire o no la paura... In fondo questo  un affare personale di ognuno... L'importante  di dominarsi fino al punto in cui essa non traspaia e non si appicchi come una peste agli altri...
- In quale settore vi dirigete? chiede il lettore del Temps.
- Per il momento al Cateau. L, mi trover quasi in famiglia. Ho degli amici che mi aspettano a braccia aperte.
Il treno  arrivato intanto a Creil. Dopo una breve fermata esso riparte con le tendine abbassate e la luce blu della notte per ordine dell'Autorit Militare. Anche la conversazione si smorza, come se l'allarme, dettato da quelle misure, ne avesse disseccate le fonti. Improvvisamente, in uno degli scompartimenti vicini, una valigia cade su un vetro frantumandolo. Il fragore fa sobbalzare tutti, come se una bomba fosse scoppiata nel treno. L'uomo dal tremore senile, barbugliando
parole senza senso, vuole aggrapparsi al braccio del suo vicino, il quale, approfittando della semioscurit, lo respinge rudemente e cerca scampo nel corridoio. Il signore dalla pelle glabra lo imita gesticolando stranamente, come se qualcuno lo avesse mortalmente offeso, e anche gli altri, spinti dalla curiosit si ammassano verso lo scompartimento, di dove, mescolate alle scuse del colpevole - un vallone che rientra dall'America per battersi - e ai commenti estrosi dei presenti, quasi tutti militari, arrivano le grida indignate di un tale che non sa su chi rifarsi dello spavento provato.
- Ah, anche lo scherno... seguita a gridare. Viva, sempre evviva... Sissignore ho avuto paura. Che forse ho da render conto a qualcuno se la paura mi mangia vivo? No, e allora? Il bello si  che la paura fotte anche voi... Voi vi vergognate di mostrarla, ecco tutto, invece a me non importa niente che me la vediate dipinta in viso com', verde come il mal di stomaco, sfuggente come un vestito da impiccato, molle come la cera...
Qui l'uomo scoppia a ridere sarcastico:
- Ora mi credete un pazzo fantastico... Ed io vi dico che il Signore non paga il sabato, ma tutti i giorni, e con moneta che lui solo pu coniare, e questa moneta  ora la pazzia, la pazzia che gira tra la gente come un untore e non risparmia nessuno, nessuno. Sono pazzo io, ma siete pazzi pure voi, carissimi, anche se non lo sapete, n potrebbe essere diverso... C' una campana che suona a martello nella testa di ognuno. Suona da venti giorni, e, a ogni rintocco, una fiamma si leva in qualche punto della terra, uno schianto squarcia l'aria. Avete un bel mettervi le mani su gli occhi e sulle orecchie, per non vedere, per non sentire... Lo schianto  in voi, strappa in voi, nella vostra vita, prima che nel mondo. Il fuoco  in voi, arde in voi, prima di appiccarsi al mondo.
Pausa. Poi l'uomo quasi polemizzando con un contraddittore invisibile conclude:
- La commedia della colpa... Io non ho colpa, io sono stato preso per i capelli,  stato lui a darmi la pugnalata alla schiena... Naturale... Da che mondo  mondo la colpa  sempre stata di quell'altro... Non ha colpa questo signore che si  lasciato scivolare la valigia dalla rete, e non ha colpa il vetro che si  fatto spezzare senza opporre una resistenza maggiore al proietto improvviso... E sia... Tutti contenti come pasque... Les jeux sont faits, messieurs... Rien ne va plus... Ovverosia, non c' pi nulla da fare... Continuiamo il viaggio, anche se esso porter all'inferno... Per, ascoltatemi ancora un momento, voi che 
rasentate i precipizi come sonnambuli, senza sospettarlo... Io vi dico che quella valigia era una cosa seria e che bisognava maneggiarla con religiosa attenzione, come se fosse stata piena di dinamite. Si  creduto di poterla manovrare alla leggera, ed ecco che la pace, sissignore, la pace,  a terra, assassinata tra le scheggie di un vetro spezzato. E attorno a lei, il mondo si  fatto rovente come il forno che aspetta il pane. Il pane siete voi combattenti e siamo anche noi civili. Quando saremo cotti perbenino qualcuno ci manger, state sicuri...
Le parole dell'uomo, un professore in pensione, di Arras, matto per quel tanto che basti alla gente comune ad attribuire a cervello sconvolto una profezia di cui tema, finiscono nello sbalordito silenzio degli astanti . Quasi per lasciare i compagni di viaggio liberi di commentarle, il professore se ne va, fendendo la calca, in un altro vagone, e non riappare che assai pi tardi, quando ogni confusione si  diradata. Rupe, che, durante la scena, si  trovato a faccia a faccia con la crocerossina americana, le chiede cosa ne pensi dell'episodio. E lei:
- Penoso davvero... Chi sa quanti la guerra ha gi sbalestrati come costui...
- La verit  che abbiamo troppo fidato dei nostri nervi. Ognuno di noi crede di essere quello di prima, di pensare, di parlare, di agire, come prima. E, invece, siamo tutti dei malati, degli ossessionati... Ossessionati con una maschera d'indifferenza che non illude nessuno. Basta infatti che essa si scosti di un pollice perch appaia un viso come quello l...
- Ora parliamo d'altro, vi prego... Tutto ci  troppo triste... Andate lontano con questo treno...?
- Non lo so, miss. Il pi lontano possibile... Io sono il corrispondente di guerra del Secolo di Milano, un collega di vostro fratello...
A queste parole la contentezza di miss Alice Wheeler assume forme clamorose:
- Mais vraiment? Mais quelle chance, my God... E avete aspettato tanto a dichiararvi? Se avessi fiutato in voi il giornalista, non avrei esitato a forzare la vostra riluttanza... Mi ero quasi convinta che le mie chiacchiere non vi interessassero per nulla... Son proprio felice di essermi sbagliata...
Da questo momento il sottotenente d'artiglieria  dalla girl sacrificato a Cino. Alice suggerisce a quest'ultimo di scendere con lei a San Quintino. Dopo una visita a Thomas, essi potrebbero proseguire per il Cateau, dove si concentra il Corpo di Spedizione Inglese. La giovane
donna, nel fare questa confidenza a bassa voce, promette a Cino di presentargli un generale e un colonnello amici suoi.
- Sono due persone importanti e potrebbero esservi di aiuto specialmente in questo periodo, in cui l'avanzata tedesca si svolge sopra un fronte smisurato, senza che la reazione alleata si pronunci. Cercare la guerra alla cieca, senza un punto di riferimento, potrebbe significare una preziosa perdita di tempo col rischio di non raccapezzarsi sulla vera portata degli avvenimenti.
Rupe ringrazia calorosamente, ma declina l'invito:
- Comunque, in caso di necessit, mi ricorder della vostra offerta amichevole... Per il momento, ho deciso di andare fino dove l'express mi porter... Confido nel mio fiuto per incontrare la guerra nei suoi punti decisivi...
- Fin dove sperate di arrivare con questo treno?
- Non pi in l di Feignies-Quevy, posto di frontiera tra Francia e Belgio... Non vi nascondo per che, se da un momento all'altro, un impiegato venisse ad avvertirci che alla prossima stazione si fa dietrofront verso Parigi, non ne sarei affatto meravigliato...
- Speriamo di no, santo Dio...
A Compigne l'express ferma lungamente. I viaggiatori sono avvertiti da un picchetto di soldati armati, al comando di un sottufficiale, di non lasciare il treno per nessuna ragione. Ne sono esentati i militari, ufficiali e soldati indistintamente... Costoro sono invitati a presentarsi senza indugi al Comando di Stazione per prendere ordini. Essi ritornano dopo qualche minuto ai loro posti, ma solo per ritirare il bagaglio.
- Che succede, tenente... chiede Alice all'ufficiale artigliere. - Ci lasciate all'improvviso?
- Si, miss, come vedete. Si  formato un treno speciale per noi militari. In fondo potreste esser considerata tale anche voi... Se credete, posso esporre il caso al Comando...
- Grazie, tenente... Ma spero che da un momento all'altro si parta anche noi... Voi che ne pensate?
- Non lo so davvero... Pu darsi che dobbiate ancora attendere a lungo, questo si...
- Lo sapete di sicuro, o  solo una supposizione?
- Supposizione, miss... Comunque il mio augurio  che possiate partire subito. Ora vi saluto e arrivederci a Parigi al pi presto possibile... Verr all'Ambasciata Americana a cercarvi.
- Intesi... Ted sar felice d'invitarvi a mangiare il riso al curry, la
sua passione. Ted  mio padre, un buon diavolo... Se non avesse la smania del whisky sarebbe perfetto...
- E lasciatelo bere... Tanto si vive una volta sola, e anche quella cosi amareggiati...
Parte, improvvisamente rabbuiatosi, salutando la compagnia. Quando tutti i militari si sono allontanati, la loro mancanza  sentita sul treno come una perdita. Si scatena la ridda delle ipotesi, favorita dall'atmosfera di preoccupazione che l'atteggiamento severo dei soldati, messi di guardia alle uscite dei vagoni per impedire alla gente di scendere, la proibizione di scostar le tendine, quasi che la pi semplice curiosit possa costituire un pericolo, la partenza dei militari, e quel ritardo di quasi due ore dell'express, hanno creato. E' arrivata la notizia della caduta di Brusselle? L'esercito belga  in rotta su Anversa? La cavalleria tedesca  gi sul suolo francese? I Taubes hanno gi interrotto la ferrovia? C' qualche spia sul treno?
L'ultima supposizione, lanciata genericamente, ma in tono losco, dall'uomo verde e turgido come una botta, potrebbe far passare un guaio ad Alice e Cino, se, non avendo le carte in regola, essi mostrassero di fronte alle allusioni del malevolo qualche inquietudine. Invece la loro calma impone, e per di pi passa il controllo, esercitato da un Ispettore di Polizia assistito da quattro soldati armati, a confermare, attraverso la marcata deferenza del funzionario per il giornalista e l'infermiera, l'eccezionalit dell'incarico loro affidato dai Comandi sul fronte di battaglia. Rupe e Alice approfittano della cortesia dell'ispettore per chiedergli qualche informazione sul ritardo dell'express. Apprendono che esso  dovuto solo alla necessit di dar la precedenza ai treni militari sulle linee pi importanti e vitali dal lato strategico.
- Bisogna durante la notte far pi cammino che si pu... Di giorno ci sono gli aeroplani a spiare, accidenti a loro...
- E' evidente che una grande azione si prepara... dice Alice. - I tedeschi troveranno del filo da torcere...
- Certamente... Io penso che in questi giorni i due eserciti stiano cercando il luogo migliore per attestare... Non possono i tedeschi illudersi di avanzare cinquanta chilometri al giorno senza trovare nessuno sul loro cammino...
Il funzionario ha appena terminato di parlare che il treno, senza dar preavviso di sorta, si rimette in moto. La folla dei viaggiatori accoglie la partenza con vero sollievo. Restare su un binario morto, ad aspettare la malanova o andare verso l'agguato bruciando le tappe; ritornare a Parigi per ripartirne senza neppure scostare le tendine o raggiungere
il proprio paese raso e servo: tutti questi incerti ha messo al passivo la gente partendo, la gente preparata al peggio, esaurito ogni potere di determinarsi, e quasi di desiderare, con la decisione presa di tentar l'avventura verso la frontiera contesa. Tuttavia basta che uno spiraglio di luce spezzi improvvisamente il buio perch le spalle di questi sciagurati si raddrizzino malgrado il peso, e le fronti si spianino. E' il respiro di un attimo, ma, senza di esso, la strada da percorrere sarebbe pi triste.
Fa eccezione all'impressione di sollievo augurale, dovuto alla ripresa del viaggio, l'uomo dal tremore senile che si parla e risponde da solo con delle smorfie. Ad un certo momento, egli interrompe il suo monologo disperato per chiedere al signore, in cui Rupe ha indovinato un industriale, di tirargli il segnale d'allarme. E giacch l'interpellato lo invita a ripetere, credendo di avere frainteso:
- Tirate, vi dico... Io non posso pi proseguire... Non me ne importa di arrivare a Gembloux... Ho giurato dieci anni fa di non rimettere piede nella casa dove mi si  mancato di rispetto e non vedo la ragione per cui debba rompere il giuramento...
- Nessuno vi dice di romperlo, caro signore. Ma voi dovete capire...
- Non voglio capire niente... Debbo scendere da questo maledetto treno e subito... Altrimenti mi butto dal finestrino...
I compagni di scompartimento cercano di calmarlo, di fargli intender ragione, ma le loro parole non ottengono che di farlo piangere come un bambino. Improvvisamente egli fa per rizzarsi e afferrare la maniglia. Sei mani l'agguantano, mentre l'uomo dalla pelle glabra, al quale per l'emozione si sono terribilmente affilate le pinne nasali, grida bianco come uno spettro:
- Ma c' una accolta di matti in questo treno... Meglio chiamare i soldati. Vado io, vado io... E infila il corridoio di corsa per paura che qualcuno lo preceda.
- Suvvia, signore, state tranquillo... dice Alice all'uomo delle smorfie. Non dovevate partire, se non potevate andare in quella casa... Ma ora come si fa? Pensate al pericolo che procurereste a voi stesso e agli altri fermando il treno in piena campagna a quest'ora...
- Non sono stato io a intraprendere quest'orribile viaggio... Qualcuno ha voluto cosi, qualcuno a cui ero di peso, mio Dio...
- Poor fellow... Vorreste ritornare a Parigi, ora?
- In nessun caso... Ho la mia dignit... Non vado a Gembloux per non umiliarmi, non ritorno a Parigi perch l'ingratitudine che mi
 d'intorno mi ripugna... Son solo, solo al mondo. Non mi resta che buttarmi dal finestrino...
La sventura del trascurato stringe il cuore. Gi tanto crudele di per se stessa la vita per aver bisogno di chiedere alla guerra il suo pi infernale pimento. Tuttavia quale aiuto portare a quella miseria? Ci pensano i soldati, chiamati espressamente dall'uomo col labbro pendulo. Prima immobilizzano l'infelice al suo posto, poi gli chiedono se, e per quali ragioni, ha tentato di tirare il segnale d'allarme. Inutile che Cino e i suoi compagni pi sensibili tentino di non dare importanza all'incidente. E' proprio il malato che si accusa:
- Voglio scendere da questo treno, l'oscurit mi pesa sul cuore... Non si pu? Non si pu fermare un treno in corsa? E allora, vi prego, lasciatemi... Non dovete impedirmi di farmi giustizia... Sono stanco d'essere di peso agli altri, la presenza degli altri mi  insopportabile... Dovrei serbarmi vivo per chi? Non me ne importa nulla della vostra guerra... La mia guerra  qui nel cuore... Qui ci passano orde di ulani da anni, calpestando e bruciando tutto...
I soldati si portan via il poveretto, mentre il professore matto di Arras, accorso sul luogo dell'accaduto, dice con voce ammonitrice alla gente che affolla i passaggi:
- Non ve lo dicevo? La campana suona a martello nella testa di tutti. Ed  il diavolo in persona a far da campanaro. La paura della morte pu anche spingere a morire, lo si sa...
Naturalmente, per i viaggiatori dei vagoni pi lontani, il malato diventa una spia tedesca sorpresa in atto di far segnali luminosi ad altre spie nascoste nelle tenebre. Corre insistente la voce di una macchina infernale che debba esplodere tra Noyon e Chauny.
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CAPITOLO 5.
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A San Quintino, dove arrivano con quasi cinque ore di ritardo, i viaggiatori sono avvertiti di scendere, giacch il treno non pu proseguire verso la frontiera. A nessuno, neppure al vecchio matto di Arras, che tutti evitano, sospettandolo iettatore, viene in mente di chiedere il perch di quell'arresto. Impastata d'insonnia e di sale, la folla lascia il treno in silenzio, e grande  il contrasto tra il suo modesto sciamare verso l'uscita, e l'indiavolata confusione del reggimento inglese che sta occupando due interminabili tradotte in partenza. Alice Wheeler si accompagna a Cino come ad un vecchio amico. Essa  palesemente
soddisfatta che il caso di forza maggiore, costringendo il giornalista italiano a tirar di bordata per raggiungere il fronte, lo abbia messo sulla sua strada. Leggendo il disappunto sul viso di Rupe, ella gli dice in tono cameratesco:
- Su, non prendetevela cosi, my God... Sar una fermata di pochi minuti, appena il tempo di fare un bagno, colazione, e di conoscere Thomas. Egli ci dir le ultime notizie. Di qui la guerra la si vede meglio che da Parigi...
- Per lo meno il diavolerio non manca... Siamo nella zona di concentrazione britannica... Il kaki fa la parte del leone... Bei soldati, stupendamente rasati, meravigliosamente equipaggiati... Hanno l'aria di considerare la guerra uno sport, o, tutt'al pi, un'avventura semicoloniale...
Al chiosco della stazione, Rupe e Alice leggono su un giornale locale i due comunicati ufficiali del mattino. Il primo annunzia che la cavalleria tedesca  entrata in Brusselle, e che l'esercito belga si ritira su Anversa, senza essere molestato. Il secondo informa che grandi masse di nemici continuano a passare la Mosa nei dintorni di Huy, e che un'importante concentrazione di forze nazionali  in via di esecuzione per fronteggiarli. Per ultimo, il secondo comunicato, trova agrable constatare che, finora, salvo una leggera rientranza ad Audun-le-Roman, nessuna parte del territorio francese  stata occupata dall'invasore.
- Questi dispacci - dice Cino - respirano un eccessivo ottimismo. Io trovo che il Comando Francese esagera nel rallegrarsi che i tedeschi non camminino abbastanza. Mi pare che, in diciotto giorni, di strada ne abbiano fatta anche troppa...
- Ne avessero fatta altrettanta i francesi in Alsazia-Lorena... Invece anche l, se non s'indietreggia, si segna il passo, my God...
Escono dalla stazione, e a piedi, portandosi le valigie da s, giacch non ci sono n taxi, n vetture, n facchini, s'incamminano verso l'Ospedale. Appena passato il gran ponte sulla Somme, la rombante sfilata di una lunga colonna inglese di autocarri, diretta per Guise e Maubege al fronte di battaglia, li ferma per un pezzo. Il colpo d'occhio e il fragore delle duecento e pi macchine che si susseguono a pochi metri di distanza l'una dall'altra sono impressionanti. Testimonia questa colonna dell'attrezzamento industriale britannico e del peso gittate dall'Inghilterra sulla bilancia della vittoria futura. Pur tuttavia, la scarsissima folla presente si mostra indifferente. Non un applauso, non un grido augurale, all'indirizzo dei soldati al volante. Effetto del bollettino del mattino? Forse non perdona, la popolazione, a Tommy, la sua 
scarsa premura nel concentrarsi e prendere il suo posto in linea? La sua calma, lungi dall'esser considerata il segno di una padronanza, fondata sulla tradizione imperiale e su un'ambiziosa coscienza di razza, parrebbe, all'uomo della strada, un irridere all'incubo sospeso sulla terra francese?
Per San Quintino  deserta. La popolazione  gi tutta fuggita verso Parigi, o si  tappata in casa, opponendo lo spessore dei muri, e, quasi, la paura della piena luce d'agosto, all'incalzare delle brutte notizie. Grava sulla piccola citt, desolata dalla chiusura di gran parte delle botteghe, e dalla quasi totale sparizione della folla, l'ossessione di certe giornate di sciopero generale, scandite dal galoppare della cavalleria per le strade deserte. Rarissime le finestre aperte. S'indovinano, negli interni, ombre incontrarsi e disgiungersi per il gioco di una macchina da presa, cercante in esse un ritmo inafferrabile; occhi interrogarsi a lungo; labbra dissuggellarsi a stento; mani sfiorare persone e cose con la tenerezza e il rimpianto di chi le sta perdendo.
- San Quintino  veramente irriconoscibile... esclama Alice riprendendo al fianco di Cino il cammino verso l'Ospedale. Sono stata qui tre anni fa in occasione d'una ricognizione artistica nel Nord della Francia. Ricordo che l'aspetto vivacissimo di questa popolazione industre mi colpi assai pi del gotico flamboyant dell'Htel de Ville, delle vetrate della Collegiale e dei pastelli di La Tour. Ora per queste strade c' passata la granata della guerra... E non siamo che agli inizi...
- Questi paesi, miss, per la loro posizione strategica, e per la loro ricchezza industriale, che i tedeschi conoscono troppo bene, non si fanno illusioni sul pericolo che corrono... Se gli alleati non spezzano l'avanzata nemica, in breve spazio di tempo tutto il Nord della Francia sar esposto all'invasione. Il Nord significa Lilla, Lens, Valenciennes, Roubaix, Tourcoing, Amiens, Reims, Abbeville, Mohon, Maubege, con le loro miniere, le loro ferriere, le loro fonderie, i loro stabilimenti metallurgici, le loro filande, i loro opifici. Significa il grande bacino carbonifero di Lens in mano della Germania, gi padrona del borinage belga e del bacino minerario di Briey, abbandonato dalla copertura francese in Lorena, senza combattere. Significa il possesso delle opulenti regioni agricole del Santerre, del Cambresis, del Vermandois, della Thierrache e della Champagne... In questo giro d'orizzonte, San Quintino, con la sua fiorente industria cotoniera e zuccheriera, con i suoi commerci prosperosi, trova il suo destino di grassa preda posta sulla via fluviale pi attiva della Francia. Ma, indipendentemente dalle sue risorse naturali, deve San Quintino alla posizione strategica 
l'onore di fronteggiare le invasioni calanti dal Belgio per la famosa troue de l'Oise, la quale  poi la vecchia strada romana che dalla Germania porta a Vermand. Non mancano, in terra piccarda, gli sbarramenti naturali alla marcia di un esercito nemico verso le pianure della Senna. Il primo di codesti sbarramenti , a Nord, l'altipiano del Vermandois . Tocca ad esso ricevere il primo urto. Naturale che questo privilegio renda inquieta San Quintino, citt-frontiera com' stata chiamata.
Non sfugge ad Alice la conoscenza che mostra Cino della regione:
- Congratulazioni mr. Rupe... E' un piacere viaggiare con voi. Conoscete questi luoghi meglio di un generale...
La lode della girl non giunge sgradita al giovane:
- Un giornalista dev'essere un poco anche stratega... Saper leggere la carta geografica d'Europa, e ripassare certe dimenticate pagine di storia,  il meno che si possa fare, oggi. Questi primi venti giorni di guerra ce ne hanno insegnate di cose che avevamo trascurato o scordato.
Sono intanto giunti all'ospedale. Appena entrati nel vestibolo, un rumore di voci attira la loro attenzione. Qualche secondo dopo vedono scendere dallo scalone, sostenuto da due donne piangenti, certo la madre e la sposa, un uomo dalla testa rapata di forzato e dal colorito terreo. Vedendo Rupe ed Alice, il malato grida sbarrando gli occhi.
- Assassini... Mi dichiaran guarito per mandarmi al fronte... Ho la febbre in permanenza, piscio sangue, la testa mi martella, il cuore mi duole, ma per loro io sono un simulatore, un vigliacco... E sia... Certo se avessi potuto far scivolare qualche cosa in mano di chi so io, ora sarei trattato assai meglio... Ma io non potevo... Sono un miserabile, uno che da quando  nato ha sempre lavorato come un ciuco senza mai riuscire a sfamarsi... Ora a questa carcassa dicono: Tu devi andare al fronte, ci devi andare anche se sei all'olio santo... Assassini, si, lo ripeto. Per debbo dire che son ridotti male, se han bisogno di stracci come me... Andiamo pure... Lass non ne avr per molto tempo, e voi signori medici - dice voltandosi verso i suoi invisibili carnefici -voi avrete un altro delitto sulla coscienza. Che cosa  un morto di pi o di meno, oggi che tutta la terra  piena di cadaveri? Qualche cosa , ve lo dico io, uno di pi fa, anzi, chi sa, potrebb'esser quello che fa traboccare il vaso... Non credete? Bisogna veder la fine... Di ogni cosa, bisogna veder la fine...
- La fine... ripete come un'eco la vecchia madre.
- La fine del mondo... rincalza la moglie, tracciando una croce nell'aria con la mano.
E se ne vanno, lasciandosi alle spalle un'ombra che ingigantisce a ogni loro passo.
Cino e Alice si guardano negli occhi, esprimendo il rimpianto di non essere arrivati all'Ospedale qualche minuto dopo. Ma intanto si  avvicinato a loro il custode. Chiedono di Thomas Wheeler, e sono affidati ad un infermiere, che li conduce nella stanzetta del ferito al primo piano.
Egli accoglie la sorella e l'amico suo con grandi manifestazioni di gioia. E' un giovanotto di circa trent'anni, dal viso simpatico e intelligente, somigliantissimo ad Alice. Porta ancora le bende intorno alla testa e alle gambe. Per il dottore ha promesso di sfasciarlo in mattinata.
- Tutto  andato liscio, my dears. La pi piccola complicazione avrebbe potuto espormi a ricevere, in questo letto, le cure dei medici alboches, dopo quelle dei francesi. Cosa di cui non sarei stato entusiasta...
- Perch dici questo, Thomas?
- Perch la situazione mia cara,  seria... I tedeschi marciano come dannati. Un'armata francese, attestata tra Mosa e Sambre, aspetta di dar battaglia da un momento all'altro. Tutto dipende dall'esito di questo urto, nel quale sono impegnate centinaia di migliaia di uomini da una parte e dall'altra... Se i francesi perdono la partita, ne potrebbe uscir compromessa la sorte della guerra. In tal caso, i preuss sarebbero qui tra una settimana o poco pi.
- E gl'inglesi?
- Sono in ritardo di qualche giorno. Ho parlato con il nostro amico, il colonnello Bracke, il quale partiva stamani per raggiungere il Corpo d'Armata Smith-Dorrien sul canale della Haine. Mi ha detto che, entro domani sera, il Corpo d'Armata Haig dev'essere tutto sulla linea Mons-Binche, alla sinistra dello schieramento francese.
- Come vede la battaglia il colonnello Bracke? chiede Rupe.
- Non bene, purtroppo. Egli rimpiange che la British Expeditionary Force non tardi ancora quel tanto che le permetta di non prender parte all'azione imminente. Gli sembra che l'offensiva non abbia alcuna speranza di successo. Essa si trover strangolata dalle armate tedesche, scendenti dal Nord e dall'Est. E di questo parere non  lui solo, disgraziatamente. Il colonnello ha avuto occasione di parlare con alcuni ufficiali superiori della Quinta Armata. Paiono tutti convinti di andare incontro a un insuccesso...
- Ma allora la battaglia sarebbe perduta prima di essere iniziata... Non ci posso credere, via... esclama con forza Alice.
- Ti riferisco i vari si dice che circolano nei comandi... Pare che,
fino all'ultimo momento, il generale Lanrezac abbia sperato che il Comando Supremo rinunziasse all'offensiva... Oramai non c' pi nulla da fare. Il dado  tratto. La famosa marche en crabe, da est verso ovest, per parare il movimento avvolgente dell'ala tedesca dal Belgio, sarebbe stata effettuata con almeno quattro giorni di ritardo dalle diverse armate francesi, scaglionate dall'Alsazia al borinage. L'Armata Lanrezac  arrivata tra Mosa e Sambre dopo centoventi chilometri di strada sotto la canicola... Come si comporter, all'attacco, una truppa, provata da una marcia cosi massacrante? Il problema  tutto qui...
Le notizie di Thomas non sono davvero rincoranti. Tuttavia Alice non si d per vinta:
- Sai cosa ti dico, Thomas? Che una cosa  la battaglia sulla carta, e un'altra quella che si combatte sul terreno, con gli uomini e i cannoni veri. Mille fatti imprevedibili possono da un momento all'altro modificare la situazione, al punto da risolvere in un successo un'azione magari iniziata in condizioni di assoluto sfavore. E viceversa. Non , per esempio, da escludere che il vantaggio iniziale, che deriva loro dall'esser lanciati in pieno, e dalla posizione strategica, porti i tedeschi a buttarsi allo sbaraglio, facendo cosi il gioco degli alleati...
Thomas accoglie le parole della sorella con un sorriso fine:
- Spero solo che i padreterni di Vitry-le-Francois non ragionino come te, e non conducano la guerra, sperando solo negli errori che i tedeschi potranno commettere, per ignoranza o per vanit, nel seguito della campagna...
- Sar forse il soldato a dire l'ultima parola - dice Cino. Non  vera l'affermazione di quel tal prigioniero tedesco riportata dai giornali: Das ist nicht ein Volkskrieg; das ist ein Offizierkrieg. E' invece vero l'inverso. E' una guerra di popoli, non una guerra di ufficiali. I generali francesi faran di tutto per perder la guerra, i tedeschi per vincerla, ma saranno i soldati a decidere della vittoria... Naturalmente, se hanno i mezzi per battersi come si conviene... Forse, nel momento in cui parliamo, i pioupious stanno correggendo tra Mosa e Sambre gli errori strategici dei loro capi... Almeno questa  la mia speranza...
A questo punto, Rupe chiede a Thomas qualche consiglio sul modo di raggiungere lo schieramento francese. Il giornalista americano  felice di potergli venire incontro:
- Tra qualche minuto verr a visitarmi il capitano medico Hnu, il quale  in procinto di partire per raggiungere un ospedaletto da campo del 3 Corpo d'Armata... Sarebbe una fortuna per voi poterlo accompagnare...
- Con quale mezzo il capitano raggiunge il suo reparto?
- Con un'auto della Sanit...
- Mi vorr prendere con s?
- Se ha posto, certo... E' un uomo molto simpatico... Abbiamo fatto una grande amicizia. E' anche un artista, oltre che un ottimo chirurgo...
- Se fa la strada del Cateau, vado anch'io con loro. Non mi hai neppur chiesto dove son diretta. Tu prendi poco sul serio le mie imprese, Thomas...
Il malato risponde al rimprovero della sorella con un affettuoso abbraccio:
- Dear, ma io ti ammiro, invece... E tanto... Dimmi piuttosto come ha potuto Morris lasciarti partire... Non dovevate sposarvi?
- Ci sposeremo fra sei mesi, a guerra finita... Ora mi sarebbe stato impossibile seguirlo in America...
- Ti capisco... Forse il tuo fidanzato ti avr capita un po' meno...
- Non credere, sai... Morris  stato invece ragionevole. D'altra parte, avrei rinunziato a lui, piuttosto che a venir qui... Non vedo l'ora di prender il mio posto in una corsia. Per la prima volta, mi pare di essere utile a qualche cosa, a qualcuno...
- Sei cambiata, Alice... Queste parole non ti somigliano troppo...
- Son cambiata, Thomas... Siamo cambiati tutti. E' questa gran tragedia che stiamo vivendo... Io sento che la mia vita si  approfondita, migliorata... Guardo le futilit di un tempo, come se appartenessero ad un'altra persona...
Le sue parole sono interrotte dall'arrivo del capitano Hnu, un uomo sulla quarantina, dal viso sciupato ma accogliente. La sua apparizione mette Thomas in effervescenza:
- Avanti, avanti, dottore... Siete aspettatissimo... Siamo tutti nelle vostre mani... Specialmente io...
Il dottore non  di buon umore. Lo s'indovina da certo sorriso malinconico che gli erra sulle labbra, come se vi fosse stato dimenticato da un tempo immemorabile. Tuttavia egli risponde al malato in tono scherzoso:
- Egoistone... Siete cosi indiavolato, non per il piacere di vedermi, ma perch vengo a levarvi le fascie...
Thomas presenta la sorella e l'amico al dottore, il quale stringe loro cordialmente le mani:
- Siete venuti per assistere alla cerimonia? Non metteva davvero il conto...
- Sono qui perch voi li portiate in linea o quasi... Una tegola, dottore. Ora sentirete... Ma prima levatemi queste garze...
Rapidamente il dottore mette a nudo le ferite di Thomas, localizzate, un po' dappertutto, sugli arti e sulla testa. Sulle gambe, le lesioni appaiono completamente rimarginate. Invece una larga ferita alla fronte prodotta dalla rottura del parabrise , e una profonda al cuoio capelluto, dovuta all'urto di un corpo contundente, durante il ribaltamento, richiedono ancora qualche cura. In ogni caso, il dottore ingiunge al giovane di non lasciare il letto prima di quattro, cinque giorni. E giacch Wheeler protesta l'assoluta urgenza, per lui, di riprendere il servizio di reportage al fronte, egli lo rimprovera affettuosamente:
- Volete lasciarci la pelle? Accomodatevi. Scappate nottetempo dall'ospedale, ma non sperate che un medico vi dimetta in queste condizioni... Il giornale ha bisogno dei vostri telegrammi? E voi mandateglieli da qui... Immaginate quel che non vedete. E' pi comodo, credete, e poi d qualche vantaggio straordinario... Per esempio, i morti... Volete voi vedere il carnaio? No, a meno che non siate una iena... Ed allora immaginarselo  meno terribile, ecco...
Con grande sollievo di Rupe e di Alice, il capitano Hnu accetta di prenderli nella sua macchina:
- Ho proprio due posti liberi. Fanno il viaggio con me un capitano d'artiglieria e un tenente medico. Naturalmente premetto d'imbarcarvi solo a patto di potervi lasciare dove creder opportuno... Suppongo che miss Alice si fermer in qualche Ospedale Territoriale...
- Al Cateau, Capitano...
- Ah... E' un po' fuori della mia strada, ma non vuol dire... Sar lieto di farvi un piacere... E voi, monsieur Rupe, dove debbo condurvi?
- Io scender, Capitano, al vostro ospedaletto da campo. Di l penser a raggiungere gli avamposti...
- Intesi... A Maubege sapremo la nostra destinazione... Si parte tra un'ora, al tocco preciso... Mi raccomando la puntualit, se non volete restare a terra... Ora, mr. Wheeler, vi saluto... Quando ci rivedremo?
- Pi presto di quello che immaginiate. Se credete di avermi cucito a queste materasse, vi sbagliate.
Hnu risponde scrollando le spalle:
- Voi tanta furia di andare, altri tanta poca. Chi ci vorrebbe affettare perch lo mandiamo al fronte, e chi ci metterebbe sulla graticola per la ragione contraria... Contentar tutti non si pu... Ed allora? Succede di far bene o male, a caso... Un terno al lotto... Cosi la guerra. Per tanti  la rovina, per altri invece significa avanzamenti nell'esercito,
grandi profitti, grandi tirature, piattaforme elettorali ideali... e via dicendo... E' incredibile il numero di persone che deve sfamare un morto... Ma, ora, questo discorso che c'entra? Oggi ho la testa stramba, chiedo scusa... La famiglia  un guaio per chi deve partire...
Se ne va, sorridendo tristemente, e anche Alice e Rupe lasciano la stanza, approfittando del poco tempo disponibile per fare una doccia e rifocillarsi. Al tocco meno qualche minuto, salutato affettuosamente Thomas, i due partenti sono sull'ingresso dell'ospedale, alternando le occhiate alla finestra, da cui si affaccia il malato, incurante dei divieti del medico, con quelle alla strada, da cui deve sbucare Hnu. Un minuto dopo il tocco, il chirurgo arriva con i suoi compagni di viaggio. Un hello gioviale, gridato dall'uno all'altro senza troppa commozione, suggella il distacco di Thomas da Alice. Pensando a Gilda, il cui ricordo rompe in lui, all'improvviso, dalla nebulosa di lontananza inverosimile, fattasi nella sua vita da ventiquattrore, Cino prova la stessa stretta al cuore di quando se n' staccato. Servit gemmante da un sangue generoso e affettivo, nata e accettata col vincolo di durare nella lotta impegnata per la vittoria comune. L'improvvisa tristezza del compagno non sfugge ad Alice:
- Ombre? gli chiede premurosa piegandosi verso di lui. Il giovane risponde con un gesto evasivo. Ed ella:
- Scusate, mr. Rupe... Sono una seccatrice... Non lascio in pace nessuno...
- Che dite, miss Alice... Siete tanto gentile, vi ringrazio...
Le prenderebbe affettuosamente una mano tra le sue, se la presenza degli ufficiali non lo trattenesse. Si contenta di farlo in ispirito, e quel bisogno di confidenza improvvisa  espresso da un sorriso indefinibile, che lascia meravigliata Alice. Ma il pi stupito di quella mossa rientrata  lui, Cino. Per la prima volta, reagendo al ritegno dettatogli dalle convenienze, si sorprende a guardare la bellissima girl con interesse maschile. Se pur gradita, l'avvenenza di lei  stata fino a questo momento, per Rupe, una presenza non necessaria.
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CAPITOLO 6.
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Strada di Origny-Sainte-Benoite. Le donne e i vecchi che si vedono davanti alle case coloniche hanno il viso nero come l'ardesia che copre i loro tetti. Pare gente provata da un'inondazione o da un terremoto, che aspetti da un momento all'altro i soccorsi del Governo. Molti fermerebbero la macchina con un gesto della mano per chiedere notizie, ma non osano. Questi campagnoli misurano sul metro dei presagi la rapidit con la quale si avvicina il flagello. Il gallo, all'alba, ha fatto cantando quel tal versaccio; la vacca ha avuto il parto penato; il bambino ha versato il sale sulla tavola; la nonna ha sognato di acque chiare e di letti disfatti. Son questi i segni che traducono nella loro successione il nascere e il maturarsi della disgrazia. La marcia degli ulani, controllata sulla carta dei presentimenti di questi semplici, non  mai in ritardo sulla realt. La cannonata che tuona da stamani sulla Sambre  stata qui preceduta da gran doglianza di cuore. Per queste testimonianze della guerra, nella trionfale solennit della campagna assopita nel solleone, con la distesa delle sue messi gialle, ravvivate qua e l dalle macchie argentee dei gattici, arrivano quasi di sorpresa. Assorta nel rito dell'incessante maternit, non pare accorgersi, la terra, dei mostri che si preparano a dilaniarla; nulla turba la sua trepida attesa dei frutti. E se servissero le ferite future a preparare il solco per qualche prodigiosa semente?
La strada incontra l'immensa vallata dell'Oise, passa il fiume e infila Origny-Saint-Benoite. Il paesino  in subbuglio. E' stata scoperta nelle vicinanze una spia, in atto di minare un ponte. Una donna ha riconosciuto nell'individuo incolpato il viaggiatore di una grande ditta berlinese di tessuti, passato qualche mese prima da lei, per mostrarle un campionario. La macchina che porta Rupe ed Alice  fermata, e le carte di tutti, ufficiali compresi, esaminate minuziosamente. Il capitano chiede al graduato della gendarmeria se veramente si tratti di uno spione preso sul fatto.
- In un primo tempo - risponde l'interpellato - ne siamo stati sicuri... Ma ora un commerciante  venuto a deporre di aver riconosciuto nello sciagurato il portiere svizzero di un albergo di Laon. A chi credere, signor Capitano?...
- E l'incolpato cosa dice?
- Quello non parla pi, signor Capitano. Le donne son diventate feroci da quando i mariti son partiti... La gendarmeria  arrivata troppo tardi...
- Oh povero diavolo... Era forse innocente...
- Io direi di scendere un momento... esclama commossa Alice. Almeno si potesse sapere la verit...
- Mi duole - risponde Hnu - di non potervi accontentare... Se volete vi lascio qui. Ma che cosa potreste fare? E allora...
Sospirando, la ragazza si rassegna, e il viaggio riprende. Ma per poco.
Un assembramento appena fuori del paese, li costringe a fermare ancora. Sotto il sole micidiale una turba di donne - bottiglioni, barilozzi, buglioli e zangole alla mano - si serra tumultuando attorno a un forsennato, il quale stringe in mano, proprio come un serpente, una lunga sonda pescante in una botte di vino. Il gorgogliare del liquido rosso nei vari recipienti fa gonfiare all'uomo le canne del collo, come se ci fosse un rapporto tra il suo sangue e quel vino.
Slargando smisuratamente la bocca, come se un dentista dovesse ficcarci dentro le tenaglie, egli grida:
- Pinot, pinot nero a tutti... Andate a chiamare anche i morti al cimitero... Voglio ubriacare tutti. Ci son donne gravide tra voi? Coraggio, dichiaratevi... Voglio ubriacare anche i nascituri... Vino, perdio, pinot fino... L'abbiamo messo da parte per questo capriccio, per donarlo a voi e ai sassi delle strade. Qualcuno si ricorder di noi all'altro mondo... Se non il paradiso sar almeno il purgatorio. E se sar l'inferno, merda...
Ride compiaciuto di se medesimo, poi, improvvisamente, stanco di versare nei recipienti, solleva la bocca della sonda, dirigendo il getto sulla faccia delle donne. Scompiglio, vituperi, fuga. E lui:
- Niente paura, gente. Lavatevi in questo pinot... E' rosso ma non  sangue. Non  il sangue della spia che avete straziato, anche se gli somiglia... Sparite, siete sparite... Non ci siamo che io e il sole. Questo sole che spacca il cervello... Io che voglio regalarvi tanto vino che ci possiate fare il bidet. Meglio berlo voi per il di sotto, che Valboche per di sopra. Ma voi non mi ascoltate pi... Donne, siete puttane... Avete perso i mariti, ma troverete da far bene lo stesso... Allegria...
Fa una riverenza a una folla immaginaria, poi strappa la sonda, rovescia la botte e versa il vino sulla strada. Il vino rosso che si spande sui selciati gli d una soddisfazione infernale. Ora  quasi un artista che ha risolto un quadro con una pennellata di minio sul terribile oro della canicola. Con un salto inforca la botte e incomincia a zufolare. Dove lo porter quel cavallo svenato?
- Andiamo via... dice Hnu all'autista. Questo paese  morso dalle vipere...
L'animazione della strada, la quale sale parallelamente al fiume in uno stupendo scenario vegetativo, passa un lieve colpo di spugna sulla pena recente. Buttare il sale alle proprie spalle, e via. Un pugno, ogni passo. Ma ci vorrebbe tutta l'acqua del mare per sopperire al bisogno di questi giorni...
Ora il traffico delle macchine e dei soldati, in maggioranza inglesi
s'intensifica, costringendo gli autisti a far prove di bravura per cercare la loro strada. Infittiscono anche i carri dei profughi scendenti verso La Fre. Per quanto piccoli si facciano, per sgusciare tra automobili e autotrasporti giganti, tra soldati e salmerie, essi son sempre abbastanza ingombranti per della gente che si urta al solo vederli, che li considera iettatura in cammino. In fondo, quella fuga davanti all'invasione, svuota di contenuto il tentativo di coloro che salgono in linea per opporsi al tedesco. Insomma i pruscos verranno gi lo stesso, e distruggeranno ci che non potranno rubare, metteranno a catena coloro che non avranno fucilati. Chi non vuol finire servo e complice, abbandona la sua terra, e scappa verso il Sud. Avranno questi poveracci ragione di dar per sicura la sconfitta, ma il soldato, inglese o francese, turcoo zuavo che sia, non pu vederli lo stesso. Anche se sotto quei panni terrosi, da intoccabile, si nascondesse suo padre, non gli risparmierebbe egualmente il suo sarcasmo. Indipendentemente dalla persona, c' l qualcosa che urta il combattente diretto in linea. Il combattente, il quale ha bisogno di montarsi, per non vedere il grottesco che si nasconde nella sua corsa alla morte. Dal canto suo il fuggitivo avverte la presenza dell'invidia, nell'insolenza della gente che incontra. Il suo realismo lo porta a pensare che tutti, nelle sue condizioni, scenderebbero al piano con le proprie carabattole. Tutti, anche quei signori inglesi, che lo guardan dall'alto in basso come un appestato. E in quel pensiero trova la sua giustificazione e il suo compenso.
A Guise, si apprende che un'intera Brigata inglese  transitata da poche ore, diretta a Maubege. La strada va all'incontro del canale allacciante la Sambre all'Oise. L'afa mozza il respiro. L'aria sa di pelo strinato. E in pi, c', tra sole e terra, come una cortina d'acqua albula polverizzata, che costringe a tener chiusi gli occhi. Bruciano le siepi che cingono i campi di grano e di barbabietole, e bruciano le selle sulle groppe delle cavalcature che passano riflettendo i barbagli degli acciai trafitti dal sole. Un polverone fittissimo si leva, da cui, simili a relitti di un naufragio, assumano colonne di soldati in marcia, bestie, veicoli, tetti d'ardesia, e campagne in fiore. Le fontane lungo la strada sono prese d'assalto, ma l'acqua che si beve  bollente e sconcerta. Perfino gli asinelli dei profughi l'accostano con ripugnanza.
Una Divisione inglese  avvicinata presso Etreux, dove affluisce pure una Brigata proveniente dalla strada di Bohain. Cavalieri, artiglieri, fanti, mitraglieri, genieri, si succedono per reggimenti, battaglioni, batterie, squadroni e sezioni speciali, in ordine perfetto, preceduti dai loro ufficiali. C' qualche cosa di disumano in questo loro ordine, su
cui la strada e la canicola non possono avere alcun peso. Il disumano si accentua con l'impassibile sfilata dei cannoni. Circondati da una selva di baionette, essi costringono la guerra a scendere dal suo cielo favoloso, e a svelarsi in tutta la sua minacciosa concretezza e vicinanza. Stasera tutti questi ordigni di morte entreranno in azione. Ora se ne stanno avviluppati negl'incerati, come i naviganti nel sud-ovest . Naviganti d'acciaio, votati al dio della tempesta e della morte. Ora piove col sole, e la terra  tutto un bulicame di fango ardente.
Ecco Etreux, con le sue casette proiettate sullo specchio lucidissimo del canale della Sambre. I reggimenti passano, guardando quell'acqua come una cosa irraggiungibile. La macchina di Hnu ha una gomma a terra. Mentre l'autista ripara, i cinque viaggiatori entrano per dissetarsi in un piccolo caff.
Il locale  pieno di gente, in maggioranza vecchi e donne, che fa circolo attorno a tre riservisti, rimandati improvvisamente dai depositi per una brevissima licenza. Atmosfera di gaiezza stupefatta di se medesima. Quel ritorno inaspettato mette le ali alla fantasia e alla speranza. Dai commenti che s'intrecciano sull'avvenimento, i pi paion propensi a credere che Joffre mandi i riservisti a casa perch sicuro, con le classi dell'esercito attivo, di regolare i tedeschi nel pi breve termine. Ma l'entusiasmo pi schietto  provocato dalla ipotesi della turpinite. Turpin, quello della melinite, avrebbe trovato la formula di un gas di tremendo effetto, che, lanciato sulle linee nemiche, otterrebbe di marmorizzare i corpi come le salme del famoso Segato. Un vecchio chiede al capitano Hnu cosa ne pensi di quell'invenzione. Il chirurgo risponde nel silenzio improvviso dei presenti:
- Speriamo che sia vera. Ci risparmierebbe una gran fatica a tutti quanti. Per, nell'attesa che il gas entri in azione, il meglio che si possa fare  fidare in altre forze meno fantastiche.
- E' quello che prdico io... proclama all'estremit della tavolata un tale, dalla testa slavata e albiccia, mope fino alla cecit. L'ottimismo  una gran bella cosa, ma non si deve esagerare... Non arrivo alla paura di coloro che, in questi giorni, imparano a guidar l'automobile, per scappar meglio. Questo no. D'altra parte, pensare che, dopo pochi giorni di guerra, si possa fare a meno della Riserva mi pare assoluta-mente idiota... Dunque c' in questo fatto qualche cosa che non si capisce...
Le parole dell'uomo, cui Hnu e i suoi compagni col loro silenzio danno autorit, sono una doccia fredda per l'assemblea. Incoraggiato da quel tacito assenso l'albino dice:
- Io, per esempio, non credo che il rinvio di certi contingenti della Riserva sia dovuto a mancanza di vestiti dei magazzini della Sussistenza. La voce  corsa, ma per opera certo di disfattisti, e, forse, dello spionaggio tedesco. Tuttavia  un fatto che Borre, Gedois e Vaudrille, son ritornati a casa in abiti borghesi... Son cose che fanno riflettere...
A questo punto Hnu e i suoi compagni lasciano il locale e ritornano alla macchina.
- Non mi meraviglierei - dice il tenente Dubois al capitano Binel - che fosse proprio la deficienza di equipaggiamento dei depositi ad aver consigliato il rinvio temporaneo di questi uomini. Intanto pare che, parte della Riserva, sia armata di fucile Gras. Il Lebel va diventando un oggetto di lusso. Che ne pensate voi di tutto ci?
- Dico che, se tutto questo risponde a verit, la guerra non durerebbe a lungo. Altro che gas Turpin... Non ci voglio credere, via...
- Io ho letto - dice Rupe - circa una settimana fa, in un giornale svizzero, un confronto, fatto da un critico militare, tra l'efficienza bellica della Germania e quella della Francia. Se i dati esposti dal critico sono esatti, lo svantaggio iniziale della Francia  enorme...
- Pu darsi - risponde Alice - che il Comando Francese abbia nascosto la sua vera e propria forza. Potrebbe essere un tranello...
- Auguriamocelo... Ma stando a quel che si conosce, la Germania, tra esercito attivo e Riserva, metterebbe in campo circa due milioni di uomini, contro poco pi di un milione e quattrocentomila francesi. Tra cannoni da posizione e da campagna, i tedeschi allineerebbero oltre quattromila bocche da fuoco. Invece i francesi, convinti che una guerra di movimento, dominata dallo spirito offensivo, renda l'artiglieria pesante quasi inutile, e fidando quasi unicamente nel 75 da campagna, non opporrebbero che un numero di cannoni dieci volte minore. Di fronte a cinquantamila mitragliatrici germaniche, se ne disporrebbero tremila francesi. Di fronte a molte centinaia di aeroplani, appena un centinaio da parte francese...
- Ma non  possibile... ribatte Alice - son notizie tendenziose... Vorrei che i tedeschi fossero i primi ad abboccarvi... La loro sorpresa sarebbe terribile...
- Anch'io - risponde Cino - sono, in parte, del vostro parere. Ma le nostre opinioni contan poco... E' invece importante che sia il popolo a credere. Avete veduto? Esso  pronto a colmar qualunque lacuna con la fede nell'infallibilit di Joffre e nell'invenzione di Turpin... Sapete che cosa mi darebbe un brivido? La certezza che ce ne son molti
a pensarla come quell'albino l... In tal caso la Francia sarebbe sull'orlo di un abisso...
Per arrivare al Cateau, mta di Alice, ci son circa venti chilometri convergenti su Catillon, come al vertice di un triangolo isoscele. A un passaggio a livello sbarrato, si vedono passare treni di ppres, i territoriali francesi. Ogni finestrino  murato di teste sonnolente, di bocche arsuriate, che cercano aria. La vista del canale della Sambre  salutata con i sospiri... Non un grido, non un saluto dalla tradotta alla strada, dalla strada alla tradotta. Il soldato della Terribileincontra Tommy per la prima volta, e non trova nulla da dirgli. Tommy mastica della gomma, e sorride un po' ebete. Incrociarsi di marionette sul filo di una ribalta battuta dal solleone.
Nelle vicinanze del Cateau dice Rupe ad Alice:
- Tra qualche minuto non ricorderete neppure pi di averci incontrati, dite la verit...
La girl, che, per Cino, sente della simpatia, e un'ammirazione, fondata su un felice credito dell'intuizione, assai pi che sull'evidenza, protesta vivacemente:
- Perch dite questo, mr. Rupe? Voi sapete che non sar... Ci rivedremo presto, invece... Siete un ottimo compagno... Conosco ben poco della vostra vita, ma quello che immagino  forse meglio di quello che voi mostrate agli altri... L'opposto, magari, di quello che gli altri pensano di me...
- Ora non costringetemi a farvi un panegirico...
- E fatelo... Che aspettate? dice cordialmente Hnu.
- No, ci rinunzio... Lo rimando a pi tardi, alla fine della guerra... Come dice il proverbio toscano? A luna scema non salare...
- Che significa, please?
- Significa che dal 2 agosto  luna calante sulla Francia e sul mondo. Ogni badinage si spegne sulle labbra come una fiammella contro vento...
- E' vero... Provo anch'io la stessa cosa. La pi piccola distrazione dal pensiero della grande tragedia mi sembra quasi un delitto. E' un peccato che non siamo fatti di tanti compartimenti stagni... A un certo momento si abbasserebbero le paratie maestre sullo spettro della guerra e si ritornerebbe a vivere, cio a pensare come prima. Invece, in questo modo, tutto  dominato da quell'ossessione...
- Proprio cosi. Bisogna per dire, miss, che siamo dei curiosi vittimali - conclude Cino. Non contento di quella che si combatte sul terreno, l'uomo ha voluto prolungare la guerra dentro di s... E,
ahim, se la prima ha talvolta qualche tregua, almeno per seppellire i caduti, l'altra non cessa mai... O meglio cesser, ma quando il sacerdote finito di offrire la vittima, perfeziona il sacrificio immolando se stesso... Magari con la pazzia...
Sono al Cateau, nella vallata della Selle, dove si raccoglie la cittaduzza che prende nome da un antico castello vescovile. Strana quiete dappertutto. Si sente che gl'inglesi han levato le tende da poco. C' ancora il loro odore nell'aria.
- Poca animazione... dice Alice. Gl'inglesi son partiti... Mi spiace per i miei amici... Mi avrebbero aiutata nei primi momenti... Ma non importa... Far da me...
- Venite con noi... risponde Rupe. Basta che gli ulani vi vedano per cadere a testa in gi dalla commozione.
- Senza volerlo, mi avete fatto il famoso panegirico... Vi ringrazio. Rimpiango di non poter venire con voi... Difficilmente trover dei compagni cosi simpatici...
L'Ospedale Territoriale  presto raggiunto. Alice scende di macchina, e saluta tutti affettuosamente. A Cino chiede di mandarle i suoi articoli di guerra da leggere. Il giovane promette, ed ella:
- Li aspetto, dunque... Inidirizzate qui al Cateau...
- Al Cateau, va bene... Ospedale Territoriale... Ve li far mandare direttamente dal giornale... Ma a che cosa vi serviranno, se non conoscete l'italiano?
- Posso studiarlo, e poi trover qualcuno che me li traduca... Lasciate fare a me.
- Intesi. E se mi sar possibile, vi prometto al ritorno di passare a salutarvi...
- Ci conto, dear friend. E lo stesso dico agli altri... Alice Wheeler  una grande amica... Non  quasi pi una donna... E' uno di voi che ha sbagliato vestito.
Il capitano Hnu protesta per tutti:
- Non fatevi torto, diamine... Siete una ragazza americana, ecco tutto... Una ragazza magnifica... E vi giuro che se avessi dieci anni di meno prenderei per voi una cotta spaventosa... Via, ora non fatemi dire sciocchezze...
Mentre Alice si stacca, Cino le oppone:
- Al Cateau, e va bene... Ma se i tedeschi...
Non finisce la frase, per tutti capiscono e un medesimo imbarazzo li prende. Alice nel rispondere abbassa leggermente gli occhi come se una luce troppo forte l'avesse colpita:
- Ah... Voi credete dunque? Non ci avevo pensato, my God...
- Non prendetemi per un profeta di sciagure, miss. Ho detto cosi tanto per un'ipotesi... Una sventura potrebbe capitare...
- No, non capiter, dear friend... dice la girl riprendendosi. - Non voglio neppur pensare che quei bei paesi, quelle terre che abbiamo attraversato, per giunger fin qui, possano essere minacciati. Il solo prospettare tale possibilit  gi un pochino perderli... E invece si vincer,  fatale. Indirizzate pure al Cateau, mr. Rupe... Sar di buon augurio... O.K.
E se ne va. E la macchina riprende il suo cammino pi povera. Passa una buona mezz'ora, prima che qualcuno interrompa il silenzio di una meditazione che lavora ad allargare uno stesso cretto. Landrecies, Maroilles e Leval sono raggiunti e lasciati in uno stupore di sole. Paesi quasi disabitati. Qualche contadino, qua e l, intento a caricar masserizie su un traino, qualche altro, occhiante sospettoso da un'imposta socchiusa, qualche altro, impaziente di radunar le bestie per l'esodo, qualche altro infine, misteriosamente occupato a interrar le cose che non pu portar via. E, sul tutto, un prolungato suonar di campane, chiamanti incessantemente a messa. E la gente, quella poca rimasta, ad accorrervi. Posson pi le madonne, di quei cannoni, che salgon verso Maubege e Bavai? Paesi desolati. Soldati e macchine li passano senza vederli.
La strada ora rasenta le estreme propaggini di levante della foresta di Mormal. Grandi distese di pascoli, spezzati da numerose vene d'acqua e da boschi. Paesaggio ideale per una malinconia che non si sa definire. Il caldo  sempre leonino, per non ha la zampata pesante di prima, non stringe pi la gola e le tempie. Vi respirano in esso le resine delle foreste vicine, mescolate all'aroma dei prati. Ogni cosa parrebbe aver raggiunto un sospirato stato di grazia. Ma l'uomo con la sua piaga aperta distrugge ogni accordo.
Ed ecco, su questa piaga, piovere improvvisamente stagno bollente. E' il cannone. Quella sassata portentosa a una finestra invisibile, quel rotolar di tuono nelle lontananze, quel muggito di bestia favolosa spersa tra cielo e terra: son le forme della sua presenza. Presenza che d un tuffo al sangue. Rupe e i suoi compagni si guardano sconcertati. Par loro improvvisamente di toccare la cosa enorme, di sentirla tra le mani come una spoglia tiepida che si stia svenando. La macchina rallenta, e si ferma, come se qualcuno gliel'avesse ordinato. Nessuno fiata. Il colpo si ripete. Seconda sassata portentosa alla finestra chiusa. E' la battaglia della Sambre.
- Il ballo  cominciato... dice infine Hnu. In questo momento si decidono forse le sorti del nostro paese...
- Sono i cannoni tedeschi a lunga portata... soggiunge Binel. - Potrebbero bombardare Namur da Huy, e Charleroi da Dinant... I nostri 75, 90, 120 e 155, non hanno certo di queste pretese...
- La modestia in guerra potrebbe essere un delitto... commenta gravemente Cino.
- Son del vostro parere, monsieur Rupe... rincalza Dubois. - Io non sono un delinquente, sono un medico... Ebbene vi assicuro, che, se per vincere la guerra, bisognasse spargere i bacilli del tifo nelle condutture dell'acqua potabile dell'intera Germania, non esiterei un minuto a sacrificare milioni d'innocenti... L'unica moralit della guerra sta nel concluderla pi presto che si pu e con qualunque mezzo.
- A malandrino, malandrino e mezzo, eh dottore? I tedeschi avranno ottenuto di farci buttare allo sbaraglio, di renderci capaci di tutto...
Si rimettono in moto, mentre il cannone seguita a muggire nelle lontananze. Tra poco non l'avvertiranno pi. Esso diventer un suono cosi familiare, e direi quasi necessario, che crederanno di averlo nella testa da quando son nati. Lo spettacolo della strada li rincora. Esso  di una grandiosit senza pari. Una catena ininterrotta di soldati, di bestie e di mezzi meccanici sale verso Maubege, che gi si intravede. Il rumore  altissimo, dominato sempre da quel mugolio lontano. Sinfonia che si apre col rombo di un motore, si distende nello scalpitare di un cavallo, s'incide nel comando secco di un ufficiate alla sua truppa e termina con l'assolo del cannone.
Ma, allo spettacolo della strada, un altro se ne aggiunge non meno consolante. Quello delle migliaia di riservisti e di civili militarizzati, occupati nei lavori del campo trincerato. Dappertutto son squadre di uomini intenti a scavar trincee, camminamenti, gallerie sotterranee, fosse per munizioni; a costruire osservatori, mascheramenti, ridotti e ripari d'ogni genere; a postar batterie e nidi di mitragliatrici; a tracciar vie d'accesso a ridosso della cinta fortificata; a disporre fili di ferro spinato, sacchetti a terra, abatis, sotto la direzione di ufficiali e graduati d'artiglieria e genio. Qui si lavora con l'acqua alla gola da tre settimane. Giorno e notte senza un momento di respiro. Non sono impiegati meno di venti, trentamila uomini. Son chilometri e chilometri di trincea che ricordano, per il loro pazzo andamento, certe singolari costruzioni di bambini fatte con la rena in riva al mare; son centinaia di migliaia di metri di filo spinato teso attorno alla piazzaforte, allo scopo di ridurla una vera trappola per la truppa assalitrice; son poderose opere 
difensive condotte a regola d'arte, secondo i principi dell'ingegneria militare. Resister tutto ci al martellamento dei pesanti campali e, special-mente, dei terribili mortai da 420, di cui tanto si parla? Binel  scettico. La caduta di Liegi gli d ragione. Ricorda che i forti di Maubege, levato quello del Bordeau che ha un rivestimento in beton, sono stati costruiti prima dell'apparizione degli obici esplosivi. Niente da fare, dunque. Eppure la constatazione di un ardore di lotta, adeguato alla necessit e all'aspettativa, fa bene al cuore. E' questa la prima porta sbarrata in faccia all'invasore. Chi, come Cino, vien da Parigi, dopo avere attraversato tutto il Nord, non pu guardarla senza commozione e senza speranza.
La citt offre uno spettacolo assai meno confortante. Dalla mattinata, Maubege  in stato di allarme. Ci mancava quel cannone che continua a tuonare chi sa dove per scoprire i nervi della popolazione. Le sirene delle fabbriche seguitano a raspare l'aria col loro grido sinistro. Non son le sirene che mandano gli operai a casa dopo la giornata di lavoro. Non quelle del bastimento che cerca la strada attraverso la nebbia. Infatti, da qualche ora, sono state affisse sulle cantonate le disposizioni del Governatore per l'evacuazione dei civili dal Campo Trincerato. In un baleno, le ultime saracinesche che si abbassano ; le ultime finestre che si chiudono; le strade corse da torme di forsennati che si scontrano, si scusano, si insultano, senza n conoscersi n capirsi; gli autobus, i taxi e ogni mezzo di trasporto presi d'assalto; la stazione sommersa da una folla livida; e, insomma, diffuso nell'aria, quel senso corale di panico di egoismo e di crudelt, che spingerebbe i marinai della nave pericolante a buttarsi nelle scialuppe, prima ancora dei bambini, delle mamme e dei vecchi.
Al Comando di Tappa, Hnu e Binel apprendono la loro destinazione. Il primo deve raggiungere il suo ospedaletto da campo a Thuin, l'altro la sua batteria a Fosse. Si fa estrema urgenza a entrambi. Mentre un soldato trasmette telegraficamente ai reparti il passaggio dei due ufficiali, il colonnello fa loro un solenne cicchetto:
- Non me ne importa nulla che il ritardo di lor signori sia dovuto a ragione di servizio. Bella scusa. Naturale, che, se non fosse giustificato, si tratterebbe di altro che di una lavata di capo... Dico - e intanto urla per dar peso alle parole - che  passato il momento in cui essere in regola col proprio foglio di via poteva bastare... Ora, signori miei, non basta pi... E' venuta l'ora di far l'impossibile perch la Francia sia salvata... Per compiere questo miracolo io son pronto a dar la
vita... Ma esigo che tutti, dico tutti, sentano lo stesso dovere... Signori, non ho pi nulla da dire...
Hnu e Binel escono dal Comando di Tappa gi di corda. Dubois, il quale brucia dalla voglia di sapere il suo destino, che sa legato a quello di Hnu, non ardisce far la pi piccola domanda. Anche Rupe si mantiene silenzioso. La macchina attacca l'ultima parte del viaggio a grande velocit. Si marcia nelle retrovie francesi. In questa zona, all'altezza di Binche,  stabilito il collegamento tra Haig e i Francesi. Verso Colleret i vestiti kaki non si vedon pi. Comincia il regno della
 . Il biffin della terza linea. In marcia o in riposo nei campi e negli abitati, intento ad opere di fortificazione o a prendere il rancio, a scrivere alla famiglia, o a strappare la razione dei sigari in fureria, egli non par dubitare che il compagno di prima ondata, o di rincalzo ad essa, terr tanto da permettere a lui d'entrare il pi tardi possibile in combattimento. La cannonata diventa sempre pi fitta e distinta. C' attorno ad essa come una polverizzazione di suoni. Son gli scoppi dei piccoli calibri che non riescono a causa della distanza a uscire dal generico e a prender corpo. S'incontrano tra Cousolre e Leugnies, confine tra Francia e Belgio, le prime autoambulanze. Portano i feriti della battaglia. Hnu ne ferma una, ed apprende che, sulla Sambre, si combatte dal mattino. Dopo aver sondato il terreno con le sue pattuglie volanti, la Fanteria della Guardia ha attaccato verso il tocco il Ponte di Auvelais. Auvelais e Ham sono gi nelle sue mani. I tedeschi sono riusciti a passare la Sambre anche a Rosalies e Marchiennes, cio ai due lati di Charleroi. I loro sbalzi sono stati preceduti da un fuoco infernale di obici e di mitragliatrici. Gli aeroplani partecipano alla battaglia.
- E Charleroi? chiede Hnu.
- E' sempre nostra. La difende il 3 Corpo d'Armata. Tuttavia, in considerazione della situazione, si  stabilito di evacuare gli ospedaletti troppo vicini alla linea...
- Com' il morale dei soldati?
- Buono... Si son riposati due giornate intere dopo quattro di marcia... Ne avevan proprio bisogno... Dormivano in piedi... Se i tedeschi avessero attaccato prima sarebbe stato un guaio...
- Prigionieri se ne son fatti?
- Qualcuno. Abbiamo di fronte i migliori soldati dell'esercito germanico... La famosa Guardia Imperiale...
- Anche questa  una soddisfazione... Conoscete lo 0141 da campo di Thuin?
- Si, oggi  stato bombardato dai Taubes. Per fortuna han mancato il bersaglio. Non rispettano nemmeno i feriti, quei malnati...
- Accidenti a loro - mormora tra i denti il chirurgo, mentre la macchina si rimette in moto.
Mezz'ora dopo essi arrivano a Thuin. Il paesino, situato sul pendio di una collina, dominante il corso della Sambre,  molto pittoresco e, senza quel brulicare di soldati per ogni dove, avrebbe tutta l'aria di un posto di villeggiatura ideale. Quasi a secondare questa impressione, l'artiglieria che tuonava da parecchie ore, per il momento, tace. E' il tramonto, l'aria si  rinfrescata, cannoni e fucili non scottano pi le mani di coloro che li servono. La terra odora fortemente.
Allo 0141 Hnu e Dubois scendono, mentre Binel prosegue con la stessa macchina per Fosse. A quest'ultimo decide di accompagnarsi Rupe, dopo aver salutato commosso i due medici.
- Se avete bisogno di noi sapete dove trovarci... dice Hnu. E Cino:
- Amici, dottore, e per la pelle... Tutto, in questi momenti, acquista un valore impegnativo enorme. E' uno dei pochi benefici della guerra...
Ripartono da Thuin seguendo la scia delle citt operaiecompletamente paralizzate dall'invasione. Son le ciminiere e gli altiforni a contare i chilometri. Nella vallata, la successione delle ville, dei corons, delle fabbriche,  ininterrotta. Tante citt in una sola. E la Sambre le attraversa col suo nastro d'argento, mentre corre alla Mosa a portare le sue linfe.
Dopo qualche chilometro, la macchina dei due amici riceve improvvisamente il battesimo del fuoco. Uno shrapnell, scoppiato a qualche centinaio di metri da un enorme terril, tutto ricoperto di vegetazione, viene, con una scheggia, a colpire di scancio il cofano dell'automobile, danneggiandolo. Pallido in volto, Binel si ferma, e scende, imitato da Rupe, al quale batte forte il cuore.
- L'abbiamo scampata bella... esclama il capitano. Mezzo metro pi in qua e il viaggio era finito... Mi sento pieno di rumore, come se, al posto della testa, avessi una lamiera sbattuta e sollevata dal vento.
- Anch'io sono stordito... E' un biglietto di visita che non si dimentica . Mi dispiace di non poterlo ricambiare... Ve ne incaricherete voi, eh, capitano?
- Va bene... risponde Binel che ha intanto trovato la scheggia
e la sta a guardare pensoso. Far anche per voi, monsieur Rupe... Ma se penso che queste emozioni potevate risparmiarvele...
- Colpi di sole, amico mio...
- Cercate di stare all'ombra pi che potete... In fondo la pelle  la cosa pi importante che abbiamo... Mi dite che soddisfazione sarebbe stata per voi cader qui freddato, senza neppure il conforto di vedere in viso chi vi ha mandato al Creatore?
- D'accordo, capitano. Mi spaventa la morte che non servirebbe a nulla, e, soprattutto, mi spaventa la morte per sbaglio...
- Ma la maggior parte delle morti in guerra sono per sbaglio, amico mio. Anche la morte utile  un mito, credetemi... Tutte cose che si ammirano nei quadri di maniera, ma che nella realt non esistono... Si ammazza a distanza, a casaccio, oggi, con mortai, mitragliatrici, bombe di aeroplani, fucili, eccetera. Tra l'altro ci  raccomandabile dal lato cristiano. L'assassino, il quale distrugge, con un cannone che tira da venti chilometri di distanza, un'intera citt, non avendo sotto gli occhi la visione della carneficina, pu metter la sordina ai rimorsi, e chi sa, credersi anche un benefattore dell'umanit...
Prima di rimontare in macchina, Binel regala la scheggia dello shrapnell a Rupe:
- Tentela voi... E' importante perch  la prima. Essa inaugura la guerra...
- Grazie, capitano Binel. La conserver per ricordo vostro e del pericolo che abbiamo corso insieme.
Riprendono il cammino sotto il tiro d'interdizione dei cannoni tedeschi, i quali mirano alle retrovie francesi per impedire i concentramenti di truppe. Gli obici vengon da lontano, forse da Gosselies e da Jemappe, e scoppian lontano, forse a Malines, a Gerpinnes, ad Acoz. Per le buche che, a tratti, provano paurosamente le balestre della macchina, dicono che non sempre le marmitte son cadute distanti dalla strada. Il friggio dei gros noirs nello spazio  incessante. Ad essi rispondono i miagolii delle fucilate isolate che, dalla riva sinistra della Sambre, vengono a rimbalzare contro i muri o a infilarsi nel terreno, cercando un bersaglio ormai invisibile, per l'ombra che  gi discesa sulla valle. Con la luce piena, il viaggio della macchina che porta Rupe e Binel sarebbe impossibile. Nel buio, quelle pallottole che mordono le pietre e le zolle, non potendo far guasti maggiori, hanno il dente velenoso. S'indovina in esse la rabbia della caccia inutile.
- Quanti gatti in amore attorno a noi, eh monsieur Rupe... Secondo voi il Mauser  un gatto selvatico o domestico...
- Finch si contenta di miagolare mi pare possa dirsi domestico...
- Se invece allunga una zampa e si porta via un braccio, allora la cosa cambia aspetto, evidentemente...
Ha appena finito di parlare che la vedetta di un piccolo posto, messo a difesa della strada, ferma la macchina con un alto-l. Poco dopo un graduato controlla le carte dei due viaggiatori. Binel  lasciato libero di proseguire, mentre Rupe  pregato di ritornare indietro al pi presto. Invano Binel cerca di venire in aiuto al compagno:
- Potrei lasciarlo alle prime case di Charleroi... Sono pochi chilometri...
- Nulla da fare, signor capitano... Gli ordini sono precisi... Il giornalista qui presente non  diverso da un altro civile... I civili non debbono circolare tra gli avamposti... Darebbero noia, e tra l'altro, potrebbero prendersi una pallottola nel cranio...
- Se  cosi... dice Binel rassegnandosi - vi consiglio, monsieur Rupe, di ritornare a Thuin... Il capitano Hnu vi rivedr con piacere e potr aiutarvi in tanti modi... Mi duole di non potervi condurre, giacch sono in ritardo...
- Grazie, capitano... Arrivederci a presto...
- Speriamo bene... Guardatevi da tutti quei gatti in amore... Potrebbero venirvi a ruzzolare tra. le gambe...
Poco dopo Binel parte, piegando per Fosse, e Rupe riprende la strada gi fatta. A tutta prima la separazione improvvisa dal compagno pesa enormemente su Cino. E non gli manca solo l'uomo con cui dividere il pericolo, e scambiare qualche parola, ma la protezione materiale della macchina, di qualche cosa che s'interponga tra quei gatti miagolanti e la sua persona. Gli pare di essersi spogliato di un prezioso indumento, di essere stato spinto da una mano invisibile alla ribalta della guerra, dalle quinte che finora lo riparavano. Leva la sicura alla rivoltella senza saper perch. Avrei paura? si chiede stupito e angosciato. Gli basta prospettare il dubbio per respingerlo con tutte le sue forze. Se avessi avuto paura, non sarei qui. E, tuttavia, quelle pallottole vaganti nella notte, alla ricerca di un corpo in cui incidersi, gli danno un nervosismo straordinario, gli fanno quasi battere i denti. Ho freddo,  strano. L'aria  rinfrescata, ma non tanto da dare i brividi. Gli ritorna alla mente la pattuglia nell'oasi di Tripoli, quel proiettile evitato per miracolo. Miracolo: non lo sbaglio dell'ignoto sparatore, ma quella forza provvidenziale, che interviene al momento giusto, a spezzare la catena
delle cause, a deviare la pallottola che dovrebbe impedirti di compiere la tua missione sino in fondo. E chi era la dea protettrice, se non la coscienza dell'alto destino ch'egli portava dalla nascita? Salvato allora. Non c' ragione che la sorte debba mutare oggi. In un solo caso sarei perduto: se avessi paura, se pensassi che una sola di queste pallottole, che ora battono la scarpata, fosse destinata a me. Ma io non ho paura. Se mai ho paura d'aver paura... E' diverso... Non  vero, Binel, che la pelle sia la cosa pi importante che abbiamo. C' una cosa assai pi importante, ed  il rispetto che ognuno ha di se medesimo. Vigliacco, mi disprezzerei a tal punto che la vita non avrebbe pi alcun sapore, sarebbe meglio morire... Morire... Sembra una terra d'approdo lontanissima, alla quale si debba arrivare dopo una gran mareggiata che ci ha stremati di forze e preparati allo sbarco d'addio... E invece essa  in noi, creata dalle nostre ansie, dalle nostre paure. Un'emozione pi forte, una pallottola che puntando un sasso colpisce un cuore, ed ecco la sabbia prender possesso dell'isola fiorita. Ma basta con questi pensieri... Se avessi paura non ragionerei diverso... E invece, di passo in passo, mi sento rinfrancare. Ci si abitua anche alle fucilate. 
Pronunzia mentalmente queste parole, ed ecco che una pallottola, fischiandogli a pochi metri dalla testa, lo costringe a buttarsi a terra e a restarvi lungamente. Quei maledetti hanno allungato il tiro... Purch non insistano... Se insistono non mi muovo fino a domani... Non si tratta di coraggio o di paura... Sarebbe ridicolo rischiare per nulla... No, non temo la morte... Ma una morte oscura, che mi raggiunga a casaccio, mi ripugna. Un'altra fucilata... Un'altra ancora... Non mi muovo pi. Stando bocconi sono salvo. E poi sento il cuore alla terra... Mi pare ch'esso palpiti come il mio. 
A questo punto Cino si accorge di stringere ancora nella destra la valigia che ha portato da Parigi. Son veramente ridicolo... Un commesso viaggiatore all'orlo di un vulcano. Non mi resta che andar dalla prima sentinella francese per chiederle l'indirizzo del miglior albergo del luogo... La lascer qui... Non mi pare di averci niente d'importante... Non ricordo pi nulla... Ho perduto completamente la memoria. Tutto il mio passato  compreso tra lo scoppio di due fucilate... Per ora non si spara pi... Pu essere un inganno... Se mi alzo il tiratore mi fotte... Forse ha veduto la mia ombra sulla strada... Bisogna strisciare, non camminare... Strisciare come serpenti... Ecco come ci siam ridotti dopo millenni di civilt... Civilt... Basta che, di l, dal fiume, uno prenda la mira giusta, ed  finito Cino Rupe... Io avrei studiato, sofferto, sperato tanto, per questo bel risultato... Un'altra fucilata. Mi pare un po' pi
lontana dalle altre... Il tiratore m'invita a camminare... Mi segna la strada... Un'attenzione come un'altra.. Io non mi muovo... In Libia il battesimo del fuoco mi ha fatto un'altra impressione... O forse me la son dimenticata. Non ero solo, c'eran gli altri a osservare... Questo  importante. Comunque, credevo di averne scontato l'effetto per sempre, e mi son sbagliato... Non s'impara a morire, a non temere la morte... Il coraggio o la paura non dipendono da noi... Vengono malgrado noi. Non c' nessun merito o disonore a comportarsi in un certo modo... Se si pensa che tutto dipende da una pallottola vagante... Cercasi cranio da sfracellare. Da sfracellare con tutti i sacramenti... Giacch l'assassino che ti fa questo regalo ha Kant e Hegel nello zaino... E, chi sa, forse Marx... Che disgusto... L'uomo  una terribile bestia... Il diluvio universale ci vorrebbe... Che non restasse pi traccia di vita vivente... Per non si spara pi... Sono parecchi minuti che non si sente uno scoppio. Il tiratore  andato a dormire... Si sar convinto d'avermi liquidato... Si  messa la coscienza a posto... Ora provo ad alzarmi... Prima sollevo un braccio... Se il tiratore  ancora in agguato, spara contro di esso... Sempre meglio un braccio che la vita. Problema da risolvere: sparer, non sparer? No, non spara... Non pu vederlo... Come ho potuto pensare di essere stato avvistato? Con questo scuro... Per fortuna le notti d'estate sono buie, quass... Da noi le stelle fanno lume... A quest'ora, a Calimera, si pensa a me... Ed io sto qui a nuotare sulla terra. Un navigante solitario, a cui si sia improvvisamente prosciugato l'oceano sotto i piedi... Posso proprio alzarmi... Il tiratore si  ritirato nella sua cuccetta a meditare su Kant... Speriamo che nessuno lo disturbi... Ecco qua... Mi sono alzato... Ora potrei, da un momento all'altro, essere spedito al Creatore... Nulla pi mi difende... Sono alla merc dell'ultimo assassino di strada... Camminer piegato in due, cercando un riparo nel muretto... E' troppo basso... O strisciare, o nulla... Tanto vale che mi metta a correre... Sposter cosi il bersaglio... Correre... Ho le gambe segate dalla fatica ma non importa... La corsa fa bene... Il sangue batte con pi impeto nelle vene... Laggi, in fondo, vedo un fabbricato. Star li al riparo finch la fucilata non cessi del tutto... Corro... C' una buca... A momenti vi casco dentro... E' la buca fatta da un obice... Questo  un cadavere... Un cadavere piegato su se stesso... Ha cercato di fermare con le mani il petto sfondato... Un'altra buca... Questa  una mano, una mano troncata... Che orrore... Son quasi arrivato... La nausea mi stringe alla gola. Ho il mal di mare... Vorrei vomitare... Son arrivato... Salvo. 
Per un pezzo le fucilate non riprendono. Anche la cannonata che mira alle grandi masse in movimento verso la Sambre va diradando. Per i fantasmi nati dall'ombra si uniscono ai soldati appostati sulle due rive per dare all'agguato tutti i suoi spaventi.
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CAPITOLO 7.
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Arrivato nelle vicinanze di un ponte sulla Sambre, Rupe  nuovamente fermato dalla vedetta di un piccolo posto.
- Alto l... Non muovetevi o sparo...
Poco dopo, due uomini, puntando lo sconosciuto col fucile, lo agguantano per le braccia e lo conducono dietro una barricata formata di mobili ammassati alla brava, intorno a un carro rovesciato, e protetta interiormente da materassi e coperte. Appena giunto nel riparo arrivano all'orecchio di Cino i gemiti di un agonizzante:
- Mamma, muoio... Soffro tanto... Dio, fatemi morire... Vi chiedo solo di non soffrire pi...
Rupe guarda nell'angolo, da cui proviene l'invocazione dolorosa, ma non riesce, a causa dell'oscurit a individuare il ferito.
- Chi siete voi? Cosa facevate da queste parti? Su chinatevi, piegatevi sulle gambe... Vi voglio guardare in faccia.
Cino obbedisce, ed allora il graduato che ha parlato gli folgora addosso l'occhio luminoso di una lampadina elettrica.
- Siete pallido come un morto... Faccia da spione classico... Siete tedesco? Su, sciogliete la lingua... Sar meglio per voi...
- Sono italiano... Un giornalista italiano autorizzato a seguire le operazioni di guerra...
- Fate veder le vostre carte...
Cino trae di tasca il salvacondotto e lo porge al graduato. Mentre questi osserva il documento con la massima attenzione, l'agonizzante si lamenta ancora:
- Muoio, mamma... Non ci rivedremo pi... Ho perduto tanto sangue... Non posso salvarmi... Dio, fatemi morire...
- Non  possibile dare aiuto a quell'infelice?
Il soldato, al quale Rupe si  rivolto, non gli risponde. A stornare l'attenzione di tutti, arrivano nella barricata due cuistots .
- E' il cric - dice il sergente levando gli occhi dal salvacondotto.
- Avrei preferito die fossero i portaferiti... Ma perch non vengono? Che si fa l-bas?
- E il perlot? - chiede un soldato.
- Non  arrivato... risponde uno dei cucinieri...
- Purch appena arrivato non si fermi in fureria...
- Quante porzioni di acquavite, sergente?
- Venticinque...
- Tutti vivi?
- Ti dispiace, eh, amico?
- Ve lo chiedo perch abbiamo l'ordine di non distribuire alle quipes le porzioni dei caduti...
- Tutti vivi, vecchio mio. Se ti piace  cosi, e se ti dispiace  lo stesso.
- Per me son pi contento che siate vivi...
li dialogo  interrotto dal gemito del morente:
- Aiuto... Mamma... Muoio...
- Accidenti ai portaferiti... Spero che un obice li freghi per strada. Se lo meriterebbero...
Poi dopo una brevissima pausa:
- On va lui donner son cric, le pauvre bougre...
Il sergente e uno dei cucinieri si avvicinano al morente in fondo alla barricata. E' un uomo, a cui un obice ha portato via una spalla. I suoi compagni hanno cercato di tamponargli la ferita, buttando nella pozza gorgogliante, oltre alle loro garze, la camicia e la giubba dell'infelice. Non hanno impedito al sangue d'inzuppare tutto e di gocciolare per terra. Rischiarato in viso dalla lampada del sergente, l'uomo cerca di aprire gli occhi e di muovere le labbra. Non pu. Il cuore gli  cessato in quest'istante. Si abbandona.
- Prendi, Albert... Ti far bene. Ti scalder... Apri la bocca-
li viso cereo del soldato non reagisce pi. Neppure le palpebre si abbassano sullo sguardo velato. La bocca resta socchiusa, come incantata.
- Ecco - dice amaro il sergente Pitou - un altro che se ne va... Una porzione di pi alla massa, caro cuistot... Vorresti negarci il cric di costui? Non sognartelo neppure... L'ultimo che rester, di noi, berr per tutti quelli che non ci son pi - 
Dice, e tracanna d'un fiato la tazza d'acquavite che aveva avvicinato alle labbra del morente:
- Eccellente- Bevete, copains. Fa bene. Credo che l'acquavite
sia stata inventata da qualcuno che voleva mandare un altro a farsi ammazzare per lui...
Poi dopo una pausa:
- Eccomi a voi, signor giornalista... E chi mi dice che questo lasciapassare non ve lo siete fabbricato con le vostre mani? Pi vi guardo e pi vi trovo l'aria dell'alboche. Se poi siete solo un giornalista, il manicomio vi spetta di diritto... I vostri colleghi si contentan di seguire la guerra da Cambrai e da Arras. Voi, pi spiritoso, venite a curarvi l'orticaria su questo spinaio... E se ci lasciaste la pelle, signor mio?
- Il mio rischio non ha pi importanza del vostro, sergente... Faccio quello che milioni di persone fanno in questi giorni...
- Sfido, son comandati... Voi no... Voi venite qui per un lusso... Vorrei che mi diceste se  stato l'amore della Francia a spingervi fin qui... Il vostro paese  stato alleato dell'alboche fino a ieri...
- Fino a ieri... Ora non pi... Ma penso, sergente, che non sia il caso di attaccare una discussione politica proprio qui, dietro questa barricata, che  la negazione di ogni chiacchera... Avremo tempo di discutere poi, quando avremo vinto... Giacch io vi dichiaro che considero la vittoria del vostro paese come la mia...
- Obbligatissimo... esclama il sergente ironico. Sarebbe bella che veniste a dirmi il contrario... Allora, con tutto il vostro salvacondotto, vi farei fare un tuffo nella Sambre.
Dopo esser rimasto un momento soprappensiero, egli soggiunge:
- Vi far portare nel nostro rifugio. Si prender il capitano Laline la responsabilit di lasciarvi andare...
Rupe tenta un ultimo argomento per convincere il graduato:
- Prima di arrivare qui ho passato altri controlli... Tutti han trovato il mio salvacondotto in perfettissima regola...
- Non me ne importa nulla. Gli altri son gli altri e io sono io... Qui, secondo me, ci potrebbe essere del losco. Non c'? Tanto meglio per voi. Vi metterete a rapporto contro di me perch non ho fatto onore alla firma del ministro... Mi puniranno, impedendomi di partecipare all'avanzata... Che sventura per me, eh copains?
I soldati del piccolo posto, intenti a spiare dalle feritoie le ombre della riva sinistra, si contentan di ridere in fantasia. E il sergente mutando improvvisamente voce:
- Se non siete una spia, siete certamente un esaltato... Non c' bisogno, per scrivere quattro balle in un fogliaccio qualunque, di venire a guardar la morte negli occhi, come fate voi... Ma che avete in testa? Volete forse suicidarvi per dispiaceri di famiglia o perch siete afflitto
da mania di persecuzione? Tutto sta ad intendersi... La guerra ora l'avete vista... Codesto sangue costi che state pesticciando, quel cadavere laggi in fondo alla barricata, quella buca l in cui ci entrerebbe un cavallo ritto, quella casa sfondata dietro di noi: tutto ci  gi guerra... La vedete questa squadra alle feritoie? Dal tocco ha gi perduto sette uomini... Obici e mitraglia, sissignore... Son regali che capitano quando si sta agli avamposti. Si beve un po' pi di cric, ma si ha meno gente intorno a s... E la battaglia vera, non  ancora incominciata... Questo  solo un aperitivo, una prova generale dell'azione prossima... Se tanto mi d tanto, ci sar da stare allegri... Ecco la guerra... Ora andate a descriverla... Mi raccomando di non dimenticare le virgole... E non tralasciate di dire che il sergente Pitou  un uomo intrattabile... Tra l'altro vi ha impedito di far le passeggiate sentimentali sulle berges della Sambre, trasformate in pubblici macelli... Che tipo... Mi dovreste ringraziare perch v'impedisco di farvi fregare come uno stupido da qualche pallottola maleducata... Sempre ammesso che non siate un Fritz. Giacch, in questo caso, non mi congratulerei mai abbastanza di avervi smascherato e consegnato al plotone d'esecuzione. Adieu...
- Auguri, sergente... E con tutto il cuore... dice Cino, mentre, tra due uomini, si dispone a lasciare la barricata...
Le sue parole sono dette con voce ferma. Rupe  ritornato lui. L'estremo pericolo e la presenza degli altri han messo in moto il meccanismo della sua volont e del suo orgoglio. La necessit di essere all'altezza del momento, e del proprio passato, lo affilano come un rasoio. Lo smarrimento di poc'anzi, quel pallore d'uomo vagante nella notte con la morte alle calcagna, appartengono ormai a un altro individuo. Pitou lo guarda sorpreso:
- Mi mandereste all'inferno, se poteste, dite la verit. Comunque accetto i vostri auguri... E vi faccio pure i miei... Dopotutto potreste anch'essere una testa matta di giornalista... Niente di pi... Uno di quei tali che andrebbero nella taverna del diavolo per sfidarlo a bere.
Il rifugio dove i due fanti conducono Rupe in attesa di accertamenti non  molto distante dalla barricata. Esso  situato in un alberghetto abbandonato dai suoi padroni, e messo in stato di difesa, per far da corpo di guardia, e da linea di resistenza, agli uomini del piccolo posto, cui incombe la vigilanza del ponte. Lo stabile, dai caratteristici pans de bois color mattone, spiccanti sulla candidezza dell'intonaco, ricovera una Compagnia e una Sezione di mitraglieri. Un'altra Compagnia del Battaglione ha trovato asilo in una fonderia vicina, ed , oltre che per la strada prospiciente al fiume, collegata alla prima, per uno spiazzo
occupato dai crassiers degli altifomi. In mancanza del capitano Laline, il quale  in giro d'ispezione ai piccoli posti, riceve Rupe un tenente. Non sapendo che cosa decidere, costui prega Cino di pazientare, e intanto ordina di condurlo in un annesso dell'albergo, separato dal fabbricato principale da un vasto giardino. Entrando in una stanza della dpendance, rischiarata da una lampada a olio, Rupe ha la sorpresa di vederla occupata da una vecchietta sonnecchiante in una poltrona, la quale, al rumore dei passi, alza il capo pallido e lo sta lungamente a guardare come se stentasse a fissarlo nella retina. Poi con voce fioca gli dice:
- Chi siete, signore? Non vi ho mai veduto prima d'ora...
Cino si affretta a spiegare alla vegliarda la ragione della sua presenza.
E lei:
- Ah, siete giornalista... Avete attraversata la terra per venire fin qui... Vedrete tanta gente che muore, figliolo. Poco fa ho sognato che tutto l'Hainaut era pieno di cadaveri... Iddio si  stancato di assisterci...
- Siete sola, signora, in questo albergo?
- Si, figliuolo... Ho tutt'e due le gambe paralizzate... Quando si fugge bisogna avere i garretti buoni... Son rimasta a guardare la casa...
- E' una vigliaccheria avervi abbandonata cosi...
- Non c'era altro da fare... Sono stata io stessa a consigliare ai miei di lasciarmi... Sono vecchia, mi resta poco da vivere... Forse  questione di ore. Questo pomeriggio, quando han portato nel giardino i primi caduti, ho creduto di andarmene... Erano orribili, poveri figliuoli... E invece il cuore ha resistito... Segno che dovr vedere delle scene ancora pi orribili...
- Speriamo di no... Tuttavia i soldati avrebbero potuto trasportarvi altrove, in un punto meno battuto...
- Lo avrebbero fatto, figliuolo... Sono stata io a oppormi... Preferisco morire nella mia casa. Qui son nata e qui voglio chiudere gli occhi.
- Ma vi portano da mangiare, s'interessano di voi?
- Certamente, poveri ragazzi... Mi considerano una specie di nonna disgraziata, e forse un poco matta... Ma giacch hanno il cuore buono, mi amano cosi come mi vedono... Uno di essi oggi mi ha detto: Siamo tutti pupazzi di un jeu de massacre. Ora aspettiamo la nostra palla . E' la verit. La nostra palla...
Il colloquio  interrotto dall'entrata del capitano Laline, un giovane dall'aria un po' altera, il quale rivela una prima contraddizione con la sua apparenza, nella premura con cui si avvicina alla paralitica, per baciarle affettuosamente la mano.
- Come andiamo, nonna? le chiede.
- Ora un po' meglio, figliuolo. Quei tremendi cannoni han cessato di sparare. Non speravo davvero che tacessero...
- Questione di farci l'orecchio. Domani quei colpi faranno meno impressione di oggi. Verr il giorno che non li sentiremo pi... Parranno un elemento del paesaggio... Un elemento un po' rumoroso, ma non vuol dire...
Dopo questo preambolo si volta verso Rupe e gli restituisce il salvacondotto che ha in mano.
- Prendete pure... dice. E scusateci, monsieur Rupe,.. Il sergente Pitou ha perso un po' la testa, oggi... Si  visto portar via tanti uomini sotto gli occhi... Lui stesso  vivo per miracolo...
- So tutto, capitano... Non c' proprio da scusarsi... Il sergente Pitou, fermandomi, ha fatto il suo dovere e dev'essere elogiato... Nel suo caso avrei fatto altrettanto... Ma ora non parliamo pi di ci, vi prego... Incidente chiuso... Vi sarei grato invece se mi permetteste di restar qui per questa notte... Aggirarsi come un'ombra davanti ai piccoli posti non  prudente...
La vecchia signora, ricordandosi forse d'essere ancora la padrona di casa, viene in aiuto di Cino:
- Se non avete dove dormire, figliolo, restate pur qui... Una poltrona  sempre meglio che restare all'aperto... Le giornate sono calde da queste parti ma la notte l'umidit  grande... Bisogna riguardarsi...
L'offerta lascia silenzioso Laline. Ed allora la vegliarda:
- Ho detto cosi, ma forse il capitano non pu permettere che un civile...
- Gi  una cosa delicata... Tuttavia, un giornalista autorizzato a seguire le Operazioni dal Ministero della Guerra, non  un civile come gli altri...
Poi vincendo la sua perplessit:
- Restateci pure, monsieur Rupe, purch non usciate per nessuna ragione di qui, e ve ne stiate con la nonna... Il brutto per voi comincier domani mattina. Vi conviene non aspettare l'inizio dell'azione per filare verso le retrovie... Ma, a questo, avremo tempo di pensarci... Intanto  l'ora di cena, e io mi permetto d'invitarvi alla tavola degli ufficiali della Compagnia... Non ci sar da scialare ma voi vi contenterete lo stesso...
- Siete molto gentile, capitano, ma non vorrei che la vostra generosit potesse crearvi qualche grattacapo... Son momenti delicati...
- Cosa volete che mi possa capitare? Fossero tutti di questa natura
i miei guai... Su, venite, non fate complimenti... Si cena tra qualche minuto... Vuol dire che, per sdebitarvi, ci ricorderete sul giornale quando saremo morti...
- Che dite, capitano... dice Cino rattristato.
- Oh poveri figliuoli... mormora la vecchia che ricorda il suo sogno dell'Hainaut pieno di cadaveri.
Laline con una franca risata mette in fuga le ombre che le sue parole hanno evocato:
- Non  detto che ci debba assolutamente accadere... Io per mio conto non avrei nessuna intenzione di finire i miei giorni sulle sponde della Sambre. Se poi il destino... Ma non vorr... Abbasso la malinconia... Venite, monsieur Rupe. A voi, nonna, far portare la solita tazza di latte... E' latte di scatola ma non  pessimo, vero? E mi raccomando, tenetevi su... Finch reggete voi, mi pare che tutto debba filare.
Anche Rupe, nel congedarsi, bacia la mano alla vegliarda. Le semplici parole con le quali ella gli ha offerto un tetto; quell'attenzione di sapor materno che gli altri agguati, connessi alla guerra, non impedivano di fissarsi sulle solite care raccomandazioni dell'affetto familiare, lo hanno toccato. Non diversamente avrebbe parlato sua madre.
- Vi voglio ringraziare, signora... Se permettete vi chiamer anch'io nonna. E' pi bello e ricorda la casa... Queste nostre case, su cui si  abbattuto l'uragano, che vivono solo nella nostalgia degli sradicati, ormai...
- Vi aspetto, figliuolo... Con voi la notte mi far meno paura... Andate...
I due uomini si allontanano. La popote degli ufficiali ha sede al primo piano dello stabile, in una stanza che d sul giardino, adibita a santabarbara della Compagnia. Vi sono ammassate centinaia di casse di proiettili, un gran numero di Lebel e una mitragliatrice pesante. Quest'ultima attira l'attenzione di Cino:
- Non so perch, ma d pi fiducia lei che cento fucili.
- Son del vostro parere... risponde Laline. La Saint-Etieme, se non s'inceppa,  un'arma ammirevole... Un po' pesante magari, ma in compenso potentissima... Preferibile forse alla Maxim .
- Vedo con piacere che la vostra compagnia  armata eccellentemente...
- Abbiamo riunito in linea quasi tutte le mitragliatrici del Reggimento. Quattro pezzi su sei. Ce ne vorrebbero almeno ventiquattro. Ha sentito i tedeschi che musica? Sulle colline di faccia, la fanteria della Guardia, ha pi Maxim che capelli.
Oltre a Rupe e a Laline, siedono alla mensa due comandanti di plotone e un ufficiale mitragliere. Gli altri sono di servizio, e fan la spola tra i piccoli posti, lungo il fiume. La cena fatta a base di carne fredda, di prosciutti, di sottaceti e di formaggi,  frugale. Per compensa l'abbondanza, la bellezza della frutta, la frutta che i soldati strappano dagli alberi, marciando sotto il tiro dei cannoni. L'allegria non  troppa, a tavola. Si mangia, si beve, si scambiano delle frasi pi o meno generiche, ma l'attenzione di ognuno  altrove,  rivolta allo sbalzo dell'indomani. L'ordine  tassativo per tutto il Corpo d'Armata schierato davanti alla Sambre. Si debbono riprendere le posizioni perdute nel pomeriggio. Al Battaglione  affidato il compito di forzare il ponte, presso il quale ha attestato, e che  stato ostruito con tutti quei relitti che la necessit raccatta dalla strada, nei momenti in cui, se non  pelle,  berretta rossa, come dicono i marinai. Durante la notte, alcuni animosi praticheranno un passaggio sul ponte, tra l'ingombro dei carri rovesciati, dei rami d'albero, dei mobili, dei massi, delle travi, dei sacchi di scorie degli altiforni. Nel varco passeranno gli uomini di primo choc, che si terranno in agguato fino al momento dello scatto. Li accompagneranno due mitragliatrici leggere, le quali, appena possibile, saranno piazzate in modo da battere le strade di accesso della riva sinistra. Contemporaneamente, i 75 batteranno le strade di Gosselies e di Gembloux, per impedire ai rincalzi tedeschi di sopraggiungere.
Finito di cenare, il tenente Restoul, cui  affidato il compito di guidare il primo gruppo di audaci tra i rottami del ponte, si apparta in un cantuccio della santabarbara, e l, seduto su una cassa di munizioni, con una candela che gli fa lume, scrive una lunga lettera a lapis. Il suo esempio sprona gli altri. In un baleno, tranne Rupe, tutti si affrettano a mandare un saluto a casa. Niente retorica dell'addio. Vuotando a tratti il bicchiere, che un soldato si occupa incessantemente di riempire, e, fumando una sigaretta dopo l'altra, ognuno scrive forse la sua ultima lettera alla sposa, alla madre. Il desiderio di risparmiare al congiunto, in caso di sventura, il dolore della dichiarata coscienza di essa, trova le parole pi lievi e ordinarie per arrivare al cuore dei lontani.
Finite di scrivere, le lettere vengono consegnate a Rupe. Dice Laline per tutti:
- Un postino simile  una bazza per noi... Certo, se tutti coloro
che lasciamo a becco asciutto, sapessero che siete proprio voi il portatore di tanti testamenti spogliatori, non vi farebbero arrivar vivo al primo treno in partenza verso il Sud. Sarebbero pi feroci dei tedeschi...
- Chi parla di testamenti, oh! esclama in tono di scongiuro il sottotenente Dolomieu. Per mio conto, ho scritto a casa che mi son finalmente deciso a prender moglie... La voglio vedova, belloccia, e ricchissima. Al resto non ci bado...
- Hai fatto pi di un testamento, mio caro... ribatte il tenente Chaplain. Ti sei messo in liquidazione tout court... Non l'avrei mai creduto...
- C'est la faute  la guerre, amico... Si liquida sotto costo... Si liquidano persone e cose... E soprattutto idee... Chi vuol comprare una idea di fratellanza sociale per una palanca greca si faccia avanti... Silenzio... Sfido io. I cosiddetti fratelli son con l'occhio alla mira, pronti a farsi la pelle...
Il sottotenente Dolomieu ha appena finito di parlare, che entra nella stanza un sergente del plotone di Restoul. L'ufficiale, riconoscendo il suo uomo, gli va incontro. La comunicazione che il graduato fa a bassa voce, dev'essere importante, a giudicare dal suo gesticolare, e dalla tetraggine che le sue parole lasciano nel volto del superiore.
- Qualche novit? chiede Laline inquieto.
- Niente, signor capitano... E' una cosa interna... Riguarda uno dei miei uomini... Vado a vedere di che cosa si tratta...
Si tratta di un soldato, che si rifiuta di partecipare alla pattuglia notturna, e all'avanzata dell'indomani. Il tenente lo trova impegnato in colluttazione con due capisquadra nella sala da pranzo dell'albergo trasformata in camerata, mentre gli uomini del plotone se ne stanno a guardare indifferenti dal lettime di paglia su cui giacciono. Vedendo l'ufficiale, il ribelle si calma un po', e anche i due caporali allentano la presa.
- Carignan, tu rifiuti di far la pattuglia? chiede a bruciapelo Restoul al colpevole.
- Io non rifiuto, signor tenente. Dico che non posso venire, non posso fare il mio dovere... Chiedo un medico... Mandatemi in osservazione all'ospedale... Soffro di cuore da morire... Se venissi in questo stato, sarei una rovina per tutti...
- Il medico ti ha visitato ieri, e non ti ha trovato nulla...
- Non ha voluto trovarmi nulla... Mi ha appena guardato in faccia e mi ha mandato via gridandomi poltrone... E invece il cuore mi scoppia... Metteteci una mano, signor tenente... Pare un cavallo sfrenato...
In casa mia tutti cosi... Tutti cardiopatici... Io son nato col male al cuore... Non  colpa mia... Vorrei essere sano come gli altri...
- E tutto questo a tre ore dalla pattuglia... Non sei un malato, Carignan. Sei un vigliacco, un miserabile... Ti d un minuto di tempo per riflettere a ci che fai. Rifiuto d'obbedienza davanti al nemico... La mia rivoltella spara da sola, ti avverto...
- Ammazzatemi pure, signor tenente. Compirete un assassinio. Ne porterete il rimorso per sempre. Tutti son testimoni che ho chiesto un medico... La visita di ieri  stata un'ingiustizia... Mi sento proprio male... Vorrei vomitare, un nodo mi stringe alla gola, ho i sudori freddi... Se venissi sul ponte mi metterei a urlare, mi rotolerei per terra come un pazzo... Non siamo fatti tutti a un modo... Mio padre era alcoolizzato...
- Tutte storie... Rifletti, ti dico, a quel che fai... Non me ne importa nulla di ammazzare un cane come te... Sei il disonore del plotone, un uomo abbietto. Chi non sente il dovere di difendere la sua patria nel momento in cui il nemico la calpesta, non  degno di vivere...
- Avete ragione, signor tenente... Dovrei difendere il mio paese, ma non posso... Sono un malato... C' un vampiro che mi succhia il sangue nella testa, mentre il cuore mi scoppia... Non mi reggo in piedi... Se costoro non mi sostenessero, cadrei... Sono agli estremi, ve lo giuro... Del resto  destino, tutto  destino... Fate quel che volete... Tiratemi addosso... Non credevo di far questa fine...
Restoul sente che una decisione s'impone. Il momento  troppo grave per lasciarsi vincere dalla piet. La presenza dei soldati silenziosi, e solo apparentemente indifferenti alla sorte del ribelle, comanda un gesto di forza. Estrae la rivoltella dalla fondina e la punta su Carignan:
- Sei ancora in tempo... Non costringermi a ucciderti... Lo sai che non posso perdonarti... Promettimi che farai il tuo dovere come gli altri, pi degli altri... Siamo tutti nelle stesse condizioni... Il tuo posto resterebbe vuoto... Nessuno pu rimpiazzarti... La Francia ha bisogno di tutti i suoi figli... Anche i morti dovrebbero levarsi dalle tombe per difenderla...
- Un medico... Io voglio un medico... Ho diritto di averlo. Se anch'egli non mi riconosce, allora ammazzatemi... Ma prima ho diritto...
Non finisce la frase. La rivoltella di Restoul gliela mozza in gola. Colpito alla fronte, egli si abbatte al suolo fulminato. Un lenzuolo bianco sventola sulla faccia dei soldati presenti. Tutti si alzano di scatto, addossandosi al muro.
- Buttate il cadavere nella Sambre... ordina Restoul, pallido
ma fermo, al sergente. E che il plotone non ricordi di aver mai avuto nelle sue file un miserabile di questo genere.
Mira un attimo l'ucciso, dalla cui testa sgorga il sangue misto al cervello, poi esce. Nella santabarbara, dove intanto Laline spiega a Cino il funzionamento della Saint-Etienne, il colpo di rivoltella giustiziere non  stato udito a causa delle raffiche di fucileria sempre vive tra gli avamposti. Riapparendo nella stanza, Restoul fa segno al capitano di volergli parlare da solo a solo. Laline si ritira con lui in un angolo, e cosi apprende la tragedia.
- Doloroso - egli commenta freddamente - ma non c'era altro da fare... Se aveste mostrato un momento di debolezza, nessuno stanotte sarebbe uscito di pattuglia... Avrebbero trovato pi comodo marcar visita...
Restoul, che ha gli occhi lucidi e un po' straniti, stringe riconoscente la mano tesagli dal superiore:
- Grazie, signor capitano, delle vostre parole... E' stato uno dei pi brutti momenti della mia vita... Dio mi perdoner se ho mancato.
- Ora non pensateci pi... Dovete restar calmo per la pattuglia di stanotte... Dipende da voi la sorte di tutti quanti, oltre che il successo dell'azione...
- Non dubitate, signor capitano... Far l'impossibile... Non vedo l'ora di far scontare a qualche prussiano quest'altro morto della Compagnia. Poveraccio, e se stava male veramente? La paura pu dare a volte una specie di vertigine, come un senso di asfissia...
- E' appunto quella vertigine, quell'asfissia, che bisogna bruciare con la pietra infernale, se si voglion raddrizzare le sorti della guerra e salvare la Francia. Il fatto  atroce, chi non lo vede? e io prego Dio che non mi metta mai in condizione di dover tirare su un mio soldato... Ma un esempio s'imponeva... Dir di pi. Anche convinto che l'uomo fosse veramente infermo, il pericolo che la comprensione della sua infermit potesse sembrare una debolezza, e accendesse una spaventosa epidemia di vilt tra gli uomini comandati di pattuglia, quel pericolo richiedeva che si agisse senza piet. Non bisogna dimenticare che noi siamo prima soldati e poi uomini. Ma, a distanza, uomini, e, direi quasi, per sbaglio.
Laline e Restoul escono per recarsi sul luogo della tragedia. Trovano la camerata silenziosa e immobile. Il cadavere  gi stato portato via. Non resta che una chiazza di sangue sul pavimento a testimoniare il passaggio dell'uomo abbattuto. Laline sente il bisogno di dir poche parole al plotone;
- Ragazzi,  stata la necessit. Il tenente Restoul  uno dei migliori ufficiali della Compagnia... Che avverrebbe se, a trenta metri dal nemico, si permettesse a chicchessia di sentirsi male, di tagliare, come suol dirsi, la corda? In questo caso chi sarebbero i fessi? Quelli che fanno il loro dovere, quelli vanno alla morte, ubbidendo agli ordini dei loro ufficiali. Questo vorrei, ragazzi, che vi metteste bene in testa: che il vigliacco ruba qualche cosa a ognuno di voi. Voi che vi dovete battere anche per chi ha paura, per chi diserta la battaglia. Se  pelle, non dev'esser pelle per tutti, ufficiali e soldati? Dunque, sottraendosi al dovere comune, il pusillanime  un parassita del vostro eroismo,  uno che unisce il suo subdolo aiuto all'offesa dei vostri nemici, per condurli alla strage. E' quindi un traditore. Ora, verso i traditori, nessuna piet. A chi ci pugnala nella schiena, nel momento in cui abbiamo bisogno di tutto il nostro coraggio per affrontare la Guardia Prussiana, la morte.
Le sue parole, seguite con attenzione dal plotone, non determinano nessun movimento apparente da cui si possa dedurne uno stato d'animo. Che cosa pensano del fatto quei fanti silenziosi e immobili? Mistero. La tragedia  ancora troppo vicina perch essi la possano dominare? Forse. Di quest'opinione resta Laline, lasciando la camerata per ritornare alla santabarbara. Rimane Restoul tra i suoi uomini, per disporre gli ultimi dettagli della pattuglia.
Rivedendo il capitano, Rupe si affretta a prender congedo da lui. E' stanchissimo e pensa di riposarsi qualche ora, prima che s'inizi l'azione.
- Speriamo che i tedeschi vi lascino dormire... gli augura l'ufficiale. Se non potrete prender sonno ritornate pure qui. Troverete sempre un liquorino.
- Grazie, capitano... Voi non riposate neppure un minuto?
- Non potrei... Vi confesso che sono nervoso... Il compito di Restoul  molto delicato... L'intera compagnia  impegnata nel suo successo. Che ne dite voi? Andr tutto bene?
- Ma certo, capitano... Non dubitatene neppure un momento...
- Comunque sia, quel che importa  fare il proprio dovere... La fortuna non ci appartiene... E' gi scritto se vinceremo la battaglia della Sambre, o se sar una giornata nera, da non scordarcela pi...
- Facciamo le corna, capitano.
- Facciamole pure... Dunque andate a dormire... Buon sonno... Avete pensato dove recarvi, appena lasciato il rifugio?
- Non lo so, Capitano... Probabilmente seguir le truppe nell'avanzata...
- Auguri... Voi non rischiate la pelle meno di noi... Ricordatevi di passare dalla porticina del giardino, come vi ho detto... Se uscite in piena azione dalla parte del fiume, siete fritto... Buona notte...
Cino si ritira nell'annesso dell'albergo, dove trova la vecchia signora assopita nella sua poltrona. Per non svegliarla, si lascia cadere sulla prima sedia, e aspetta. Dopo un po' sente che la derelitta parla nel sonno. Il pi delle parole rimane inintelligibile, per, a tratti, su quei balbettamenti, cade come un fissativo che d rilievo e significato ai suoni. Due nomi: Gerard ed Elisabeth ricorrono spesso nel vaneggiamento. La vegliarda non li pronunzia mai, senza sospirare. Gerard ed Elisabeth son certo due nipotini. La nonna un po' li rimprovera perch fan baccano, o perch tormentano le bestie, poi li vede correre un pericolo: Grard  montato su un masso spicco sospeso su un burrone, e sta per precipitare, Elisabeth si  appiccata il fuoco al vestitino, mio Dio, prendete quel bambino, spegnete quel fuoco, nessuno accorre, la paralitica nsima nel sonno, come se avesse una montagna sul cuore. Dopo un po', la nonna accompagna i nipotini a una festa campestre. Con le sue gambe buone, non con quelle morte. Lungo la strada l'ava dice ai piccoli il nome dei fiori che trovano, degli alberi, e anche degli uccelli. Ma, improvvisamente, il cielo si oscura, un lampo abbacina gli occhi, il tuono rotola da una montagna all'altra, comincia a piovere. Ritornano, la nnna e i nipotini, verso casa, cercano di correre, per un peso, un piombo al piede, li fa procedere assai lentamente. Finch alla vecchia le gambe ritornano morte, come se un lampo le avesse incenerite. Gemendo si abbatte al suolo, sotto l'uragano, e prega prega che i bambini l'abbandonino al suo destino, che si salvino loro, loro che han tutta la vita davanti a s. I bambini, tenendosi per mano, si allontanano, e la nonna seguita a pregare che Dio li assista. Poi, sulla strada, passano gli ulani, nugoli di ulani. Scompaiono nella direzione dei piccoli, forse li metteranno sotto le zampe dei cavalli, mio Dio, puoi permettere questo scempio? Gli ulani fermano la vegliarda nel ricordo della guerra. Grard ed Elisabeth scompaiono, e altri personaggi prendono il loro posto. Per, senza uscire da una sorta di penombra, come se la dormiente stentasse a individuarne la presenza in una moltitudine di persone in fuga, a riconoscerne le voci in un pandemonio di scoppi di urli e di pianti.
Poi Cino, a sua volta, si addormenta e fa un sogno orribile. Vede Gilda che entra nella prigione dove  racchiuso Wladimir, facendosi strada a colpi di rivoltella. Finalmente arriva alla cella del fidanzato, ma non pu aprire il cancello per liberarlo. Ed allora Wladimir 
disperato s'impicca sotto i suoi occhi. E Gilda non emette un grido, non fa un gesto, per impedire al sacrificio di compiersi. Arriva lui, Cino, con l'ordine di scarcerazione ottenuto da Peissant, lo mostra raggiante alla sorella, la quale gli risponde puntandogli la rivoltella, gridandogli assassino. Egli fugge inorridito, e Gilda lo insegue, lo insegue attraverso tante strade piene di autocarri e di soldati. Finch, stremato, si abbandona al suolo, ed aspetta che la sorella lo finisca. Invece di Gilda, arriva miss Alice, arriva in un'automobile, che guida lei stessa. Ella gl'indica una mitragliatrice appostata a pochi passi di distanza. Con grande sforzo, Cino si avvicina, strisciando, all'arma, e comincia a sparare. All'impazzata. Altre mitragliatrici rispondono alla sua, in breve  un concerto altissimo, e ora si sente gridare, bestemmiare, piangere dappertutto.
Rupe, a questo punto si sveglia, e si trova al buio. La lampada si  spenta, la vecchia non la si vede pi. Fuori  un assordante battere di macchine da scrivere. Son mitragliatrici in azione. Si stropiccia gli occhi, credendo di seguitare a sognare, ma le raffiche infittiscono. Si ricorda della paralitica e la chiama:
- Nonna, siete sveglia? Sentite che baccano...
Nessuno gli risponde, ed egli allora si alza dalla sedia, brancolando verso la poltrona della vecchia. Eccola, finalmente la tocca.
- Nonna, scusate se vi disturbo... Sarebbe meglio riaccendere... Quest'oscurit  tremenda.
Ancora silenzio. Le prende una mano e la sente tiepida, ma inerte, con qualche cosa di vischioso sopra, come di sudore gelato. Ha la sensazione di aver toccato un cadavere. Impressionato accosta l'orecchio al cuore della vegliarda, ma il crepitio delle mitragliatrici gli impedisce di sentirne il palpito. La scuote per gli omeri, la chiama a voce alta. Nessuna reazione, nessuna risposta. La nonna  spirata. Forse il suo cuore si  spezzato per il dolore di non riconoscere, in una moltitudine in fuga, i volti e le voci degli amati.
Rupe lascia l'annesso, e, di corsa, guadagna il fabbricato. Trova la truppa ammassata tra il giardino e l'uscita dell'albergo. Avanti a tutti Laline, il quale occhieggia fuori per lo spiraglio della porta. E' notte profonda. Il crepitio delle mitragliatrici non d requie. Ad esse si aggiungono tonfi rapidi e clamorosi. Sono granate a mano. Scoppiano toccando terra. Sono i prussiani a lanciarle, perch i francesi ne sono privi.
- Via il secondo plotone... comanda a un tratto Laline. Cosi dicendo spalanca la porta perch gli uomini passino. E' la volta di 
Chaplain. Saluta il capitano, e, per il primo, gatton gattoni, prende la direzione del ponte. Il plotone, un uomo dietro l'altro, lo segue. Passano alcuni secondi eterni. Tutt'a un tratto, si sentono urli altissimi, seguiti da spari. Gli uomini di Chaplain hanno preso contatto col nemico, lo incalzano. Il passaggio che Restoul ha tracciato tra i rottami del ponte, a prezzo della sua vita e del sacrificio quasi completo del suo plotone,  riconquistato. Viene un portaordini ad annunziare che il secondo plotone  padrone della situazione. Solo l'estremit del ponte  ancora tenuta dal nemico, che vi si aggrappa tenacemente. Perdite gravi, da una parte e dall'altra. Ricuperato il corpo di Restoul. Si chiede di potersi liberare dei cadaveri che ingombrano il passaggio tra i rottami, costringendo gli uomini che avanzano a stendersi e a restare sopra di essi. Si potrebbero buttare nella Sambre. Urgono soccorsi pei feriti gravi.
Laline, ricevute le informazioni da Chaplain, le trasmette al Comando di Battaglione dando ragguagli sulla situazione. Il nemico ha mandato a monte il colpo di mano di Restoul. La pattuglia  stata accolta dal fuoco micidiale delle avanguardie prussiane, intente, anche esse, a praticare un passaggio sul ponte, e a munirlo, per appoggiare lo sbalzo dell'indomani. Tuttavia l'eroismo dei superstiti del primo plotone, ha impedito ai tedeschi di prendere il sopravvento, ha sbarrato loro il cammino. Si chiede se, nell'ipotesi di un nuovo pronunciamento notturno del nemico, si debba impegnare il resto della Compagnia sul ponte, o contentarsi di arginarlo agli sbocchi di esso, in attesa di contrattaccare all'alba, secondo il dispositivo fissato. Si reclamano rinforzi d'urgenza.
I rinforzi non si fanno attendere. Dalla porta, che guarda lo spiazzo della fonderia, arrivano due Compagnie fresche che si ammassano dove possono, tra il giardino, la dpendance e il fabbricato principale. Nell'andare incontro ai colleghi comandanti, Laline si imbatte in Cino.
- Sonno agitato, eh, monsieur Rupe... Prenda della passiflorina... E la nonna? Chi sa che spavento, disgraziata...
Il pallore e lo sguardo abbattuto di Rupe dicono a Laline che la derelitta se n' andata, e per sempre.
- Morta? Oh povera vecchina, tanto buona, tanto affettuosa. Morta di spavento?
- Non lo sapremo mai. Forse  passata dal sonno alla morte senza accorgersene...
- E' un miracolo che abbia resistito da ieri, in quelle condizioni, e a quell'et. Almeno  spirata nella sua casa, da padrona... La morte  stata pietosa, in definitiva.
Prima di andarsene, egli d qualche notizia a Cino, che gliela chiede ansiosamente:
- Fino a questo momento le cose non vanno n bene n male... Bisogna contentarsi...
- Perdite gravi?
- Una ventina di morti e parecchi feriti... Comportamento eccellente... Peccato che sia caduto Restoul...
- Oh povero tenente...
- Questa  una gran perdita per la Compagnia... Speriamo di vendicarlo... Tra due ore si vedr...
Son due ore di profonda tristezza per Rupe. Egli trascorre gran parte di questo tempo accanto alla salma della vecchia signora, attorniato da tanti soldati che lo credono il figliolo della morta e tacciono per rispetto, persi, come lui, a mirare sul viso dell'estinta un pallore che, gi in loro, aspetta un lampo di magnesio per salire come una marea dalle paludi dell'essere e regnare. Ad un certo momento, alcuni uomini portano nel giardino i feriti gravi della pattuglia e il corpo di Restoul. Da ogni parte si levano accenti strazianti... Chi, delirando, invoca la mamma la moglie i figli, chi chiede da bere, chi piange come un bambino, chi se ne sta a guardare estatico l'ultimo stellato della sua vita. L'unico che non chiede nulla, neppure una stella da contemplare nell'infinito viaggio: Restoul. Attorno a questi relitti della risacca notturna sul ponte, si adunano ufficiali e soldati. E Rupe con loro. S'incarica Laline di portarlo via verso la santabarbara:
- Venite... La vicinanza dei morti  deprimente... Alla fin fine si pensa che abbiano ragione loro... Avete visto che differenza fra Restoul e gli altri? La morte  assai pi bella e nobile della vita che si spegne nella sofferenza...
Poco dopo, nella popote, si raccolgono tutti gli ufficiali delle tre Compagnie a bere il cicchetto dell'addio. A sgravare un po' gli animi dalla tristezza incombente, arriva la notizia che gli uomini di Chaplain son riusciti a postar due mitragliatrici leggere a pochi metri dalla difesa nemica. Da un pezzo i prussiani non sparano pi. Preparano qualche sorpresa, o rinunziano per il momento a contendere il possesso del ponte?
Laline forza amichevolmente Rupe a bere:
- Avete l'aria infreddolita... Riscaldatevi con questo rhum... Aveva ragione la nonna di dire che le notti da queste parti sono fresche... La nebbia sul fiume la si taglia col coltello.
- Speriamo - dice il capitano Cousin - che essa non imbrogli
le carte. Confesso che preferirei vederci chiaro davanti a me... La baionetta ama il gioco scoperto...
- Tu credi di arrivare all'assalto alla baionetta? chiede il capitano Enlart.
- Perch no?
- Non hai sentito che crepitio di mitragliatrici?
- Non c' mitragliatrice che tenga davanti a una truppa decisa a serrar sotto. Arriva un momento in cui il mitragliere, spaventato dall'avanzata avversaria, abbandona il pezzo e si d alla fuga.
- Vorrei essere del tuo parere. Ma la guerra anglo-boera, l'assedio di Port-Arthur e le guerre balcaniche, hanno dato un colpo mortale a certi imbalsamati feticci della strategia passata. Vedremo se l'ascendent inorai baster a far tacere le mitragliatrici, gli obici, e i mortai d'assedio... Mi auguro che tu sia buon profeta...
Altre lettere vengono affidate a Rupe, perch le imbuchi al primo treno in partenza verso il Sud. Nel mazzo ce n' gi una che ha un valore di reliquia. La lettera di Restoul. La sua presenza le fa morire tutte un po'. Questo pensiero viene a Cino e a Laline contemporaneamente. Si guardano e si capiscono. Approfittando di un momento di quiete, Laline prende da parte Cino e gli dice:
- Datemi il vostro taccuino, monsieur Rupe. Voglio scrivere un indirizzo...
Cino lo accontenta e il capitano scrive: Mademoiselle Jacqueline Malet. Boulevard Saint Germain, 161.
- E' la mia fidanzata, una gran brava figliuola... Dovevamo sposarci tra qualche mese, ma  venuta la guerra a guastar tutto. Non importa, aspetteremo, siamo giovani entrambi... E se il destino, batto sempre li, monsieur Rupe, se, insomma, mi dovesse capitare la stessa sorte di Restoul, allora io vi prego di andare da Jacqueline... Raccontatele come abbiamo passato queste ultime ore... Ditele che il suo ricordo non mi ha mai abbandonato... Sarebbe un conforto per lei, l'aiuterebbe a sopportare...
- Io far tutto ci, capitano, non dubitate. Ma c' bisogno, per codesto, di presupporre una disgrazia? La vostra fidanzata ricever notizie del capitano Laline da me, ecco tutto... Perch voler complicare le cose?
- ' Intesi... dice Laline con un sorriso indefinibile. E in ogni caso, grazie di cuore...
Poco dopo, la riunione si scioglie. Mentre ogni ufficiale va a prender posto alla testa del suo reparto, Rupe si avvicina a Restoul e lo sta a
vegliare, smemorandosi nella sconfinata pace dell'uomo che non chiede pi nulla: neppure una stella da contemplare nell'infinito viaggio. Dei feriti, due sono spirati. Quelli che restano, ricevono le prime cure dei medici. Essi continuano a lamentarsi anche per coloro che non sono pi.
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CAPITOLO 8.
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E l'alba. Un'alba vagante nella nebbia. Chaplain fa un segno a Pitou, Pitou lo trasmette a Bral, Bral a Dacier che chiude il plotone. Pronti? Pronti! Pronti? Pronti! Pronti? Pronti!
- E' l'ora... Questione di attimi...
- Il 75 sta per tirare...
- Chaplain si volta di nuovo...
- Non ha pi fatto altri segni...
- Mi sento un vuoto allo stomaco...
- Io non faccio che sbadigliare...
- A me battono i denti dal freddo...
- Per questa nebbia ci aiuta...
- Ci aiuta per modo di dire...
- Se aiuta noi aiuta loro...
- Siamo al punto di prima...
- Attenzione, ragazzi. E' il momento...
- Chaplain si volta di nuovo...
- Guarda Pitou ch' ubriaco...
- Ha bevuto cric per dieci...
- Qualche secondo e ci siamo...
- Tra qualche secondo, magari...
- Cosa vai a pensare, idiota...
- Potresti esser morto anche tu...
- Io mi tocco dove sai...
- Se bastasse toccarsi, mio caro..
- Vorresti iettarmi, salaud?
- Ho sete... Mi brucia la gola...
- Mi brucian le palle degli occhi...
- Io la farei qui, che ne dite?
- Io vorrei vomitare...
- La guerra mette tutto sossopra...
- Io dormirei per un anno...
- Ti faran dormire per sempre...
- Ti venga la scabbia, poltrone...
- 	Il 75
- 	Il 75
- 	Il 75
- 	Il 75
- 	II 75
- Il 75
- 75 75 75 75 75 75 
- Secondo Plotone avanti. Alla baionetta...
- E' Chaplain. Su, ragazzi...
- Sotto... Facciamoci sotto...
- Avanti... Alla baionetta... Coraggio...
- Piegtevi... Tirano... Attenti...
- Tirano come dannati...
- Ci aspettavano, maledetti.
- Chaplain... Non vedo pi Chaplain...
- Io l'ho veduto cadere...
- Madonna, sono ferito...
- Sotto, copains. E' il momento...
- Muoio, mamma, Teresa...
- Ecco Pitou, poveraccio...
- Gli siamo passati sul corpo...
- Curvatevi... Tirano... A terra...
- Compagni, portatemi via...
- Sono falciate di mitragliatrici...
- Anche le nostre rispondono...
- Il peggio  passato, figliuoli...
- Avanti... E' un salto... Seguitemi...
- Questa  per me... Son finito...
- Una bomba, una bomba, Madonna...
- Ragazzi,  una strage. Ho paura...
- Mi hanno sfondata la pancia...
- Aiuto, compagni. Piet...
- Sotto. Sotto... Coraggio...
- Ci siamo, ci siamo, ci siamo...
- Vittoria, ammazziamoli tutti...
- Nessuna piet, vigliacconi...
- Prenditi questa, ruffiano...
- Ti sgozzo come un maiale...
- Ti schiaccio come un serpente...
- Ti passo da parte a parte...
- Avanti, non fermatevi qui...
- In linea sparsa per l...
- Per quella strada, per quella...
- Capitano, capitano Laline...
- Avanti, ragazzi... Si vince...
- Mio Dio, son colpito alla testa...
- Chinatevi... Tiran dall'alto...
- Ci puntan dalle colline...
- Avanti carponi, venite...
- Ci sono, sono io, capitano...
- Dolomieu state in coda, vi dico...
- Non temete... I soldati ci seguono...
- Ma io ne vedo pochissimi...
- I pi sono stati falciati...
- Son le mitragliatrici, puttane !
- Enlart, ecco Enlart che incalza...
- Coraggio, Enlart... Fatti sotto...
- Capitano, vi fate ammazzare...
- Che importa... Daremo l'esempio...
- La spada... Dov' la mia spada?
- Qualcuno sghignazza alle spalle...
- Quell'uomo  impazzito... E' Bral...
- Compagni,  uno scherzo cretino...
- Chinatevi, sergente Bral...
- Mi han messo ova marce nel sac.
- A terra, vi dico... Capite?
- Mi scolano lungo la schiena...
- Mio Dio, Dolomieu, son colpito...
- Capitano, capitano Laline...
- La fine... O povera Jacqueline...
- Ma dove, dove siete ferito?
- Non c' pi nulla da fare....
- Povero capitano, vorrei...
- Lasciatemi... Muoio... Andate avanti...
- Avanti... Avanti, figlioli...
- Riempirmi lo zaino d'uova...
- Dobbiamo vendicare Laline....
- Laline? E' morto Laline?
- Tenente Dolomieu, guardatevi...
- Lass... Son lass... Li ho veduti...
- Ma come possiamo raggiungerli?
- Li inchioderemo con la baionetta...
- Aiuto... Aiuto... Nessuno...
- Guardate, Tenente... Voltatevi...
- Sulla riva destra  un inferno...
- Entrano in azione i cannoni...
- Hanno aspettato fin'ora...
- Taglian la strada ai rincalzi...
- E i nostri? I nostri che fanno?
- Sparano un colpo su dieci...
- Attenti... Ci flciano... Fermi...
- Non diamo segno di vita...
- Sparan da quella macchia l in alto...
- E' tutto un covo di mitragliatrici...
- Le nostre mitragliatrici che fanno?
- Son forse rimaste sul ponte...
- Obici, obici grndinano...
- La testa mi scoppia, Madonna...
- La terra trema, sussulta...
- Guardate le fiamme laggi...
- Ragazzi, in piedi... E' il momento...
- Tenente non mi muovo, ho paura...
- Son cento metri, coraggio...
- Ho paura... Ci ammazzano tutti...
- Ma Enlart, Cousin, dove sono?
- Che spaventoso fracasso...
- Nel frastuono la voce si perde...
- Eppure bisogna avanzare...
- Si deve proprio morire?
- I vivi arriveranno alla macchia...
- Aspettate, Tenente... Un minuto...
- Che cosa pu farti un minuto?
- A volte pu esser la pelle...
- Gli alboches ci credono morti...
- Sono pi i morti che i vivi...
- La cannonata infittisce...
- Nulla rester in piedi...
- Preprati... Io mi alzo, e tu dietro...
- Madonna pregate per noi...
- Ecco... In piedi, ragazzi...
- Compagni, coraggio, all'attacco...
- Su in piedi, vi dico. Poltroni...
- Compagni... E' l'ultimo sforzo...
- Tenente Dolomieu, anche voi...
- Guidali tu, non  nulla...
- Nulla... Voi state morendo...
- Nulla, ti dico... All'assalto...
- Compagni, sono io il comandante...
- Caporale Barrot... E' una pazzia...
- Dobbiamo arrivare lass...
- Vengono, vengono i nostri...
- E' il capitano Enlart, finalmente...
- Evviva, compagni... Venite...
- Eccoci, eccoci... Via...
- Laline, Dolomieu, dove sono?
- Capitano Enlart, sono morti...
- Morti... Li vendicheremo...
- Guardate, guardate gli alboches...
- Ci contrattccano in massa...
- Attenti... Han lanciato una bomba...
- A terra... E' scoppiata... Una scheggia...
- Capitano Enlart, capitano...
- Enlart... Anche Enlart  finito...
- Mamma mia, mamma mia, mamma mia...
- Chi si lamenta cosi?
- Io non resisto... Ho paura...
- Morire... Io non voglio morire...
- Il primo che scappa lo ammazzo...
- Tenente Domat, non si pu...
- Bisogna potere, ragazzi...
- Io son ferito, mi fermo...
- Se non vai avanti ti sparo...
- Io scappo, non posso, mi salvo...
- Compagni salviamoci,  pelle...
- Essi sono armati e noi niente...
- Io butto il fucile, mi pesa...
- Io butto lo zaino... Ah Madonna...
- Son tutti scappati... Son solo...
- Hurrah! Sieg! Sieg!
- Non mi avrete vivo, assassini...
- Hurrah! Sieg! Sieg!
- Mi brucio le tempie... Coraggio...
- Hurrah! Sieg! Sieg!
- Cosi muore un soldato di Francia...
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CAPITOLO 9.
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Rupe ha appena lasciato il rifugio, che comincia il fuoco di sbarramento tedesco.
Cannoni di tutti i calibri, per una linea che va da Gosselies a Jemappe, rovesciano un vero uragano di fuoco su tutta la zona compresa tra la Sambre e le alture che la guardan da Sud. Un terremoto che spaccasse la terra, e che dagli spacchi vertiginosi buttasse altissime fiamme e schegge, darebbe una idea del bombardamento che si abbatte sulle linee francesi. Tutto che  raggiunto da quelle spirali di fuoco si annienta. Il terreno crivellato dagli obici acquista quello speciale vaiolo delle zone vulcaniche corrose dalla combustione interna... Nell'aria, in cui turbina odor di case distrutte e di radici scentate,  un presentimento di fine del mondo.
Cercano le batterie da campagna francesi di rispondere al fuoco, ma la loro voce si perde nel pandemonio. E' la mortificazione del 75. Davanti a quei terribili 305, 380, 420, ruggenti come leoni nella giungla, il 75  l'abbaiare d'un buono inoffensivo can da pagliaio nostrale. Ed  un cane contro dieci leoni. Per le mitragliatrici che crepitano incessantemente dalle colline della riva sinistra, la sproporzione numerica  ancora pi grande. Che cosa possono la baionetta e lo slancio, contro un fuoco che ti brucia le file come paglia, e ti fa il deserto alle spalle?
 Perch ho lasciato il rifugio? Dove posso nascondermi? Quando finir quest'inferno? Non finir, non finir pi. Lo spettacolo che si offre agli occhi sbarrati del fuggitivo  terrificante. Strade spaccate e annerite dalle esplosioni, ingombre di macerie, e qua e l punteggiate di cadaveri; campi zappati dagli obici; muri sfondati cimati lesionati;
finestre con le persiane e gli scuri fracassati; alberi, ciminiere, pali telegrafici mozzati, cancellate di ville contorte, come se una mano mostruosa avesse tentato di strapparne le sbarre senza riuscirvi; tronconi di ciminiere di altiforni sospesi tra tettoia e tettoia; altane sradicate e penzolanti nel vuoto tra casa e casa, e, dominante su tutta questa rovina, un puzzo come di materasse bruciate, mescolato al fortore degli aceti, dei vini, degli oli, sparsi al suolo nelle cantine e nelle aie devastate dai grossi calibri. Mentre corre all'impazzata, Rupe si sorprende di vedere numerosi civili che, come lui, scappano davanti al flagello. Dunque, parte della popolazione era rimasta nelle case ad aspettare il capovolgimento della situazione. Il bombardamento tedesco, e quel presentimento di disfatta che c'era nell'aria, toccavano con la pietra infernale le estreme speranze di questi disgraziati.
Aiuto, sono ferito, muoio, abbiate piet, ho sete, uccidetemi gridano voci dal fondo delle case distrutte.
Nessuno di coloro che fuggono si ferma. Correre, correre, fin che reggan le forze. Correre senza una mta, senza una direzione. Correre per impedire all'occhio invisibile dell'artigliere lontano d'individuarti e di subissarti. Non c' piet per nessuno. Siamo spaventosamente attaccati a questa miserabile vita... Questa vita che tanto si ama, quando si rischia di perderla. 
Ma una chiesa ferma Cino. Una chiesa dalla vetusta e scolorita facciata di mattoni nudi su cui grava quell'atmosfera di tempo fermo, propria della fede, che nessuna guerra pu turbare. Arriva all'orecchio di Rupe un dolce suono d'organo. Credendo di sognare si accosta alla porta del tempio, e il suono gli si precisa, accompagnato da un coro litaniante. Bussa ripetutamente, chiama, e, finalmente, una voce dal di dentro gli dice di entrare dalla sacristia. Il giovane gira la fabbrica, trova una porticina, entra, e uno spettacolo inverosimile gli si offre allo sguardo. Davanti all'altar maggiore, sotto lenzuoli insanguinati, sono riuniti numerosi cadaveri sui quali il sacerdote asperge l'acqua benedetta. Dietro la prima ondata di morti,  adunato un gruppo di feriti gravi, raccolti nella strada, e portati a spirare nel santo luogo, per avere pi agevole il trapasso. Contro questa barriera d'agonia, che piange, delira, chiede acqua, vomita, sputa, sorride, si strappa le bende, prega, urge la folla dei fedeli inginocchiata e salmeggiante, sotto una nube d'incenso che l'odor della cera, delle piaghe, dei fiori e del sudore, rende greve, quasi soffocante.
Il sacerdote, terminato l'ufficio, si ritira, dopo essersi un'ultima volta inginocchiato davanti ai morti. Ma la folla non si muove, non lascia
il tempio, resta genuflessa a comunicare con lo Spirito, attraverso la preghiera. Il momento  solenne. Di l da quella porta, barricata con le panche e le sedie contro i 420, gli echi della distruzione e della strage arrivano si, ma fiochi, quasi irreali, respinti dalle venerande mura della chiesa, gelose dell'oasi mistica ch'esse racchiudono contro la suicida violenza della strada. Qui dentro la moltitudine si sente protetta. La chiesa  per lei diventata una nave, una nave avente per alberi colonne di granito annerito dal tempo, e per Jesus, un crocefisso vero. Intorno ad essa si accavallano le onde come montagne, i mostri impazzano nell'attesa delle prede, nel cielo guizzan le saette, le stelle si son tutte spente, eppure la sua rotta  sicura. Chi tiene la barra, se pure invisibile, sa come condurla in porto. Un porto, che  forse in fondo al mare, ma che una legione di angeli guarda. Gli angeli che condurranno gl'innocenti in cospetto del Padre.
Rupe si stacca finalmente da quella visione, lascia la chiesa, e riprende la corsa. Uscito in aperta campagna incontra un reggimento fresco che scende a passo bersaglieresco verso il fiume. Contrattacco in azione. Atteggiamento decisamente offensivo. La colonna ha la fanfara in testa. Gli ufficiali stanno a fianco dei rispettivi reparti con te spade sguainate.
Il reggimento  appena scomparso dietro i caseggiati che un altro ne sopraggiunge da Sud. Un'intera Brigata si appresta a entrare nella battaglia. Cino ha il cuore in gola. E' fallito l'assalto del mattino? Che  avvenuto dei suoi amici? Sortir migliore esito il contrattacco?
Con altri fuggitivi si rifugia in una cantina, ad aspettar la decisione dell'azione. Passa un'ora, prima che si possa sapere qualche cosa. Dalla riva destra che avevano occupato inseguendo i pioupious in fuga, i tedeschi sono, dalla nuova Brigata, ricacciati al di l della Sambre, sulle alture, dove hanno fissato la loro seconda linea. L, in trincee scavate nel terreno ad altezza d'uomo, e parapettate di sacchetti di terra, i rincalzi se ne stanno ad aspettare gli assalitori con te mitragliatrici puntate. Nel contempo, l'artiglieria che aveva allungato i tiri su informazioni degli aerei, li accorcia, e intensifica il suo fuoco d'interdizione. Presi tra il fuoco delle Maxim di fronte e dei cannoni alte spalle, i battaglioni che vanno all'assalto son decimati. Calvario del pioupiou. Egli arriva all'urto gi vinto. Quella strada, quel prato, quella macchia, egli li ha raggiunti in un sogno incubo. E' uscito dalla nebbia del fiume, ha attraversato un cammino segnato di morti,  rientrato nella nebbia, una nebbia rossa, nella quale brancola per trovare chi lo sta ad aspettare da un'eternit: il tedesco che incarna l'ultima faccia del suo destino di popolo e d'individuo. Eccolo, finalmente, questo fucilatore 
d'innocenti, questo guastatore di citt, questo monumento di carne, al quale i popoli di tutti i continenti dovrebbero far da piedistallo. Eccolo: egli l'arriva senza vederlo, alla cieca, colpendo un fantasma della mente, piuttosto che un uomo vero, abbracciando, con la terra che ora s'inzuppa del suo sangue, la disperazione di sapersi vinto nella mischia ineguale.
Non vi pu esser dubbio su l'esito di un combattimento che oppone un uomo vigoroso e armato formidabilmente, ad uno che non si regge in piedi, dissanguato e quasi inerme. Il pioupiou, o soccombe, segnando col suo corpo il limite di un sacrificio vano, o ripiega. Ripiega prima lentamente, sempre combattendo, lasciando al nemico i propri morti da seppellire, poi  la fuga. Fugge, e quei pantaloni rossi sparsi sul terreno, gli trapassan la pupilla come aghi roventi, e gli si avventano contro, prati, alberi, case, e tutto il cielo si oscura, sotto la cappa che la morte ha buttato sul mondo.
Lasciando la cantina, sulla quale il tremore del bombardamento fa l'effetto di un gigantesco palo di ferro che la voglia scalzare dal masso su cui posa, per trasportarla pi in l, il primo spettacolo che si offre a Rupe,  quello dei reparti rifluenti verso le posizioni di partenza. Visione desolante. Se si tolgono alcune piccole unit che ripiegano in buon ordine, al comando di qualche ufficiale superstite, la gran massa dei soldati in ritirata, sudata polverosa e insanguinata, col seguito dei feriti gravi potuti ricuperare, e di quelli lievi zoppicanti, appoggiati ai calci dei fucili come a stampelle, reca in fronte i segni della dissoluzione. Spia, Rupe, se tra quei feriti bendati alla disperata, e portati a braccia a morire in terra ancora libera, gli venga dato di riconoscere qualcuno degli ufficiali con i quali ha bevuto il cicchetto d'addio, ma la sua ansia non individua volti noti. Sono ancora vivi quegli uomini, di cui ha le lettere in tasca, dirette ai parenti lontani, o li ha gi falciati la morte? E Laline, Laline, aggrovigliato nel pensiero della fine come un uccello nello strascino?
Per, laggi, verso il fiume, si spara ancora. Vinti ma ostinati. I francesi non hanno ancora rinunziato a difendere i passaggi della Sambre. Improvvisamente Rupe si accorge che la ritirata  cessata. Sparsi per la campagna, alcuni reparti si stanno ricostituendo e ordinando. L'arrivo di alcune staffette in motocicletta, che hanno il compito di liberare la strada dai residui del ripiegamento, gli toglie ogni dubbio. Un nuovo contrattacco si prepara. Poco dopo, uno dietro l'altro, tre reggimenti, di cui uno di fanteria coloniale, scendono verso il fiume. La vista dei battaglioni marcianti a ranghi completi, al rullo dei tamburi,
solleva il cuore di Cino. Anche i pioupious, sui quali si  abbattuta la prima raffica della battaglia, guardan con una luce di speranza negli occhi. E se il miracolo si compisse, se questi riuscissero dove loro han fallito? Coraggio, marsouins grida qualche bocca su cui si  ingrommato il sale. Quel caporale laggi, che fa l'appello degli scampati, sostituendosi al tenente caduto, piange senza saper perch.
Mentre continua il suo cammino verso sud, Rupe incontra in un viottolo, circondata da tre bambini piangenti, una giovine madre dal viso pallido e dagli occhi supplicanti.
- Signore, per piet, aiutatemi...
- Signora... Cosa posso fare... Dite...
- Mio marito  perito sotto un obice... Siamo vivi per miracolo... Dobbiamo arrivare ad Acoz... Potreste aiutarmi a portare in braccio il pi piccolo dei miei figli? Io non posso, la vita non mi regge pi... Vorrei morire, ve lo giuro...
- Ma vi aiuto certamente... E' lontana Acoz?
- No, signore... Son pochi chilometri... L, mio suocero potr darci una macchina. Potreste approfittarne anche voi... Vi ringrazio... Dio vi benedica...
Rupe si prende in braccio il pi piccino dei tre bimbi, d la mano al secondo, che avr forse cinque anni, e cosi incoraggia l'infelice madre a rimettersi in cammino. Il cannoneggiamento tedesco va diradando. Invece s'intensifica il fuoco dei 75. Ronzano nell'aria i Taubes. Ce ne saranno una decina. Spiano i movimenti delle colonne nemiche.
- Un inferno, un inferno... mormora a tratti la madre. Questa  la fine del mondo.
- Speriamo che il contrattacco riesca.. Niente  ancora perduto...
- Io non spero, non spero pi nulla... La guerra mi ha gi fatto tutto il male che poteva... Mi ha tolto il mio Giorgio...
- Quando avete perduto vostro marito?
- Tre ore fa. Una cannonata ha spaccato la casa e ha fulminato mio marito. Non  rimasto nulla di lui... Una poltiglia, una poltiglia rossa. Che orrore...
Camminano spediti, fermandosi, a tratti, per occhieggiare smarriti la traiettoria delle granate nell'aria. Il piccolo, che Cino porta in braccio, si  rannicchiato tutto contro il suo petto, mentre l'altro trema come una foglia. L'aria  caldissima. Le cicale nascoste su gli alberi fanno
sentire il loro pazzo frinire, e nulla  pi contrario alla mortificazione della vita vivente, portata dalla guerra, di quest'esaltazione orgiastica dell'estate, fatta dalle cicale, negl'intervalli della cannonata. Ora attraversano una zona battuta da autolettighe e da servizi sanitari. Davanti a un Posto Chirurgico vedon sbarcare, da una fila di autoambulanze, i feriti gravi dell'ultima azione. Sono turcos e zuavi. Son partiti dalla Figotterie cantando fieramente i loro inni di guerra. Le mitragliatrici tedesche hanno messo il silenziatore alle bocche. Qualcuno di questi feriti  spirato durante il tragitto dalla linea all'Ospedale. La calma  scesa sul viso dei liberati, colmando i vuoti scavati dall'orrore. Ma la maggior parte si lamenta con voci svanite. Pi delle ferite, spaventano gli occhi sbarrati di questi uomini. In essi la guerra riflette tutta la sua follia, e l'agonia il suo sadismo.
Pi in l mutamento di scena. Al riparo di una scarpata, un parco della sussistenza sta facendo i suoi preparativi di partenza. Dov' diretto? Avanti o indietro? Nessuno potrebbe dirlo, neppure i fanti che si stanno battendo sulla Sambre, il cui successo o insuccesso dipende, per la vittoria o la sconfitta finale, da quello dei loro compagni, disseminati su un fronte smisurato che va dal canale della Haine ai Vosgi. In attesa di ordini, squadre di cuistots preparano in gigantesche caldaie il jus per la Brigata in linea, mentre altri uomini contano pagnotte, scatole di carne congelata, pacchi di sigari, cartoline postali, dividendoli in sacchi e casse per piccoli reparti, e caricando il tutto su carrette da battaglione. Atmosfera di operosit, che nulla pu interrompere, di bisogni da soddisfare, di pane che cerca la sua fame, di caff che cerca la sua febbre. A ogni obice che sorvola il parco , le maledizioni e le ingiurie non si contano. Se per il gigantesco scarabeo che passa friggendo nel cielo non cade troppo vicino, o se il Taube ronza alto sulla zona, i cuistots si contentan solo di sbonfonchiare e di spallucciare.
Quelle stipe fiammanti sotto i treppiedi; quell'aroma di caff schiumante; quei muli che zampano nel terreno per liberarsi dalle mosche che li assillano; quell'odore di concio e di vegetazione; quelle cicale che seguitano a cantare negl'intervalli della cannonata; quei conducenti che lavano camicie e pedalini inginocchiati all'orlo di una pozza; quel sergent-forrier che sta scannando con la baionetta il maiale del contadino scappato: son tanti aspetti di vita che sollevan l'animo ottenebrato dalla vista dei tirailleurs massacrati. E' l'evasione di un attimo. Rupe e i suoi amici hanno appena svoltata la carrareccia, che lo 
spettacolo di una terribile carneficina, compiuta da un obice su una colonna di salmerie, li richiama alla servit di un pensiero dominante, cui  solo dato di far la spola fra la morte e la pazzia. Tra uomini e bestie saranno circa una decina di vittime, ma cosi smembrate e sparse, da parere assai di pi. Strani estri della morte. A parecchi piedi mancano le scarpe. Una mano mozzata stringe le redini della cavalcatura. Un'altra mano attaccata al braccio  riuscita, nella contrazione finale, a strappare un papavero di campo, che ora splende come un piccolo sole rosso nel biancore del pugno chiuso. I visi sono quasi tutti sfondati, annientati. Il direttodi quell'inaudito boxeur che  il mortaio da costa tedesco,  stato troppo forte: ha distrutto l'avversario.
Tuttavia due son rimasti intatti, ed esprimono, entrambi, un'atterrita coscienza della morte folgorante. La compagna di Cino scoppia in pianto dirotto, si copre il viso con le mani, stramazzerebbe a terra, se il giovane non la sostenesse. Terrorizzato, il bambino pi piccino si divincola nelle braccia di Rupe, scalcia, tenta di buttarsi nel vuoto, tende le braccia alla mamma, la invoca, e, solo quando ha nascosto il capo nel seno materno, si placa.
A qualche centinaio di metri dal carnaio vedono un gruppo di conducenti di salmerie in colluttazione con un compagno, preso improvvisamente da mania suicida. Questi uomini facevan parte della colonna colpita dall'obice. Sono scampati miracolosamente alla morte, e lo sgomento della strage, ancora calda intorno a loro, si specchia nel pallore, nel tremore delle voci e nella precipitazione dei gesti di ciascuno. Urla l'uomo ossessionato dibattendosi tra i commilitoni:
- Sono stanco... Tanto prima o poi  pelle... Meglio finirsi con le proprie mani... In casa mia non si muore di vecchiaia... Mio padre si  avvelenato con l'acido prussico, mio fratello si  buttato sotto un treno... Lasciatemi fare, vi dico...
- Ma almeno, idiota, accoppa prima un alboche... E' sempre uno di meno... Bella prodezza scannarsi cosi.
A queste parole, pronunziate in tono di profondo disprezzo da un compagno, l'uomo risponde sghignazzando:
- Bella prodezza? Ti par facile? Ed allora, sotto... Alla prova, mon vieux. Ti sfido, vi sfido tutti... Le baionette sono taglienti come rasoi... Non c' che da appoggiarle alla gola... E' un attimo poi non ci si pensa pi... Nessuno risponde? O vigliacchi, io vi sputo addosso... Siete carne da cannone per l'alboche... Far una marmellata di tutti voi...
Per impedire al commilitone di mandare a effetto il suo disegno, non resta che legarlo strettamente, e consegnarlo ai gendarmi, o a un 
Ospedale. Detto e fatto. Senza curarsi dei calci e degli sputi dell'ossesso, i conducenti gli passano una robusta corda attorno al corpo, poi, agguantatolo per le spalle e le gambe, due di loro lo avviano dalla carrareccia alla strada, per affidarlo alla prima macchina.
- E' spaventoso, monsieur... Son passata in questi luoghi una settimana fa con mio suocero... Tutto era cosi bello... I tedeschi eran lontani, nessuno pensava che potessero minacciare tanto presto l'Hainaut, si sperava nell'aiuto dei nostri, e, insomma a non saper che c'era la guerra, la gente pareva la stessa di sempre. Chi non era pei campi a lavorare se ne stava a prendere il fresco all'ombra degli alberi, i bambini giocavano, le bestie andavano e venivano per le viottole, le macchine nelle officine andavano senza posa, si sentiva qua e l cantare... Che differenza, ora... Non c' che cadaveri, matti, case abbandonate, macchine ferme e questo cannone che tuona... E' l'inferno, monsieur...
- Si sconta, madame... Si scontan peccati che vanno oltre le nostre persone... Purch, da tutto questo sangue nasca qualcosa, qualcosa di buono...
- Che avverr, monsieur, quando queste salme cominceranno a puzzare? Il sole aiuter la decomposizione... Scoppier la peste, mio Dio. Bisognerebbe interrare al pi presto questi infelici...
- Chi dovrebbe farlo, madame,  tanto poco sicuro della propria sepoltura che preferisce rimandare quella degli altri a battaglia finita... D'accordo con voi che il sole, corrompendo le spoglie, appester i superstiti... Ma non finir la guerra per questo... Oggi, oltre alla crudelt,  miracolosa la facolt di adattamento, di cui un po' tutti diamo prova... E non siamo che all'inizio... La strada potrebbe essere lunghissima...
Ad Acoz, sopra una collinetta verdeggiante, dove i parenti della vedova, i signori Malderem, hanno la villa, Rupe e i suoi protetti, arrivano verso il tocco. Nell'apprendere la tragica fine del figlio, madame Malderem, una donna di oltre sessantanni, sciupata dal diabete e dall'artrite, sviene. Nel riprendere i sensi scoppia in un vero ululato.
- Assassini... urla. Mi avete ucciso il figliolo... Maledetti... Non ho pi nulla da sperare al mondo... Pu venire il diluvio universale... Il diluvio...
Cino e la vedova cercan di calmare la povera donna, ma ogni parola  vana.
- Andatevene... Lasciatemi sola, vi prego... Voglio piangere senza esser veduta...
Temendo che la vecchia possa mettere in atto qualche disperato proposito, Rupe fa segno all'amica d non muoversi dal capezzale della suocera. Questa si oppone anche alla presenza della nuora:
- Ti prego, Genevive... Lasciami... Non temere, non attenter alla mia vita... Voglio solo pensare a lui, vederlo com'era, sforzandomi di non immaginare ci che il cannone ha fatto della sua persona...
Genevive esce piangente con Cino, e resta a vigilare, dietro la porta, la moglie del casiere.
- Temo, madame - dice Rupe - che i vostri guai, invece di spianarsi, si complichino. Ho sentito che l'ingegnere Malderem, partito per Tamines ieri mattina, non ha pi dato notizie di s...
- Purtroppo, monsieur. Sono veramente disperata. Mio suocero significava la macchina, la salvezza per i miei bambini...
- Ma perch non si  mandato qualcuno ad assumere informazioni a Tamines?
- C' andato il casiere, e non  pi ritornato... Che sar accaduto, mio Dio? Avranno sfondato i tedeschi, laggi?
- Speriamo di no... Comunque  evidente che si contrattacca su tutta la linea. Quello che conta  il successo finale... Se i tedeschi non fossero sostenuti da un'artiglieria diabolica, a quest'ora, chi sa...
- Io ho il cuore nero, monsieur. Non vedo via di scampo n per me n per i miei piccini... Mio suocero avrebbe potuto salvarci... E invece, povero ingegnere, sar successa qualche sventura anche a lui...
A questo punto la vecchia signora esce dalla stanza gridando risoluta:
- Voglio vederlo un'ultima volta... Non potranno impedirmi di abbracciarlo, dopo avermelo ucciso...
Poi, come ascoltando delle voci interiori:
- Si, figliolo, la tua mamma viene a vederti... Ti seppellir con le mie mani. Non voglio che altri tocchino la tua spoglia di martire...
La nuora e Rupe cercan di convincere la donna della follia di un viaggio, fatto in mezzo alle truppe che serran per il contrattacco, e sotto il bombardamento. Fatica vana. Respingendo tutti con le mani, tra gli altissimi pianti dei bambini, che esprimono cosi la misteriosa paura dell'avvenimento che fa fare gli occhi da pazza alla nonna, la sventurata madre lascia con passo vacillante la villa, seguita dalla moglie del casiere. Sconcertato da quell'aggrovigliarsi di tragici casi, Rupe cerca di far coraggio a tutti, grandi e piccini, ma senza convinzione. Per ad un certo momento si scuote dal torpore:
- Madame Malderem... dice con voce ferma. I pianti non risolvono nulla... Bisogna invece esser forti, non farsi prender la mano
dal fatalismo. Il tempo per piangere e venerare i morti verr, state sicura... Ora c' da pensare a queste creature...
- Les pauvres gosses... esclama la madre tra le lacrime, abbracciando i figli. Darei la vita per loro, ma questo non basta a salvarli...
- Madame, se volete salvarli, dovete ascoltarmi. Per il momento abbandoniamo al suo destino la signora Malderem. D'altra parte son convinto che non far molta strada... Avete visto come vacillava? Bisogna invece arrivare fino all'ingegnere a Tamines. Sapere quel che  avvenuto di lui, e, in ogni caso, riportare qui la sua macchina... Non c' tempo da perdere... C' una guida per arrivare a Tamines nel pi breve tempo?
- Vorreste andare voi, monsieur?
- Si, madame...
- Vorreste esporvi a un rischio tanto grande? No, monsieur, non posso accettare la vostra offerta... Dio vi benedica per... C' ancora della gente buona per il mondo...
- Vi prego invece di accettare. Temo forte che non arriver a Tamines... Sar probabilmente fermato per via. Vorr dire che torner indietro...
La giovine donna gli stringe le mani commossa:
- Dio vi ha mandato... Senza di voi che sarebbe di noi?
- Vi faccio io da guida, monsieur. Conosco benissimo le strade...
L'offerta parte dal figlio del casiere, un giovinetto di dodici, tredici anni.
- Ci sarei andato da solo - soggiunge in tono di scusa - ma avevo paura...
- Tu? Benissimo. Bravo, figliolo. Bisogna prender le strade meno battute dai reggimenti in marcia... Quanti chilometri sono press'a poco?
- Non lo so... In due ore ci si va...
- Benissimo. Partiamo subito.
Poco dopo, accompagnati dalle benedizioni della vedova, Cino e il ragazzo s'incamminano verso Tamines. Il piccolo casiere conosce il paese a meraviglia, e guida di preferenza per callaie e strade vicinali, seminascoste dalla vegetazione, dove il movimento delle truppe  meno intenso. Ma il bombardamento riprende da parte tedesca con violenza. Il cielo va in pezzi, folgorato in ogni direzione da gros noirs e da shrapnell . Per la campagna i reparti si sono accovacciati per terra aspettando che l'uragano passi. Del pari, Rupe e il ragazzo attendono che il 
bombardamento diradi, rannicchiati sotto l'arco di un ponte. Il piccolo casiere  pallido e tremante. Lo si potrebbe stringere in un pugno come un pulcino. Cino si sente dominato da una grande agitazione. Egli continua a vedersi in atto di separarsi in flou da se medesimo, e, pur restando sotto l'arcata del ponte con la mano imposta in segno di protezione sul capo del fanciullo, correre simultaneamente, come un forsennato, per i campi, alla ricerca dei corpi che gli obici hanno interrato nelle zolle. Finalmente il fuoco di sbarramento si calma, ed essi posson riprendere il cammino. Vedere che le truppe fanno sempre fronte alla Sambre,  un gran conforto per loro. Anche da queste parti il nemico non ha ancora sfondato. Forse non sfonder con tutti i suoi cannoni. Nessuno ferma Rupe. Potrei attraversare le linee nemiche senza che nessuno mi chiedesse dove vado. Magari mi potrebbe capitare quella tale pallottola nel cranio. E' l'unica forma di controllo in questi momenti. 
Gi in vista di Tamines incontrano una gran quantit di pantaloni rossi che aspettan sepoltura. E quante divise grigie di tedeschi in mezzo a loro. Ecco il limite raggiunto dall'invasione. Tra tanti muti testimoni della battaglia che ancora infuria, si vedono alcuni reparti disfatti ricostituirsi con le briciole. Si  combattuto duramente anche da queste parti. Parecchi caduti sono entrati nella morte avvinghiati come vipere.
Pi lontano, fatto un gran giro per evitare le postazioni d'una batteria che tira al di l della Sambre, mentre stan per svoltare nello spiazzo che allaccia, attraverso una fitta rete di rotaie, la ferriera dell'ingegnere Malderem alla stazione, vedono venire un gruppo di prigionieri, inquadrati da tirailleurs di colore, che li fan marciare, accarezzandoli tratto tratto col calcio del fucile. Son soldati della Guardia Prussiana. Sporchi di sangue e di polvere, stracciati, sciaguattati in viso da far piet, ma c' nel loro atteggiamento una luce di fierezza che impone. Tutt'a un tratto, passando davanti a una fontana, uno di essi indica col gesto di voler bere. Un senegalese dalla testa bendata, gli d l'acqua con una pedata, ed egli, a quell'affronto, risponde con un tale sguardo di disprezzo, che l'altro, quasi bruciato da esso, minaccia d'infilarlo con la baionetta:
- Porgo dedesco... Chiudi beggo se non vuoi bagiare sgarbe a diragliere... Io duo padrone, gabisgi?
Il prigioniero che non afferra le sue parole scrolla le spalle, e cosi il gruppo si allontana. Poco dopo, Cino e il ragazzo son davanti alla ferriera dell'ingegner Malderem: una cattedrale moderna, il cui sagrato, attraversato dalle lucide vene delle rotaie,  circoscritto da monti di
scorie, cataste di sbarre, mucchi di masselli e di carbone, e il cui campanile s'invela in una batteria imponente di forni ad aria soffiata, per l'estrazione del ferro dal minerale fuso. Appunto su questi forni, che sollevano orgogliosamente al di sopra della tettoia le loro ciminiere, si  accanito il furore dei cannoni tedeschi. Parecchi di essi sono stati cimati dalle granate, e, crollando, hanno moltiplicato i guasti all'intorno. Entrando nello stabilimento per la porta sfondata, la visione della rovina causata dal bombardamento, nella spettacolosa ramificazione di tubi, di laminatoi, di soffiere, di paioli, di stufe, di caldaie, di pozzi, di forme, di magli, di argani, che presenta una ferriera moderna; la visione di tanti preziosi congegni distrutti: fa male al cuore. Ecco una devastazione dettata solo dalla stupida bestialit. Per fortuna non c' traccia di vittime umane. Non c' neppure anima vivente. Per quanto girino, Rupe e il fanciullo, non trovan nessuno. La ferriera  abbandonata. Il silenzio regna negli androni, fino a ieri dominati dall'attivit delle maestranze e dai bagliori delle colate del ferro liquido.
- Bisogna andare agli uffici della ferriera... Forse l'ingegnere e il babbo son l...
- Dove sono questi uffici?
- Nella piazza di Tamines... Ci si va in quattro salti...
Entrano in paese per una viottola che allaccia una serie di orti. La prima strada che incontrano nell'abitato  cosparsa di cadaveri. Pioupious e preuss in orribile mescolanza. Nel vestibolo degli uffici della ferriera, trascinativisi con uno sforzo supremo dalla piazza dove furono feriti, alcuni moribondi stanno lottando con l'ombra. Una quindicina di francesi, due marsouins, e tre prussiani. L'entrata di Rupe e del ragazzo d una violenta strappata al delirio di quegl'infelici che invocano, da ore, vanamente, un medico:
- Dottore, dottore...
- Dottore...
- Es ist aus, ein Arzt...
- Siete il dottore... Sia lodato Iddio...
- Qui... Venite qui... Ho tanto male... Salvatemi...
- Muoio... Dottore... Una parola... Voglio dirvi.
- Hilfe, ich bin vertetzt...
- Tanto sangue... Tanto sangue...
- Ora il cavallo mi viene addosso... Via, via... Lasciatemi passare.
- Tanto bello... Tanto bello il lago... Faremo una gita in barca. Tu canti, Maria cara. Mi piace tanto sentirti cantare...
- Acqua... Ho l'inferno in corpo... Dottore... Una tenaglia infocata...
- Maria, non riesco a vederti... C' tanto fumo attorno al tuo viso...
- Un bicchierino di gniole, patron. Fate presto, non aspetto pi.
- Sergente, guardatevi... vi tirano addosso.. Ci ammazzano, ci ammazzano tutti...
- Verfluchte Hunde, racht mich...
- Dottore, dottore... Venite... Non mi volete salvare... Sono un padre di famiglia...
Impotente davanti a tanto dolore, Rupe scoppia a piangere, e il ragazzo con lui. A quel pianto qualche morente cerca di rizzare il capo. Il movimento sveglia le piaghe e trae altri gemiti.
- Andiamo, andiamo su... C' da impazzire...
Salgono al primo e al secondo piano dello stabile, li girano in ogni senso, non vedono nessuno. Per le stanze  un caos. Carte, registri, libri sparsi in disordine, dappertutto; tavole rovesciate; calamai versati; macchine da scrivere fracassate; muri forati da proiettili; caricatori vuoti; finestre barricate; gocce di sangue sull'impiantito: la visione di una casa che  stata il teatro di una lotta furibonda. Nell'abbaino trovano due Lebel carichi e una cassetta piena di proiettili, evidentemente sfuggiti ai rastrellatori.
- Dove saranno, dove? chiede singhiozzando il ragazzo.
- Penso che l'ingegnere si sia difeso e che sia caduto in mano dei prussiani, quando hanno conquistato il paese... Speriamo che i francesi riescano a liberarli vivi... Si spara sul fiume. Senti?
- Povero babbo... Non lo rivedr pi, mai pi...
Rupe accarezza il ragazzo, gl'impone la mano sulla testa come sotto il bombardamento, in un'accorata volont di protezione. Ma quale aiuto pu dargli? I morenti di sotto, gli assenti, quel fanciullo che invoca il padre, se medesimo: tutte foglie prese da un risucchio di uragano. Nulla, figliolo. Nessun aiuto... Ci scaviamo la fossa gli uni con gli altri. E il terrore  di restare per ultimi. 
- Non sai dove l'ingegnere Malderem teneva la macchina?
- No, monsieur... Non lo so...
- Non ci resta che tornare indietro... Chi sa che, durante la nostra assenza, l'ingegnere e il tuo babbo non sian ritornati ad Acoz...
- Io non credo, monsieur.
- Tu che faresti ora? Suggeriscimi come aiutarti...
- Io, monsieur? Ascoltate... Gli spari si avvicinano...
- Si sente gridare... Purch i tedeschi... Sarebbe un guaio.
- Scappiamo, monsieur, ho paura...
- Aspetta... Qui siamo protetti... Se usciamo ci ammazzano... Senti che raffiche... Son mitragliatrici... Non danno requie...
- Guardate... Son francesi, francesi che scappano... Sembrano pazzi... Buttano il fucile, lo zaino...
- Maledizione... Come si fa? Siamo imbottigliati... Non piangere... Stringiti a me... Speriamo che i francesi... Vedi? Non scappano pi... Quegli uomini resistono... Verrebbe la voglia di gridare...
- Son quattro, quattro soli... Sparano sempre... Uno ha lasciato il fucile, ha disteso le braccia, un altro scappa... Due, due soli... Che coraggio...
- Coraggio, ragazzi... Se potessi sparerei anch'io... I Lebel... Ci sono due Lebel. Andiamo a prenderli... Venderemo cara la pelle...
- Andiamo... Salgo io... Ve li porgo... Eccoli... Uno  insanguinato...
- Scendi... Prendo io la cassetta dei caricatori... Porta i fucili alla finestra del primo piano... Aspettami... Non sporgerti...
Quando Rupe arriva all'appostamento, vede la piazza gi occupata dai prussiani. Avanzano dal fiume in tutte le direzioni, leggermente piegati per evitare le fucilate, e gridando. In testa a loro le mitragliatrici, portate a braccia o a spalle, giocattoli necessari di quel terribile Jeu de massacreeseguito con pallottole di acciaio su uomini veri.
- Pi niente da fare... mormora Cino. Bisogna aspettare... Se i francesi contrattaccano, siamo salvi. Riportiamo i fucili nell'abbaino. Nascondiamoci anche noi lass... Vieni...
Nell'abbaino, nascosto dietro una pila di casse e di sacchi, Rupe passa i momenti pi drammatici della sua vita. Si risovviene delle ore trascorse da Pietro nel pozzo tripolino. Ma il fratello vi era stato condotto dalla necessit. Io non imparer mai. Questa volta  stata la piet. Un'altra, sar l'orgoglio; un'altra ancora, il bisogno di sbalordire me e gli altri. Ma io non posso aver pace. E' una fatalit che porto dalla nascita. Forse, se mi contentassi di esser come gli altri, di avere i rispetti, i doveri, i compensi degli altri, sarebbe per me la volta di finire. E, invece, anima persa, ma vivo. Sul filo di un abisso, ma vivo. Che cosa potrebbe accadere? Che cosa... Non pensiamoci... Ragazzo, non piangere... Tutto questo  forse un sogno ad occhi aperti... I tedeschi non saliranno a scovarci... Essi han gi fatto razzia nelle case... Sanno che le case son deserte... Non piangere... Ma non senti? La fucilata si avvicina... No, non si avvicina... Dobbiamo ancora aspettare... Conteremo i battiti del nostro cuore... Non ho mai sentito il mio cuore come ora... La tempia squilla come un campanello. Un rumore... Mi pare di udire
un rumore... Anche tu? Zitto... Non tremare... Stringiti a me... Si allontana. Qualcuno discende la scala... No, sale, si ferma... Discende.. Ti dico che discende... Non sento pi nulla... E' terribile, non vedere... L'immaginazione si scatena, non conosce limiti... L'occhio  meno crudele... Ti mostra il male, il nemico, quasi ti prepara. Ti prepara a tutto... Anche a. morire... Morire, questa pazzia. La persona abbattuta come un sacco di stracci. Il cervello che ritorna fango grigio... Tutto spento... Odio, amore, gloria... Una poltiglia nella terra... E silenzio... Silenzio per l'eternit... Questo tonfo, ragazzo... La casa ha tremato dalle fondamenta... Ho sentito un tuffo al sangue... Sei tanto pallido... Un altro tonfo... E' il cannone... Il bombardamento riprende... Distrugge quel ch' ancora in piedi... Eppure dev'essere... Non pu esser diverso... Questo  il 75. Ci tira addosso. Tira addosso a Tamines... Sono i nostri... Preparano il contrattacco... Scendiamo, ragazzo, qui siamo troppo esposti... Scendiamo al secondo piano.. Non ti reggi in piedi... Ti prender in braccio... Sei diventato il mio figliolo... Darei la vita per salvarti... .
Rupe, col suo fardello in braccio, scende dall'abbaino, e, deposto il fanciullo in un angolo, si avvicina circospetto alla finestra che d sulla piazza.
Il movimento delle fanterie prussiane dal fiume in direzione Sud continua ininterrotto. La presenza di una fatalit che spinge avanti l'invasione, e contro la quale perfino la Morte dovr spuntare la sua falce, colpisce come una rivelazione. Si stancher prima lei di mietere, che i soldati di marciare?
Ma, improvvisamente, la sfilata si spezza. Annunziato da spaventoso clamore, un branco di civili, che i soldati tedeschi arginano con i moschetti puntati, viene ammassato sul sagrato della Cattedrale. Sono in maggioranza donne e bambini. Parecchie centinaia. Si sente gridare:
- Siamo innocenti...
- Non abbiamo sparato...
- Non sappiamo cosa sia un fucile...
- Questo  un assassinio...
- Dio vi maledir...
- Uomini senza cuore...
- Pigliatevi quello che abbiamo...
- Le nostre case son vostre...
- Lavoreremo per voi...
- Seppelliremo i vostri morti...
- Saremo le vostre serve...
- Per questi figli, per questi figli...
- Pensate alle vostre mamme...
- Pensate ai vostri figlioli...
- Avete sparato voi stessi...
- Vi siete ammazzati tra di voi...
- Non vogliamo morire...
- Io ho salvato uno dei vostri...
- Non fateci morire...
L'apparire di un ufficiale, mozza in gola quelle grida. Un silenzio morboso succede al pandemonio di prima. Si potrebbe sentir battere il cuore dei suppliziandi. Rupe  tutto un tremito. Ha la nausea della morte. Una nausea cosi forte, che, per abolirla, salirebbe nell'abbaino a prendere un fucile e finirsi. Ma c' un ragazzo che gli s' avvitato alle gambe. Un ragazzo per cui, in questo momento, egli  padre, madre, tutto. Soffrire. Soffrire ancora. Buttare dell'altro sale alle proprie spalle. Ma non basterebbe tutto il sale del mare, in queste ore.
L'ufficiale svolge una carta e legge. Le sue parole non arrivano. Evidentemente legge una sentenza di morte. Die Zivilisten haben geschossen. Sono salvati solo i bambini. La sentenza sar eseguita subito. Pericoloso tenersi i franchi-tiratori alle spalle. Ad un cenno dell'ufficiale, alcuni militi si buttano sulle donne, e, brutalmente, strappano i piccoli dalle braccia materne.
- Cuore di pietra, assassino...
- Voglio morire col mio figliolo...
- Degenerato, disonore della razza umana...
- Il mio figliolo ricorder...
- Non me ne importa di morire, vampiro...
- Il mio figliolo ti odier sempre...
- Dio ti fulmini. Te e i tuoi figli...
- Il mio figliolo mi vendicher...
- Mi danno di non aver sparato, vipera...
- O mio figliolo, ti benedico...
- Sapremo morire per la nostra terra...
- O mio figliolo, ti dico addio...
Nel frattempo un plotone di tiratori scelti si  allineato su una fila davanti al sagrato. La piazza San Martino  tutto un barbaglio di sole. Gridate, signor capitano, gridate forte, perch con tutte queste imprecazioni di madri, con questi pianti di bambini, con questo rullare di 75 nell'aria, la vostra voce non arriva... Arriva, invece, arriva. Un comando secco, accompagnato da un abbassar fulmineo di spada, un urlo,
un urlo che sale fino al cielo, un crepitar di fucili, un immenso sospiro, ed ecco la popolazione di Tamines batter la fronte sul sagrato della sua Cattedrale. Ma non tutti sono morti. Qualcuno ancora si muove nel mucchio. Auff! Auff! ihr Faulenzer! grida adirato l'ufficiale. Una nuova scarica si abbatte al suo comando sui caduti. Ora poi il silenzio e l'immobilit sono assoluti, nelle file. Diesen haben wir eine Lektion gegeben. Ragazzi, abbiamo dato una lezione. Il soldato tedesco non si tocca. Per uno di noi, cento di loro... Capitano, che Dio ci perdoni... Andiamo avanti... Se non s'impazzisce  un miracolo.
Ora scendo abbasso, e strozzo i tre feriti prussiani. Strozzarli, troppo poco. Morire una volta, troppo poco. Prima strozzarli, poi prenderli a pugnalate. Non basta. Appiccargli il fuoco. Non basta. Non si pu ammazzarli cento volte, maledizione. Ragazzo, lasciami... Non mi devi trattenere... Quei morti reclamano vendetta. Siamo i soli ad aver veduto, i soli ad avere il ricordo della carneficina. Come vivere con questa piaga? Come dormire con questo spettro? 
- Forse c'era il mio babbo tra i fucilati... Se i francesi ritornassero, potrei andare a cercare tra i morti...
- Cercheresti invano, figliolo... Tuo padre non pu esser stato fucilato. Egli non  di Tamines... Nessuna prova possono avere accumulato contro di lui.
Povero figliuolo, tuo padre  laggi nel mucchio. E c' pure l'ingegnere che cerchiamo. E ci son pure tutte le persone Che amiamo. E ci siamo anche noi, anche noi... Laggi  stata fucilata la nostra dignit, la nostra gioia di vivere. Finch vivremo porteremo il lutto di quest'ora. Eravamo uomini. Siamo ritornati belve. 
- Credete, monsieur, che abbiamo speranza di salvarci?
- Certo, figliolo... Non senti che il bombardamento francese non d requie? Esso sta preparando il contrattacco. Vedrai che la vittoria finale sar nostra.
Menzogna, ragazzo mio. Io non spero pi, vedo una fitta tenebra davanti a noi. L'ora presente vuole solo ingiustizia e patire. Bisogno, bisogno di scendere ancora, fino all'inferno, per espiare. Risaliremo un giorno, e quel giorno i morti, tutti i morti della guerra, saranno placati. Ma non prima... 
- Sentite, monsieur... Il cannone accelera... La fucileria si avvicina. Mi pare di sentire le grida... Se fossero loro... Sarebbe troppo bello...
- Tu ci devi credere... I francesi vengono a liberarci... Vengono a seppellire quei morti che si sono immolati per loro...
Ragazzo mio, perdonami... Son diventato un istrione sulla corda...
Il mio labbro sorride, ma dentro, nel cuore, ho una piaga. Le grida che hai udito esistono solo nel tuo delirio. I pantaloni rossi son lontani... Bruciano i ponti alle spalle, lasciano spalancata la porta della loro patria. Per quella porta gi passano le colonne grigie. Mirano lontano, mirano a Parigi. Quel miraggio d loro le ali. Nessun ostacolo potr fermarle. Non la battaglia in campo aperto, non la guerriglia di strada e di foresta. Parigi. Sole, acqua, vento, mitraglia, ecatombi, ma ci arriveranno. Legioni di Furie son per loro. 
- Ma ascoltate, monsieur... Le raffiche delle fucilate sono vicinissime, si cominciano a distinguere le voci... Venite, venite alla finestra, ve ne supplico... Io non sogno. Questi son tedeschi che scappano... Scappano verso il fiume... Vittoria... I nostri ritornano...
- Preferisco non muovermi, piccolo... Dimmi tu, io credo a quel che mi dici... Quando vedi un paio di pantaloni rossi da' un grido... E allora verr a stringerti al mio cuore...
Non mi voglio ancora illudere, ragazzo mio. Sarebbe troppo bello, l'hai detto tu. Convincersi invece che tutto sia finito... Per nascere una seconda volta, se uno spiraglio di luce folgori la nostra notte. 
- Monsieur, monsieur... I pantaloni rossi... Arrivano a passo di corsa... Sono magnifici... Vittoria. Siamo salvi...
Ed ecco, d'un balzo, Rupe alla finestra. Un sospiro profondo, la mano che si posa sulla testa del fanciullo e una gran voglia di piangere. Si domina:
- Son proprio loro... I morti li han chiamati... Quei morti che voglion sepoltura. E li abbiamo chiamati noi... Col nostro spasimo...
Poi in un crescendo frenetico:
- Ragazzo, questo  un miracolo... Andiamo... Non c' un momento da perdere... Si torna indietro... Rifacciamo la strada fatta venendo... Coraggio, figliolo... Se sarai stanco ti prender in braccio... Fuggiamo... Se i prussiani contrattaccano, restiamo ancora nelle loro mani...
- Andiamo, andiamo, monsieur... Vorrei solo vedere se tra quei morti...
- No, ragazzo... Non  possibile. Tuo padre non  nel carnaio... E se anche ci fosse che potresti fare, figliolo... Meglio avere del babbo un altro ricordo... Vieni.
Scende le scale, attraversa l'androne dove la schiera dei feriti continua ad assottigliarsi, e quella dei morti a crescere, esce sulla piazza, dando un ultimo sguardo al mucchio dei suppliziati, poi  la corsa pazza verso la campagna, per la viottola fatta al venire. Sulla linea del fiume le salve della fucileria infittiscono. Rossi e grigi si continuano a 
strappare le teste di ponte che da ieri hanno perduto e ripreso pi volte. Ma gi si sente il tatat delle mitragliatrici, queste diavolesse falcianti come fieno rosso i pioupious. Un contrattacco si prepara che deve dare la risoluzione della battaglia della Sambre. Sulla bilancia della vittoria, i francesi continuano a buttare cadaveri; i tedeschi, cannoni. Ed  il contrattacco finale. Ad esso il fante francese non risponder pi. Silenzio nei ranghi. E' cominciato il ripiegamento. S'inizia un calvario che porter il vinto della Sambre sulle rive dell'Ourcq. L c' Gallieni ad aspettare.
Rupe ha il gran brivido della Ritirata alle porte di Acoz. Si  salvato per miracolo. Ancora quell'intervento di una forza superiore che gli d la prova della sua fortuna. Fortuna guadagnata a duro prezzo, ma fortuna.
Si  salvato lui, ma si  forse perduta la Francia. E con la Francia, la libert e la dignit dell'uomo europeo. Questa  una giornata nera per i vivi e per i morti, per i nati e per quelli da nascere. Sulla fossa dell'Europa, il sale.
Alla villa Malderem egli trova unicamente la madre del suo protetto, la casiera. Essa  stata respinta con le minacce dalla vecchia signora anelante di essere sola a vegliare un figliolo trasformato in mostruosa focaccia. La vedova con i suoi tre bimbi, disperando di veder ritornare vivo Rupe, ha preso la via dell'esilio. E per la grande strada della Ritirata s'incammina Cino, dopo aver stretto al cuore il piccolo compagno, al cui ricordo sono legate le ore pi tremende della sua vita. 
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PARTE TERZA.
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CAPITOLO 1.
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Largo... Largo... Lo sentite il clackson, can di risto?
Ch'ti mi, ci vorrebbe la tromba del Giudizio Universale...
- Altre autolettighe... Almeno i feriti vanno a Panarne in automobile... Beati loro...
- Quanti di essi morranno per via? Un macchabe in carrozza  sempre un macchabe, vero dottore?
- Per un macchabe in vacanza  pure un macchabe, ti pare?
- Siamo noi in vacanza, toubib? Siamo noi, morti in permesso?
- Largo... Largo... Parlo a voi, fanti... Passa la batteria...
- Artigliere, non darti troppe arie... Ci avresti sparato addosso se non ti fossero mancate le munizioni...
- Mi pento di non averlo fatto, piedi sudici...
- Al diavolo tu e i tuoi cannoni di cartapesta...
- Invece Rosalie che fegataccio... Appena gli alboches l'han veduta se la son data a gambe...
- O artiflot, e se ti ficcassi la baionetta tra le natiche, che diresti?
- Ragazzi, siete pazzi? Il troppo camminare vi fa l'effetto dell'acquavite?
- Tenente, quando ci si ferma? Si marcia da sei ore... Si  combattuto tutta la giornata...
- Al prossimo paese facciamo alt. Coraggio, son ancora tre chilometri...
- Tre chilometri... Son tanti quando non se ne pu pi... Una goccia di caff la pagherei un anno di vita...
- Puoi dire anche cinque.... Tanto la pelle  la cosa che meno ci appartiene in questo momento... E' pur bello fare debiti sapendo che non si pagheranno...
- Si pagan solo quelli che gli altri han fatto per noi... E si pagan tutti in una volta...
- Ma questo non c'impedisce di rimanere scoperti lo stesso...
- Scoperti perch nessuno potr darci sepoltura?
- Che discorsi allegri, parbleu. Volete chiamare gli ulani prima del tempo?
- Caporale, sentite che baccano... Altri camions... Si piglian la strada tutta per loro... Ci metterebbero tranquillamente sotto, pur di scappare alla svelta...
- Maledizione... E' la ventesima volta che ci scompigliano. Ci segano le gambe con questo tira e molla...
- E' un parco di automezzi... Ne avremo per cinque minuti... Il tempo di fare un sonno in piedi...
- Largo... Largo... Avete le orecchie foderate di prosciutto, voi?
- Sergente, fate romper le righe... Adunata sotto la strada, a destra...
- Secondo Battaglione attenti... Rompete le righe e adunatevi sotto la strada a destra... Tutti a destra, vi dico...
- C' uno spinaio, ragazzi... Fate attenzione... Spostatevi dietro di me, sul fianco sinistro...
- Signor tenente, rivoltarsi in queste ortiche significherebbe liberarsi dai totos... Non vuol dire se, insieme con i pidocchi, se ne va anche la pelle...
- Io sulle ortiche mi ci sdraierei come sulle piume... In questi momenti si dormirebbe perfino sulla punta delle baionette...
- Saran gi passati venti camions... E ce ne sono ancora, guardate...
- A cos'ha servito tutto questo macchinario? In combattimento ci siam trovati soli come orfani...
- Serve per gl'imboscati... Non l'hai ancora capito?
- Almeno ci avessero fatto trovare una gamella di rancio caldo tra un contrattacco e l'altro...
- Ma io sento puzzo di cadavere... Ci dev'essere un macchabe vicino.
- Vallo a cercare... Se ne son visti cos pochi oggi che si sente il bisogno di un supplemento...
- Mi pare di vedere un'ombra, laggi.. Se non mi sbaglio l'uomo  gonfio come un otre...
- Lui almeno non cammina pi... La sua Parigi  qui... E' arrivato a destinazione...
- Nessuno pi fiata... La Morte ci chiude continuamente delle porte davanti e alle spalle. A tratti si ha l'impressione di essere murati...
- Sulla strada, ragazzi... Riprendete i vostri posti... Su, su... Bando alle malinconie...
- Avete detto tre chilometri, signor tenente. Questa strada continua a guizzarci sotto i piedi come un serpente...
- Al punto di bivacco troveremo qualche cosa da mettere sotto il dente?
- Non avete il vostro singe e la razione di gallette nello zaino?
- Io ho perduto il sac. E' un miracolo se non ho buttato via pure il fucile... Quei cani di pruscos ci avevano quasi accerchiati...
- Il primo morto che incontri gli prendi lo zaino... Abbiamo fatto quasi tutti cosi...
- Non avete paura che questo porti sfortuna?
- Mi dici qual  la cosa che porta fortuna oggi?
- Non ci si vede quasi pi... Ora si pu dormire marciando... Siam figli di zingari... I nostri genitori ci han generati camminando...
- In un'ora come questa. Tra cane e lupo...
- Pi lupo che cane... Maledetta giornata, sei finita... Quanti nostri compagni abbiamo lasciato lass? Solo del nostro Battaglione ne mancano tre quarti.
- Per loro la notte  cominciata prima... E anche la pace...
- Caporale, ecco una pace di cui faccio a meno. Viva allora la stanchezza, la sete, la fame, il sonno... Quel che conta  sentirsi i totos addosso... Grattarsi, ma vivi... Morte e monumenti non son per me...
- Pensate un po' copains, stasera si poteva essere a Brusselle... E invece...
- La colpa non  nostra... Se avessimo avuto i cannoni e le mitragliatrici dei tedeschi, ora non saremmo qui.
- Solo le marmites e i moulins  caf? E le trincee dove le metti? Le trincee difese dai reticolati e dai cavalli di Frisia? Noi non avevamo nulla di tutto questo...
- Rosalie ha fatto quel che poteva... Ma da sola non bastava... Prima di arrivare alla trincea essa cascava gi di mano fredda ghiacciata...
- I tedeschi si preparavano da quarantanni... Noi da venti giorni... Come si poteva spuntarla?
- Speriamo nei russi... Se picchiassero dalla loro parte, i tedeschi sarebbero costretti a mollar l'avanzata e a correre ai ripari. E' vero, tenente?
- Certamente... E in pi io penso che, allontanandosi dalle loro basi, i pruscos si indeboliranno. Allora  il momento di dar loro addosso. Noi siamo battuti ma non distrutti... Il nostro Battaglione, se pur ridotto agli effettivi di una Compagnia,  sempre una forza. E lo stesso pu dirsi degli altri reparti...
- Fin dove ripiegheremo, signor tenente?
- Lo chiedete a me? Credo che neppure il Generalissimo potrebbe dirlo in questo momento... Bisogna vedere come si metton le cose...
- L'importante  che ci facciano riposare una giornata intera... Con questa stanchezza non si combina nulla di buono... Io ho la nausea come le donne incinte...
- Vomita pure, camerata... Una giornata intera non sognartela neppure. Avresti gli ulani nel bivacco... Avanzano come dannati... Pare che abbiano il fuoco sotto il sedere, accidenti a loro...
- Ma ci sono i dragoni, gli spahis, i corazzieri, ad arginarli, a caricarli, se occorre... Un intero corpo di cavalleria ci copre le spalle...
- Gli ulani gli renderanno la vita difficile... Son temerari e feroci... Precedono a volte la fanteria di quaranta chilometri... Quel che conta per loro  assumere qualche buona informazione da riportare indietro... Morire diventa una cosa secondaria.
- Io credo che la loro fama sia esagerata... Sono uomini come tutti gli altri...
- Soprattutto spaventa il loro nome... Si dice ulano e si vede subito un demonio a cavallo di una bestia infernale... Un'immaginazione come un'altra...
- Ragazzi, non solo gli ulani, ma tutti i tedeschi son meno terribili di quel che si credeva... Son quarantaquattr'anni che in Francia si ha paura di loro... E' stato un conforto notare che anch'essi fanno il viso bianco quando vanno all'assalto...
- Signor tenente, molti di noi vedendo morire i primi Fritz si son quasi meravigliati...
- C' una cosa che spaventa in loro, ed  la cocciutaggine. Non  gente intelligente ma testarda... Quelli che son caduti sulla Sambre non san capacitarsi di non dover servire pi a nulla, di aver segnato il passo, e per sempre...
- Tutti tacciono... Non si sente che il rumore dei passi sulla strada...
Pare un accompagnamento... II morto non si vede, ma c'... Amici... Cercate di non ricordare...
- Compagni, animo... Se non sbaglio, siamo in vista del paese... Guardate laggi davanti a voi...
- Si, si vedon delle case... Speriamo che ci sia posto anche per noi...
- Nelle case non sperarlo. Bivaccheremo nella campagna... Si sta meglio. Senti che profumo?
- Signor tenente, ecco l il Comando di Tappa... Dio ce la mandi buona... Sulla porta c' il nostro maggiore ad aspettarci... Pare arrabbiato...
- C' pure l'ufficiale mitragliere della Seconda Sezione... Chi aveva detto ch'era morto?
- Tenente, si  camminato come lumache... I reparti ch'erano in linea con noi son passati gi da mezz'ora...
- Signor maggiore, si  fatto lo sforzo massimo... Gli uomini sono stanchissimi...
- Mi duole ma non posso farci nulla... Bisogna continuare... Il Terzo Battaglione ci aspetta al prossimo paese... Coraggio... Sono altri cinque chilometri... Tra qualche centinaio di metri siamo in Francia...
- Copains, pi strada si fa oggi e meno ne abbiamo da percorrere domani... Dopotutto alle grandi manovre si sfacchinava cosi, ricordatevene...
- Si, ma non c'era la battaglia di Charleroi sulle spalle...
- Il rischio della pelle non ha nulla da spartire con la fatica. Son due cose distinte...
- Non  vero, sergente... Andando all'assalto non potevo trattenermi dallo sbadigliare, come quando si ha sonno... La paura della morte  come un peso che si porta sulle spalle... E rassomiglia anche alla fame... Non mi so. spiegare...
- Durante l'attacco io non potevo levarmi dagli occhi l'immagine di mia madre morta... Erano anni che non riuscivo a raffigurarmela... Strano, vero?
- La cosa pi strana  successa a me... Andando all'attacco, il compagno che mi veniva al fianco mi ha ricordato un cliente della mia drogheria che mi deve circa un migliaio di lire di caff e di zucchero comprato a credenza... Durante tutto l'attacco non ho fatto che pensare dove potrebbe essersi cacciato quel tale...
- Alla larga, mon vieux... L'amore del danaro  pi forte in te della paura della morte... Per un portafogli affronteresti uno squadrone di ulani, di' la verit...
- Vi sbagliate... Io non amo il danaro pi di un altro... Ora darei mezza drogheria per dormire sotto un albero fino al mattino...
- Non ci pensare... Parla, stordisciti con le parole... Anche questo  un cric che fa dimenticare tante cose...
- Tante cose, ma la stanchezza no... Ora la strada sale... Ci mancava anche questo... E comincia a far freddo. Chi ha buttato via la capote comincia a pentirsene...
- Che buon'aria per... Quass il puzzo di cadavere non lo si sente pi... Anche l'odor della benzina  stato spazzato via da quest'aroma di pini...
- Son luoghi ideali per la caccia... Non so se la bandita sia mantenuta per i caprioli e i camosci... Certo la riserva  stata abolita per le persone. Dal 4 agosto... E non solo qui ma dappertutto nel mondo...
- Ahim, copains, abbiamo il carniere troppo vuoto per ritornare contenti in Francia... Ci toccher finir noi dentro per salvar la faccia di qualcuno...
- Siamo troppo pesanti... Il carniere non ci regge pi... Tre quarti del Battaglione son qualcosa... Questa non  una guerra... E' una carneficina... Una volta non era cosi...
- Signor tenente, ci avevan detto ch'eravate rimasto sul terreno con la Sezione Mitraglieri quasi al completo... Siamo contenti che siate vivo... Speriamo che anche gli altri ufficiali dati come caduti...
- Per gli altri non c' speranza... Sono proprio andati, poveretti... Otto su quattordici... Restano in sospeso tre feriti gravi che si spera di salvare... A quest'ora saran gi stati operati...
- Tutti i reparti sono stati massacrati cosi, signor tenente?
- Non credo. A noi  toccato in sorte di difender Charleroi... Certi onori li si paga, naturate...
- Speriamo che in seguito si ricordino di questo salasso e ci risparmino un pochino...
- Se ne ricorderanno certo... Appena possibile ci daranno un periodo di riposo per ricostituirci...
- Chi sa, signor tenente. Potrebbero anche permetterci di fare una scappata fino a casa... Ho tanta voglia di rivedere la mia vecchia... Sono appena venti giorni che son partito... Ma pare un secolo...
- Copain, tu deliri... Vorresti il premio perch stai scappando? Non dimenticarti che, a qualche chilometro da qui, galoppano gli ulani, gridando hurrah di vittoria...
- Hai ragione... Si parla senza riflettere... Dopo una giornata co
me questa, col ricordo di tanti morti, parrebbe di aver diritto a qualcosa, anche se battuti... E invece niente... E' giusto...
- Siamo ancora in Belgio o siamo gi in Francia? Capofila, parlo a te...
- Non lo so... Non ho visto nessun palo confinario... Questa strada nella foresta  tutta la stessa...
- La stessa foresta, la stessa strada, lo stesso aroma, le stesse stelle in cielo, e a un certo punto ti dicono: questo non  pi Belgio,  Francia... Se, invece che nel paese di Fagnes, fossimo in Alsazia, non sarebbe pi questione di Belgio e di Francia, ma di Francia e di Germania... E per giudicare se quel tale abete, se quel tal fiume, se quella tale vallata, se quella tale borgata, sian tedeschi o francesi, ecco milioni di persone lasciare le case per farsi massacrare... Dopotutto la cosa  ridicola, eh camerata?
- Non ci pensare, mon vieux... Sembran problemi facili, e, da che mondo  mondo, non sono ancora stati risolti...
- Tenente, debbo dirvi che questi uomini sono ammirevoli... Dove li si potrebbe condurre, se bene guidati e meglio armati?
- Alla vittoria, signor maggiore. Se la Germania crede di averci definitivamente liquidati s'inganna... Ed  un errore che potrebbe scontare amaramente...
- La battaglia della Sambre ha rivelato la tremenda importanza della mitragliatrice. Il corredo tattico della maschera individuale per proteggersi dai tiri radenti, e l'ascendente morale per controbilanciare il fuoco d'interdizione dei cannoni di ogni calibro, han fatto misera prova...
- Miserrima, signor maggiore. E non dimentichiamo di mettere sulla bilancia i pantaloni rossi, il suono della tromba e il luccichio della spada che comanda la carica alla baionetta. Una cosa  la delizia degli chauvins per le parate, ed un'altra  la guerra. Due giorni di battaglia han fatto giustizia di tante illusioni...
- Senti, copain... Nel momento del maggior pericolo che cosa ti doleva, soprattutto, di lasciare...
- La pelle, ca va sans dire...
- Dopo di quella, naturalmente...
- La mamma. Quando tutti si saran dimenticati di noi, essa ci continuer a piangere...
- A me doleva di lasciare i figli... Sono ancora troppo piccini perch possano conservare di me un ricordo che duri...
- A me la fattoria... Mi  costato tanto entrarci... Il pi bel pos
sesso del Vermandois... I proprietari non si fan mai vedere... Si guadagna bene col bestiame, col grano, con tutto, insomma...
- A me doleva lasciar la moglie... Perch  bella... Se allungo le gambe, lei mi pianger certo, ma questo non le impedir, pi tardi... Dopo tutto  giovane... Ha ventidue anni... E' come avere il 75 nel sangue... Un 75 che abbai in permanenza...
- A me doleva di lasciare un cane... Non ridete, vi prego... Quel cane  l'unico compagno che io abbia... Una volta mi ha salvato da un grande pericolo... Ha sofferto la fame, e che fame, con me... Gli voglio bene perch mi vuol bene... Se non torno a casa, Fido muore di malinconia... Ne sono certo...
- A me doleva di andarmene, senza aver visto Parigi... Ho tante volte rimandato questo viaggio, ed ecco che la guerra... Si aspetta maggio che venga e la Morte viene lei...
- A me doleva di andarmene senza aver fatto quel che debbo fare... Fino ad oggi non ho combinato nulla... Eppure son certo che sfonder... La pallottola alboche mi avrebbe liquidato nel momento peggiore... Sarei rimasto per sempre un fantastico, un buono a niente... Faccio gli scongiuri, amici.
- A me doleva il modo come si finisce... Ti accorgi che la tua morte non sposta di un millimetro la battaglia. Che avvenga o no,  perfettamente eguale... Muori, e nessuno si accorge di te... Chiami, e nessuno risponde al tuo grido... Tutto ci  terribile...
- Ecco il paese nella valle... Quei lumi laggi... Ragazzi, tra mezz'ora siamo a posto... Ora comincia la discesa...
- Le ginocchia si piegano... Quasi era preferibile la salita... Se casco per terra non mi rialzo pi... Dormir cento anni...
- Io mi appoggio al flingot... Come bastone serve benissimo... Peccato averne uno solo...
- Non appoggiarti alla mia spalla, copain... Stento gi a tenermi ritto... Se penso che queste marce dovranno continuare chi sa quanti giorni, mi vengono i sudori freddi...
- Pagherei non so che cosa per aver la febbre a quaranta... Qualche autoambulanza mi raccoglierebbe...
- Non farti illusioni... Se le ambulanze dovessero raccogliere tutti quelli che cascan per strada, starebbero fresche...
- Su, poltrone, in riga... Tentavi di tagliar la corda... Vergognati... Proprio ora che ci avviciniamo al paese... Meriteresti di esser messo al muro...
- Cosa c', sergente? Che cosa  accaduto?
- Signor tenente, quest'uomo tentava di uscir dalle file all'inglese... Per fortuna ho gli occhi buoni... E anche le orecchie...
- Io non ne posso pi, signor tenente... Ammazzatemi come un cane ma io non vado pi avanti... Chiedo solo di riposarmi... Un'ora, mi basterebbe un'ora... Dopo, giuro di riprendere. Raggiunger il Battaglione... Perch non mi si deve credere?
- Tutti gli altri son nelle stesse condizioni... Che avverrebbe se permettessi a te di riposare? Andiamo, su... Coraggio... Lo so che sei stanco... Son tanto stanco anch'io... E' questione di mezz'ora di cammino... Poi faremo una dormita coi fiocchi... Su, da bravo... Ti conosco benissimo... Sei del mio vecchio plotone... Ti sei battuto magnificamente... Sei uno dei migliori...
- Mio Dio, signor tenente... Se questo martirio non finisce presto, io mi sparo, ve lo giuro... Meglio rischiar cento volte la vita in combattimento, che trascinarsi per le strade cosi... Come perdendo sangue...
- Silenzio... Che silenzio, copains... Nessuno parla pi? A che cosa pensate? Ai debiti?
- Viene un momento in cui si  detto quel che si aveva da dire... Si  vuoti come gusci d'uovo... Potrebbe anche venire la Morte...
- A me, camarade, la stanchezza fa un curioso effetto... Se avessi mia moglie qui, darei una dimostrazione pratica... Sarei potentissimo...
- Complimenti... Puoi pensare a certe cose... Se mi si presentasse davanti, nuda, la pi bella donna del mondo, avrei la forza di respingerla...
- Si dice... Ma vorrei che ti si presentasse per davvero... Dimenticheresti perfino la carneficina di oggi... Andiamo... Uomini siamo...
- Finalmente... Eccoci arrivati al piano... Tra un quarto d'ora ci siamo. Si sente odor di stalla...
- Sergente, questa volta ci si ferma, vero? Altrimenti nessuno di noi risponde dei suoi atti...
- Figlioli, ci si ferma... Ma io vi dico che, se si dovesse continuare, voi fareste il vostro dovere, lo stesso... Siamo tutti nelle medesime condizioni... Questo  un conforto...
- Sapete dunque che non ci si ferma neppure al prossimo paese?
- Vi dichiaro che ci si ferma. Abbiamo bruciato un bel tratto di strada... La notte lo fa diventare anche pi lungo... I tedeschi paiono lontani come quei morti che abbiamo lasciato sul terreno...
- Maledetti ulani... Se i copains potessero ancora respingerli, lo farebbero. Les pauvres bougres... Non li abbiamo neppur seppelliti...
- Ecco le prime case... Ancora cinquecento metri... Non ci si potrebbe gi fermar qui?
- Tutte quelle ombre che vedi nei prati son soldati... Nessuno si muove... Parrebbero morti... Speriamo che l'alba tardi a venire...
- Secondo Battaglione attenti. Rompete le file... Stendetevi a sinistra della strada. Adunata alle quattro del mattino. Avete parecchie ore di sonno...
- Siate benedetto, signor maggiore... Dio ve lo paghi ora e sempre... Io mi butto per terra qui... Non ho neppur la forza di slacciar lo zaino... Oh non passatemi addosso... Del resto fate pure... Dormo gi...
- Scostati in l, tu... Con quel fucile, a momenti, mi cavi un occhio...
- I piedi... Ho i tuoi piedi in bocca, idiota... Puzzi peggio di un cadavere...
- Ti prego di non russare, copan... Potresti svegliarmi...
- A che ora il caff, signor mio?
- Avete voglia di scherzare... Siete di ferro, voi?
- No, son semplicemente contento... Non ho mai sentito la gioia di essere vivo come in questo momento...
- Ma domani?
- Domani qualche santo provveder... Felice notte, amico.
- L'adunata... Suona la tromba... E' gi l'alba... Ci si vede appena... Son pi stanco di quando mi sono aggiaccato... Darei l'anima al diavolo, per una goccia di jus.
- Sveglia... Sveglia... Zaino in spalla... Mettetevi in fila, presto... Debbo contarvi... Stropicciatevi gli occhi, creature... Alla prossima fontana vi laverete la faccia...
- Ma la roulante non passa nulla, sergente? Ho una fame diabolica...
- Pi tardi si vedr... Per ora mettiamoci in cammino... Su, sbrigatevi, in fila... Il maggiore vi osserva... Uno due tre quattro cinque sei...
- Speriamo, tenente, che nessuno sia disperso... Del resto, tanto peggio per chi manca... Saranno gli ulani a ricevere i disertori...
- Bisogna aver pazienza, signor maggiore. State sicuro che se qualcuno se l' svignata, per poter riposare un'ora di pi, ci raggiunger in cammino...
- Signor maggiore... 247 uomini in forza... Mancanti all'appello, quattro...
- Hai contato bene?
- Signor si...
- Secondo Battaglione attenti... Riposo... Attenti... Riposo... Fianco sinist, sinist! Battaglione avanti... March!... Sulla strada... Gli uomini di testa che fanno, sacrebleu? Sembrano ubriachi... Avete dormito come ghiri, sfido... Oggi si debbon fare almeno trenta chilometri...
- Hai sentito il maggiore? Trenta chilometri... Io sono all'olio santo, prima di cominciare... Tanto varrebbe mettersi il fucile alla tempia e finirla...
- Io invece mi sento meglio... Ho dormito bene... Ho sognato tanti cavalli che mi venivano incontro di carriera... A un certo momento ho emesso un fischio acutissimo e i cavalli sono andati via come il vento...
- Perch non fischi, copain? Appena ti sentono, gli ulani se ne ritornano in Germania... E noi possiamo rimetterci a dormire...
- Io invece ho sognato che m'era nato un bambino... La levatrice tardava a venire, mia moglie era agitatissima, urlava che il piccino le era morto dentro... Poi, all'improvviso, un grande urlo e il piccolo era nato... Vivo, mi par di vederlo... E come strillava...
- Hai lasciato la moglie incinta, camerata?
- No, amico mio. Mia moglie non pu aver bambini... E' la sua spina... Il dottore dice che ha l'utero infantile...
- Io invece ho sognato di essere sulle rive della Sambre... Mi Avevan detto che tra i cadaveri della battaglia avrei trovato mio fratello, il quale  a combattere nei Vosgi, ma nel sogno non lo ricordavo pi... Strisciando come un serpe, e con lo spavento in corpo, ho passato uno per uno centinaia di compagni morti, e, ogni volta che mi pareva di vedere un viso somigliante a quello di mio fratello, il cuore mi veniva in gola... Ma infine non l'ho individuato... E allora, lo credereste, mi son messo, per la gioia, a fare un mondo di pagliacciate tra tutti quei cadaveri che mi guardavano con occhi spenti.
- Io non ho sognato nulla... Si vede che voialtri non eravate giunti a quel punto di stanchezza in cui si abbassa il sipario, si girano le chiavette della luce e si rimanda ogni spettacolo all'indomani...
- Toh... Una colonna di profughi... Che visi da Cristi spiranti... Belle vacche... Non le hai voluto lasciare ai pruscos... Hai fatto bene, terrazzano...
- Sposa, non piangete... Ritornerete presto a casa... Abbiamo fatto
quel che abbiamo potuto... Siamo stati sfortunati... Un'altra volta andr meglio...
- Anche la gabbia con gli uccellini... Cantano? Cantano ancora? O han perduto la voce per lo spavento?
- Una culla... La culla per i figli che verranno... Bravissimi... Mi raccomando, non perdete tempo. Perch quegli sporchi prussiani ne hanno ammazzati parecchi dei vostri...
- Terrazzano, se mi dai un pezzo di pane ti d un paio di scarpe... Sono nuove. Le ho nello zaino...
- Eccovi il pane, figliolo... Tenetevi le vostre scarpe... Vi serviranno per camminare... Ne avrete tanto bisogno...
- Tiens... Su quel carro qualcuno sta morendo... Quei lamenti li conosciamo ormai...
- Abbiamo ricoverato un soldato ferito... Non regger, poveretto... Ha perduto troppo sangue...
- Sono ancora lontani gli ulani?
- Ne so quanto voi, nonno. Speriamo che, scendendo dalla montagna, si rompano il collo...
- Quando credete che potranno raggiungerci?
- Ho capito, siete sordo spaccato... No, non ci raggiungeranno... Avete sentito ora? Siete contento?
- Si, tanto contento... Grazie...
- In fondo costa poco render felici gli altri... Basta alzar la voce...
- Bella figliola, avete fatto bene a scappare... Quei farabutti di tedeschi non vi avrebbero lasciata in pace... Siete troppo carina...
- Non ti reggi in piedi e fai il Don Giovanni... Copain, sei straordinario...
- Si sta gi bene... Il sole comincia a scaldare. Questa notte era proprio freddo. Pareva di essere in autunno...
- Bella strada... Campagna magnifica... Voglio ritornare in questi posti, un giorno. Voglio ritornarci in villeggiatura...
- Cabot, il solo fatto di pensare a dopo ci spalanca una finestra in cuore... Anch'io, se riesco a salvar la pelle, voglio spassarmela la vita... Fino ad oggi non ho fatto che sfacchinare... Ed ecco che la guerra viene a dirti che il tempo migliore  forse passato, e per sempre... Sarebbe una bella fregatura, non c' che dire...
- Ma guarda quella donna... Cammina predicando e trinciando
l'aria con le dita. Ha il viso da pazza... Tutti si scostan da lei... E' impressionante...
- Probabilmente avr visto i suoi figli messi al muro... Poveraccia...
- Io vi dico che ho chiuso tutti i tiretti del cassettone e che quei maledetti non potranno aprirli... Perch non hanno le chiavi... Le chiavi le tengo io, nascoste nel seno...
- Sergente, bisognerebbe farla salire su qualche autolettiga... Rassomiglia un po' a mia madre, quell'infelice...
- Senti? Ti pare di aver udito sparare in lontananza? Sarebbero gi venuti a contatto i nostri dragoni con gli ulani?
- No, non sento nulla... Il maggiore cammina calmo, e cosi i due tenenti... Quegli spari ti son rimasti nell'orecchio da ieri... Prima che se ne vadano ci vorr del tempo.
- Hai notato che non son pi passati altri automezzi? Non mi meraviglierei che noi fossimo la retroguardia della Ritirata... Si capisce allora questa marcia forzata... In fondo preferirei che in coda ci fossero gli altri... Se gli ulani sfondano la cortina della nostra cavalleria pescano noi per i primi...
- Gli ulani non mi fanno affatto paura... Se ci vengono addosso, li riceveremo con tutti gli onori del caso...
- Io preferirei che ci lasciassero ritirare in santa pace... Ora siamo troppo stanchi e amareggiati per figurare come si dovrebbe...
- Ci avviciniamo a un paesino... Si vede una gran folla di soldati... E' forse il Terzo Battaglione che non abbiamo raggiunto stanotte... Ci dovrebb'essere la roulante con esso. Un po' di caff ci rimetterebbe al mondo...
- Urrah, compagni. E' il Terzo Battaglione... Vedo i cuistots con la marmitta del caff. Coraggio...
- Secondo Battaglione alt... Rompete le righe... Adunata tra dieci minuti in quella piazzetta l... Non fate confusione attorno alle marmitte...
- Cuistot, ti rendo l'onore... Ci hai lasciati da ieri l'altro senza una goccia di caff... Te ne abbiam mandate di maledizioni...
- Versa gi, amico... Non avere il granchio alla mano... Ho lo stomaco intirizzito.
- Quanti siete al Secondo Battaglione? Arrivate a quattrocento?
- Neanche a duecentocinquanta... I migliori di noi son rimasti lass...
- Les pauvres gars... Ma  spaventevole...
- E ringraziare, cabot... Potevamo restarci tutti... Avevamo contro
di noi i soldati della Guardia Prussiana... Charleroi  stata strappata e perduta cinque volte...
- Quanti son rimasti del Terzo Battaglione?
- Il doppio di voi... Quasi cinquecento... Altri reparti sono stati pi fortunati ancora... Non han perduto che il terzo degli effettivi...
- Noi, i tre quarti... Siamo nati al buio, mio caro. Tutta la scalogna sul Secondo. E puoi star sicuro che, se ci sar da contrattacare, toccher a noi farci sotto...
- Non lo credo... Siete in tale stato... Del resto anche noi non si canzona... Se ci guardassimo allo specchio avremmo paura di noi stessi... Sembriamo briganti dimessi da un ergastolo, dopo un terremoto...
- E' la barba di una settimana che ci d quest'aria... Quando potremo raderci?
- Parli di raderti, e non ti sei ancora potuto lavare la faccia... Del resto fosse tutto questo il male... La sporcizia  necessaria ai totos... Mi pare che finch ci son loro addosso c' speranza...
- Dcci doppia razione, cuistot... Ce la siamo guadagnata... Questo jus  eccellente... Non l'hai mai fatto cosi buono...
- Oh copain. Quando siete arrivati qui? Vi abbiamo inseguito per ore ed ore... Avevate le ali ai piedi?
- Il Terzo ha marciato come un dannato... Credevamo che il Secondo ci precedesse e volevamo raggiungerlo a tutti i costi... Abbiamo perduto per strada parecchi dei nostri... Una trentina... Cascavan per terra come assassinati dalla stanchezza. Quando abbiamo appreso che seguivate ci siamo fermati ad aspettarvi...
- Faremo la strada insieme?
- Credo... Se gli ulani dovessero disturbarci meglio essere uniti che separati, ti pare?
- Noi del Secondo lasceremo fare un po' a voi... Avete visto in che condizioni siamo ridotti? Siamo esattamente la met di voi...
- Una vera batosta, poveretti... Per il Primo Battaglione  quasi intatto. Nessuno sa dove sia... I collegamenti non funzionano pi... Sar certo davanti a noi... Potessimo agguantarlo sarebbe un colpo gobbo per tutti...
- Toh... Senti... Il ronzio di un motore... Un aeroplano... Non lo si vede ancora. Dev'essere altissimo...
- Eccolo l, in direzione del mio dito... Viene da Nord... Viene a spiare le nostre mosse. Un Taube. Sembra un uccello...
- Me lo dici dove sono i nostri apparecchi? Dinante la battaglia se ne son visti pochissimi...
- Si riserbano per il giorno dopo... Lo stesso pu dirsi dei cannoni e dei moulins  caf. Siamo in ritardo di ventiquattrore... Ma arriveremo...
- Purch in queste ventiquattrore il paziente non allunghi le gambe...
- E se le allunga tanto peggio per lui... Significa che non ha avuto fede... Non ha saputo aspettare...
- Il ronzio dei motori  aumentato. Altri apparecchi si sono aggiunti al primo. Eccone l uno... Un altro ancora... Un'intera squadriglia ci spia. Tra un'ora gli ulani sapranno a che distanza esatta siamo da loro... Accidenti a questi uccellacci. Ci mancavan loro per complicar le faccende...
- Secondo Battaglione adunata... Si parte... Svelti... In fila.
- Il Terzo ci vien dietro. Hai visto? E' qualcosa... Ci si sente un pochino pi protetti...
- Cosa vuoi che facciano cinquecento uomini di pi o di meno? Basterebbe una mitragliatrice a falciarli...
- Certe volte basta la piastrina di riconoscimento a salvarti... Figurati un uomo... E poi gli ulani non hanno mitragliatrici... Ci mancherebbe anche questo...
- Secondo Battaglione attenti. Riposo. Attenti... Fianco dest... Dest... Avanti... March!
- Il paese  carino... Ma guarda... Un tabaccaio aperto... Che confusione... Oh, copains, chi vi ha dato quei sigari? Avete la faccia contenta...
- Sfido... Il tabaccaio regala sigari e sigarette prima di chiudere... Meglio a noi questa grazia di Dio che agli alboches...
- Signor maggiore... Signor maggiore... Per i vostri morti... Tra un minuto siamo in fila... Lasciateci andare...
- Ma si... Rompete le righe... Vi d due minuti di permesso... Andate, poveri ragazzi...
- Urrah... Urrah... Viva il nostro maggiore...
- Viva il Secondo Battaglione...
- Viva il tabaccaio...
- Rosalie, infila la poupe, mi raccomando...
- Padrone, padrone... Eccoci qua... Abbiamo pi diritto degli altri... Siamo stati decimati...
- A me... A me... Vi prego... Sono ferito... Sto morendo...
- Commediante... Non c' bisogno di fare il povero verme... Ce n' per tutti...
- Ragazzi, sono gli ultimi pacchi. Prendete... Fumate questi sigari alla mia salute... A voi queste sigarette... Son di lusso... Meglio a voi che a quei cani. Questi a voi... Questi a voi... Un momento... Un momento di pazienza... Ho solo due mani.
- Se volete, vi aiutiamo noi... Saltiamo il banco... Volete?
- No... Ho piacere di darveli io... Ecco qua... Questi a voi... Questi a voi... Ce n' ancora un pacco... Non abbiate paura. Non resterete a mani vuote. I pruscos troveranno lo spaccio pulito... Si mungeranno i gomiti dalla rabbia... Prendete, questi a voi... Sono pochi? Prendete questi altri... A voi... A voi... Per che facce avete, figlioli... Si capisce che avete guardato negli occhi la Morte...
- Secondo Battaglione adunata... In fila... Presto...
- Veniamo... Veniamo... Un minuto... Mi faccio fucilare piuttosto che tornare senza sigari... Da quant' che non si fuma?
- A voi... A voi... Siete contenti? Faccio bene? Vorrei averne ancora una barca da distribuire... Per ne ho gi dati, sapete... Tutti i soldati che son passati da un'ora hanno avuto i loro sigari... Ora siamo alla fine... Ancora questo mezzo pacco... A voi... A voi... Tra poco non ci rester che il sale... Chi vuole del sale?
- Sale, padrone? Ne abbiamo tanto sulle labbra... Ne abbiamo da vendere.. A me. A me... Oh non spingete... Tanto ce n' per tutti...
- Adunata... Adunata... Can di risto... Il maggiore s'infuria... Venite...
- Sergente, ecco qua... E' tutto quel che ho... Lo distribuirete a quelli che restano... Non voglio che facciate tardi... D'altronde io vi seguo... Lascio lo spaccio aperto... Il sale agli alboches... Sale per tutta l'eternit...
- Eccoci qua... Pronti... Questi sigari allieteranno la strada. Urrah. Evviva il nostro maggiore...
- Evviva... Evviva il Secondo Battaglione...
- Avanti... Marchi... Chi vuol fumare fumi pure... Baldoria...
- Come siam fatti... Anche quando si soffre, si pu esser contenti... Chi direbbe che siamo scampati alla morte per miracolo?
- Signor tenente, voi non avete avuto nemmeno una sigaretta... Prendete... Non sia detto che restiate a bocca asciutta... Avete rischiato la pelle come noi. N pi n meno.
- Grazie, accetto, sergente. La privazione del fumo  peggio di qualunque altra...
- Non oso chiedere al signor maggiore se ne vuole... Dopotutto non li abbiamo rubati...
- Difatti... Signor maggiore, il sergente vorrebbe pregarvi di accettare un pacchetto di sigarette...
- Grazie tante, sergente... Fumiamo tutti alla nostra salute. Fumiamo per quando non potremo pi... Abbasso la malinconia...
- Copain, con quel trabuco in bocca mi sembri un signore...
- Anche tu fai la tua porca figura... Non l'avrei creduto...
- Se tutti imitassero quel tabaccaio l, la Ritirata non sarebbe poi un gran male...
- Io spero che venga in testa a qualche banchiere di regalarci la cassa, prima che se la prendano i tedeschi.
- Il tuo uomo ha gi messa in salvo la sugna, non dubitare. I primi a sapere della guerra sono, dopo i diplomatici, i mercanti di armi e gli uomini della finanza...
- Gli ultimi a sapere siamo sempre noi...
- In compenso siamo noi che la facciamo...
- I soliti fessi... Ma ora fumiamo... Questi sigari svegliano la fantasia...
- Lasciala dormire... Almeno che ci sia qualche cosa di noi che dorme...
- Il sole comincia a picchiare... Butterei volentieri lo zaino. Ho la schiena piagata.
- Se si fosse sicuri d'incontrare il morto, cui levare tra qualche giorno il sac, nessuno esiterebbe a buttare, intanto, il suo. Sarebbe sempre un sollievo...
- I morti, per questo, non mancheranno... Noi stessi che stiamo parlando, potremmo fornire lo zaino a qualche disgraziato, che si trascinasse per queste strade, inseguendo il suo battaglione lontano. Questo scambiarsi di sacs da una posta all'altra della Ritirata,  poco allegro...
- Questo che vedi io l'ho preso a un compagno freddato da una scheggia di shrapnel. Il mio, quello avuto al deposito, l'ho lasciato sulle rive della Sambre.
- Hai guardato quello che c' dentro?
- No, non ho avuto il coraggio... Credo che non lo aprir mai... Non vedo l'ora di disfarmene... Mi pare di portare il morto sulle spalle...
- I paesi succedono ai paesi, le campagne alle campagne, i fiumi ai fiumi, le valli alle valli, ed  sempre la stessa disperazione... Dopo tre giorni di questa via crucisnon siamo che 227.
- I mancanti al Terzo Battaglione son circa venti al giorno...
- Gli squagliamenti avvengono sempre di notte... Nessuno dei dispersi  rientrato.
- Oltre a tutto han paura di esser messi al muro, capirai...
- Ma anche farsi catturare dai tedeschi non  un affare, credimi...
- Io mi domando fin quando si potr reggere... Dove si fermer la Ritirata? Non se ne sa nulla... Da un lato noi vorremmo che essa continuasse, dall'altro, pur di finirla...
- Quanto a me, io preferirei combattere, piuttosto che continuare a camminare sotto questo sole spaventoso... Oggi la capote brucia sulla schiena... I pagliai s'incendiano da soli... E anche le siepi, guardate...
- Con un cerino si darebbe fuoco al mondo...
- Si cammina sulla lingua di un cane assetato...
- Fate come me... Buttate via ogni cosa: zaino, trascapane, capote... Tenete solo il fucile. Non si sa mai.
- Io sono tanto stanco che la notte non mi riesce pi di riposare... Potete immaginare come mi sveglio...
- Forse le gambe ci camminano anche nel sonno... La testa  un arcolaio a tutte le ore...
- Signor tenente... Non dovrebbero i tedeschi soffrire le nostre stesse pene, avendo combattuto come noi, trascinandosi per le medesime strade?
- Dovrebbero... Se fossero uomini... Ma quelli son nati da una pietra e da un diavolo. Un diavolo travestito per l'occasione da commesso viaggiatore della Kultur... Una Kultur, che non disdegna la dinamite per la propria diffusione.
- Le colonne dei profughi aumentano... Questi carri son case volanti... Non mancano che i muri e i ritratti familiari alle pareti. Ma del resto c' tutto...
- Gli alboches troveranno i paesi semideserti... Potranno razziare senza testimoni... Una bazza...
- O contadino, cosa stai sotterrando in quel giardino? La tua pace?
- Figliolo, tutto quel che non posso portar via lo seppellisco... Meglio se lo mangi la terra che quei cani...
- Ma il tesoro lo porti via con te?
- Il tesoro... Il giorno in cui mi morranno queste due pariglie di vacche, sar costretto a chieder l'elemosina...
- Non pensi di ritornare a casa presto?
- Figlioli, se guardo come siete ridotti, mi sconforto...
- Nonna, come si chiama quel fiume?
- Serre, figlio mio... E' il fiume che va a La Fre...
- E' ancora lontano l'Aisne?
- Non lo so... Io non ho mai lasciato il mio paese... Questa  la prima volta..
- Avreste rinunziato a questo viaggio, eh, povera donna?
- Potete immaginarlo, figliuolo..
- Io penso, copain, che, sull'Aisne, sosteremo... E' gi straordinario che non sia stata organizzata la resistenza sull'Oise... Ho sempre sentito dire che sui fiumi si combattono le grandi battaglie... Hai visto quel ch' successo sulla Sambre?
- Signor tenente, quanto  lontano l'Aisne da qui?
- In linea retta quaranta chilometri... Ci saremo domani sera...
- Credete che l ci fermeremo?
- Potrebbe anche darsi... Non ne so proprio nulla...
- Neppure il signor maggiore ha ricevuto ordini?
- Niente, ragazzi... L'unico ordine  di marciare a tappe forzate...
- Signor tenente, dopo l'Aisne, quale altro fiume incontreremo?
- La Marna. La Marna vuol dire Parigi...
- Parigi... Solo a nominarla si ha un sussulto al cuore...
- Si capisce ch'essa metta le ali ai piedi del prusco...
- Sar vero che hanno ordinato il pranzo all'hotel Astoria?
- Speriamo che gli vada di traverso... Per questa soddisfazione darei anche la vita...
- Cosa dir Panarne della Ritirata?
- I soliti strateghi dei boulevards ci butteranno la croce addosso... Diranno che siamo scappati come lepri...
- Ma quando sapranno le nostre perdite... Tutto sta a vedere se la verit sar mai conosciuta.
- Sar conosciuta, ma tardi... Sempre troppo tardi...
- Spari, sentite? Si spara a meno di un chilometro da qui... Gli ulani... Son gli ulani...
- Gli ulani? Gli ulani qui?
- Son demoni, maledizione...
- Secondo Battaglione a sinistra, sotto la scarpata... Nessuno spari senza mio ordine... Gi... Distesi... Non muovetevi...
- Signor maggiore non state in piedi... Siete troppo esposto...
- Bisogna dar l'esempio, tenente...
- Coraggio, ragazzi... Il Terzo  gi impegnato... Sentite... Si fa onore...
- Li faran passare, signor tenente?
- No... Non arriveranno fin qui... Si tratta di avanguardie isolate...
Saran massacrate...
- Per che fegato, accidenti a loro...
- Gli spari si avvicinano... Gi si sente gridare...
- Si vede la polvere sollevata dai cavalli...
- Che ronzio nella testa... Mi pare di averci un motore...
- Come batte il cuore, cabot...
- Avanzano... Avanzano... Io li vedo gi...
Cascano... Ne cascan parecchi... Paiono esitare...
- Avanzano... Avanzano...
- Pronti? Ancora cento metri... Sono gi a tiro...
- A me paiono pochissimi...
- Un centinaio in tutto...
- Neppure cinquanta, sergente...
- Sono impazziti... Non ne scapper uno...
- Avanzano... Avanzano...
- I dragoni... Ci sono i dragoni in testa...
- Gli ulani li inseguono...
- Attenzione a non colpire i nostri...
- Secondo Battaglione, fuoco... Fuoco a volont...
- Scappano... Scappano... Carichiamoli... E' il momento...
- Baionette au canon... En avant...
- Dove sono? Io non li vedo pi...
- Eccoli l... Scappano... I nostri ora li incalzano...
- Non sparate... Colpireste i dragoni...
- Ce ne son parecchi a terra... Poveri cavalli, che strage...
- Questi nitriti passano il cuore...
- Fate attenzione, copains... Non saran tutti morti gli ulani...
- Quasi tutti... Nessuno si muove...
- Potrebb'essere un tranello... State in guardia..
- Eccone l uno che si torce come un serpente...
- Quell'altro l si lamenta...
- Quell'altro ci chiama con la mano...
- Quell'altro sputa sangue...
- A questo punto non li odio pi...
- Son degli sventurati anche loro...
- Son comandati di non darci pace...
- Se potessero ne farebbero a meno...
- Meine Kleinen... Arme Kinder...
- Che cosa dice? Chi l capisce?
- Es ist aus! Es ist aus...
- Poveretto... Chiamer sua madre...
- Mutter, Ich will nicht sterben...
- Secondo Battaglione. Adunata. Sulla strada. Mettetevi in fila... Riprendete i vostri posti...
- Signor maggiore... Dodici ulani morti e quattro feriti... Purtroppo ci son cinque dragoni uccisi...
- Questo mi dispiace... Del resto era fatale... I feriti bisogna portarli con noi. Il colonnello vorr interrogarli... Conoscete il tedesco, tenente?
- Neppure una parola, signor maggiore...
- Ne sapete quanto me, ho capito... Chi di voi, ragazzi, parla il tedesco? Silenzio. Silenzio nelle file...
- Ci si combatte senza conoscersi... E' triste, eh, signor maggiore? Sembriamo abitanti di diversi pianeti...
- Ora riprendiamo la marcia... Sergente, scegliete gli uomini per il trasporto dei feriti... Al primo paese li lasciamo. E' un chilometro di strada... Se passa qualche autolettiga tanto meglio...
- Io, sergente? Ma se non mi reggo in piedi... Come volete che possa portare un peso come quello?
- E' gi molto che non mi barbi in terra per mio conto...
- Ma che avete nella testa? Siamo all'olio santo...
- Dovreste organizzare delle barelle per noi... Altro che far gl'infermieri agli alboches...
- Abbiamo buttato zaino, capote, giberne, tutto, per avere un sollievo, e ora dovremmo...
- Si vuole spingerci alla disperazione...
- Si trattasse almeno di copains... No, sono alboches... Hanno ammazzato tanti dei nostri, se ci avessero tra le unghie ci farebbero a pezzi...
- Ragazzi, vergognatevi... Questo non me lo sarei aspettato da voi... Se li abbandonaste moribondi in mezzo alla strada sareste peggio di loro... Il soldato francese  cavaliere, ricordatevi...
- Silenzio? Nessuno parla pi? Andiamo, compagni... Una buona azione, in fondo... Domani potremmo trovarci nelle condizioni di questi poveri disgraziati...
- Signor tenente, io aiuto a portare, purch tutti facciano lo stesso. Ci possiamo dare il cambio ogni cinquanta metri... Il caldo  terribile... Pesa il proprio corpo, figuriamoci quello degli altri...
- E' giusto... Si far a turno... Cominceranno gli otto uomini di
coda... Ogni coppia prenda un alboche per le spalle e per le gambe... Vedrete che non sar una fatica insopportabile... E infine un'autolettiga non tarder a passare... Su, su, animo... Avete sopportato tanti disagi, e vi sconfortereste per cosi poco?
- Copain, prendiamo quello... E' il meno antipatico...
- Noi due quello l... Ha gi il pallore della morte...
- Se muore lo lasciamo subito... E' un affare...
- Su, bravi... Pian pianino... Cosi... Cercate di scuoterli meno che potete...
- Amico, come pesi... Hai bevuta troppa birra, sfido...
- Mi stai inzuppando di sangue... O Fritz non mi morire tra le braccia...
- Non dicevi ch'era un affare?
- Poveretto... Alla fin fine  fatto come noi... Accenna a voler parlare...
- Hilfe... Ich ersticke...
- Cosa vuole, signor tenente?
- Dir che ti ringrazia di questa buona azione...
- Anche questo si lamenta... Deve avere una pallottola in testa...
- Ach Gott... Ich sterbe...
- Questo qui si divincola... O amico sta' fermo... Dove vuoi andare?
- Lasst mich und geht vorwrts...
- Tromba d'auto... Posiamo Fritz per terra... Ferma... Ferma, copain...
- Cosa c'... Sono carico... L'autocarro  pieno di munizioni... Non debbo perdere un minuto... Signor maggiore, ai vostri comandi.
- Caricateli sopra le munizioni,  necessario... Prima che muoiano, questi soldati, debbono essere interrogati... Lasciateli al primo Comando di Tappa. Su, poche parole. E' un ordine che vi d...
- Amico, bisogna sacrificare qualche cassa... Altrimenti questi poveracci ti cascan per strada... Cosi... In questo spazio ci stan benissimo... Si scambieranno il sangue e il delirio...
- Comandate altro, signor maggiore... Allora li lascio al Comando di Tappa...
- Annunziate il nostro arrivo... Dite che questi prigionieri sono stati fatti dal Secondo Battaglione 132 Reggimento Fanteria...
- Signor si... E buona fortuna a tutti, amici...
- Arriveranno vivi al Comando, eh copain?
- Non credo... Erano mal ridotti...
- Quasi quasi ti duole di non doverli pi portare...
- Che dici... L'autocarro ci ha levato un bel peso... Con questo caldo...
- Sai perch ti dispiace?
- Perch... Sentiamo...
- Perch quella buona, azione ci avrebbe potuto recar fortuna...
- Si cammina da dieci giorni... Dopo l'Oise abbiamo incontrato l'Aisne. Ora l'Aisne  lontano e la marcia continua...
- I ponti saltano, l'uno dopo l'altro... Ma essi non impediscono alle teste delle colonne nemiche di avvicinarsi sempre pi...
- Stanotte si temeva che ci sorprendessero nel sonno... Non mi  riuscito di chiudere occhio.
- Al Comando di Tappa han detto al maggiore, che in qualche punto del fronte, si  contrattaccato con successo...
- Sar stata una scaramuccia come quella nostra di ieri...
- No. Si tratterebbe di una cosa importante...
- Dicon cosi per farci coraggio... Non l'hai ancora capito?
- La verit  che ci si ritira con furia... Se non  rotta, poco ci manca...
- Pare che ci fermeremo alla Marna.
- Io non credo pi a nulla... Dopo la Marna sar la Senna...
- Abbandoneremo Parigi senza combattere?
- Lo chiedi a me? Io ti dico che sono agli estremi, ecco tutto...
- Parli come se camminassi tu solo... Tu solo per tutti... E gli altri che fanno? Si divertono, forse?
- Quanti eravamo all'appello stamattina?
- Senza contare gli aggregati, che ora ci sono e stanotte non li vedi pi, siamo 195. Se seguita cosi arriveranno a Parigi solo il maggiore e il tenente...
- A proposito, il tenente della Sezione Mitraglieri si  sparato una revolverata alla testa,  assodato...
- Assodato da chi? Storie... Si  ammazzato mentre puliva la rivoltella. Per sbaglio.
- Ha lasciato una lettera, idiota... Si  ucciso perch anche lui era come noi... Non ne poteva pi... Non ha voluto disertare, darsi prigioniero agli alboches, e ha preferito finirla.
- Io non credo a nulla... Si dicon tante sciocchezze...
- Hai paura di poter pensare che il suicidio sia anche una via di scampo da questa galera... Di' la verit...
- Se credi, accoppati subito... Posso prestarti pure il fucile...
- Pensaci, amico... Ci si mette il fucile alla tempia... Pam... E non si soffre pi...
- Se insisti a fare il cretino, chiamo il tenente... Ci vuole il manicomio per te...
 - Pam... E non si pensa pi a nulla...
- Ragazzi, questa non  una marcia,  un funerale di terza classe... Sveglia, mi raccomando... Oggi avete avuto un rancio coi fiocchi... Non c' ragione di camminare come sonnambuli. Bisogna invece affrettare il passo.
- Signor tenente, se Dio vuole, tra poco piover... L'acquazzone ci far bene... Ci laver il viso...
- Siamo stati passati allo strettoio... Non si suda neanche pi... Si ha la pelle di pietra pomice.
- Si sente odore d'incendio... Da un momento all'altro piglia fuoco anche la strada...
- La polvere sa di cimice... Si ha la bocca impastata... E' uno schifo...
- Ci han preso il calco della faccia, prima di morire... Servir per il giorno del monumento...
- Diranno ch'eravamo felici di sacrificarci... Probabilmente l'oratore sar un emerito imboscato...
- E noi ci alzeremo dalla fossa e lo prenderemo a pedate nel sedere...
- Si dice... Ma la terra pesa...
- Avvicinandoci a Parigi il caos aumenta... Guarda, altri muli abbattuti... Quanti ne abbiamo incontrati da stamane?
- Han preferito farsi ammazzare che seguitare a camminare.
- Ora si vendicano appestandoci col puzzo di carogna...
- Signor maggiore, ho perduto il mio Battaglione... Posso aggregarmi al vostro?
- Mettetevi in coda... tenente, prendetelo in forza...
- Quando avete perduto il vostro reparto?
- Da sei giorni... Ero malato di dissenteria... Mi han lasciato sotto una tenda..
- Copain, sei guarito ora?
- No, amico... Continuo a cacar sangue... Non so come ho potuto arrivare fin qui. Ma, piuttosto che cadere prigioniero, mi ammazzo...
- Si sono uniti a noi soldati di dieci reggimenti... Che abbiamo? Il miele, addosso?
- Per ricostituire i reparti ce ne vorr di tempo... E intanto gli alboches ...
- Lo stesso disordine ci sar nelle loro file... Sono uomini come noi,
sacrebleu. Non facciamo che ripeterlo, ma ce lo dimentichiamo sempre...
- Io comincio a dubitare che siano come noi... Camminano da quando han lasciato la Renania... Da un mese... Ma son di ferro, accidenti...
- Devi mettere sulla bilancia che, fino ad oggi, han sempre vinto... Quando le cose van bene, si sopporta ogni disagio... Il cuor contento  tutto...
- Quanti fucili abbandonati... Brutto segno... E non parliamo degli zaini, dei chepp, dei tascapani, delle uose, delle capotes... La Ritirata si  messa in libert come uno che sia arrivato a casa dopo un gran viaggio e non tema di farsi vedere en desabill.
- Tutto io capisco, copain, ma non l'abbandono del fucile... Il Lebel  ancora l'ultima garanzia che si abbia per la propria pelle... Se fossimo attaccati in questo momento, a chi vorresti chiedere aiuto se non a lui?
- Ecco un ospedaletto da campo che sta sgombrando... Ha tardato parecchio... O che aspettava?
- Forse aveva dei feriti gravissimi che non si potevan spostare senza pericolo...
- Senti che lamenti... Non farei il medico per tutto l'oro del mondo... La vita di un toubib  troppo amareggiata.
- E' brutto non poter recare aiuto a chi ti muore davanti...
- Ma i lamenti non vengono dalle autoambulanze... Tiens, le macchine son partite.
- Hanno lasciato dei feriti al loro destino... Si vede che non c'era pi speranza di salvarli...
- Fin che non si muore c' speranza... A volte succedono miracoli...
- I miracoli possono avvenire anche se i medici e gl'infermieri sono scappati. Ti pare?
- Comunque  una vigliaccheria... Anche se spacciato, il ferito non sa di non poter guarire. Si crede come un altro... A un certo momento, non si trova vicino neppure un infermiere per dargli un bicchiere d'acqua, se muore dalla sete...
- Mettiti a rapporto, copain... Chiama il maggiore e protesta per il fatto che gli ospedali scappano abbandonando i feriti...
- Vorrei che fossi tu al posto di quei disgraziati...
- Amico, ci son tante cose in questa Ritirata che sgomentano... Non me la voglio prender calda per nessuna ragione... Io sono un camminante e basta... Un camminante che impazzir per strada... La piet chidigliela a un altro...
- Comincia a piovere... L'acqua  calda... Ha la febbre anch'essa... Il Diluvio Universale  cominciato in un pomeriggio come questo.
- Speriamo di trovare anche noi un No...
- Speriamo di non trovarlo, amico... La fregatura  proprio lui.
- E malgrado tutto, la vita  bella... Se non ci fosse la guerra, ognuno di noi sarebbe contento del suo stato...
- Neanche questo  vero... Finita la guerra, si cerca di amareggiarsi la pace. Hai moglie tu?
- Io si, e tu?
- Anch'io... Sei contento del matrimonio?
- Non mi lagno...
- Io non posso dire altrettanto... Il mio mnage  stato un inferno sin dal primo giorno... Da questo lato la guerra ha significato per me la liberazione... Se esco vivo da questa fossa, mi aspetta l'altra fossa... A meno che qualche Taube, volando su Parigi, non mi faccia la grazia che invoco da Dio inutilmente, da quattro anni...
- Sono gi zuppo... Sarei curioso di sapere quel che pensano i totos di questo bagno improvviso...
- Ingrassano, copain... Con questo caldo si eran ridotti tutte gambe...
- Altre colonne di profughi... Amerei entrare nella testa di ognuno di loro... Son sicuro che ci disprezzano.
- Temono soprattutto di esser derubati... La notte, malgrado la stanchezza, non gli riesce di pigliar sonno... A turno, uno della famiglia fa la guardia alla roba. Si son registrati parecchi colpi... Son state scannate delle bestie, per brutale malvagit, perfino...
- C' gi il brigantaggio...
- Capirai,  il momento di berretta rossa. Domani, bene o male, i tedeschi metteranno in questi paesi un po' d'ordine... Ma oggi, tra noi che ci ritiriamo, e loro che avanzano, c' una zona franca in cui tutto  ammesso...
- In fondo, anche fare una volta nella vita il diavolo a quattro  bello, eh, capain?
- Per farlo contro dei profughi...
- Non dico questo... Ma ti confesso che poter sfogare la rabbia su qualche grosso papavero, il quale se ne sta, in questo momento, tappato in casa, in attesa dei tedeschi ai quali lisciar la schiena, garberebbe anche a me...
- Sai che cos' successo a uno dei nostri, ieri sera? Avendo incontrato, nel paese dove ci siamo fermati, uno di quei tali che tu dici, gli chiese della biancheria per poter cambiare la sua fetente.
- E l'altro gliela rifiut, vigliaccone...
- L'altro, non solo non gli rispose, ma trov conveniente affrettare il passo per raggiungere casa sua, e rinchiudervisi a doppia mandata... Il compagno si content di raccattare una cartata di merda dalla strada e di spargergliela sul portone...
- Ha fatto male a non chiamarci in aiuto... Avremmo bruciata la casa... Si sarebbe messo anche questo morto nel conto della guerra...
- Come siamo cambiati, eh copain? Assassineremmo uno perch ci ha negato una camicia di ricambio... Se un mese fa avessero predetto questo di noi...
- Di chi la colpa? Noi eravamo pacifici lavoratori... Io per esempio facevo scatole per giocattoli... A un certo momento ho visto il mondo impazzito... Il mio bambino mi accompagnava alla stazione gridando: A Berlin tra un pasticcino e l'altro. Mia moglie mi parlava della gioia che avrebbe provata al mio ritorno. Mio padre, sospirando, mi raccomandava di esser bravo... Solo mia madre aveva gli occhi lustri e non diceva nulla. Che si doveva fare? Nessuno si buttava sotto il treno per impedirmi di partire... Son partito.
- E appena arrivato quale accoglienza, eh copain?
- Accoglienza coi fiocchi... Quando abbiam visto che si voleva la nostra pelle, abbiam cercato di farla agli altri... E cosi siam diventati assassini, naturalmente... Senza neanche accorgercene...
- Ammazzare  come scendere in un pozzo, di cui tien la corda il diavolo. Credi di toccare il fondo, e invece seguiti a scendere, a scendere ancora...
- E cosi si arriva all'inferno... L'unico conforto  che siamo in parecchi ad andarci... Me lo dici tu chi si salva?
- Nessuno... La vista del sangue ubriaca anche gl'innocenti...
- Senti che scampanio? Da molto tempo le avevano legate... Ma che gli  preso?
- Le campane suonan da sole... Chiamano aiuto... Vorrebbero anche loro scappare davanti ai tedeschi...
- Vedo una colonna di fumo... Brucian dei pagliai, laggi...
- Che pagliai... Son case... Un incendio sotto la pioggia... Questa volta  chiamato il cielo a far da pompiere...
- Ma guarda... C' tutta una contrada in fiamme... Qualcuno ha pensato di offrire agli alboches dell'altra cenere...
- Si capisce... Quella fatta con le marmites non bastava... Made in France, ma con materiale tedesco...
- Una folla urlante ci viene incontro... Una sommossa con l'ombrello, si  mai visto?
- Fate bene, amici... Sotto quest'acquazzone potreste prendere un malanno. E, in pi, vi sciupereste gli abiti...
- Quella gente sta inseguendo un uomo... Eccolo che viene verso di noi... Se lo acciuffano sta fresco.
- A morte... A morte... E' una spia...
- E' stato lui ad appiccare il fuoco...
- Ha sparso di benzina la sua casa, poi l'ha bruciata...
- Prima ha scannato la sua vecchia mamma...
- Ha bruciato la casa per occultare il delitto...
- Faceva segnali agli aeroplani nemici...
- Mandava informazioni coi piccioni...
- Stava studiando il tedesco...
- Ci avrebbe fatti fucilare tutti...
- A morte... E' un traditore...
- Signor maggiore, quest'uomo ha incendiato il paese... E' una spia... Dobbiamo inchiodarlo al muro...
- Voi rispondete... Difendetevi da queste accuse... Perch avete appiccato il fuoco?
- Perch? Chiedo forse a voi perch state scappando... Perch... Mi fate ridere...
- Anche arrogante... Avete sentito, signor maggiore? Vi ha offeso... Ha offeso i nostri bravi soldati... A morte...
- Si, a morte... Lo butteremo nella fornace... Lo arrostiremo vivo...
- Io consiglio di fucilarlo. Arrostito puzzerebbe come una cimice... Appesterebbe tutti...
- Io direi di strangolarlo... Me ne incarico io... Voglio che la lingua gli si allunghi come un palo da forca...
- Io direi di accoltellarlo... Cosi ci prenderemmo gusto un po' tutti...
- Se non vi giustificate, io vi abbandono alla folla... Siete avvertito...
- Signor maggiore, io non ho da giustificarmi... Ho bruciato quello che  mio... Non ho da render conto a nessuno... Se le altre case bruciano per la vicinanza con la mia, la colpa  della vicinanza... Se volete, abbandonatemi pure a questi cani. Aspettano i tedeschi per ruffianare con essi... Han pi paura di voi che di loro... Vi accusano di vigliaccheria. Non vi perdonano di aver messo in pericolo i risparmi che nascondono in fondo alle calze... Io almeno aiuto la baracca come posso. Se potessi
bruciare il mondo lo farei. Se tutti agissero come me, i tedeschi troverebbero l'inferno sulla loro strada...
- Signor maggiore, chiedetegli perch ha ucciso sua madre... Parla, assassino.
- Signor maggiore, mia madre  morta di spavento, lo giuro davanti a Dio. Ed  stata la sua fine a decidermi... Ho voluto che con lei se ne andasse la mia casa. Il rogo le era dovuto...
- Copain, meglio lui che gli altri, ti pare?
- E' pi simpatico... Questi giustizieri con l'ombrello fanno schifo.
- Se il maggiore l'ordinasse, accosteremmo loro Rosalie al sedere...
- Li manderemmo al diavolo con l'ombrello...
- - Che dici mai, amico. L'ombrello gli farebbe da paracadute...
- Io porter quest'uomo al Comando di Tappa pi vicino... L si decider di lui... Ora andiamo... Battaglione avanti... March!
- Copain, non ti paiono un po' mosci? Non prendetevela troppo, gente... E soprattutto riguardatevi... Potreste buscare un raffreddore... Addio...
- Eccoli l... Son rimasti senza fiato... Se potessero mettere il maggiore sulla graticola non se lo farebbero dir due volte.
- Ci farebbero a pezzi tutti quanti... Diranno che proteggiamo gli incendiari...
- E chi se ne frega? Non abbiam pi nulla da perdere nel giudizio delle cosiddette persone per bene... In compenso abbiamo questo fucile qui... E' un guadagno, credi.
- Signor tenente, se stesse in me darei via libera all'amico...
- Non si pu, ragazzi... Ha bruciato mezzo paese... Pu darsi che sia un pazzo, e pu anche darsi che sia pi furbo di tutti noi...
- In ogni caso  uno che aiuta la baracca... Son le sue parole... Invece quelli che l'inseguivano, non solo non scappano, ma si preparano a ricevere i tedeschi col sorriso sulle labbra...
- Storie, ragazzi... Non vi aspettereste che tutti, dal primo all'ultimo, lasciassero il loro paese?... In molti casi ci non  possibile... State sicuri che gli alboches saran ricevuti col disprezzo che meritano. E magari con qualche fucilata.
- Speriamo bene. Cosi aiuteranno la baracca pure loro...
- Sai, cabot, perch il Comando di Tappa lascer l'uomo?
- Perch? Sentiamo...
- - Perch non ci son pi prigioni... O meglio ci sono, ma senza detenuti. I carcerieri li han liberati a patto che faccian baracca pure loro...
- Insomma, baldoria generale... Sotto a chi tocca, copains. Sta bruciando la Francia...
- La Francia sola? Il mondo intero...
- Copain, non posso dormire... Mi par di sentire il fiato puzzolente dei tedeschi sulla schiena...
- Io non dormo a causa delle zanzare... Ce ne sono miliardi, e tutte gonfie di sangue da scoppiare...
- Questi son terreni paludosi... Potevan fermarci altrove... Ci mancherebbe di prender la malaria...
- Ti piacerebbe? La malaria  lunga a guarire... Sarebbe tanta guerra risparmiata...
- Un temporale  vicino. Ripulir l'aria... Tuona gi...
- E' il cannone, amico... Tu sei novizio, non l'hai ancora sentito. Noi di Charleroi, quest'abbaio ce l'abbiamo nella testa dal 22.
- Si spara a ponente... Mi pare il 75. Qualcosa si prepara da quelle parti.
- Si  abbandonata la Marna e si difenderebbe il Grand Morin?
- Io so unicamente che siamo fermi dal pomeriggio di ieri... Ci sono arrivati 200 uomini di rinforzo e 4 ufficiali... Come se ci non bastasse, da ieri il rancio  eccellente. E infine ci han dato la paga, il perlot e l'acquavite... Ora, tirate voi le somme.
- Tu pensi dunque che anche qui si prepari qualche cosa?
- Ma non c' dubbio... Gli uomini di prima linea, sulla destra del Grand Morin, aspettano i tedeschi da un momento all'altro... Gi si sente la loro presenza nell'aria... Odor di birra, di salsicce e di crauti...
- Secondo te, noi siamo in seconda o in terza linea?
- In seconda... Davanti a noi ci son tre battaglioni... Se gli alboches fanno sul serio ci toccher serrare...
- Voglion proprio la pelle... Non c' nulla da fare...
- Lo straordinario  che una ventina di dispersi sono rientrati al Battaglione... Proprio in tempo per farsi fregare.
- C' un destino in tutto, credimi. E' stata la fame a spingerli al nido.
- Copain, ai lati del recinto mi par di notare della confusione...
- Non hai torto... Delle ombre si muovono laggi... Quasi quasi vado a vedere...
- Vengo anch'io... Cerchiamo di non far rumore... E soprattutto di non passare sulla faccia di qualcuno...
- Non tutti soffrono d'insonnia... Senti questi qui come russano... Hanno i gros noirs tra naso e gola...
- Ma che succede... Ho l'impressione che i copains abbiano addentato del lardo.
- Come sarebbe a dire?
- Ora vedrai... Zitto... A momenti ci siamo...
- Chi viene? Non fate rumore, accidenti... Mettetevi in coda...
- Che cosa succede? Fate dei misteri voialtri...
- La poule  l... Mettetevi dietro di me... Siamo gi diciassette... E' una vergogna...
- O dove l'avete pescata, ragazzi?
- E' una profuga... Le han fucilato il figlio, almeno dice... Probabilmente si vuol consolare... Ma non  venale. Non tira affatto al danaro...
- Ma un pochino si?
- Affatto, ti dico... Qualcuno ha tentato di metterle delle monete in mano e lei le ha lasciate cadere per terra con disprezzo.
- Pi unica che rara... Quanti ne ha sbrigati fino ad ora?
- Cinque... Son pochi... Uno non la finiva pi... I tardoni dovrebbero mettersi in coda, ti pare?
- Naturale... Ma questi son singhiozzi... La poule piange... Come mai?
- Piange per abitudine... Ci ha pregato di perdonarla... Non pu fame a meno... Piange sulla vita sua... Noi non c'entriamo...
- Per, entrare in una donna che piange non mi  mai successo... E a te?
- Neppure a me... Ma che ci vuoi fare? Tutto in questi momenti  straordinario.
- Altri si accostano... Tra poco ci sar l'intero Battaglione, col maggiore in testa... Ma che fiuto, maledizione...
- Che ti fa? Lascia godere un po' tutti... Domani a quest'ora si potrebbe essere sottoterra... Ci pensi?
- Appunto perch ci penso, vorrei non correre il rischio di restare a bocca asciutta... Ora se si fa questo diavolerio, capirai...
- In coda, voi tre... Zitti... Spiegagli tu, copain...
- Non ho bisogno di spiegazione... Sono stato io a notare la profuga... Un altro pi sfacciato l'ha convinta... Non avrei mai creduto... Una faccia da angelo. Non pare di questa terra...
- E invece, eh copain?
- Forse lo fa per piet... Si  convinta che domani saremo tutti morti e ci vuole indolcire la bocca...
- Tu devi essere iettatore, eh copain ?
- Pu darsi... Intanto ho cominciato col portar scalogna a me stesso,..
- Il sesto  andato, se Dio vuole... Ne restan sette prima di me... Forse arrivo in tempo...
- C' tutta la notte per noi... Vedrai che appena finita la prima mandata, si ricomincia...
- Per chi avete presa quella disgraziata? Per una macchina? Non esageriamo, poi.
- Mettiti in testa che le donne non fan nessuna fatica... Mia moglie, mentre io traffico, pensa alle pentole, al pollaio, alle semine... A tutto, tranne che a me. Siamo noi che inseguiamo le farfalle... E' assodato.
- Storie... Tua moglie sar un baccal... La mia ha invece il pepe sulla coda. Quando l'accosto soffre veramente, sbuffa come un treno e si lascia sfuggire le confessioni... Se voglio saper la verit su un certo fatto, io so come fare... Arrivata a quel punto non tiene pi nulla...
- Sei fortunato... Se ti tradisce farai presto a saperlo... Come ritorni a casa, non hai bisogno di guardare sotto il letto, per vedere se c' nascosto l'imboscato che il tuo arrivo ha disturbato nel suo meglio...
- Bravissimo, sacrebleu. Il settimo ha fatto come un lampo... Siamo stanchi morti, ma, insomma, davanti a certe cose...
- Peccato che la donna seguiti a piangere... Non sarebbe possibile pregarla di smettere per qualche minuto? Sarebbe tutt'un'altra cosa.
- Nulla da fare... Come tua moglie pensa alle pentole, questa qui non si d tregua a contar le sue lacrime... Pu anche darsi che pianga per l'orrore che le facciamo...
- Toh, nessuno parla pi... Siete diventati tutti muti?
- Non senti? Il cannone tuona laggi...
- Lasciatelo tuonare... Purch lasci in pace noi... Gli altri si arrangieranno . Sistema D. Una volta per uno... Sarebbe anche giusto...
- Ma che fa quello l... Spicciarsi, creature... Non possiamo aspettare tutta la notte i porci comodi di Vorrei ma non posso...
- State zitti... Se l'impressionate non compiccia pi nulla... Dell'altro tempo perduto...
- Ve lo dico io... E' il pianto di quella donna che smonta...
- D'altra parte, o prendere o lasciare. E' gi una fortuna averla trovata cosi... Di tutta la Quinta Armata siam forse i soli a faire la noce stanotte. E' qualcosa.
- Il cannone accelera... Lo sentiranno i parigots? Io credo di si...
- Speriamolo... Una bella fregatura per gl'imboscati... La guerra  andata a trovarli in casa...
- I compagni venuti oggi al Battaglione hanno appreso, passando da Parigi, che i Taubes hanno volato sulla citt producendo danni e la-
sciando parecchi morti... Il Governo  fuggito in treno speciale... Che figura...
- Il Governo solo? Vi son centinaia di migliaia di franchi-filatori... Li han chiamati cosi... E son quelli naturalmente che ci buttan la croce addosso...
- Che ci avevan pagati per difender la loro paura?
- Ma insomma che succede? L'ha presa a cottimo, l'amico? E' una vergogna. Per fare certe figure meglio non esporsi...
- Sveglia, copain. Te la sei sparata la polvere?
- Che ti  successo? Pensi ai debiti?
- A me non dispiace per te... Ma per tua moglie...
- Io propongo di dargli due minuti di tempo. Se non va, lo costringiamo a mettersi in coda... Un'altra volta andr meglio...
- Zitti... Si sente rumore di passi... Voci. E' il maggiore... Entra il maggiore... Ai nostri posti...
- Squagliamoci... Maledizione... Proprio sul pi bello...
- Buttiamoci per terra... Potremmo esserci addormentati qui...
- Qui... Attorno a una statua cascata dal cielo... Fai ridere...
- Dov' la donna? Non la sento pi piangere...
- Io si... E' come se si fosse allontanata... Non riesco pi a vederla...
- Adunata... Questa tromba lacera i timpani... Siamo svegli si... Sciupona...
- Secondo Battaglione a me... Venite vicino... Ancora pi vicino... Ho da parlarvi. Cosi... State bene attenti... Le cose che vi debbo dire sono gravi... Ma io vi conosco... Dei soldati che hanno sulle spalle Charleroi e la Ritirata, sapranno guardare con occhio fermo la realt... Ragazzi, si va avanti. E' venuto il momento di dare addosso a chi ci ha decimati sulla Sambre, a chi ci ha inseguito per centinaia di chilometri con la baionetta alle reni... Il momento di vendicare i nostri morti...
- Sento sempre piangere... Hai mai visto i fuochi fatui nei cimiteri?
- Perch mi chiedi questo, copain?
- Quel pianto mi fa l'effetto di un fuoco fatuo... Si accende e si spegne... E il cimitero siamo noi...
- Non c' dubbio, sei iettatore... Alla larga...
- Ragazzi, vi d una grande notizia... Dal pomeriggio di oggi, i nostri avanzano su l'Ourcq... Il mio cuore si riempie di commozione, pensando che, finalmente, un po' di sole rompe la tenebra nella quale brancoliamo da quando  cominciata la guerra. Avanzano e han gi strappato parecchie localit al nemico. I tedeschi sono in rotta. Fuggono, lasciando nelle nostre mani cannoni prigionieri carriaggi 
munizioni... La loro tracotanza  finita... Ora cominciano a sentir sulle caviglie i denti della vipera... Una volta per uno...
- E' strano che, questo pianto, il maggiore solo non lo senta... Son sicuro che tutti i copains si chiederanno la stessa cosa...
- Lo sente anche lui, ma fa finta di nulla... E' il maggiore, capirai, e deve farci il discorso...
- Quasi quasi mi convinco che quella donna sta piangendo per quelli che domani lasceranno la pelle... Noi non si sa pi piangere, ed allora se ne incarica lei...
- Ragazzi, domattina si comincia l'offensiva su tutto il fronte... Per centinaia di chilometri, milioni di uomini non avranno che un solo scopo: liberare il loro paese dall'invasione... Questa volta il nostro Battaglione non  di prima ondata... Era giusto che cosi fosse in considerazione dei sacrifici fatti a Charleroi. Saremo di rincalzo. Preparatevi a camminare... Vi siete riposati circa due giorni, avete avuto i rinforzi che aspettavate, il morale  buono, insomma domani ci faremo onore... E' vero, ragazzi?
- Ne sono sicuro... Anche di rincalzo potremo cogliere la nostra parte di allori... Oh intendiamoci... Non bisogna prender la cosa alla leggera... Il nemico non ha ancora rinunziato a darci qualche zampata mortale... Si sa vicino a Parigi, sente l'odor della preda, e combatter duramente prima di mollare... Ma noi vinceremo. Si  gi cominciato a vincere... Giorni fa  stato il vittorioso contrattacco di Guise. Oggi  l'avanzata sull'Ourcq... Questo dimostra che cominciamo a dominare la situazione... Se i tedeschi sperano ancora di tendere un tranello alla nostra Armata, e a quella inglese che abbiamo sulla sinistra, si sbagliano. Il momento in cui ci potevano accerchiare e annientare  passato... Siamo delle pellacce, questo si... Abbiamo camminato come dannati... Ma alla fine possiamo dire di averla spuntata... Un meritato riposo, ed eccoci ancora sulla breccia... Gli alboches avranno una bella sorpresa... Vedranno i morti rizzarsi dalle tombe... Evviva il Secondo Battaglione.
- Evviva... Sveglia, ragazzi... Gridate con me... Evviva il nostro Battaglione...
- Sergente, voi gridate per cinquanta... Potreste fare il baritono... Evviva il Secondo Battaglione.
- Tutto questo baccano per stordirci... Ci son dei pesci al mio paese che si prendono con la lampra o col rumore...
- Io dico che se ci avessero fatto riposare qualche giorno di pi, non sarebbe stato un gran male...
- Zitto... Non farti sentire... Siamo tutti del tuo parere... Anche il maggiore... Ma che si pu fare?
- Han messo gli occhi sulla nostra pelle. Ecco la verit...
- Sar poi vero che oggi si  avanzato sull'Ourcq? Potrebbe essere una menzogna per farci coraggio... Dov' l'Ourcq? Lo sai tu?
- Io no... Non conoscevo neppure il Gran Morin... Ce n'ha insegnati la guerra di paesi...
- Gli Ufficiali passino in rivista i loro plotoni... Poi il Battaglione riposer fino alle tre del mattino. L'azione  fissata per l'alba. Animo ragazzi, forse il peggio  passato... Domani potrebbe anche decidersi la guerra... Auguro a tutti buona fortuna... Prima dell'avanzata ogni uomo avr doppia razione di acquavite... Questi posti sono umidi... Bisogna ubriacare le zanzare... Buona notte.
- Con quattro chiacchiere, eccoci serviti... Tutto fa per noi... Bisogna avanzare? Zaino in spalla. Bisogna ripiegare? Si ripiega... Siamo dei burattini... Chi tiene i fili, ci fa fare le riverenze che vuole...
- Io amerei sapere dove s' cacciata la poule... Non pu esser volata via come una zanzara... In qualche punto dovrebbe trovarsi...
- Non c' proprio pi... Forse  stata inghiottita dal suolo... E forse  volata via come una maga... Potrebbe anche darsi... Ci accade nei racconti di quando eravamo ragazzi.
- La conclusione  che si rimane a bocca asciutta... L'abbraccio di quella disgraziata sarebbe stato la consolazione di questa vigilia...
- Vigilia maledetta, che cosa ci porti?
- Lampeggia... Tra poco piove... Ci far bene... Ci calmer i nervi...
- Affrettatevi, zanzare, a pinzare... Domani il puzzo di cadavere potrebbe farvi torcere la bocca...
- Piove... La palude ha la febbre. Ma come odora... D quasi la vertigine...
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PARTE QUARTA.
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CAPITOLO 1.
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Continuo a inginocchiarmi davanti a tutte le salme di soldati, a tutte le carogne che incontro. Mr. Wheeler, abbandonatemi al mio destino... E' inutile sollevarmi da terra... Tra dieci passi cadr ancora... E la strada  tanto lunga... Vi supplico di lasciarmi sul prossimo ponte... Salter con esso, cosi non avr bisogno di sepoltura. Meglio esser divorato dalla dinamite che dalle mosche, dai gatti selvatici, dai maiali erranti. Mi duole solo di non poter consegnare le lettere che ho in tasca... Le lettere mandate dalla Morte. La Morte vestitasi da Laline, Chaplain, Restoul, Dolomieu per comunicare col mondo . Mr. Rupe, coraggio... Se arriviamo al prossimo paese, di l dal fiume, possiamo dirci salvi. Oggi abbiam marciato pochissimo... I prussiani son cosi vicini che li si sente ruttare per la troppa birra bevuta... Altre rivoltellate, udite? Gli ufficiali tedeschi sparano alla nuca degli uomini che vorrebbero fare alt. Sperano di accerchiarci prima che scenda la notte... Io non sono meno stanco di voi. Le mie ferite minacciano di riaprirsi... Ho la nausea della fatica... Il puzzo del mio corpo mi ossessiona. Un vero cadavere vivente... Per un bagno darei dieci anni di esistenza . Andiamo mr. Wheeler, andiamo... Forse Parigi  l, dopo quella foresta... Ma la foresta  in fiamme. Il cannone l'ha segnata coi suoi denti di fuoco... Come passare per quella fornace? La piria mozza il respiro... Mi pare che i miei capelli brucino... Mi bruciano la faccia e gli occhi... Io non resisto, non resisto, mr. Wheeler... Torniamo indietro, troveremo un'altra strada... Quella foresta  l'inferno... Sentite che grida? Son soldati sorpresi dal fuoco... Chiamano aiuto, invocano le mamme e i santi . Tappatevi le orecchie, mr. Rupe... Non c' altro da fare... Nessuno pu soccorrere quei disgraziati... Prima moriranno e meglio ... . Meglio! Non bestemmiate, mr. Wheeler... Maleditevi perch non potete salvarli, ecco. Chi sono questi soldati che segnano col loro corpo il cammino della Ritirata? Non ne sappiamo nulla... Compagni di una notte interminabile... Nessuno pu distinguere il viso dell'altro... Camminiamo a contatto di gomiti, e di coloro che ci rasentano non sentiamo che i sospiri...Sospiri e puzzo di piedi, mr. Rupe... Questi poveri piedi che non hanno requie, che seguiteranno a camminare anche dopo la morte...
Se ritorno vivo sulle rive dell'Hudson sapete che cosa ho in animo di fare? Mi voglio mettere in vetrina a New York, nel punto pi battuto di Broadway. Una vetrina tutta per me... Me ne star con le piante dei piedi rivolte alla folla del marciapiedi perch tutti possano ammirarle. Vi appiccicher un cartello con su scritto: Questi piedi han camminato pi dell'Ebreo Errante . Io vi consiglio, mr. Wheeler, di metterli in un vassoio d'argento come fanno i devoti al mio paese. Piedi di cera da offrire a qualche santo. Piedi della Ritirata, coperti di piaghe come il costato di Nostro Signore. 
- Monsieur, svegliatevi... Aprite gli occhi... Siete a Gonesse... La Ritirata  finita...
Non  la vostra voce, mr. Wheeler... Mi avete lasciato per andare in cerca di miss Alice... Non la troverete... Interrogherete centinaia di ambulanze e nessuna vi dar la notizia che sperate. Io mi sono perduto in una foresta... Una foresta di alberi millenari... Ho per compagno un fantaccino con i piedi bruciati, come quelli di Pinocchio... Questo uomo  Pitou...Mi appoggio a voi, signor giornalista, perch altrimenti non mi reggo... Ne avrete per poco... Il fuoco continua ad ardere, sale dai piedi alla testa, dalla terra al cielo... Tra qualche minuto sar ridotto un pugno di cenere... Tutta la foresta sar ridotta un pugno di cenere... Aspettiamo un vento che ci disperda nello spazio, un vento che cancelli la nostra memoria da questo mondo terribile. Pitou, povero Pitou, sento la vostra voce tremare. Per vincere il cafard bevete dell'altra acquavite... Si far risuscitare qualche morto per aumentarvi la porzione... I morti non mancano, state sicuro... Eccone l un mucchio. Oh, voi, levatevi in piedi... Si tratta solo di una commedia... In piedi vi dico... Dovete solo rispondere all'appello dell'uomo di corve, poi riprenderete a dormire... Nessuno risponde... Pitou, dovete accontentarvi di un sorso di cric... Si vede che questi poveri morti non possono rinunziare alla loro porzione... 
- Monsieur... Il vostro amico ha lasciato detto che sarebbe ritornato questo pomeriggio... Aprite gli occhi, vi prego... Vi farebbe bene guardare in viso una persona viva...
Egli ha dovuto partire perch era vivo. Vivo per altre strade, altre stanchezze, altri pericoli, altre paure... Ma egli non vi trover, miss Alice... Egli non sa cercare tra i rottami della Ritirata... E voi avete finalmente scovati quei ceri? Uno per il figlio, uno per il padre, uno per la madre... Il padre  rimasto sul sagrato di Piazza San Martino, la madre  spersa per le strade, il figlio  sotto un muro... Quei ceri sono mutili... La villa dell'ingegner Malderem  tutta una camera ardente...
Ma i cadaveri non ci sono... Fuggiamo, miss Alice. Questa casa  visitata dalla Morte... Sentite nell'androne come si lamentano questi soldati? Non sono un medico, non sono un medico... Volete che mi metta un fucile alla tempia? Fuggiamo, altrimenti impazzisco... Datemi la mano, miss Alice... Come siete pallida, sciupata... Siete irriconoscibile. Sul vostro splendido viso  sceso un velo... L'oro dei vostri capelli non luce pi come prima... Ed ora vi voglio dire che, quel giorno, lasciandovi davanti all'Ospedale del Cateau, ho sentito come un vuoto dentro di me. Se fossi stato solo vi avrei buttato le braccia al collo . Ma questo  incredibile, mr. Rupe... Anch'io vi amo... Vi ho scritto tante lettere che forse non riceverete mai... Per voi ho dimenticato il mio fidanzato... Non me ne importa pi nulla della guerra... Penso solo al momento in cui mi unir a voi. Unirvi a me, miss Alice? Credete che Cino Rupe possa essere un marito? Fino ad oggi questa  la cosa che meno gli somiglia... La solitudine  stata sempre la sua forza... Una vita arida, non lo nego... Consolazioni fatte di carta stampata, di trasalimenti di folle conquistate con la parola... Tutto ci non  che vento... Ma l'amore  forse qualche cosa di pi? Mr. Rupe voi avete pi bisogno d'amore che di pane... Fino ad oggi avete camminato con gli occhi chiusi per paura che il mondo esistente al di fuori di voi distruggesse quello che vi siete costruito nella testa... Aprite gli occhi... Vi far bene guardare in viso le persone vive, le persone come sono... Vi manca l'umanit... Siete un Robespierre... La vostra  una perfezione sulla quale non alligna alcun fiore... Meglio Danton... Ma ora andiamo, non perdiamo tempo, ci dobbiamo salvare. Gli alboches ci galoppano alle spalle, potrebbero farci prigionieri, potrebbero catturare il nostro bambino... Il nostro bambino, miss! . Si, il nostro bambino, il nostro amore... Ma, Alice, la strada  lunga, il piccolino morir per via... Non pu morire... Se anche noi cadremo, egli ci sopravviver ... Pitou, avete sentito? Il fuoco sale, monsieur. Il mio corpo brucia sempre... E andiamo, un passo dopo l'altro... Se non avessimo nelle gambe il piombo di certi pupazzi non potremmo reggerci. Seguiteremmo a camminare lo stesso anche se la strada si sollevasse verso il cielo in una spaventosa cabrata. Arriveremo a Parigi sul far dell'alba? Si decider questa notte a cadere come una spoglia di vipera sul nostro destino? Chi lo sa, chi lo sa. Ma quello  il Nasilo, non c' dubbio. Non rassomiglia n alla Sambre n alla Marna... E' il fiume di Calimera, Alice... E quel ragazzo che sta pescando con la lenza  Leto. Leto, figliolo, non mi riconosci? Sono Cino, e questa  la zita . Dev'esser bella, Cino. Da lontano le si vede un'aureola d'oro intorno alla
testa. Non sposeresti una santa? Vado ad avvertire la mamma. La mamma che ha sempre il mal di testa da quando  cominciata la guerra... Ora aspetta, Leto. Avvicinati a noi... Perch non vieni ad abbracciarmi? Non mi vuoi pi bene? Sei ancora irritato perch io non tengo conto della pena che d a tutti, ascoltando solo e sempre il mio impulso? Queste tue parole non ho mai potuto dimenticarle... Nessuno risponde... Leto  sparito... Sparito da quella parte... Alice corriamo, dobbiamo raggiungerlo. Corriamo, Cino, ma tu resti indietro... Pitou, dove siete? Non vi sento, appoggiatevi a me Maledizione, signor giornalista, queste gambe fumano come fruciandoli, non mi reggon pi. Anch'io, anch'io non posso camminare... Queste lettere che porto addosso pesano come bare... Ora me ne libero, mi libero della Morte che viaggia con me... Via via da me, annunzi d'abisso... Ora butto la lettera di Laline... Perdonatemi, capitano... Debbo raggiungere Leto, Leto che corre dalla mia mamma, la mamma che ha il mal di testa da quando  cominciata la guerra... Guarda, Alice, guardate, Pitou, inginocchiatevi... La lettera di Laline sta cadendo a terra... Si posa come una foglia di gattice strappata dal primo vento d'autunno... E' al suolo... Non la vedo pi... In sua vece c' un'ombra... C' Laline disteso per terra... E questa  la lettera di Restoul... State sempre in ginocchio. Guardate. Ora la butto... Eccola, tocca il suolo, il suolo che l'inghiotte... In sua vece c' un'ombra... C' Restoul in mezzo alla strada... E questa  la lettera di Chaplain. State sempre in ginocchio. Guardate. Ora la butto. Eccola, tocca terra, la terra che l'inghiotte... In sua vece c' un'ombra... C' Chaplain disteso in mezzo alla strada. Ma ora alziamoci, riprendiamo la corsa, cerchiamo di non passare su tutte queste ombre... Quante ombre, quante ombre... Ombre di soldati, di mamme, di vecchi, di bambini. Troppo giusto. Man hat geschossen... Fuoco!... Questo comando gridatelo forte, signor capitano, perch tra tante imprecazioni la vostra voce potrebbe perdersi. Arriva invece, arriva... Potete esser contento, signor fucilatore. Dove c'erano uomini, ora non ci son che ombre... Per qualcuno  duro a morire, palpita ancora nel mucchio. State attento, non sia detto che si faccia il morto per non pagar gabella... Ordinate una seconda volta il fuoco... Cosi... Fuoco!... In piedi, voi, poltroni... Fuoco, vi dico!... Ora poi il silenzio  completo... Potete esser contento, signor capitano... Per uno di noi cento di loro. Diesen haben wir eine Lektion gegeben. Troppo giusto... Fuggiamo, fuggiamo, ragazzo... Non guardare se c' tuo padre nel mucchio... Non farlo, vieni
con me... Tuo padre  svanito nell'aria,  svanito come in questa notte interminabile... Non finir, non finir pi, Alice... Le nostre nozze si celebreranno al buio. Ci faran da fiaccole le foreste bruciate dalle cannonate... I gemiti dei moribondi saranno il nostro viatico. 
- Monsieur, grandi novit... Gonesse brulica di battaglioni... Sentite le fanfare? Svegliatevi... Si leverebbero anche i morti delle tombe... E' cominciata l'Avanzata... L'Avanzata, capite...
Rupe apre gli occhi, quei suoi occhi dove si riflette la luce di un deserto abbacinato e senza confini:
- E' cominciata l'Avanzata? Queste fanfare le riconosco... Non vedo pi Alice... Chi siete, figliola? Ho tanta sete...
- Ecco, monsieur... Quest'aranciata fresca  per voi... Sono ore ed ore che vi faccio le pezzette... Mi avete spaventata ve lo giuro... E non vi dico mia madre... Non speravamo che apriste gli occhi...
Le parole della fanciulla sono interrotte dall'entrata della madre, una donna sulla sessantina, dall'aria aperta e affettiva. La signora si avvicina al letto di Rupe e lo sta a guardare premurosamente:
- Il nostro malato sta meglio... Domani vi sveglierete senza febbre... Intanto aspettiamo monsieur Wheeler che ci porti qualche buona notizia...
- Ritorner mister Wheeler?
- Dovrebbe arrivare da un momento all'altro, almeno cosi ha promesso. E' andato fino al Quartier Generale Inglese per sapere qualcosa di preciso sulla sorella. Durante la Ritirata ha appreso che nella battaglia al Cateau gl'inglesi hanno abbandonato perfino le ambulanze... L'Ospedale, dove mademoiselle Wheeler prestava servizio, sarebbe caduto in mano del nemico...
Rupe accoglie questa notizia con un silenzio cosi pieno di doloroso stupore che la sua ospite  mossa a chiedergli se Alice sia la sua fidanzata. E Cino:
- No... E' solo una bella e cara creatura... Anche se non dovessimo pi incontrarci resterebbe il ricordo...
- E perch non dovreste pi rivederla? protesta la signora. - Ma queste fanfare non le sentite? Sfilano gli algerini. Son truppe straordinarie. Di questo passo stasera bivaccheranno a Nanteuil-le-Haudouin, ve lo assicuro...
Il nome di Nanteuil ricaccia Rupe sulla strada della Ritirata. Il suo occhio diventa inquieto e torbo, il suo respiro affannoso.
- Nanteuil-le-Haudouin... La sparatoria improvvisa alle spalle... Si fugge, si fa un ultimo sforzo... Ed ecco un soldato passare al galoppo tra le file, un soldato impazzito su un cavallo nero... Mette sotto qualcuno, si spara su di lui... Una ragazza cieca seduta su una porta ci supplica di salvare il padre paralitico... Non mi reggo in piedi, figliola... Mister Wheeler non le risponde neppure... Son tre giorni che non fuma... Guarda ansiosamente nell'abitato per trovare uno spaccio aperto... Se seguita cosi si butter sui morti che incontra, per spogliarli del loro tabacco.
- Non pensate pi a queste cose, monsieur. Tutto questo appartiene al passato... Ora dovete guarire...
- Guarire si... Ho tanta voglia di star bene... Vi debbo la vita, madame...
- Ma anche noi vi dobbiamo qualcosa... risponde l figlia per la madre. E giacch Rupe non capisce, soggiunge:
- Dobbiamo unicamente a voi se siamo rimaste in questa casa ad aspettare gli eventi... Eravamo in forse se scappare a Parigi... Il rimorso di lasciarvi senza cure ci ha persuaso a restare... Ecco una buona azione messa a frutto. I soldati che abbiamo visto scendere disfatti tre giorni fa, ora stan marciando verso le linee con la fanfara in testa...
- Un simile miracolo - rincalza la madre - nessuno l'avrebbe sperato... La Ritirata era diventata una fuga... Si abbandonavano cannoni munizioni ambulanze fucili, tutto. Non restava che la disperazione...
- La Ritirata eravate voi in persona, monsieur. Ci avete atterrito, vedendovi. Non volevamo prendervi... Temevamo che ci moriste nelle braccia...
- Non ricordo nulla, ma nulla... Non ricordo di aver bussato alla vostra porta.
- Vi ha condotto l'amico vostro... Da solo non ci sareste arrivato...
- Nulla... Non ricordo... Se guardo indietro non vedo che una bruma rossa in cui appaiono e scompaiono visi di poveri soldati stravolti dall'orrore e spremuti dalla stanchezza... Ho paura di chiudere gli occhi... Paura che mi riprenda il delirio. Fin che vi vedo, fin che vi sento parlare, fin che queste fanfare agitano il vostro sangue come agitano il mio,  certo che non sto sognando... Datemi una mano, signora.
- Ecco, figliolo.
- Lasciatela un poco nella mia... Mi pare ch'essa mi riallacci a qualche cosa che si era spezzata... Ora potrei anche chiudere gli occhi... Grazie, madame. Non dimenticher mai quel che vi debbo... Mai...
Poi, lentamente, si assopisce. Il suo sonno  tranquillo. La turbina degl'incubi gli si  fermata nella testa. E' proprio il riposo.
- Poveretto... commenta la fanciulla. Forse non dorme da qualche settimana... E' diventato cosi magro che gli si vede il teschio...
- Tra poco gli daremo una tazza di brodo... Ho tirato il collo alla miglior gallina del pollaio...
Dalla lontananza giunge l'eco della prima cannonata dell'azione in corso. E' il mezzogiorno del 5 settembre. Le due ospiti di Rupe si guardano impallidite. Un irresistibile bisogno le spinge alla finestra... Per le strade continuano a sfilare i battaglioni seguiti dalle salmerie. Il passo marziale degli uomini si alterna con lo scalpitare delle bestie. I civili fanno ala applaudendo e gridano evviva. E' la volta dei marocchini. Le djellabe immacolate dicono che queste truppe arrivano fresche al combattimento.
- Son proprio ammirevoli... esclama la madre. Il cuore mi dice che ogni cosa andr bene... Se potessi li stringerei tutti al cuore... Salvatori del nostro paese...
- Senti, mamma? La cannonata infittisce... Si spara verso Plessis aux Bois e Villeroy...
Poi guardando Rupe che seguita a dormire malgrado il tumulto della strada e il rullio degli obici nelle lontananze:
- E' incredibile che non si svegli... Come lo invidio... Questi boati fan venire la pelle d'oca...
- Hai paura, Emilie? Sei tanto pallida... Se credi scendi in cantina... Star io ad assistere quel poveretto...
- Forse  meglio che ci rifugiamo tutti abbasso... Se penso a quel che potrebbe accadere da un momento all'altro...
- Non temere, figliola... Non ci accadr nulla di male... Certe cose si sentono. Ti ricordi tre giorni fa com'ero disperata?
- E se invece... Potrebbe anche darsi, mio Dio...
- Allora scapperemo... Avremo perduto qualche giorno prezioso, questo si... Ci toccher filare... Ma niente mi spaventa, te lo giuro... Tutto, piuttosto che avere i prussiani in casa...
- Madame, eccomi di ritorno... Apritemi... Sono Wheeler...
Rupe, che  rimasto insensibile al tumulto della strada e al ruggito della cannonata, a quella voce che agisce sul suo subcosciente si sveglia, sollevandosi ansiosamente a mezzo del letto.
- E' ritornato mister Wheeler? Fatelo venir su, vi prego...
Poco dopo Thomas  al capezzale di Cino. I due amici non si perdono in effusioni. L'americano batte cameratescamente una mano sulla spalla di Rupe, che lo guarda un po' attonito. Ed  tutto. Dopo avere accesa una sigaretta, Wheeler dice:
- Vi trovo discretamente, dear friend. L'occhio si  schiarito... Quando son partito facevate paura... Parlavate alle ombre...
- Prima del vostro arrivo ha riposato calmissimo... dice la padrona di casa. Sta decisamente meglio... Speriamo possa trascorrere una buona notte...
- E miss Alice? chiede Cino.
- Alice  prigioniera, purtroppo... Al Quartier Generale Inglese mi han dato la notizia come sicura... I nostri cugini per poco non si son fatti accerchiare al Cateau da Von Kluck. Sordet li ha salvati dal disastro, tuttavia, per sfuggire al tranello, han dovuto lasciare prigionieri, cannoni, bagagli, in quantit e anche varie ambulanze... Alice ha seguito la sorte di una di queste... It's a pity...
- Povera miss Alice... Questa notizia mi addolora... dice Rupe con voce commossa.
- I prussiani non la terranno a lungo - afferma convinta la padrona di casa. Se le cose van bene potrebbe essere questione di giorni e forse di ore...
- Non bisogna correr troppo, mistress. Voi avete sotto gli occhi delle truppe fresche che marcian con la fanfara in testa... Ma esse costituiscono un'eccezione. Se da questo settore vi spingete verso gl'inglesi, l'atmosfera  molto diversa. Tommy  gi di tono. Da qualche giorno non si fa la barba, trascura i suoi bastoni da golf, e questo  un brutto segno... Se potesse ritirarsi sulla Senna, e anche oltre, lo farebbe... Insomma  un guaio... N la Quinta Armata, collegata agl'inglesi,  in condizioni migliori... Dal Belgio alla Marna ha evitato pi volte l'accerchiamento per miracolo...
- Ma allora? chiede rattristata la signora.
- Allora il castigamatti c', e si chiama Gallieni... Bisogna lasciar fare a lui. L'offensiva in corso  una sua trovata... Da lupo Kluck dovr
accorgersi di poter diventare anche agnello. L'audacia del Governatore di Parigi  anzitutto lezione morale... La vittoria verr, ma potrebbe anche non venire... La lezione resta...
- Ma qual  questa trovata? chiede Emilie.
- L'ufficiale di Stato Maggiore con cui ho parlato, vecchio amico di mio padre, mi ha informato a grandi linee dell'azione in corso. Il mutamento delle teste di colonna germaniche, abbandonanti l'idea d'investir la Capitale, e pieganti verso Sud-Est con lo scopo di liquidare l'ala sinistra franco-inglese, ha suggerito a Gallieni di buttare sul fianco destro della Prima Armata tedesca tutte le forze a sua disposizione come Comandante delle armate di Parigi. Quest'idea poteva venire solo a un generale di genio. Il colpo  audacissimo. Nessun governatore di piazzaforte, assediata, o quasi, avrebbe mai osato fare uscire le truppe dalla cintura dei forti per impegnarle in campo aperto, a pi di quaranta chilometri di distanza, contro un nemico, galvanizzato dai continui successi. A tutta prima mi  parso di capire che gl'inglesi non ne volevan sapere di sospendere il ripiegamento e di partecipare all'offensiva. Ma, all'ultimo momento, il generale Joffre avrebbe ottenuto di farli marciare... Lo stesso Joffre, fino a tre giorni fa, era del parere che la Ritirata dovesse proseguire fino alla Senna. Qui la testa dura  Gallieni... Se si vince, il merito  suo... Avete letto il suo proclama ai parigini?
E giacch i suoi interlocutori fan segno di no, Wheeler si fruga nelle tasche e ne trae un foglio murale. Lo stupore che vede dipinto nel viso dei suoi amici gli giunge gradito. Prima di spiegare il manifesto egli dice:
Dal Quartier Generale Inglese ho fatto una scappata fino a Parigi. Una visita a mio padre mi ha permesso di aggiungere un pezzo importante alla collezione di ricordi che ogni americano deve proporsi di portare in patria dalla guerra. Ecco qui. Pare che questo manifesto presenti delle piccole varianti con l'originale scritto e firmato dal generale Gallieni. Esse sarebbero state suggerite dal Governo, preoccupato di dare uno scopo alla sua partenza precipitosa...
Dice, e intanto spiega il manifesto davanti ai suoi amici, divertendosi a cogliere il gioco dell'emozione sui visi, man mano ch'essi leggono il documento.
- Il Governo ha lasciato Parigi... mormora Rupe incredulo. E le sue ospiti a una voce:
- Mais e'est tout  fait inoui...
- Mais c'est honteux, mon Dieu...
- Son del vostro parere... afferma Thomas. N credo che i parigini di fegato la pensino diversamente sui loro governanti, che sono andati a deliberare in un music-hall di Bordeaux. C' stato del panico,  inutile nasconderselo... La giornata pi tragica  stata il 30 agosto.
Parigi si  svegliata bianca di terrore. Fino a quel giorno, i comunicati avevan tentato di mascherare la realt delle cose. All'improvviso, si  avuta la rivelazione del disastro. Parigi si  vista perduta... E' corsa la voce che stesse per essere evacuata come citt aperta, non essendo in condizione di sostenere un assedio. Intanto i Taubes arrivano sulla metropoli. Buttano bombe e ammazzano due persone. Ma le due persone
nel parlare che se ne fa si moltiplicano. La corsa alle stazioni diventa frenetica. Scappano da Parigi pi di cinquecentomila abitanti, tutti o quasi convinti di essere iscritti nella famosa Lista degli Ostaggi di kluck. Le inserzioni, sui giornali, di parenti che si son perduti di vista, e si danno convegno in questa o quella localit, innumerevoli. Le chiese son piene di gente prostrata a implorare dalla Madonna di essere salvata dagli orrori dell'assedio e della capitolazione. Il giorno dopo, la situazione appare sempre gravissima. Parigi non ha chiuso occhio. Si aspetta il bollettino ufficiale come una sentenza di morte. Si ha la sensazione che la Ritirata si sia mutata in rotta. In Paris werden wir abrechnen . Questo grido rintrona in tutti i crani. Il solo a reggere nello sgomento generale, Gallieni. Egli sta improvvisando un formidabile campo trincerato. Attorno alla citt e alla banlieue si scavano vari ordini di trincee, si piazzano batterie di tutti i calibri, si trasportano munizioni, si piantano cavalli di frisia, fili spinati, abatis, si costruiscono opere difensive in beton e cemento al di l della cintura dei forti. Se i tedeschi gli lasciassero una settimana di tempo non passerebbero pi. Militari e soldati non si risparmiano, si lavora venti ore su ventiquattro. Il primo settembre i Taubes ritornano su Parigi. Si spara contro di loro dalla spianata degl'invalidi e dagli abbaini. L'allarme  immenso dappertutto. Il 2 settembre il Governo si prepara a partire. Si bruciano le scartoffie dei Ministeri e della Prefettura di Polizia. Il Presidente della Repubblica  pronto a salire in treno speciale. Le Ambasciate cominciano a prepararsi all'entrata dei tedeschi nella Capitale. Guardate questo avviso. Esso fa il punto della situazione nel momento in cui Von kluck minaccia ancora d'investire Parigi. L'ho avuto all'Ambasciata Americana, dove mio padre  segretario. E' un documento storico. Non ho potuto avere la versione tedesca, peccato. Ma anche questa francese  gi un pezzo prezioso per un cacciatore di ricordi... Prezioso, naturalmente, se i tedeschi falliranno il colpo, come spero... Se invece... ma  meglio non pensarci... allora il suo valore ne sarebbe diminuito...
Mentre parla, spiega agli amici il manifesto con la Sauvegard'' offerta ai sudditi americani dall'Ambasciatore degli Stati Uniti a Parigi.
- Fino a questo punto... commenta Rupe stupefatto.
- Ma ora la situazione  migliorata? chiede Emilie pallidissima.
- E' migliorata nella sostanza, ma l'apparenza  sempre quella. 
Parigi non sa nulla della mossa di Gallieni. Aspetta i tedeschi da un momento all'altro, e ingorga i metros per sfuggire alle bombe dei Taubes. Una grande impressione ha fatto il proclama di Gallieni. Ognuno sente che quello  un uomo capace di far saltare Parigi, pur di seppellire l'invasore sotto le rovine. Partito il Governo nella nottata dal 2 al 3 settembre, egli  rimasto il padrone incontrastato della Capitale. Fino al mezzogiorno del 3, la situazione era disperata. Un fatto sintomatico. Direttori e infermieri d'ambo i sessi, delle formazioni di soccorso, abbandonano ospedali e ambulanze. I 25 mila letti efficienti del 2 settembre, si riducono a 15 mila, il 3 settembre. I prussiani intanto avanzano per la strada di Senlis. Ulani e fanteria sono avvistati tra Crepy e Villers-Cotterets. Ancora un giorno di marcia, e si combatter davanti al Campo Trincerato. Ma, a mezzogiorno, un colpo di scena muta radicalmente la situazione. Kluck, trascurando Parigi, e lasciando solo un Corpo d'Armata per fiancheggiare il movimento, piega verso Sud-Est nella speranza di realizzare l'accerchiamento, invano tentato dal Belgio fino al Gran Morin, dell'esercito di French e della Quinta Armata. L'indomani, il cambiamento di direzione delle teste di colonna tedesche  confermato dai rapporti degli aviatori e dalle ricognizioni della cavalleria. Ed ecco Gallieni all'opera per preparare il piattino a kluck, che alcuni messaggi, portati dai piccioni viaggiatori, descrivono straordinariamente esaltato. Lo si  visto perfino minacciare col fucile alcuni contadini sospettati di tramare chi sa che cosa ai suoi danni. Questa la situazione, my dears. Non c' che da aspettare... Probabilmente stasera sapremo che cosa pensare della battaglia...
Un cupo silenzio, martellato dai tonfi del cannone in lontananza, suggella le parole di Thomas. Egli  il primo a ribellarsi a quella specie di consolo per morto avvenire:
- Non bisogna poi esagerare, intendiamoci. Le notizie che ho portato son tali da ammettere un grandioso capovolgimento della situazione... Da quando si  iniziata la guerra, questo  il primo momento in cui l'iniziativa strategica passa agli alleati. E' qualche cosa, mi pare... Quanto a voi, mr. Rupe, ho da darvi una notizia che non vi aspettate davvero. Ricordate che, un giorno, durante la Ritirata, vi ho chiesto il vostro indirizzo di Parigi?
- Si, ricordo, mr. Wheeler.
- Quell'indirizzo momentaneamente sepolto nella memoria mi  ritornato in mente appena arrivato a Parigi.
- Ed allora?
- Allora sono andato a trovare i vostri... Che ne dite, eh?
- Voi avete fatto questo... mormora Rupe commosso.
- Ho portato le vostre notizie... Ce n'era davvero bisogno... Da quando siete partito non sapevano nulla di voi. Il mio arrivo  stato per loro una manna...
- Voi dite per loro... Non vi capisco... A Parigi c' solo mia sorella Gilda...
- C' anche vostro fratello... Un giovane che vi rassomiglia tanto, con in pi la barba da Nazzareno. E' arrivato dall'Italia l'indomani della vostra partenza... Ho subito simpatizzato con lui... Emanano dalla sua persona una forza e una bont straordinarie.
- Mio fratello Mariano...
- Precisamente... E oltre a lui ho conosciuto un vecchio signore zoppo da una gamba, dal nobile viso e dall'occhio magnetico... Ho appreso che  un compagno di Garibaldi e un eroe della Comune.
- Amilcare Cipriani... Voi avete conosciuto Cipriani...
- Mister Cipriani, si... Un uomo interessantissimo... Lo intervister presto per il mio giornale. Egli  per la guerra dell'Italia a fianco dell'Intesa, subito. Invece vostro fratello  per la neutralit. A giudicare dalla veemenza che mettono nel difendere la loro causa, si pu arguire che l'Italia  profondamente divisa davanti al problema della guerra...
- Avete trovato anche il tempo di discutere di politica...
- Naturalmente. Per, dopo avere vuotato il sacco delle nostre avventure. State tranquillo, ho riserbato a voi la parte del leone. Vi ho dipinto con tanto altruismo che a me  rimasto l'unico merito di avervi incontrato durante la Ritirata, e di avervi condotto in condizioni pietose a questa casa ospitale... Toccher a voi, domani, ristabilire la verit storica della gesta. Mi raccomando... Ne va dell'immortalit...
- Mr. Wheeler non mi avete parlato di mia sorella Gilda...
- L'ho veduta solo di sfuggita, mr. Rupe. Se non sbaglio, partir presto per Rochefort-sur-Mer, dove il suo fidanzato, suddito russo,  stato internato in un campo di concentramento...
- Ah... Non l'hanno ancora liberato, povero Wladimir...
- Mi pare di avervi detto tutto... Affrettatevi a rientrare a Parigi dove siete aspettato a braccia aperte. Io ho garantito che, tra pochi
giorni, ci saremo. Mi son portata la Ford di mio padre per questo... A proposito, bisogna che pensi a metterla in luogo sicuro... Qualche cannonata potrebbe giocarci un brutto scherzo.
- Abbiamo nella corte una grande tettoia... Potrebbe servire... - dice Emilie.
- All right... Tutto si accomoda... Siete ben gentile, miss... Pubblicher la vostra fotografia sul mio giornale. E speriamo che qualche miliardario yankee non trovi lungo attraversare l'Oceano per un amore come voi... You have it , sure.
- Che bel tipo... dice ammirata la vecchia signora.
- A proposito di giornali... Dimenticavo di dirvi, mr. Rupe, che il vostro Direttore tempesta per il servizio' . Mister Mariano vi consiglia di non prendercela troppo, e di pensare a rimettervi per bene. Per quel che mi riguarda, mentre voi finite di guarire, butter gi le mie impressioni sulla Ritirata... Madame, un tavolino l in quell'angolino mi basta... La stilo non mi abbandona mai, e il tabacco, se Dio vuole, non manca...
Wheeler non aggiunge altro. Ma quel che ha udito basta a Rupe per chiudere gli occhi e rivivere le drammatiche ore della vigilia. Gilda e Wladimir campeggiano per il diritto della tristezza nella sua rievocazione, fissando gesti e parole decisivi. Da quando ha lasciato Parigi,  questa la prima volta che ritorna a loro col pensiero. Uno strano sentimento domina il suo ricordare. C' in esso la rivendicazione dell'amara esperienza fatta sui campi di battaglia, e c' pure il riconoscimento di un lutto, davanti alla cui spaventosa maest, giustizie e bellezze, astratte o concrete, si sciupano e disperdono.
La presenza di Mariano a Parigi significa Calimera che viene incontro all'esule. Incontro accorato. Eppure esso ha il dono di far sbocciare nella memoria di Cino i fiori pi belli e profumati. I suoi amici lo vedono sorridere in fantasia. Il cannone seguita a tuonare, ma esso non impedisce al malato di viaggiare per i dissepolti cieli della fanciullezza. Ora egli si vede ragazzo, in Piazza Rupe, nel momento in cui il Castello dei Fuochi scoppia fragorosamente in onore della Bara. Dalle torri, dalle altane, dai poggi, salgono i peltrini in cielo, raggiando stelle che paion serpenti luminosi.
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CAPITOLO 2.
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Verso sera arrivano a Gonesse i primi feriti dell'azione impegnata dai soldati di Manoury nel Multien, il paese di Meaux. Per tutto il pomeriggio, approfittando delle pause del bombardamento, Thomas ha fatto la spola tra la casa ospitale e un vicino bistrot, sempre affollato di ppres, di civili e di soldati di passaggio, raccogliendo via via le voci della strada sui progressi realizzati dall'offensiva francese verso l'Ourcq. Le prime notizie esaltanti. Montg, Plessis-aux-Bois, Villeroi e Charny, conquistati alla baionetta. L'avanzata prosegue irresistibilmente. Perdite gravi da parte tedesca, lievi da parte francese. Immensi parchi di artiglieria abbandonati dai pruscos in fuga. Pi tardi arriva la notizia di Penchard, Monthyon e Saint-Soupplets attaccati ed espugnati dai marocchini e dai fanti della 55a e della 56a Divisione. Posizioni formidabili, la cui conquista potrebbe far crollare tutta la prima linea di resistenza tedesca al di qua dell'Ourcq. Pi tardi ancora la presa di Monthyon, di Penchard e di Saint-Soupplets  smentita. Voci contraddittorie. Secondo alcuni, queste posizioni non sarebbero mai state attaccate, secondo altri, sarebbero state riperdute, in seguito a violentissimi contrattacchi tedeschi, sostenuti da quell'infernale fuoco di artiglieria, che  stato troppo bene udito da Gonesse. L'impressione di Wheeler  che i tedeschi, riavutisi prontamente dalla sorpresa dell'attacco di Manoury al fianco, tentino con tutti i loro sforzi di arginare l'avanzata francese verso le alture dominanti le strade che, da Ernenonville e Dammartin, portano all'Ourcq e alla Marna.
Sull'imbrunire, egli lascia un'ultima volta il sottosuolo, dove l'intenso fuoco di sbarramento tedesco sulle retrovie della Sesta Armata ha costretto a rifugiarsi i quattro amici, e cerca di avere qualche ragguaglio preciso dai primi feriti che arrivano dalla linea. Nel centro del paese  stato costituito un Posto Chirurgico. Esso  annunziato dal traffico delle ambulanze e da quella sorta di misterioso richiamo che esercitano la morte e l'agonia. Il giornalista vi si spinge correndo, a causa del bombardamento che ha ripreso con violenza. Per, a pochi passi dall'ospedale, si ferma come se avesse dimenticato qualche cosa. Gli  arrivato alle orecchie il rantolare dei morenti.
- Divento vecchio, my God. Non posso pi sentir questa musica... Coraggio, mr. Thomas. Non vi riconosco davvero pi.
Facendosi forza, si avvicina al Posto, una scuola trasformata in ospedale, il cui vestibolo  pieno di feriti appena sbarcati. Intorno ad essi, in un'atmosfera greve di sudore, di sangue e di cloroformio, si affollano medici e infermieri, assegnandoli ai letti o alla sala d'operazione. I lamenti, che escono dalle labbra aride, hanno la disperata insistenza del singhiozzare dei bambini. Sono, in maggioranza, marocchini della Brigata comandata dal Generale Ditte. Sono pure numerosi i soldati della 56a Divisione. Riesce a Thomas di avvicinare l'attendente di un capitano ferito all'assalto di Saint-Soupplets, quell'ufficiale tutto inzuppato di sangue che vien condotto in questo momento nella sala operatoria con una scheggia di granata nella testa. Il soldato ha potuto seguire il suo ufficiale, perch anche lui colpito ad un braccio da una pallottola.
Dopo avere offerto al fante un pacchetto di sigarette, Thomas gli chiede qualche particolare sull'azione alla quale ha partecipato. E il soldato:
- Se debbo essere sincero io ho visto poco o nulla... Lo stesso  accaduto al mio capitano... Mentre ci lanciavamo all'attacco, siamo stati feriti. Abbiamo visto i nostri compagni che andavano avanti sotto una grandinata di proiettili. Io sono rimasto con la faccia contro terra non so quanto... Poi la paura di morir dissanguato mi ha deciso ad alzarmi, e a correre al posto di medicazione.
- Perdite gravi, dunque?
- Si, gravi... Quei malnati non son disposti a mollare tanto facile... Sperano chi sa che cosa... Difendono Saint-Soupplets con le unghie e coi denti...
L'offerta delle sigarette muove verso Wheeler altri due soldati, ferito, il primo, leggermente alla spalla da scheggia di shrapnel, e, il secondo, al mento, da una baionetta di striscio. Quest'ultimo  berbero, ed ha la djellaba tutta intrisa del sangue spiovutogli dal viso.
- Avete una sigaretta? chiede il ferito alla spalla, un ch'ti mi. E Thomas:
- Sur e, dear. Dividete questo pacchetto di Chesterfield col tirailleur qui presente... So che cosa voglia dire una sigaretta in certi momenti...
Il berbero ringrazia, abbozzando un pallido sorriso. Egli accende faticosamente a causa della fasciatura, tira poche boccate, poi spegne, riserbando la gioia del fumo a momenti di angustia maggiore. Invece
il ch'ti mi si gusta la sigaretta fino in fondo.
- Dove siete stato ferito? chiede Thomas al tirailleur...
- A Penchard, monsieur... risponde il soldato africano in discreto francese. L'abbiamo presa alla baionetta, ma abbiam dovuto lasciarla... Stanotte si cercher di remettre ca. Ha fatto caldo oggi laggi... Il bled  pieno di cadaveri...
- Avete l'impressione che i tedeschi resistano?
- Si... Hanno tanti cannoni, tante mitragliatrici... Per, se arrivano i rinforzi, si potrebbe sfondare.
- Quelli non dovrebbero mancare... Da stamattina per queste strade  un continuo flusso di uomini e di materiali... E voi? chiede l'americano al ch'ti mi. Una pallottola alla spalla?
- No, una scheggia di shrapnel. Mi ha colpito sulla strada tra Ivemy e Chauconin... Per me  stata intelligente... Invece due compagni, poveretti, sono caduti ai miei piedi fulminati...Non hanno avuto il tempo di dir Cristo aiutami...
- L'attacco ha avuto successo?
- Si... Per la prima volta, da quando sono in guerra, ho visti i boches scappare. Oggi ne sono rimasti mica male sul terreno...
- Prigionieri molti?
- No, pochi... Se non son feriti, fan di tutto per sfuggire alla cattura. Un tale, prima di darsela a gambe, ha trovato il tempo di raccomandarsi alla nostra piet. E non per s, ma per un compagno morente...
- Come ha fatto?
- Ha scritto un biglietto che ha infilato nel bavero dell'amico. Il nostro tenente ha tradotto le sue parole. Padre di famiglia con sei figli. Non lasciatelo morir dissanguato... 
- E' stato salvato il boche?
- Non lo so. Potrebbe anche darsi... Ma non credo... Ce n' tanti dei nostri, da soccorrere prima di loro.
Poco dopo, Wheeler lascia il Posto, e si avvia a casa. Ma, prima di rientrare, percorre, rasentando i muri, tutto il paese. Il passaggio degli uomini e del materiale per la strada di Dammartin e di Meaux  incessante. Il rombare degli autocarri e l'incrociarsi degli ordini e dei richiami nelle file, sovrasta perfino la voce del cannone. Gli unici straniti, con quell'iradiddio di boati nell'aria e quella confusione sulla terra, sembrano i ppres della Divisione Territoriale occupante la zona, i quali se ne stanno a guardare, dalle porte e dalle finestre semibarricate
degli accantonamenti, con l'aria di non credere ai loro occhi. Tutto il giorno questi bravi territorialihanno faticato a scavar trincee, camminamenti, bocche da lupo, a piantar reticolati e fougasses, a costruir blockhaus per mitragliatrici e cannoni. Ora sarebbe il momento del riposo, ma come chiudere occhio con quel che bolle in pentola?
Mentre Thomas ritorna verso casa, il friggio improvviso di un gros noir trasvolante basso sul paese, e scoppiante a poca distanza dall'abitato, con enorme fracasso, provoca una strappata di panico nella colonna di uomini di salmerie e di macchine che occupa la strada. Senza saper come, quasi portato a volo, il giornalista yankee si trova dentro il portone di una casa mai veduta prima di allora, mezzo soffocato da una massa di soldati pigiantisi con frenesia per trovare un riparo, mentre, dal di fuori, arrivano le imprecazioni di coloro che, rimasti allo scoperto, prima si avventano come tori impazziti sul muro impenetrabile dei compagni, poi scappano affannosamente in ogni direzione.
Poco dopo, un'altra marmitta segue la scia della prima, radendo quasi i tetti di Gonesse e cadendo nel centro del paese. Lo scoppio fa tremare dalle fondamenta tutte le case all'intorno. Un movimento, come di chi voglia abbassare la testa per evitare una mazzata, agita la folla dei soldati, stampati gli imi contro gli altri nell'androne sconosciuto. Tutti trattengono il respiro mentre le tempie battono e i pugni si serrano. Passano alcuni secondi eterni. Ora si sentono distintamente gli ululati di coloro che l'obice ha colpito. Un brivido passa da un corpo all'altro e si comunica ai muri. L'oscurit pesa come una maledizione.
Altri obici seguono, ma assai pi lontani, segno che i tedeschi hanno allungato o accorciato il tiro. Il muro umano comincia a spettarsi, le tempie cessano di dolere, le bocche si chiudono, si respira a pieno regime sulla nuca del compagno che sta davanti, gi tuona il comando dell'ufficiale che chiama sulla strada i dispersi e li ricompone in colonna. Wheeler lascia il portone, a sua volta, e rientra correndo a casa. Trova le ospiti spaventatissime per quegli obici caduti a cento metri di distanza, e Rupe assai inquieto per lui, Thomas. Per rimettersi dalle emozioni, il giornalista yankee propone di far la festa a un paio di quelle bottiglie murate, che fanno bel vedere attorno alle brande. Detto e fatto. Bevono tutti: anche Emilie che  astemia, anche Rupe, il quale ha ancora la febbre alta.
Malgrado la relazione ottimistica dei colloqui avuti con i soldati feriti, non sfugge ad Emilie che Thomas  rientrato dalla sua ricognizione gi di corda. Ella glielo fa notare per quel bisogno del pauroso di incidere nella propria temenza:
- Voi, monsieur Wheeler, ci nascondete qualcosa... Le cose non vanno cosi bene come avete riferito... Se questa fosse la verit, dovreste dircelo... Ci prepareremmo a fuggire.
Thomas prende la ragazza per le mani e, scuotendola cameratescamente, le dice:
- Dear, la vostra testolina corre troppo... Non c' da preoccuparsi, ripeto... La verit  che i tedeschi han capito quello che stan perdendo e giocano il tutto per il tutto... Non dimenticate che hanno un'artiglieria formidabile e che, fino ad oggi, han sempre vinto... Ci non ha impedito i francesi di attaccarli e di respingerli in parecchi punti vitali della linea. Vi pare poco?
L'eco di uno scoppio di obice, non troppo lontano dalla casa, lo convince a buttarsi senza indugi sulla branda, che lui stesso ha preparato accanto a quella di Rupe.
- Meglio dormirci sopra... brontola. E se non ci riuscir di chiudere occhio consoliamoci pensando che non siamo i soli... Questa notte molti a Parigi si aggireranno come anime dannate per le stanze buie...
- Credete che da Parigi si senta il cannone? chiede la signora desolata.
- Non c' dubbio... Peccato che non lo si possa registrare in un disco come la voce di un tenore... Che magnifico pezzo per un cacciatore di ricordi... Good night, dears...
- Buona notte - gli rispondono all'unisono le ospiti e Rupe. Poco dopo egli si addormenta. Ed Emilie, che si  distesa in un unico sommier con la madre, dice stringendosi appassionatamente ad essa:
- Quant' strana la vita... Avremmo immaginato, qualche giorno fa, di poter dormire, nella cantina della nostra casa, al lume di una candela, insieme con due sconosciuti, l'uno americano e l'altro italiano? Eppure tutto ci pare naturale... Anzi, se non avessimo questi amici, morremmo di paura...
- Dormi, Emilie... mormora la mamma sospirando. Speriamo che domani qualche buona nuova ci levi quest'incubo dal cuore... La nostra non  pi vita...
Ma la notte non porta il sonno n alla figlia n alla madre. Tutte le volte che Rupe si sveglia, incontra su di s l'occhio spaurito delle ospiti, aspettanti la luce dell'alba con l'ansiet dei malati. Lui, Thomas, dorme il sonno del giusto fino al mattino. Abituato, come Rupe, ai
vocalizzi del cannone, egli non concede alle marmitte, che seguitano a piovere, dalle rive dell'Ourcq, sulle nuove posizioni francesi, l'onore di sobbalzare agli sconquassi vicini o lontani, gemmanti dai bolidi neri come mostruosi fiori di fine-del-mondo.
Nella giornata del 6, insieme con la notizia della conquista di Penchard, Monthyon e Saint-Soupplets, avvenuta nella notte, arriva la conferma dell'accanita resistenza tedesca lungo la linea che, dalla svolta della Marna presso Meaux, va alla Throuane, passando per Chambry Barcy Marcilly Gesvres Forfry e Oiessery, prese e riprese parecchie volte dai due avversari, con perdite estremamente serie. Un ufficiale di collegamento porta, ad un certo momento, la notizia della caduta della linea Vareddes-Etrepilly, espugnata dai marocchini e dalla 55a Divisione di Riserva. Un tenente medico del Posto Chirurgico comunica a Wheeler, il quale ha stabilito il suo quartier generale tra l'Ospedale e il bistrot, che i francesi avrebbero raggiunta la linea Puisieux-Acy-en-Multien, a circa dieci chilometri dall'Ourcq. Carta alla mano, Thomas, informato a grandi linee della mossa strategica di Gallieni sul fianco destro di kluck, non tarda a intuire quali sviluppi grandiosi potrebbe avere, sulle comunicazioni della Prima Armata tedesca, affondata con la sua ala sinistra oltre il Grand Morin, un'ulteriore avanzata francese verso l'Ourcq, in quella regione che vede il fiume precipitare verso la Marna, dopo aver camminato parallelamente all'Aisne per lungo tratto. Le ulteriori notizie sono assai meno buone. I tedeschi contrattaccano su tutta la linea a masse compatte. Due aviatori francesi costretti, di ritorno dalla linea del fuoco, ad atterrare, per guasto al motore, nella zona di Gonesse, riferiscono di imponenti rinforzi di uomini e di cannoni, arrivati ai tedeschi, specialmente al Nord, verso Buillancy. In questa regione, un intero Corpo d'Armata sarebbe arrivato a marce forzate dalla Marna e si sarebbe disteso in linea sull'altipiano di Etavigny. Marcilly Barcy Forfry Pringy La Rame, ridotti a un ammasso di rovine. Il terreno coperto di cadaveri. La superiorit dell'artiglieria tedesca su quella francese schiacciante.
Thomas stima inutile spaventare, con queste recentissime, le sue ospiti e turbare Cino, il quale si  svegliato sfebbrato, ma, appunto mancandogli la reazione della temperatura, in uno stato di grande prostrazione. Egli comunica ai suoi amici che tutto procede bene, che i francesi avanzano malgrado le perdite gravi, e che la decisione non si far attendere. Intanto egli fa una sorpresa alla compagnia, portando un immenso prosciutto e una mezza dozzina di uova freschissime, ch'egli ha acquistato, a peso d'oro, dal padrone del bistrot un vecchio che sa fare i suoi interessi, anche se le cannonate, che schiantano laggi verso Vareddes, dov' impegnato un suo figliolo, gli fan battere i denti...
- Le uova per mister Rupe e il prosciutto per noi... proclama con voce autoritaria alla signora ospite che lo guarda estasiata. Son diventato il capo della famiglia... All right... Peccato non ci sia Alice... Sarebbe stata bene in questa compagnia...
Il ricordo di Alice vela di tristezza gli occhi di tutti. Rupe incrocia con Thomas uno sguardo cosi desolato, per non potergli venire in aiuto, che l'altro sente il bisogno di far dimenticare con qualche estro l'accenno infelice:
- Vi capisco - mr. Rupe - ci vorrebbe il vino bianco, mentre questo murato non  troppo adatto per lo zabaione. Insomma cercate di adattarvi... Dove vorreste trovarlo, che so io, il cipro, il malaga, il madera? Vino murato, odoroso di bombardamento... Anche questa  una rarit...
Dice, e invita, con gesto affettuosamente imperativo, Emilie, ad accompagnarlo in cucina, una cucina trasportata in cantina a causa delle cannonate, e costituita da un fornello a spirito, per preparare senza indugi lo zabaione.
- Frullo io... Non avete che da accendere il fuoco... Mr. Rupe, cinque minuti di pazienza... Sembrate un Cristo spirante... Se non vi decidete a metter su carne, spaventerete le donne incinte.
La sconvenienza gli fa soggiungere:
- I am mad. Excuse me...
E si ritira in fondo alla cantina con Emilie, che lo rimprovera di essersi fatto pelare dal padrone del bistrot:
- Per questa volta passi... ella dice. Un'altra volta butteremo la vostra roba in mezzo alla strada... Cosi sarete punito, sciupone...
- Paga tutto il giornale, miss... Non preoccupatevi...
- Non  una ragione... Dovreste capire che noi abbiamo in casa tutto quel che occorre, pasta, formaggio, tonno in scatola, olio, vino, caff. Restano nel pollaio quattro galline... Prima gli si tira il collo e meglio ... Stanotte non han fatto che starnazzare e cantare... Avevano anche loro paura del cannone...
- Quattro galline, quattro giorni... I soldati francesi hanno il tempo di arrivare a Reims e Soisson...
- Dio lo volesse... Per sentite? Oggi  ancor pi fitto di ieri... Un colpo dopo l'altro, quasi, senza interruzione... Per fortuna si  un po' allontanato...
- Allontanato non tanto che ve ne possiate accorgere, miss... La verit  che vi state abituando a questi ruggiti... Succede a tutti cosi... Il primo giorno si fa la malattia di cuore, si teme che ogni colpo sia riservato a noi... Il secondo ci si fa forza del fatto che il primo  passato liscio e si pretenderebbe quasi di esser tab...
Lo zabaione, frutto della collaborazione tra Emilie e Thomas,  trovato eccellente da Rupe, il quale ha davvero bisogno di cura per vincere la spossatezza in cui la Ritirata e la malattia lo hanno lasciato. Ora, ristorato dalla bevanda, chiederebbe di fumare, ma Thomas non si lascia smuovere:
- Ottimo segno, domani vi alzerete, ma per oggi penitenza. E' ancora troppo presto... Niente da fare... Oltre che capo di famiglia e cuoco patentato, sono anche il toubib della compagnia... Qualcuno ha da protestare? Nessuno! O.K.
Dopodich, come se nulla fosse, si mette al tavolino da lavoro e scrive senza interruzione per due ore. Si alza che la padrona di casa manda gi la minestra in tavola.
- Siete contento, mr. Thomas... Il vostro articolo fila? gli chiede Cino.
- Si, dear... Ho scritto un articolo di variet sulla vita di famiglia durante la battaglia dell'Ourcq...
- Interessante...
- Ma gli avvenimenti non son visti da un cervello umano... E' una gallina che scrive in prima persona...
- Una gallina?
- Una di quelle quattro galline che sanno di dover finire nella pentola di madame, se le cose, bene o male, non si risolvono in questi quattro giorni... Che ne dite?
- Pazzerellone simpatico... commenta la signora. Se tutti gli americani son come voi, prendo la vostra nazionalit...
- Se ne pu parlare a Ted... Ora mettiamoci a tavola... Ho un appetito prodigioso. Miss Emilie, rimprovero solenne... Non sapete tagliare il prosciutto... Se domani vi sposassi, questa potrebbe essere una causa di divorzio... Quanto a me, la cosa che ho imparato meglio all'Universit di Harward,  tagliare il prosciutto... Le fette che escon dal mio coltello, son pi leggere di un velo nuziale...
Tagliato male, ma Thomas l'attacca con una gagliardia unica, irrorandolo con generose sorsate di vino murato. E tutta la cena  onorata egualmente.
- Credete a me, dears - dice alzandosi - farei un contratto scritto
perch questa vita durasse chi sa quanto... Mio Dio, questo seccatore di cannone non la smette di abbaiare, ma se, nella peggiore delle ipotesi, si riduce a buttarci via il cappello, lasciando intatta la testa, possiamo contentarci, via... Ora esco... Vado a prender notizie... Non mi piace di essere il pilota di un veliero senza bussola...
Thomas ritorna al bistrot dove trova il padrone in uno stato pietoso. Alcuni soldati feriti, dello stesso reggimento del suo figliolo, hanno recato la notizia che Vareddes  stata ripresa dai tedeschi e che la Brigata Marocchina e la 55a Divisione di Riserva sono letteralmente decimate. Nessuno ha saputo dargli informazioni precise sul figlio, ma egli gi lo piange morto.
- Que je suis malhereux, monsieur... Lavoravo solo per lui... Ora posso anche chiudere... Che m'importa guadagnar danaro? Mon Pauvre petit, c'est fini...
Soldati e civili gli chiedon da bere, voglion pagare, ma egli risponde, mesce, cambia il danaro, come in un incubo, con la lentezza dell'uomo che ha la testa vuota, e teme da un momento all'altro una vertigine. Thomas lascia il bistrot e cerca al Posto Chirurgico di vedere il tenente medico, che ha conosciuto in mattinata. Trova davanti all'entrata dell'ospedale una gran confusione di autolettighe. Qui la risacca della battaglia lascia i suoi rifiuti. Misera umanit trafitta e stroncata, sulle cui piaghe spesso il medico butta, suo malgrado, il sale di una pi lunga e disperata agonia.
Un conducente, che  gi al terzo trasporto di feriti dalla linea, informa Thomas della situazione nel settore Vareddes-Etrepilly. I tedeschi enormemente rinforzati hanno contrattaccato vigorosamente, scacciando i marocchini e la 55a Divisione dalle posizioni conquistate al mattino. Seguitando nell'inseguimento, i tedeschi hanno rioccupato la linea Chambry-Barcy-Marcilly. Si sta preparando un contrattacco in forza da parte francese. I morti si contano a decine di migliaia. Il puzzo di cadavere comincia a diventar insopportabile. Spesso, per poter proseguire, i conducenti delle autolettighe debbono scendere per liberare le strade dai morti che vi si ammucchiano. I paesi, compresi nel raggio della battaglia, ridotti a un pugno di cenere.
- L'effroyable camage... seguita a ripetere... On dirait que c'est la fin du monde...
Un improvviso disgusto della verit assale Wheeler. Egli  venuto a cercare l'amico tenente per sapere di pi, ancora di pi. Il medico non potrebbe che ripetergli quello che lui Thomas sa gi, e forse aggravarglielo. E, se anche la sua bocca restasse muta, parlerebbero 
eloquentemente quei carichi di rottami umani che sbarcano davanti all'ospedale, chiedendo al bisturi la grazia della vita, anche minorata, anche orrendamente deformata e corretta.
Il giornalista ritorna mogio a casa. Ma, appena in presenza dei suoi amici, eccolo pronto a improvvisare la versione di cui essi han bisogno per non morire di crepacuore. Poi, come gli  possibile, cogliendo il pretesto di alcuni ricordi da fissare in una corrispondenza di guerra, si rimette al tavolo da lavoro e non lo lascia che quando gli altri si sono abbandonati al sonno o ad una speranza di esso, o a quel dormiveglia che solo  concesso a chi, come Emilie, sussulta a ogni boato vicino o lontano, echeggiante sinistramente tra le navate del cielo
Nel pomeriggio del 7, passato in una sfibrante alternativa di timori e di speranze, Thomas ha la consolazione di assistere, mentre esce dal bistrot, al passaggio del Generale Gallieni per Gonesse. Il Governatore di Parigi, riconosciuto dalla popolazione e dai soldati,  fatto segno a calde manifestazioni di devozione. Intuisce l'uomo della strada che la salvezza di Parigi e della Francia  nelle mani di quest'uomo dal viso un po' emaciato, dagli occhi pensosi, nascosti dietro le lenti pizzichine, e dai gran baffi bianchi spioventi sulla bocca larga e cordiale? Il Generale si ferma lungamente al Posto Chirurgico, visita le fortificazioni di campagna, dovute all'opera della Divisione Territoriale, rivolge parole di conforto ai sinistrati dal bombardamento dell'altra sera, poi riparte per la linea del fuoco, lasciando in tutti un senso di serena consapevolezza.
Nel riferire agli amici l'incontro del Governatore con la popolazione, Thomas, con la sua insistenza a rilevare il lato consolante di essa, lascia, suo malgrado, trapelare la preoccupazione che lo domina. Rupe, ormai ristabilito,  gi stato messo dal compagno a parte della situazione. Situazione dominata dal fatto nuovo della pressione tedesca, resa possibile dall'affluire di rinforzi formidabili. Invece le ospiti, informate dal pietoso ottimismo di Wheeler, conoscono della battaglia in corso solo i successi e le prospettive favorevoli. Ond' che l'accento insolitamente serio dell'americano le lascia profondamente perplesse.
- Monsieur Wheeler - dice la padrona di casa - oggi non siete nei vostri panni. C' come un'ombra nel vostro viso, una sofferenza...
- Anche tu te ne sei accorta, mamma? Io non volevo dirlo per non essere sempre la prima ad allarmare...
- Sorry... Non ci son specchi in cantina... Io mi sento benissimo, ma se voi dite che c' bisogno del prete... Via, ora mi sento male per
davvero... Sto per contare le mie camicie, come si dice nel vostro argot marittimo, di chi vomita l'anima... Stappiamo, vi prego, un'altra bottiglia. Sole murato... Brucia le ombre...
E qui riprende la sua generosa e indiavolata sparatoria di paradossi e di frizzi, secondato da Rupe, il quale si attaccherebbe ai rasoi, pur di levare qualche ruga dalla fronte delle ospiti, cui sente di dover tanto.
Nelle prime ore della notte, l'avvicinarsi di una romba formidabile annunzia a Gonesse un avvenimento eccezionale. I quattro amici hanno appena finito di cenare, Emilie sta servendo il caff. A tutta prima essi pensano all'incursione di varie squadriglie di aerei nemici, in viaggio verso la Capitale per bombardarla. La fanciulla ha un mancamento, e si deve appoggiare al muro per non cadere. Mentre Cino aiuta la signora a stendere Emilie sul sommier, Thomas sale su per vedere di che si tratti realmente. Sulla via il rumore inaudito gli arriva amplificato, facendo, le case, da campana sonora. Niente incursione celeste. Il mostro, se c', bisogna cercarlo sulla terra. Gi si vedono i suoi cento e cento occhi luminosi apparire dalla strada che vien da Parigi. Una gigantesca colonna di autocarri? Porta i rifornimenti in linea? La folla si dispone lungo i marciapiedi per vederla passare. E all'improvviso una voce:
- Tens... Ce sant les taxis-autos de Paris... Bravo...
Tutti applaudono... Si applaudono dei taxis, si  mai visto? Ma la ragione c'. Dentro le macchine, seduti come signori, si vedon dei soldati. Sugli zaini, posati sopra le ginocchia, cibarie borracce sigari.
- Dove andate, copains?
- Al Casino de Paris, fratello.
- Si cammina da due ore... Avremmo sbagliato strada?
- Moqueur, il tassametro gira... Non baster il soldo di un anno a pagare l'autista...
- Quanto a questo non darti pensiero, vecchione... Qualche santo proweder...
- Domani all'alba il conto sar tutto saldato... Heure H. L'heure du foutro.
- Toccatevi dove sapete, compagni!...
- Gi fatto... Non  detto che basti a fugar la scalogna...
- Siete molti?
- Non c' male...
- Di' una cifra...
- Non lo so...
- Non sai nulla, copain... Vai avanti alla ventura...
- Faccio quel che fai tu... Tu stai alla ventura... Ma il risultato  identico...
- Dove eravate prima d'ora?
- A Verdun, amico...
- Faceva caldo lass?
- Cosi cosi... Non ci si poteva lamentare...
- Siete passati da Panarne?
- Si, da Panarne...
- Sempre bella?
- Sempre bella...
- S' messa un po' di rosso alle labbra?
- Anche troppo... Ha una cera da far paura...
- Cerca di darla ad intendere, poveretta...
Sfilano i taxis verdi, condotti da autisti di piazza, per la strada che va a Nanteuil - le - Haudoin. Passano a distanza di pochi metri l'uno dall'altro, il rombo dell'uno si versa in quello dell'altro, e tutti insieme formano un quadro indimenticabile per la sua pittoresca imponenza. Quanti saranno? Impossibile dirlo. Qualcuno che ha cercato di contarli  arrivato alla cifra di settecento. Ma a momenti si fa lapidare. Settecento, pidocchioso. Almeno settemila. E con quattro soldati per vettura ecco presto fatto il conto. Ventottomila soldati che domattina, a muso duro, faranno un lavativo a quei signori l...
L'emozione del passaggio dei taxis si ripete a Gonesse qualche ora dopo, al loro ritorno da Nanteuil verso Parigi. La sfilata  assai meno esaltante. Anche i motori han la voce rauca. Tutte quelle macchine vuote sono un po' fantomatiche, suggeriscono lugubri pensieri. Dove siete pioupious? Il colloquio tra la strada e le ombre non si svolge pi nella sfera umana.
- Che ne dite di tutto ci, mr. Rupe? chiede Thomas a Cino che l'ha seguito nel bistrot.
- Penso che la situazione debba esser grave per determinare questa misura fortunosa... La cosa  certo originale ma il pittoresco non basta a far dimenticare il resto...
- Son del vostro parere, dear. Siamo a un punto critico della situazione. E' evidente che i due avversari stan buttando sulla bilancia tutte le loro risorse. O sfondano gli uni o sfondano, gli altri...
- Del resto del fronte si sa nulla? Oggi il cannone ha tuonato senza requie a levante...
- Nulla... Ho chiesto qualche informazione al tenente medico del Posto Chirurgico ma non ha saputo dirmi nulla. Siamo tutti sopra un veliero disalberato. Purch non ci si vada a fracassare su gli scogli...
- Io direi, mr. Wheeler, di ritornare a casa. Quelle due povere donne, senza di noi, treman come canne...
- Andiamo pure sir. Beviamo solo un altro sidro. E' proprio eccellente. Mi vado abituando alla mancanza del whisky.
Serve il sidro una donna piatta, dall'aria sudicia, attentissima e diffidente.
- Non avevate parlato - chiede Rupe a Thomas mentre si avviano verso casa - di un padrone del bistrot, il cui figlio soldato...
- Poor fellow... Ha saputo che il figliolo  stato ucciso a Vareddes e non ha resistito al dolore... Stamattina si  impiccato nella sua stanza...
- Disgraziato... Da qualunque lato ci voltiamo, non vediamo che la morte...
- Purch non pigli noi, faccia pure... Sarebbe un guaio se in un momento di confusione...
- Ci pigliasse per sbaglio, eh?
- Gi... Non c' cosa in fondo pi odiosa della morte... Non ho mai potuto dimenticare una massima di Stevenson. Il cimitero pu essere l'anticamera del cielo; ma noi dobbiamo ammettere che  in s un bruttissimo e ripugnante vestibolo, per bella che possa essere la vita alla quale conduce.''
- Se poi l'anticamera in questione  tutto il palazzo, figuriamoci che turlupinatura, eh mr. Wheeler?
A casa, le ospiti li aspettano in un'agitazione febbrile. Quando sentono il loro passo per la scaletta dello scantinato,  tanta la gioia delle poverette che scoppiano in pianto dirotto. Ed Emilie:
- Monsieur Wheeler, monsieur Rupe, vi supplico, non lasciateci pi sole... Almeno uno resti a farci compagnia... Ci pareva di ammattire.
- Dovete perdonarci... dice la madre con voce dolce... Abbiamo i nervi limati... Si resiste fin che si pu, poi si crolla...
- Siete voi che dovete scusarci - afferma Rupe affettuoso. In seguito, io e mister Wheeler, ci daremo il cambio... Ma son del parere che domani potrete risalire nella vostra casa... Avete sentito quei taxis? Una decisione  imminente...
- Dio vi ascolti... Cosi non si pu durare...
Si buttano sui giacigli a riposare ma, dopo un po' si risente la 
romba formidabile di alcune ore prima. I taxis ritornano. Sono andati a Parigi a caricar truppa e rifanno il viaggio per Nanteuil. Thomas non resiste alla voglia di rivederli. Prega Cino di far compagnia alle signore, e lui sale sulla strada, mescolandosi alla gente, che il nuovo passaggio della straordinaria colonna ha chiamato sui marciapiedi.
- Sono anche pi della prima volta... dice accanto a lui un ppre dagli occhi pieni di sonno.
- Quanti credete che possano essere?
- Pas possible de le compier... C'est inoui, vraiment...
- Alla guerra in automobile... Chi l'avrebbe detto, eh?
Thomas si spinge fino al bistrot e lo trova ancora aperto. Al banco, a prendere un caff,  il tenente medico col quale il giornalista americano ha fatto amicizia. Nel vedere Thomas, l'ufficiale gli fa un cordiale saluto e lo invita a bere.
- Caff no... Preferisco un sidro... Grazie...
Bevono, escono, fanno un pezzo di strada insieme, parlano a voce alta, per sentirsi nel grandioso clamore delle mille macchine in moto.
- Originale, vero? Chi ha pensato ci  un regista di razza...
- Certamente Gallieni... Non l'avete veduto questo pomeriggio?
- No, mi spiace... Ero occupato in un'operazione grave...
- Molto lavoro in questi giorni?
- Spaventoso... E ogni giorno aumenta... Aspettiamo un supplemento di medici... Quando la mano  stanca si lavora male di bisturi...
- Notizie interessanti nulla?
- Un'ora fa ho operato a un braccio un colonnello della 55a Divisione. Egli ha affermato chiaro e netto che l'offensiva sull'Ourcq si  arenata a causa degl'inglesi...
- Come mai?
- Pare che gl'inglesi, col loro ritardo ad allinearsi a noi, abbiano permesso ai tedeschi di ritirare parecchi corpi d'armata dal loro settore che ci han buttato contro. E' un fatto che, se in tutto il fronte si fosse marciato con lo slancio e l'abnegazione della Sesta Annata, i frutti della battaglia sarebbero diversi...
- Non mi meraviglio di quel che dite, tenente. Sono stato pochi giorni fa al Quartier Generale Inglese, ed ho avuto un'impressione poco buona dello stato in cui la Ritirata ha lasciato i soldati del Corpo di Spedizione. Per non ci sarebbe da stupirsi se Tommy si svegliasse all'improvviso... Le qualit di fondo ci sono...
- Me lo auguro, monsieur... Spero solo che il miracolo non avvenga quando il malato ha gi reso l'anima... Facciamo le corna, good bye...
E con quelle parole, stretta la mano a Wheeler, entra nel vestibolo dell'ospedale, dove stan per esser presi in forza numerosi feriti sbarcati da un'autoambulanza.
8 e 9 settembre, giornate di passione. Notizie gravi, specialmente da quella parte di fronte compresa tra il corso dell'Ourcq a levante, e i suoi affluenti, la Gergogne a sud, e la Guivelle a nord. Si ha l'impressione che il nemico tenti qualche grosso colpo all'estrema ala sinistra della linea francese. Appunto verso quel settore vengono inviati continuamente i rinforzi del Campo Trincerato di Parigi, di l arrivano, per la strada di Nanteuil e di Dammartin, colonne di feriti che testimoniano del feroce accanimento della lotta. In questi due giorni, perfino Thomas non nasconde pi le paturne e il meglio che pu fare, per non aggiungere allo sgomento delle donne quello che viene loro dal vedere abbattuto un monellaccio animoso come lui,  di restare il meno possibile a casa, lasciando Cino a pagare il suo debito di riconoscenza verso le buone creature.
Nel pomeriggio del 9 giungono contemporaneamente le notizie che gl'inglesi sono arrivati alla Marna e che la Sesta Armata ha dovuto lasciare parecchie localit nel settore di Nanteuil, ritirandosi verso Dammartin sotto la pressione di preponderanti forze nemiche. Notizia buona la prima, pessima la seconda. E' evidente che lo sforzo fatto da Manoury, in questi quattro giorni di battaglia,  arrivato al suo massimo. Di pi non si pu chiedere a degli uomini che si battono contro un nemico tre volte superiore, appoggiato da un formidabile schieramento di bocche da fuoco. Ordine di farsi uccidere sul posto, piuttosto che retrocedere. E sia. Ma il sacrificio totale dell'Armata di Parigi impedir a Kluck di passare?
Nella notte, mentre il cannone tuona senza interruzione, si accentuano sia le buone che le cattive nuove. E' evidente che, tra di esse, nel loro rapporto, entra un nesso ideale. La situazione  cosi buona sulla Marna perch  cattiva sull'Ourcq. Cio a dire, i tedeschi son cosi forti qui, perch si sono indeboliti altrove. Le truppe che si battono davanti a Nanteuil avrebbero dovuto trovarsi contro gli inglesi. Finalmente risolutosi a camminare, Tommy ha trovato il vuoto davanti.
Altra voce sparsasi nella nottata: che i tedeschi si ritirino davanti all'incalzare della Sesta e della Nona Armata. Si parla di tre Corpi d'Armata prussiani decimati, si precisa che sono il 3o, il 9o e il 10 di Riserva. Sar vero tutto ci? O si tratta di voci atte a galvanizzare le estreme resistenze dei soldati di Manoury?
Cosi, in un'atmosfera di consulto medico attorno a un moribondo, passa la notte del 9.
Siamo al 10 settembre. Emilie e sua madre si lavan la faccia, e non si accorgono che perfino l'acqua ha un sapore diverso. Senton cantare l'ultima gallina superstite, e non si accorgono che il suo canto  pi chiaro. 10 settembre, che cosa ci porti di buono?
La grande notizia arriva dopo il tramonto tra il lusco e il brusco. Chi l'ha recata a Gonesse, chi a Parigi, chi al mondo, nel medesimo istante? Nessuno sapr mai. Il telegrafo arriver un attimo dopo. I morti camminano pi spediti.
A un certo momento, il fante in linea non sente pi l'odor di tedesco davanti a lui.
- Copains, da mezz'ora non si  udito un colpo di fucile... Non ci  mai successo da quando siamo in linea... E se...
- Se, che cosa... Diventi matto? Curati, caro... Fritz sta scrivendo alla fidanzata, alla sua Carlotta... Questa  l'ora in cui si diventa sentimentali...
- Ma perch gli altri giorni, proprio a quest'ora, accelerava il fuoco? Era il suo modo di augurarci la buona notte, accidenti a lui...
- Si vede, copain, che tutti i giorni non sono compagni... Non ti accade a volte di svegliarti diverso di quando sei andato a dormire? Che cosa  successo nella notte? Mistero...
- Io da venti giorni mi sveglio sempre ad un modo... Con una gran voglia di grattarmi e di cambiarmi le calze che puzzano... Rinuncerei al pane per un paio di calze... Puzzare dai piedi mi fa l'impressione di essere gi un poco di l...
- Hai il nasino delicato, copain... Come fai a distinguere il tuo puzzo da quello di cadavere che ci ubriaca da venti giorni?
- Tu di' quel che vuoi... Ma questo silenzio  strano... Ora provo a sparare un colpo per veder quel che succede...
- Lascia stare... Che ti prende? Non svegliare il cane che donne... Un cane che morde... Ci ha sbranati mezzi...
- Sai che cosa sarebbe straordinario, copain? Che questo pomeriggio, mentre noi ci ritiravamo, si ritirassero anche loro...
- I tedeschi? Ho capito... Sei proprio matto... Hai trovato il modo di farti mandare a casa... Se fossi un amico, dovresti insegnarmi a impazzire...
- Se  solo questo, non hai che da sentirti il bagnato continuamente
ai piedi... E' come vivere in un pantano caldo e umido nello stesso tempo...
- Se bastasse, copain... Ci vuole altro... Questi son zuccherini...
- Ma non vedete proprio nulla? Guardate l, in fondo a sinistra... Vicino a quella scarpata, sotto quei pioppi...
- Io vedo... Qualcuno si muove...
- Si... striscian per terra... Sono loro...
- Lasciamoli avvicinare ancora un poco poi gli spariamo in testa... Attenti...
- No... Non son loro... Son vestiti di nero... Son civili...
- Pare anche a me... Son civili... Son scappati dalla linea tedesca...
- Vogliono farsi ammazzare da noi e da loro... Ma son pazzi...
- Son proprio pazzi... E' roba da manicomio...
- Copains, ora si alzano... Fanno dei segni... Fan segno di avvicinarci... Agitano le braccia...
- Gridano... State zitti... Ci voglion dire qualche cosa... Cosa gridano?
- Silenzio, nom de Dieu... Lasciateli avanzare... Non si sente una parola.
- Victoire... C'est la victoire... On les a eux. Vive la France. Ils foutent le camp...
- Copains, avete sentito? Ils foutent le camp... Mi tremano le gambe... Mi pare impossibile...
- Victoire... C'est la victoire... Venez... Vive la France.
- Ragazzi, non pu essere un tranello... Andiamo avanti...
- Andiamo avanti, si. Se son traditori li metteremo al muro...
- Avanti... Ma questo  un sogno... Si va avanti, nessuno ci tira addosso...
- Copain, ho le lacrime agli occhi. Non resisto, non resisto pi... E piangi... Piango anch'io... Ci fa bene. Ci lava il viso.
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CAPITOLO 3.
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I pioupious avanti a raccogliere gli allori, e noi, cronisti della carneficina, dietro, con la stilografica in mano e il fazzoletto bagnato sotto il naso. Diremo tutto, eh mr. Wheeler? Diremo intanto che il puzzo di cadavere non conosce distinzioni n di patria n di razza. Stupefacente verit. Morti, nati al di qua, o al di l del Reno, siete egualmente spaventosi. Spaventosi e mortificanti. Non abbiamo mai sentita la nostra
umana miseria come in questi momenti. Ebbe ragione Wellington di dire che solo una battaglia perduta pu esser pi triste di una battaglia vinta.
Morti modesti, rimpiccioliti dal trapasso, quasi a occupare meno spazio sotto la terra; morti sciamannati, stravaccati al suolo in pose stravaganti, e gonfi come cavalli; morti che avete potuto conservare intatto il vostro corpo per il giorno della resurrezione; morti ridotti a enormi buche rivestite di carne sanguinante, morti col viso disteso e vagamente sorridente; morti col viso atrocemente rattrappito e la bocca atteggiata a maledire; morti con gli occhi aperti ostinati a guardare il cielo; morti con gli occhi chiusi rassegnati all'eterna notte; morti entrati nell'ombra, zaino in spalla e fucile nel pugno, come nelle riviste; morti seminudi, che vi strappaste l'uniforme nel convulso dell'agonia, per cercare una fotografia, e quella stringere per l'eternit; morti falciati nel momento della corsa, con qualche cosa di proteso nella figura; morti raggiunti in atto di scrivere alla famiglia, lampati con un foglio, una penna, una ciocca di capelli in mano ; morti freddati nel sonno, inabissati nell'altro sonno senza coscienza del transito; morti qualunque, caduti alla chetichella in un botro, una roggia, una fossa da lupo; morti magnifici, stramazzati alla testa dei drappelli, come in una scena di film... O morti che lastricate la nostra strada, in pantaloni rossi e grigi, non sapremo forse mai capire perch, odiandovi tanto, siete tuttavia cosi simili, che basterebbe il mutamento di colore del panno che vi veste per confondervi gli uni con gli altri, in questa infernale parata.
Paesi tritati dalle cannonate; paesi incendiati dalle truppe in fuga; paesi saccheggiati di ogni loro avere; paesi spopolati dagli abitanti messi al muro o deportati; paesi sfregiati, sconcacati, sciabolati dalla soldataglia impazzita; paesi bruttati di sangue sui muri moncherini; paesi sepolti sotto il calcinaccio; paesi che avete vomitato sulle vie tutte le vostre sordidezze; paesi smottati sotto terra; paesi sparsi di bende luride, di uniformi strappate, di elmi sfondati, di fucili spezzati, di mobili fracassati, di cartucce vuote, di bagagli abbandonati, di tutto ci che la disfatta si lascia alle spalle; paesi lividi di paura, paesi frementi di vendetta, paesi sconsolati... O paesi che vi succedete sul nostro cammino verso l'Aisne, abbiamo furia di lasciarvi, quasi si fosse i primi ad aver scoperti i vostri cadaveri di assassinati in mezzo alla via, e ci si dileguasse per la paura di essere sospettati della strage.
Rotta: un cannone in un pantano, tra una carrozzella da bambino e un pianoforte. Ma tutto lo spirito della Ritirata tedesca sull'Aisne 
forse racchiuso nel gesto di quel soldato, il quale, vicino a morire, prima si  messa bene in mostra sul petto, come un medaglia, la piastrina di riconoscimento per facilitare la propria identificazione sul campo di battaglia, poi si  aggiustato lo zaino sotto la testa, per viaggiare comodo nell'eternit.
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CAPITOLO 4.
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Cino arriva a casa, sale lentamente le scale, apre la porta. Dall'interno dell'appartamento arrivano fino a lui delle voci. Egli le riconosce subito. Sta parlando Cipriani:
- Mio caro Rupe, la Germania ha forse fallito per sempre il gran colpo. Ma se la sorte delle armi dovesse ritornarle propizia, e le riuscisse di abbattere la Francia, patria di tutte le rivoluzioni, come potremmo affrontare il giudizio della Storia noi, socialisti italiani, che abbiamo lasciato commettere impunemente questo delitto? A me pare che, restando passivi, si rinunzia ad essere i curatori al ventre della Guerra, per la Rivoluzione che  il nostro unico scopo. Gli assenti han sempre torto, nella vita come nella storia, ricordatene...
- Tu, caro Cipriani - risponde la voce di Mariano - vedi la Guerra sotto l'aspetto garibaldino e romantico. E' la tua forma mentale, non puoi farne a meno. Il lato imperialistico di essa ti sfugge, o, se lo consideri, non puoi dimenticare di esserti battuto a Montretout contro i nonni di quegli stessi prussiani, non ancora tanto lontani da Parigi, che non si senta nell'aria l'eco dei loro cannoni. Credimi, Cipriani, tutti gl'imperialismi son detestabili dal lato socialista, e, tra quello che mostra la sua atroce maschera di preda, e quello che si ammanta di immortali principi, non saprei davvero per quale decidermi. Entrando in guerra, noi, sovversivi, ci batteremmo per degl'interessi non nostri. Questo  fondamentale... Non  affatto detto che la Rivoluzione debba essere il necessario epilogo dell'attuale conflitto. Potrebbe accadere che gl'imperialismi in lotta, per paura della Rivoluzione, accettassero un compromesso che lasciasse le cose come prima, peggio di prima. In tal caso l'unico perdente, il soldato reduce dai massacri fraterni, non sarebbe ricacciato nella pi nera reazione di almeno cinquantanni?
- Mariano, io son pronta... dice la voce di Gilda. Il mio treno parte tra un'ora... Non disturbatevi ad accompagnarmi alla stazione... Ci vado da sola...
- Che dici, Gilda... esclama Mariano.
- Tu sai che non solo al treno, ma a Rochefort, ti vorrei 
accompagnare... Per il momento debbo rinunziarvi. Cino potrebbe arrivare da un momento all'altro, e non troverebbe nessuno... Per ti prometto, anche per lui, che, tra qualche giorno, prima di rientrare in Italia, ti faremo un'improvvisata...
- Ci verr anch'io, figliola... dice il vecchio comunardo. Sapete che vi voglio un gran bene...
- Pure io, nonno Cipriani. Ci saremo accapigliati cento volte... Ma l'amore  stato pi forte... L'amore, dico...
- Ora mi prende anche in giro, senti Rupe? Nessun rispetto per questa barba bianca... Pensare che nel mio testamento le ho lasciata la cosa pi preziosa che abbia. Questo bastone...
Una pausa. Poi ancora la voce di Gilda:
- Non dimenticarti, Mariano, di abbracciare Cino per me. Digli che parto sollevata. Se tutto va bene, tra qualche tempo, io e Wladimir, saremo con voi a Calimera... Me la son vista brutta in queste settimane, te lo confesso...
In questo momento Cino fa la sua apparizione sulla soglia della stanza. Quelle sue guance scavate dalla febbre; quei suoi occhi dove mulinano spirali di sabbia; quella sua persona spremuta e curva, traggono un grido di sgomento ai presenti. Il reduce si volge verso la sorella e, lentamente, con voce ombrata, le chiede:
- Mi hai perdonato di averti lasciata sola?
Uno slancio di appassionato amore muove Gilda con le braccia aperte incontro a lui.
- Caro, caro Cino... Hai potuto dubitarne?
Ora ella gli singhiozza sul petto, mentre Mariano e Cipriani abbassano reciprocamente il capo, per nascondere la loro commozione.
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CAPITOLO 5.
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Dal diario di Leto. 23 settembre 1924.
Oggi gran giornata a Calimera. Se, quando sar grande, scriver un libro, racconter la mia vita attraverso le giornate migliori che ho ho avute, e che conservo nel ricordo come il fiore nell'erbario.
Una giornata bella non viene a casaccio, come la pallina della roulette, che s'incastra in quella tale fossetta, e fa vincere il tuo numero. No. Una giornata  bella perch tante altre giornate l'han preceduta, assai meno belle, e, addirittura, brutte, per non dir pessime. Improvvisamente, la serie del nero s'interrompe, ed allora eccoti l'altro colore,
il rosso. Ma questo rosso non  un temo al lotto, questo voglio dire. Mentre tu perdevi, maturava sul nero qualche cosa che preparava la venuta del tuo colore, e magari del tuo numero. Chi pensa alla gemma che gonfia nel ramo, mentre l'inverno opprime la terra? E, invece, la gemma, si forma proprio sotto la pioggia, il vento, la neve. Una mattina vedi il ramo cosparso di puntine rosa, e ti accorgi che  venuta la primavera.
Da questo esordio  facile capire che Cino  tra noi. E' venuto solo con Mariano, giacch Gilda  rimasta a Rochefort-sur-mer, a pochi passi dal campo dove  stato internato Wladimir. In questi giorni la notizia che Cino era tornato sano e salvo dalla battaglia della Marna, dopo le preoccupazioni che il suo lungo silenzio aveva fatto nascere, si  subito sparsa in tutta Italia, e in Calabria, in particolare. Ci han telegrafato tanti, e, alcuni, in termini commoventi, come Renata, la signora Emilia, Elsa, il conte Guala, e perfino la vedova Wurtzel dalla Svizzera. E poi tanti deputati, tanti sindacalisti, tanti avvocati compagni di Cino e di Giorgio, tanti professori, amici di Tristano, umili lavoratori da ogni parte d'Italia. Una specie di plebiscito. Un telegramma che ha fatto colpo  quello di Benito Mussolini. L'impiegato, che lo ha ricevuto all'ufficio telegrafico di Sarmra, nel leggere sul nastro di carta le parole che i segni volevan significare, tremava tutto dall'emozione, come se gli salisse la febbre nel corpo: son le sue parole. Cosi ha telegrafato Mussolini: Saluto in te Cino Rupe il combattente rivoluzionario che sa pagar in persona . 
Tutto questo ci ha fatto pregustare la gioia del ritorno di Cino; una gioia che, purtroppo,  stata negata a Lina e Raffaello, a Orsa e Giorgio, a Gilda e Wladimir. Ma noi abbiamo fatto come se questi cari fossero presenti. Ognuno ha dato a Cino due baci in pi sul quantitativo normale, e quelli son delle nostre sorelle lontane e dei loro mariti e fidanzati. Son baci che han dovuto farne di chilometri e di miglia marine per andare dalla guancia di Cino alla bocca di Orsa a Torino, di Gilda a Rochefort-sur-mer, di Lina a New-York: e, da loro, ritornare alle guance smunte di Cino.
Lui  arrivato stamattina in vagone letto, e, nel vederlo scendere, noi tutti siamo rimasti di sasso. Era irriconoscibile. Non solo la pelle del viso gli era venuta cosi tirata che pareva in procinto di strapparsi, per mostrare, sotto, le ossa, ma egli si era come rimpicciolito nel corpo, come prosciugato, era diventato un ragazzo di trent'anni. Un ragazzo con le spalle curve e con, negli occhi, un velo rosso, come se, tra le pupille e noi, ci fosse un riverbero di fiamma. Anche nel 
camminare egli mostrava l'incertezza di chi ancora non si sente in gamba. Si era attaccato al braccio della mamma, e, pur sforzandosi di non pesarle addosso, era lei che lo sosteneva, senza darlo a vedere, per non umiliarlo. Niente paura. In una settimana, a furia di zabaioni, di costate ai ferri e di riposo, Cino si rimetter. Questo  compito della mamma, lasciate fare a lei, ora, e anche alla Nina. Oh poveretto Cino, in che mani sei capitato! Ti toccher ingollare tante uova che perfino i pensieri ti nasceranno gialli di torlo, e, come ci non bastasse, le uova pi calde di gallina, dovrai lasciartele passare sugli occhi, per snebbiarli cosi dalle ombre, dalle orrende cose che hanno veduto lass. E anche questo sar compito della mamma. Quel tiepido d'uovo sulla palpebra sa proprio di carezza materna. A Torino chi penserebbe mai di passarsi sugli occhi un uovo che  rimasto murato nella calce per mesi interi?
Il pi amareggiato di tutti, per lo stato di prostrazione di Cino,  Noro. Culo di Ferroavrebbe dato il suo sangue perch Cino arrivasse a Calimera pi sano, pi sicuro, pi spavaldo di sempre, pronto a battersi per l'intervento con le sue corrispondenze di guerra. E invece... Egli non pu sopportare che si possa mettere quel ritorno dimesso, quasi da sconfitto, sulla bilancia della partecipazione di Cino alla prima fase della guerra. Tutta la mattinata mi ha guardato senza amicizia, come se la colpa delle condizioni di Cino risalisse a me. Egli ha espresso il suo sentimento, in un momento che ci siamo trovati soli, dopo il pranzo:
- Sarai contento, ora. Non ti parr vero di dar corda al tuo panciafichismo, addossando alla guerra la prostrazione di Cino. Sarebbe lo stesso che disconoscere la scoperta dell'America solo perch, il giorno prima del gran sbarco, Colombo se n'era stato in cuccetta a vomitare l'anima per il rollio.
Io ho raccolto la provocazione di Noro con calma:
- Non ti rispondo, Noro, perch sei eccitato e ingiusto. Nessuno si  mai sognato di rimproverare a Colombo il maldimare che tu dici, e di cui sento parlare per la prima volta. Lasciami per dire che c' qualche differenza tra Colombo, che apre nuove vie all'umanit, e chi, con la guerra, si ripromette di condurre l'umanit al cimitero.
Le mie parole han fatto scoppiare come un petardo Culo di Ferro: Al cimitero, si, se  necessario, bello mio. Solo chi ha un cuore di coniglio pu anteporre il problema della propria pelle alla necessit di salvare la libert europea, minacciata a morte dall'aggressione tedesca. Meglio la libert dei cimiteri che vivere in gabbia, sotto la frusta del domatore germanico...
Egli ha concluso la sua sparata intonando a squarciagola l' Inno di Mameli , calcando con intenzione sul verso Bastone tedesco l'Italia non doma , come se il tedesco fossi io. Sdegnato gli ho voltato le spalle, e sono andato a chiudermi in camera. Ne sono uscito pochi minuti dopo, e, raggiunto lo spiazzo della fattoria, ho avuto la brutta sorpresa di sentirmi urlare in faccia, dalla squadra, al completo, del Calimera Foot-ball Club, l' Inno di Mameli , attaccato su ordine perentorio di Culo di Ferro . A quella seconda provocazione, io ho risposto cantando l' Internazionale , e cercando di alzare il registro della voce per farmi udire da quegli energumeni. Non credo di esserci riuscito, perch lo schiamazzo era altissimo, tuttavia io ho seguitato a cantare da solo, finch la mia voce, e quella dei Mamelisti, ha attirato Mariano, Tristano, Pietro, Anita e Sara al balcone.
- Che succede? ha chiesto Mariano con voce severa, rivolgendosi a me. Vi ho detto che Cino ha bisogno di riposo assoluto. Mi meraviglio di te, Leto.
Per non scoprire Noro io non ho replicato, ma si  incaricato Culo di Ferrodi rispondere per me:
- Questi ragazzi hanno la dinamite nel sangue... Cantano, tanto per fare qualche cosa. Il canto vien su che nemmeno ci se ne accorge.
- Calmati, Culo di Ferro ... ha risposto Mariano sempre pi severo. Se no ti attende la camicia di forza...
 Culo di Ferroavrebbe continuato la sua polemica, se non fosse apparsa al balcone la mamma. La vista di quei capelli bianchi, e soprattutto l'assenza di Cino, impedito dalla stanchezza di avvicinarsi al balcone, hanno ammutolito Noro. Egli ha fatto segno ai suoi poulains di ritirarsi, e lui stesso li ha seguiti da presso, andando a finire in un ampio stanzone da attrezzi, che fa da luogo di riunione per tutti i ragazzi della fattoria. L Noro  solito, ogni sera, sull'imbrunire, dar lezione di strategia e di tattica ai suoi discepoli, spiegando, con le bandierine sulla carta dell'Europa, le operazioni belliche in corso, il perch di quel progresso in un certo settore, il perch del ripiegamento in un altro, motivando le sue parole con una conoscenza di dati, che dice la sua incessante febbrile lettura di tutti i giornali che arrivano a Calimera. Ma, giacch le considerazioni strategiche, tattiche e politiche, da sole, non basterebbero a creare il clima dell'entusiasmo, Culo di Ferropassa, immancabilmente, dal terreno militare e diplomatico, a quello psicologico e criminale, fermandosi a descrivere con particolari raccapriccianti, raccolti chi sa come, gli stupri compiuti dalle truppe tedesche e austriache sulle donne belghe francesi serbe e russe, in questo e in quel paese, in questa e quella regione. La ragione di questa rettifica di tiro di Noro si trova nel fatto che, sul calabrese, il problema dell'onore agisce con pi veemenza di qualunque altro, cacciando in un secondo piano tutti gli altri problemi, a cominciare da quello, pure importantissimo, della difesa della roba (vino, grano, vacche, asini, olio) minacciata dalla possibile calata dei barbari nella penisola. Ha capito Culo di Ferroche parlare, ai terrazzani d Calimera, di Bismarck, di Sedan, di pangermanesimo, della Duplice, e di altre cose dello stesso genere, sarebbe stato fiato sprecato, ed allora ha trovato l'argomento che ci voleva: l'aggressione alle donne calabresi, dopo quelle consumate sulle spose straniere e delle altre regioni italiane, al canto del Deutschland ber alles. Vicina o lontana, quella minaccia  per Noro, sicura, e basta questa sua dichiarata convinzione a indurre i discepoli a tastarsi i coltelli a serramanico nelle tasche dei pantaloni.
Eppure, la prima volta che Culo di Ferroha toccato questo argomento (c'ero anch'io nello stanzone degli attrezzi, per quanto indesiderato per i miei sentimenti pacifisti) esso non gli ha dato i risultati sperati. I piccoli contadini se ne stavano sgomenti davanti a lui, e non sapevano che fare, se gridare o minacciare o bestemmiare. Indignato da quel silenzio Culo di Ferroha gridato: E bravi! Dunque voi fareste stuprare, magari squartare, le vostre mamme, le vostre sorelle, senza muovervi. A questo si  ridotto, l'onore calabrese. A lasciare che i tedeschi prendano le vostre donne sotto i vostri occhi... Questa calata di brache non me la sarei aspettata... Vergogna eterna della nostra terra... .
A questo punto l'assemblea ha reagito. E' stato il portiere del Calimera Foot-ball Club a urlare come un ossesso: No, non  vero, deve nascere chi ci fa cornuti. Meglio morire... . E il mediano destro, sulla sua scia: I tedeschi sudicioni saranno ammazzati come cani arrabbiati . E il centro-avanti dopo di loro: Gi le mani, tedeschi boia . E un altro ancora, la mezz'ala sinistra: Figli di puttana siete, e basta! . E l'ala destra crossando : Vi finiremo a colpi di baionetta noi... . Non sto a registrare gli altri urli per decenza. Ad essi ha risposto con un sorriso paterno Culo di Ferro . Cosi vi volevo... Abbasso gli stupratori che portano Kant nello zaino. Evviva Oberdan. La neutralit non ci basta. A nessuno venne in testa di chiedere a Noro chi fosse quel Kant che i soldati di Guglielmo portano nello zaino, e cosi, con una incendiaria unanimit, fini quella memorabile adunata.
Perch mi occupo di queste cose nel mio diario, invece di fermarmi sulla gioia che ci  entrata in casa con la venuta di Cino? Quante ore
amare per meritarci questa giornata, quante notti passate insonni, ora parlo specialmente della mamma, ad aspettare il filo della luce dell'alba, che viene alla finestra per scacciare le ombre della stanza e del cuore. Per fortuna, c'erano Anita e Tristano a dar conforto alla poverina, a far di tutto perch non sentisse troppo l'assenza dei figli. Ne mancavano tanti, mio Dio, e tutti sparsi per il mondo, come Lina, come Gilda, come Mariano, senza parlare di Orsa, che  sempre a Torino ad aspettare il proscioglimento di Giorgio. Sarebbe magnifico che Giorgio e Wladimir fossero liberati da ogni addebito insieme. Ho sentito a tavola parlare di questo Wladimir, e mi  venuta una voglia matta di conoscerlo, d saltargli al collo. Mariano lo ha descritto come un grande artista e come un grande rivoluzionario, e Cino ha assentito, soggiungendo che Gilda non poteva scegliere meglio il compagno della sua vita. E brava Gilda. Bomba ritardata scoppia con pi fracasso. Ed ecco, dopo Raffaello Guardi, il quale, tra parentesi, sta mietendo allori a New-York, un altro grande artista  entrato nella nostra famiglia. Sentir parlare di Raffaello e di Wladimir con tanta ammirazione mi sprona a far di tutto per diventare un artista anch'io. Tutti dicono che io sono mezzo poeta. Non  vero. Quei versi dedicati a Pietro, all'epoca della guerra libica, sono miserabili, e mi vergogno di averli scritti. Per  vero che il mio sogno  scrivere. Riuscir? Potr un giorno passare per le strade e far dire alla gente che si volta a guardarmi: Lo sai chi  quello? Leto Rupe, lo scrittore! . Vorrei riuscire, soprattutto per aver l'ammirazione di Culo di Ferro . Egli ora mi chiama sprezzantemente panciafichista, come se solo a me piacessero i fichi, e lui non ne andasse matto, come tutti sanno. Ma a me i fichi fan metter pancia, secondo lui, e pancia vuol dire pace, pace a tutti i costi, mentre lui, dopo aver fatto fuori decine e decine di fichi di vigna, melenzani, brogiotti, si sente garrire le bandiere sul viso, e vuol partire volontario contro l'eterno barbaro.
Basta, non voglio ritornare a occuparmi di politica, che  una brutta bestia, se pu metter Culo di Ferrocontro di me, e, domani, Cino contro Mariano, Tristano contro Pietro, Raffaello contro Giorgio, e cosi via. Son tutte le famiglie italiane cosi? In ogni casa, uno la pensa bianco e uno nero? Chi avr ragione tra tante teste che credono di esser nel giusto mentre la verit non si fa acciuffare da nessuno? Parrebbe impossibile che gli uomini, di qualunque paese o continente, non dovessero convenire su questo: essere la guerra una cosa orribile e la pace la cosa pi bella che esista, qualche cosa come una mamma, una mamma di tutti gli uomini. Pare semplice, eppure, da migliaia di anni, su questo, l'accordo non  stato mai raggiunto. Sono dunque pazzi gli uomini? La maggior parte di essi spara perch si sente sparare addosso, e cerca di rubare la mossa al suo nemico. Nemico, e chi l'ha detto? Io non mi sento nemico con nessuno. Con questo, intendiamoci, non scuso i crimini tedeschi delle prime settimane di guerra. Ma sar poi tutto vero quel che si racconta? Non ci saranno delle esagerazioni? Voglio proprio sperarlo, perch, se no, tutto un popolo si sarebbe disonorato davanti alla storia.
Tutto sommato, una gran malinconia... Verrebbe la voglia di non diventare grandi per non dover prendere delle decisioni. Questo non  davvero il caso di Noro. Si avvicina ormai ai diciannove anni, e nessuno pi lo tiene. Io ho paura che scappi di notte per arruolarsi nella Legione Garibaldina. Non ho mai detto a nessuno i miei timori ma, per la verit, non mi meraviglierei di un suo colpo di testa. E' fatto cosi, un fegataccio, un cuor di leone. Si  visto quel che valeva quando  riuscito a volare con Salamano. Quella volata gli ha dato la voglia tremenda di far l'aviatore in guerra. Sono sicuro che, prima o poi, Noro sar pilota, pilota da caccia,  nato per volare su gli altri,  nato per suscitare l'ammirazione di chi lo conosce.
A me lui non lesina i sarcasmi, mi offende spesso, ma, con tutto questo, non c' ammirazione che superi la mia, nei suoi confronti. Io sono orgoglioso di Noro, mentre, invece, lui si vergogna di me, mi chiama panciafichista. Gli perdno perch l'odio politico acceca, e poi, questi son momenti in cui non si misurano le parole. Per, se egli mi volesse bene, come io gliene voglio, non dovrebbe umiliarmi cosi, davanti agli altri. Che colpa ne ho io se Cino  tornato con le gomme a terra? Sono stato forse io a spingerlo nelle prime linee della battaglia? La lite con Noro mi ha amareggiata una giornata che si era annunciata cosi bella. Quasi mi convinco che, anche nelle giornate pi belle, matura qualcosa, per cui, ad un certo momento, la pallina, dal rosso, salta nuovamente al nero... No, questo pensiero non mi va. Rosso, rosso, rosso. Siamo tutti vivi, ci vogliamo tutti bene; ognuno, grande o piccolo, porta alta la bandiera della famiglia; la guerra  lontana dal nostro paese, anche se se ne parla sempre di pi: insomma mi debbo convincere che questa giornata del ritorno di Cino  stata bellissima, e che avremmo dovuto festeggiarla con maggiore espansione. Perch ci non  avvenuto? La risposta  facile. La guerra che distrugge tante vite, tante famiglie, tante case, tanti monumenti, ha lasciato un'ombra anche in chi  al riparo da qualunque minaccia. Non si pu dimenticare che, mentre noi ce ne stiamo a dormire in un letto odoroso di 
bucato, c' qualcuno, in altre terre, che, da una trincea, sta puntando col suo fucile il fantaccino che gli sorge dalla notte come uno spettro.
Appunto perch si vergogna di stare in mezzo agli agi, mentre tanti pveri disgraziati sono nei guai, tirati, per i capelli, dai tedeschi scellerati, Culo di Ferro per la guerra. Ed  per la guerra sbito, senza neppure aspettare che il nostro esercito finisca di prepararsi. Cosi egli dimostra ancora una volta la sua generosit ma anche la sua imprudenza.
Ma ora io mi domando: quella gattina della Ruella l'ha del tutto dimenticata? Ha fatto con lei come io ho fatto con Renata, per gelosia, o per qualche altro motivo? No, gelosia niente. Non c' nessuno che possa soppiantare Culo di Ferronel cuore di una donna. Penso, invece che, sempre innamorato di lei, voglia Noro abbagliar la ragazza con l'aquila degli aviatori sul petto. Vuole coprirsi di gloria per farla impazzire d'amore, ecco la verit. Ma non pensa che in guerra potrebbe morire?
Il solo pensiero che possa succedere qualche cosa di brutto a Culo di Ferromi fa diventar matto. Ora mi pento di averlo contrariato, stamattina. Ora andrei nella sua camera a svegliarlo e dirgli: Sono venuto, Noro, per guardarti. Perch ti voglio bene . E, se lui facesse la mossa di respingermi, gridando la sua solita frase, Bando alle pagliacciate! , io gli direi con fermezza: Noro, non mandarmi via, ci siamo cresciuti con tanta miseria in casa, siamo sempre stati l'uno al fianco dell'altro, ci siamo capiti a volo, in tutto e per tutto... E ora vorresti considerarmi un nemico, solo perch io non la penso come te? .
A questo punto, io non saprei pi che cosa dirgli. Toccherebbe a lui rispondere. E se lui rimanesse muto, io gli direi ancora: Dammi un bacio, cattivo, e insieme chiediamo al destino di non dividerci mai... .
Qui mi fermo. Non resisto alla voglia di veder Noro, di svegliarlo, di rifarmelo amico. Magari, per non farmi scacciare da lui, in malo modo, mi contenter di sentire il suo respiro nel sonno. Vado.
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FINE.